Sono andato a Volterra per la "Notte bianca" (28 luglio) per stare insieme ai miei amici astrofili che avevano piazzato i loro strumenti d'osservazione del cielo estivo (luna, pianeti e stelle), in Piazza Martiri della Libertà, e per prendere, in anteprima, un cd che Annalisa ha assemblato su un progetto di abbinamento di alcuni miei testi poetici, con riferimenti ai corpi celesti, a musica ed immagini. In un prossimo futuro il lavoro si potrà vedere sul sito:
http://www.gianvolterra.org/gruppo_astrofili_volterra.htm
Che dire? Che è un lavoro stupendo! Grazie Annalisa per aver dedicato il tuo sapere ed il tuo tempo a impreziosire i miei modesti pensieri poetici, le mie metafore, i miei sogni e il mio dolore! Non ti avrò mai ringraziato abbastanza. Ma, al di là di questo rapporto personale di stima e di amicizia con i componenti del GAV (Gruppo Astrofili Volterra), vorrei invitare tutti coloro che leggono il mio blog ed amano alzare gli occhi al cielo stellato, a farsi guidare ai misteri dell'Universo attraverso il contatto, l'incontro con loro. Fisicamente si potranno trovare a:
Volterra, presso il "Vile" di Mazzolla, sabato 11 agosto 2007 ore 21,30 per una osservazione astronomica delle "Perseidi".
Radicondoli (SI), presso la grande terrazza del Palazzo Comunale, mercoled' 22 agosto 2007, ore 21,30, per l'osservazione del cielo.
Volterra, Piazza Martiri della Libertà, sabato 1 settembre 2007, ore 21,30, per la "Notte bianca".
I loro indirizzi elettronici, entro cui navigare, sono i seguenti:
Con profonda nostalgia ho chiuso il volume Racconti di I.B. Singer, non saltando niente, fino alla pagina 1650! Forse era dagli anni della maturità che non leggevo un libro di questa bellezza. Anzi, credevo che non ce ne fossero più. Mi sbagliavo. Ho già avuto modo di scrivere qualcosa sul blog, riguardo ai Racconti, adesso però voglio riportare un breve passo del racconto "Lo Spinoza di via del Mercato", nel quale, per molte strane coincidenze, mi sono un poco identificato ed anche per un omaggio ai miei amici astrofili di Volterra che mi hanno aperto "l'abbaino" del cielo notturno: "...salì gli scalini e guardò fuori con occhi pieni di meraviglia. Via del Mercato era immersa nel sonno, in un'atmosfera di silenzio profondo; i lampioni a gas emanavano un chiarore tremulo, le imposte nere dei negozi erano ancora sprangate e spirava una brezza fresca. Il dottor Fischelson alzò lo sguardo verso l'alto: la nera volta celeste era tempestata di stelle, verdi, rosse, gialle e azzurre, grandi e piccole, fisse e palpitanti, isolate o raggruppate in fitti ammassi. Nell'alto dei cieli doveva essere passato quasi inosservato il fatto che nella sua vecchiaia un certo dottor Fischelson avesse sposato una donna di nome Dobbe la Nera; persino la Grande Guerra, vista dall'alto, non era altro che un effimero intreccio dei modi. Nello spazio illimitato miriadi di stelle fisse continuavano a seguire i loro immutabili percorsi, mentre comete, satelliti e asteroidi seguitavano a ruotare intorno a quei perni luminosi. I mondi nascevano e morivano fra sconvolgimenti cosmici e nel caos delle nebulose si formava la materia primigenia. Ogni tanto una stella si staccava e traversava il cielo lasciando dietro di se una scia di fuoco. Era il mese di agosto, quando le meteore cadono a pioggia. Sì, la sostanza divina era estesa e non aveva né inizio né fine; era assoluta, indivisibile, eterna, priva di durata e infinita nei suoi attributi. Nel calderone universale essa ondeggiava e ribolliva in un continuo fermento di mutamenti, seguendo la catena ininterrotta delle cause e degli effetti, e lui, il dottor Fischelson, ne faceva parte insieme al proprio destino ineluttabile. Il dottore chiuse gli occi, lasciando che la brezza gli rinfrescasse la fronte sudata e gli scompigliasse la barba; poi aspirò profondamente l'aria della notte, appoggiò sul davanzale le mani tremanti e mormorò: "Perdonami, divino Spinoza. Sono diventato uno sciocco".
Belli i versi di Dante declamati sotto la luna e il profilo scuro dei monti, dalla piazza-terrazza del Plebiscito, aperta sulla notte. E dolorosissimo il cupo silenzio, rotto dal pianto, di Paolo; com'è amareggiato il cuore quando il destino si oppone ai desideri dell'anima! Ho palpitato anch'io al pensiero della bozza di un romanzo che ho intitolato "Amor che nella mente mi ragiona", nel quale i protagonisti volando con l'ali aperte al dolce nido si scontrano con i tabù della morale e del "buon senso". Fino a che non resteranno sconfitti.
Ed oggi, in un circolo-proletario-mensa di Maremma, che pareva uscito dal ricordo nostalgico di sosia disseminati nell'Est, nei paesi del "socialismo reale", anziani, gente forte e sanguigna, antichi mezzadri e custodi dell'arcana musicalità della parola, anzi, della estemporanea poesia, sotto festoni e ghirlande di Primi Maggio residuali, ho palpitato per la gioia ritrovata nel sorriso contagioso di Irene, giovane promessa del folk ancestrale, con studi importanti alle spalle ed una vena lirica e musicale di grandi speranze. E particolarmente caro m'è stato ascoltare i testi di due canzoni composte dal mio amico Salvo Salviati: "Questa è la terra mia", "Maggio in Maremma"..."...torna la primavera e i maggiaioli/fanno la serenata a chi riposa/il loro canto annuncia i primi fiori/nel loro cuor c'è il boccio di una rosa." Dunque un grazie a Irene, un grazie a Salvo ed un grazie anche alla Rosa!
In attesa di fare una sorpresa ai miei benevoli lettori, a proposito di poesia ed anche di comete, luna, galassie, universo...e musica che affonda le radici nella terra di Davide, e di un picciolo libro che raccoglierà pochi disadorni pensieri, dal titolo "La cometa Swan", vi offro due fulminanti testi di L.M.Straniero che ebbi da lui nell'anno 1963:
Dio
Dio è amore,/e va bene;/ma l'amore/cos'è?
Le parole
"Così mi baciava dentro/la bocca, nel sogno;/ma/respinsero il bacio tante/parole,/tante parole".
Andiamo per ordine cronologico:
Sabato 21 luglio 2007 alle ore 17 , sala del Consiglio del Palazzo dei Priori a Volterra, inaugurazione della Mostra ETRUSCHI DI VOLTERRA. Capolavori da grandi musei europei". La mostra rimarrà aperta dal 21 luglio all'8 gennaio 2008 negli spazi espositivi del Palazzo dei Priori. Così ha scritto il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Dr. Edoardo Mangano: "...Il cartellone delle celebrazioni del trentennale della scomparsa dell'illustre studioso Enrico Fiumi prosegue con la grande mostra "Etruschi di Volterra", dedicata ai capolavori archeologici di una Volterra etrusca conservata fuori e lontana dalla Volterra attuale. L'esposizione si articolerà in due sedi: il Museo Etrusco Guarnacci, uno dei musei archeologici più antichi d'Italia, dove è conservata buona parte del patrimonio archeologico volterrano...la parte più consistente dell'esposizione sarà collocata però nel Palazzo dei Priori, del 1207 - il più antico palazzo pubblico della Toscana recentemente restaurato -. Inoltre il percorso attraverso la città condurrà il visitatore alla scoperta dei monumenti etruschi ancora esistenti e ai resti dell'Acropoli Etrusca.
La Mostra vuole riportare a Volterra, in questa occasione, un certo numero di collezioni e di pezzi attualmente conservati in vari musei e che in origine erano provenienti dalla città e dal territorio volterrano. In particolare torneranno a Volterra materiali attualmente conservati presso il Museo del Louvre, nei Musei di Berlino, nel Museo Vaticano, nei Musei di Villa Giulia e di preistoria "Pigorini" e del Museo Archeologico di Firenze".
Sabato 21 luglio 2007 alle ore 21,30, in Piazza del Plebiscito (Piazza Padella) a Castelnuovo di Val di Cecina (PI) il grande attore Peppe Lo Parco effettuerà una lettura di Dante Alighieri dal titolo "Il ben de' fiori" con accompagnamento musicale. Complice un cielo mertavigliosamente limpido e stellato, ci potremo immergere negli immortali versi del "divin poeta" che, lo ricordiamo, più d'un legame legano all'Alta Val di Cecina (la presenza dei genitori, come amministratori degli Aldobrandeschi, a Montegemoli, dove Dante nacque e fu battezzato; la visita in età matura alle manifestazioni geotermiche che tanto lo impressionarono e i cui echi si ritrovano sia nella Commedia che nella "Canzone a donna Pietra"; infine il fatto che il volgare, come lingua scritta, nasce proprio nel triangolo territoriale di Massa Marittima - Montieri - Travale - Volterra, compresa la poesia giullaresca.
Domenica 22 luglio, dal mattino a sera, a VALPIANA di Massa Marittima, grande incontro di poeti estemporanei della Maremma, Tuscia ed altre località della Toscana. Lasciamo per un giorno blog, web, mail e ogni forma di comunicazione elettronica, nonché telefonini e sms e ritroviamo le ancestrali radici omeriche della cultura orale, una cultura che ha accompagnato il cammino dell'uomo per centinaia di migliaia di anni nella sua evoluzione (involuzione?), fino ai giorni nostri.
Nel diario si scrivono talvolta cose molto intime, leggermente cifrate, perciò mi scusino i casuali lettori per questa riservatezza. Scrivo soltanto per due o tre sole persone. Ieri sera mi avete regalato uno dei momenti più belli, magici, della mia vita! Lassù, sotto quel cielo mai visto prima in tale splendore, sentire le dolci melodie d'Israele come sottofondo ad immagini astrali che accompagnavano i miei disadorni versi, mi ha commosso. Dissi che nemmeno Neruda aveva mai provato una simile gioia! Non posso far altro che ripetere, con Violeta Parra, Gracias a la vida que me ha dado tanto! E aggiungo, che sotto la pergola, avevo avuto un'altra emozione imprevista e dolcissima, nel fluire di ricordi e aspettative, una presenza a me molto cara. Oh! notti di Toscana, notti di sogni e poesia!
Forse perché oggi rivedrò il mio adorato nipotino, Bereket, di ritorno da una breve vacanza al mare, ho ricercato tra le liriche cinesi una poesia che amo "Bambini" di Po Chu-i (772-846 D.C.), scritta, pensate, intorno all'inizio del secolo VIII.
Mia nipote che ha sei anni/la chiamiamo "Signorina Tartaruga",/e mia figlia che ne ha tre/è il mio piccolo "Vestito dell'Estate"./L'una impara i primi scherzi e le prime parolette,/l'altra ormai sa recitare canzonette e poesie,/la mattina giocano aggrappate alle mie gambe,/e la sera dormono appoggiate al mio vestito./
Bimbe, perché siete arrivate così tardi sulla terra,/a me giunte quando già la mia vita era passata?/Gli esseri più teneri sempre ci conquistano/ed i vecchi facilmente dànno il loro cuore./Ma il più dolce vino deve un giorno inacidire/e la luna piena deve pure declinare./E fra gli uomini i legami dell'amore e dell'affetto/possono mutarsi in peso di dolori e di pensieri./Pure, tutto il mondo è avvinto dalle reti dell'amore,/perché mai pensavo allora che sarei fuggito io solo?
Domenica 15 luglio 2007, ore 9,30, nel parco delle "Carline" (Radicondoli), dalla strada che si distacca dal bivio per le Terme delle Galleraie e sale fino al "Capanno dei Partigiani", raduno della XXIII Brigata Garibaldi "Guido Boscaglia", annuale incontro di cittadini, autorità e partigiani che su questi monti, dall'autunno 1943 alla primavera 1944, hanno imbracciato le armi per combattere per la libertà, la pace e la democrazia.
Oggi che Kesserling subisce la metamorfosi storica "da criminale di guerra a geniale stratega"; che, come già ammonì Primo Levi, avanzano le schiere dei revisionisti falsari che si apprestano ad affermare che la seconda guerra mondiale non c'è mai stata, le linee Sigfrido e Maginot non sono mai esistite, i loro ruderi tuttora visibili sono stati fabbricati qualche anno fa da imprese specializzate, su piani di scenografi compiacenti: lo stesso per i cimiteri di guerra. Tutte le fotografie d'epoca sono dei fotomontaggi. Tutte le statistiche sulle vittime, sono contraffatte,opere di propaganda interessata: in guerra non è morto nessuno, perché la guerra non c'è stata. Tutti i diari e memorie sono bugiardi, o opera di squilibrati o frutto di corruzione e violenza. Le vedove e gli orfani sono comparse stipendiate.
Andiamo, venite su questi monti, sui luoghi degli eccidi, nei dimenticati campi di concentramento, alle croci nascoste nei boschi, ai cippi che ricordano barbarie e morte!
Impegniamoci a non dimenticare. A trasmettere la memoria della verità.
Molte volte mi sorprendo a chiedermi: che ne è stato dei criminali nazifascisti? Oggi segnalo la sorte che toccò a Rudolf Rahn, l'ambasciatore tedesco con laurea in filosofia ad Heidelberg, promosso nell'autunno 1943 plenipotenziario di Hitler in Italia, vera mente direttiva dello Stato fantoccio che verrà chiamato RSI (Repubblica Sociale Italiana). Finita la guerra, il potente Rahn fece cinque anni di carcere. Poi diventò presidente della Coca-Cola di Dusseldorf.
Mentre si ricordano le gesta della XXIII Brigata Garibaldi "Guido Boscaglia" soffermiamoci anche a meditare sulla sorte, sconosciuta, o rapidamente dimenticata, di chi, combattendo armi in pugno morì nelle Colline Metallifere e di chi, invece, come gli ebrei rastrellati in Maremma e rinchiusi nel Campo di Concentramento di Roccatederighi (nel Seminario Estivo del Vescovo di Grosseto, regolarmente affitatto ai nazifascisti), prese la via senza ritorno di Auschwitz:
La bella morte (a Gianluca Spinola). Volevi morir giovane/fare la bella morte/e tale fu la tua sorte./Caduto in battaglia/falciato dalla mitraglia/tedesca sulla proda/del campo,/resta tra il palero/il freddo sasso/senza nome./Oggi concedono ai soldati/morti talvolta per caso/tra le dune dei due fiumi/ancestrali/l'oro degli eroi/e i funerali di Stato./Di te, sconosciuto eroe/della redenta Italia,/nessuno s'è mai ricordato.
Dalla Maremma ad Auschwitz. Uccelli fermate il volo,/su noi gettate un ultimo sguardo,/non rivedremo i frutti del castagno,/non udremo lo strepito/delle raganelle./ Sarà tremendo morire separati/ed ancor più morire uniti:/madre e figlio, fratelli e sorelle,/mariti e spose, amanti e amiche,/generazioni scompariranno,/la memoria non ci bagnerà/il ciglio./ Il tremolio del mare non ci dà gioia,/il ventro tra i rami è presagio funebre,/docili andiamo dove non c'è ritorno,/nelle fauci ardenti/che ammorbano le pianure./Sognavamo la luce e l'amore,/ma lontana, troppo lontana/è l'alba dell'uomo:/oh vita come sei stata breve,/seppur colma di pene/tanto t'ho amata!
VIII
Wenn du mir sagst, du habest als Kind, Geliebte, den Menschen/nicht gefallen, und dich habe die Mutter verschmaeht,/bis du groesser geworden und still dich entwickelt, ich glaub es:/gerne denk ich mir dich als ein besonderes Kind./Fehlet Bildung und Farbe doch auch der Bluite des Weinstocks,/wenn die Beere, gereift, Menschen und Goetter entzuickt.
VIII
Quando mi dici, che da bimba non piacevi alla gente,/e che perfino tua madre ti scherniva,/fino a quando, in silenzio, sei cresciuta, io ti credo/e penso a te come a una fanciulla/d'una bellezza diversa./Pure al fior della vite son negati e forma e colore,/ma il nettare del suo frutto inebria uomini e Dei!