“Carlino”
M’ha chiamato al telefono “Carlino”, il grande amico che mi aiutò a farmi uomo, ad amare l’arte, la verità e la coerenza, quando intorno a noi regnavano interessi meschini, l’incultura e imperavano i “voltagabbana” e i “tirapiedi” di capi e capetti. Era il mio maestro e gli devo tanto. Credo che persone come lui non ce ne siano più, oggi! E sono contento che abbia scritto la sua breve autobiografia da <“balilla” alla Repubblica (2.6.1946)>. Di “Carlino” ho un fascicolo di poesie, ho visto le centinaia di disegni dal vero e possiedo un simpatico fascicolo di vignette fustigatrici di vizi dei personaggi politici italiani…E’ un uomo mite, delicato, e il mio cruccio è quello di vederlo di tanto in tanto, di non godere più a lungo della sua compagnia. Ma così è la vita! Al telefono voleva ringraziarmi per il dono del libricino “La cometa Swan”, che ha letto e riletto. Dice che ho raggiunto l’alta maturità nella mia incessante ricerca poetica…parole dolci come il miele, lievi come una tiepida brezza di primavera, per un palato che mastica quasi sempre amaro e per orecchie offese dal bombardamento mediatico dei telegiornali e degli insulsi programmi “di politica culturale”, falsi confronti, falsi scontri, che si consumano nel pantano della politica italiana. A te, mio caro amico, a noi che ricerchiamo ancora ostinatamente la Felicità (nonostante il mixer di dieci pillole al giorno, il collirio serale, le pomate antidesquamazione e antirosacea, le bustine di magnesio e potassio, l’immancabile miorilassante pre-notturno ecc. ecc.), dedico cinque recentissime poesie inedite, per farmi sentire vivo e per testimoniare che il tuo “discepolo” non ti ha del tutto tradito!
Il dono
a Susana
Tre chicchi d’uva da una vite spoglia,
un pomo che dal ramo pende sul sentiero ascoso,
due fichi appassiti beccati dagli uccelli
- tutto zucchero e sapore –
mi fanno meditare
sulla gioia di un dono non atteso,
il più bello, perché nasce da un’anima
appassionata, da una canzone lontana
di una donna innamorata,
il leitmotiv della mia strana vita
che riceve e che dà,
con la gioia che sempre si rinnova.
Io amo la luce
Addio dolce Clarissa!
Tu sei l’angelo straniero,
un mistero è la tua vita.
Io amo la luce,
ma amo anche il mistero.
Le tue carni sono miele,
un raggio di sole la tua pelle:
è dolce non incontrarsi mai.
Io amo la luce,
ma amo anche il mistero,
che genera l’infinito.
Lo specchio
Ora che m’avvicino agli anni tardi,
e m’interrogo sul senso della vita,
amo quest’albero solingo
e l’alchimia melange delle foglie
che segue pallidi fiori e frutti aspri,
e mi ci specchio, senza rimpianti,
nell’attesa d’un vento che mi spogli
e sparga i semi d’umbratili desideri.
La bella estate
Fresche lenzuola nella notte chiara,
leggeri passi che s’avvicinano,
alle lontane stelle rotonde nudità
si mostrano, e baci, baci, carezze,
amplessi ripetuti e nuovi,
parole primitive al ritmo di carni
giovanili e vive.
Di settanta è la più bella estate
in attesa del sonno e dell’aurora.
Spesso penso: è soltanto uscita!
Dolce amica, la tua bellezza declina
a mezzogiorno, nell’abbagliante chiarore del Sole.
Porterai luce e calore
nel Regno da cui non si ritorna.
E là mi attenderai
per il primo bacio che ci sfuggì quaggiù.