venerdì, 30 novembre 2007

NOTIZIE DAL SOTTOSUOLO

 

 

Due o tre giornate faticosissime! Un Ministro da ricevere, i preparativi, l’ansia, poi un cambio di programma, ritardo del volo, programma accorciato, ma stare reperibile! E il mio Bereket è lontano, a Bilbao, e non allieta le ore. Poi, oggi, l’amica Gabriella ha presentato il “Calendario 2008” realizzato con sedici magnifici acquarelli per la SGM srl. sul tema: <La geotermia nell’arte. Momento di riflessione sulle caratteristiche uniche della natura in Alta Val di Cecina>. Tanta gente, tanta bella gente! Ed ho incontrato amici parlando di: Garibaldi, Archivi Storici, Ruolo delle Fondazioni bancarie, preparazione di articoli per una importante rivista…Ho disertato il magnifico buffet per un altro appuntamento, in concomitanza: la presentazione di un libro delicato e struggente di Vanna, volterrana. Lorella ha introdotto con la solita maestria ed ha letto tre o quattro poesie bellissime! Anche in quest’occasione tante persone presenti, partecipi, commosse! Lorella salterà l’appuntamento mensile al PIL di Belforte, come me; verrà ad ascoltare i “poeti estemporanei” a Sasso Pisano il prossimo 2 dicembre, ore 16,30. La poesia è al centro della mia vita, in questo periodo. Sono finalmente riuscito a fare un indice 1952-2007: quasi 800 liriche! Ma non è completo, e non so’ nemmeno dove ho messo molti testi. Dopo la presentazione a Belforte del volumetto “La cometa Swan” ho avuto l’occasione di ripensare al perché si scrivono poesie. Avevo promesso di offrire la mia versione agli amici presenti leggendo la lirica “Con le mani ricolme di fragili sogni”, ma me ne sono dimenticato! Ora propongo la riflessione di  un poeta a me caro, Attilio Bertolucci, con il quale sono in sintonia. Egli aveva cominciato a scrivere poesie all’età di 7 anni, io a 13, senza saperne la ragione! Ed entrambi, con i dovuti “distinguo”, abbiamo riempito di poesia tutta la nostra vita, conservando quindi senza vergognarsene troppo un’abitudine che risale all’infanzia. Chiaro dunque che il poeta è uno che non riesce a diventare interamente maturo. Impossibilità che gli deriva dalla tendenza, viva nei fanciulli morta nei grandi, a meravigliarsi. Il poeta scrive perché si meraviglia delle cose che vede.

 

  Dice Bertolucci: “…la poesia nasce dalla felicità, che sempre s’accompagna alla meraviglia. Felicità della quale il poeta sente in modo acutissimo la fragile, precaria natura; ed è per questo che egli s’affretta a fermarla, a tentare di fermarla, descrivendola.” L’ho constatato anch’io, recentemente, di fronte alla felicità che mi ha inondato all’apparizione della cometa Swan. Avrei voluto, ho tentato, di fermarla, descrivendola con un fiume di parole! Tentato…invano.

 

Come Bertolucci, parlo anch’io delle solite cose: ragazze, bambini, platani, stelle, autunni e inverni delle aspre colline della mia terra. E Bertolucci aggiunge: “Il fatto è che le cose non sono mai le stesse, perché il tempo se le porta via come un fiume, il tempo cioè la morte…dunque il poeta si meraviglia della bellezza delle cose, e si meraviglia del tempo che passa e le trasforma, della morte che le distrugge, e vorrebbe salvarle tutte.” Anch’io, come dissi a Belforte, non ho “buttato via niente!” Tutto ciò che mi è appartenuto, nella vita e nel sogno, resterà eterno. Ho sempre avuto, nell’atto creativo, una vaga consapevolezza, di compiere un atto “imposto” dagli stessi soggetti al centro dell’atto medesimo. Loro i veri padroni, io il prestato amanuense, per un fine a me ignoto. Come vedi, cara Rosella, la questione della poesia è in me molto più complessa di quanto sia apparso nel rispondere alle tue intelligenti domande! Così in questi quaranta giorni (nei quali ti vedo tonicamente felice) un po’ mi mancherai, almeno in potenza. Ma, ne avremo di “meraviglie” da raccontarci nell’anno nuovo! Obrigado!
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domenica, 25 novembre 2007

L’incoronazione.

 

 

E così stasera sono stato “incoronato” poeta dal “Club del PIL” di Belforte, magnifico Borgo toscano, signorile, arioso ed appartato della Toscana minore, la più vera. Insieme al titolo di “Accademico dei Sepolti” adesso posso sfoggiare quello di “Poeta dell’Aquilante”! Farei un torto a chi ha sacrificato il pomeriggio domenicale per essere presente citando persone singole, perciò ringrazio tutti gli amici intervenuti, comprese le due deliziose bambine: Adele ed Enrichetta! E mi dicevo, fra me e me: “Vedi com’è facile stare insieme con gioia, senza uno scopo venale, ma solo per scambio di idee e di esperienze di vita, per l’emozione che versi poetici più o meno disadorni suscita dentro di noi?” Spero che tutto ciò continui, che non si esaurisca il carburante di idee, di impegno, di fede che Daniela vi ha profuso fin dal suo nascere. Grazie a tutti ed a presto!

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sabato, 24 novembre 2007

Carlino”

 

M’ha chiamato al telefono “Carlino”, il grande amico che mi aiutò a farmi uomo, ad amare l’arte, la verità e la coerenza, quando intorno a noi regnavano interessi meschini, l’incultura e imperavano i “voltagabbana” e i “tirapiedi” di capi e capetti. Era il mio maestro e gli devo tanto. Credo che persone come lui non ce ne siano più, oggi! E sono contento che abbia scritto la sua breve autobiografia da <“balilla” alla Repubblica (2.6.1946)>. Di “Carlino” ho un fascicolo di poesie, ho visto le centinaia di disegni dal vero e possiedo un simpatico fascicolo di vignette fustigatrici di vizi dei personaggi politici italiani…E’ un uomo mite, delicato, e il mio cruccio è quello di vederlo di tanto in tanto, di non godere più a lungo della sua compagnia. Ma così è la vita! Al telefono voleva ringraziarmi per il dono del libricino “La cometa Swan”, che ha letto e riletto. Dice che ho raggiunto l’alta maturità nella mia incessante ricerca poetica…parole dolci come il miele, lievi come una tiepida brezza di primavera, per un palato che mastica quasi sempre amaro e per orecchie offese dal bombardamento mediatico dei telegiornali e degli insulsi programmi “di politica culturale”, falsi confronti, falsi scontri, che si consumano nel pantano della politica italiana. A te, mio caro amico,  a noi che ricerchiamo ancora ostinatamente la Felicità (nonostante il mixer di dieci pillole al giorno, il collirio serale, le pomate antidesquamazione e antirosacea, le bustine di magnesio e potassio, l’immancabile miorilassante pre-notturno ecc. ecc.), dedico cinque recentissime poesie inedite, per farmi sentire vivo e per testimoniare che il tuo “discepolo” non ti ha del tutto tradito!

 

Il dono

 

                    a Susana

 

Tre chicchi d’uva da una vite spoglia,

un pomo che dal ramo pende sul sentiero ascoso,

due fichi appassiti beccati dagli uccelli

-          tutto zucchero e sapore –

mi fanno meditare

sulla gioia di un dono non atteso,

il più bello, perché nasce da un’anima

appassionata, da una canzone lontana

di una donna innamorata,

il leitmotiv della mia strana vita

che riceve e che dà,

con la gioia che sempre si rinnova.

 

Io amo la luce

 

Addio dolce Clarissa!

Tu sei l’angelo straniero,

un mistero è la tua vita.

Io amo la luce,

ma amo anche il mistero.

Le tue carni sono miele,

un raggio di sole la tua pelle:

è dolce non incontrarsi mai.

Io amo la luce,

ma amo anche il mistero,

che genera l’infinito.

 

 

 

 

Lo specchio

 

Ora che m’avvicino agli anni tardi,

e m’interrogo sul senso della vita,

amo quest’albero solingo

e l’alchimia melange delle foglie

che segue pallidi fiori e frutti aspri,

e mi ci specchio, senza rimpianti,

nell’attesa d’un vento che mi spogli

e sparga i semi d’umbratili desideri.

 

 

La bella estate

 

Fresche lenzuola nella notte chiara,

leggeri passi che s’avvicinano,

alle lontane stelle rotonde nudità

si mostrano, e baci, baci, carezze,

amplessi ripetuti e nuovi,

parole primitive al ritmo di carni

giovanili e vive.

 

Di settanta è la più bella estate

in attesa del sonno e dell’aurora.

 

 

Spesso penso: è soltanto uscita!

 

Dolce amica, la tua bellezza declina

a mezzogiorno, nell’abbagliante chiarore del Sole.

Porterai luce e calore

nel Regno da cui non si ritorna.

E là mi attenderai

per il primo bacio che ci sfuggì quaggiù.

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sabato, 24 novembre 2007

Desiderio di poesia.

 

 

Sono ritornato stasera in un giardino privato e non accessibile al pubblico,  ho calpestato i piccoli ciottoli rotondi, mancavano solo le rose sul bordo della grande aiuola. Il “cancellino” segreto che s’apriva sul frutteto e sulla più vasta campagna, non c’era più. Mi sono ricordato di stagioni lontane, quasi inverosimili, che forse non ho vissute, ma solo sognate! Scendevo nel sottosuolo tenebroso per andare  al magico strumento che registrava senza mai fermarsi i movimenti profondi della Terra. Restavo ore, là, incantato a scrutare la penna che oscillava sul foglio affumicato scrivendo in una lingua sconosciuta di montagne che si sollevavano nell’Oceano Indiano o di faglie tettoniche che scivolavano nella remota Mongolia…e da laggiù ascoltavo il vento sibilare tra i lecci e gli ippocastani e m’incantavo al tenue raggio lunare che penetrava da un alta finestrella. Riemergevo alfine nell’ombra paurosa dei grandi alberi, ma conoscevo bene il giardino ed ero in me medesimo contento, pregustando i baci di una ragazza mite e innamorata. 

 

Al sismografo

 

Sulla carta affumicata

la penna registrava

della terra il pulsare

lontano e profondo:

montagne, abissi, vulcani

dell’ignoto mondo

aspettavo nell’onda sinuosa.

Fuori il sole giocava

su rose purpuree,

più tardi sorgeva la luna

e il vento del Nord

avvolgeva il giardino

in una trama di gelo.

Così m’è rimasta

quell’ansia antica

di scrutare oltre il visibile

e noto

dentro le cose,

per comprendere il nuovo

che multiforme sboccia.
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venerdì, 23 novembre 2007

La vaca cega.

 

“…vacillant pels camins inolvidables

blandant lànguidament la llarga cua”.

 

E così si chiude la bella poesia che un amico mi ha lasciato a commento del post “Animali”. Purtroppo non conoscendo la lingua catalana non ho potuto apprezzare il testo nei suoi minimi particolari e suoni, ma mi è piaciuta egualmente per “l’umanità” che riesce ad esprimere. Grazie. Al mio amico dedico la “Dichiarazione di Otto alla luna…”, romanza malinconicissima, che ho trascritto dalla lingua canina in italiano, perdendo tuttavia in spontaneità ed efficacia, ma sufficiente a rivelare l’interna delicata animalità che lo pervade nonostante sedici anni di contaminazione umana:

 

Dichiarazione di Otto alla luna…

 

Luna, che fai tu luna in ciel, dimmi

che fai silenziosa luna?

Io sono un vecchio cane,

ormai poco ho da vivere,

ma pure godo del tuo debole raggio

che par quietare gli orti

e dei pollai i sentieri, i margini del bosco

ed i fossati col canto delle rane,

 

che par portar pace anche

nel duro cuore degli uomini

ed accarezza i pensieri del mio amico,

che più d’ogni altra cosa  amo.

 

Al tuo lucore, già cieco e sordo, pur’io

mi perdo alla debole traccia di un profumo

soave che mi sconvolge l’anima

e guaisco e tento liberarmi dalla mano

di Carlo che mi tiene e mi guida

lontan d’ogni pericolo.

 

E anch’io lo guido con pazienza amorosa

al luogo, ahimè da tempo deserto,

d’una presenza dolcissima,

dove insieme sostammo

nella tarda sera ottobrina a rimirar

quel bianco innocente sorriso

 e dei neri occhi il fiero sguardo,

aperto sul futuro.

 

E a te, silenziosa luna, che su di noi, anime

erranti, spandi il tuo lume amico,

alziamo il  guardo e l’abbaiar dolente.

 

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venerdì, 23 novembre 2007

La vaca cega.

 

“…vacillant pels camins inolvidables

blandant lànguidament la llarga cua”.

 

E così si chiude la bella poesia che un amico mi ha lasciato a commento del post “Animali”. Purtroppo non conoscendo la lingua catalana non ho potuto apprezzare il testo nei suoi minimi particolari e suoni, ma mi è piaciuta egualmente per “l’umanità” che riesce ad esprimere. Grazie. Al mio amico dedico la “Dichiarazione di Otto alla luna…”, romanza malinconicissima, che ho trascritto dalla lingua canina in italiano, perdendo tuttavia in spontaneità ed efficacia, ma sufficiente a rivelare l’interna delicata animalità che lo pervade nonostante sedici anni di contaminazione umana:

 

Dichiarazione di Otto alla luna…

 

Luna, che fai tu luna in ciel, dimmi

che fai silenziosa luna?

Io sono un vecchio cane,

ormai poco ho da vivere,

ma pure godo del tuo debole raggio

che par quietare gli orti

e dei pollai i sentieri, i margini del bosco

ed i fossati col canto delle rane,

 

che par portar pace anche

nel duro cuore degli uomini

ed accarezza i pensieri del mio amico,

che più d’ogni altra cosa  amo.

 

Al tuo lucore, già cieco e sordo, pur’io

mi perdo alla debole traccia di un profumo

soave che mi sconvolge l’anima

e guaisco e tento liberarmi dalla mano

di Carlo che mi tiene e mi guida

lontan d’ogni pericolo.

 

E anch’io lo guido con pazienza amorosa

al luogo, ahimè da tempo deserto,

d’una presenza dolcissima,

dove insieme sostammo

nella tarda sera ottobrina a rimirar

quel bianco innocente sorriso

 e dei neri occhi il fiero sguardo,

aperto sul futuro.

 

E a te, silenziosa luna, che su di noi, anime

erranti, spandi il tuo lume amico,

alziamo il  guardo e l’abbaiar dolente.

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martedì, 20 novembre 2007

Della mia poesia…

 

Dal 3 settembre ad oggi ho regalato a 250 amici ed amiche il volumetto delle mie poesie “La cometa Swan”. Da una ventina di loro ho ricevuto, insieme al “Grazie!” anche commenti positivi, talvolta entusiastici! La mia “vanità” è stata appagata. Non mi attendevo di più. Certo il regalo più bello me lo hanno fatto i componenti del “club” dei Piccoli Incontri Letterari (PIL) di Belforte (Radicondoli, Siena), organizzando, per domenica 25 novembre, alle ore 16,30, presso la Casa della Memoria “L’Aquilante” di Belforte, uno specifico incontro di presentazione del libro. Coordinatrice Daniela, lettore dei testi Moreno, intervistatrice Rosella. Naturalmente chi ci sarà potrà intervenire nella discussione. Non preparerò nulla di scritto, cercherò di essere sincero e conciso. In fondo la poesia è una lama tagliente che denuda e svela l’anima. Che aggiungere di più? Per me la poesia è la parola essenziale nel tempo. Ed alla domanda “chi sei?” rispondo: “i poeti non hanno biografia, ma destino, e il destino non si narra, si canta”. Bene ha capito SRT che mi ha scritto: “Si, los poetas tienen razòn, no hay nada, por perqueno e insignificante, con lo que no sea posibile el entusiasmo”. Ho affidato dunque al canto la mia autobiografia nella lirica “Con le mani ricolme di fragili sogni…” (che porterò con me a Belforte) ed anche in “Della mia poesia” (1987), che vi propongo:

 

Sereni, Fortini, Sanguineti

e gli altri “grandi”

che scrivono

la verità dell’arte

e tracciano i confini del mondo fantastico

oltre il quale si spalanca il nulla,

per loro non dovrei

con i miei versi antichi

sulla terra desolata esistere

e resistere all’angoscia del Kaos

e seminare delicate speranze

in stanze gelide e mute.

Avara è la parola, timorosi i pensieri

si affacciano come cerbiatti

sull’aperta campagna.

La paura ancestrale dei vinti

sempre mi accompagna,

ma non uccidete la mia poesia,

non spezzate la corda dell’arpa

che suona per uomini miti.

 

Buonanotte!
postato da: karl38cg alle ore 21:42 | Permalink | commenti (1)
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domenica, 18 novembre 2007

In questo stato son, donna, per vui.

 

 

Francesco Petrarca (Arezzo 1304 – Arquà 1374), è considerato uno dei massimi lirici della letteratura italiana. Figlio de ser Petracco, notaio fiorentino proscritto, si trasferì con la famiglia ad Avignone, poi a Carpentras. Studiò diritto a Montpellier e Bologna. Tornato ad Avignone si innamorò (1327) di Laura de Sade. Fu incoronato poeta in Campidoglio (1341) per il poema “Africa”.

Prolifico scrittore in lingua latina, compose 366 liriche, amorose e politiche, in lingua volgare, il cosiddetto “Canzoniere”, suddiviso in due parti: “In vita di madonna Laura” e “In morte di madonna Laura”.  Le Rime del Petrarca, secondo la volontà ultima dell’autore, ci sono state tramandate dal codice Vaticano Latino 3195, in parte trascritto di mano del poeta, in parte per opera di Giovanni Malpaghini, tuttavia sotto la guida e la sorveglianza dello stesso autore. Benché su questo codice si fondino, con maggiore o minore scrupolo filologico, tutte le edizioni moderne del “Canzoniere”, non si può dire che esso testimoni il definitivo assetto che il Petrarca avrebbe voluto dare alla sua opera: infatti, attraverso più di un indizio, si può essere certi che l’autore si riprometteva di correggere ancora, accrescere la raccolta, mutare l’ordine di alcuni componimenti. Quest’opera  di revisione e di riorganizzazione doveva già essere in atto nel 1342, e fu condotta innanzi per molti anni ancora. Dopo il maggio del 1348, nel periodo successivo alla morte di Laura,  la raccolta appariva già divisa in due parti, mentre sempre più chiaro emergeva il disegno di farne un itinerario esemplare dell’anima cristiana. A questo proposito si dovrà rilevare che se il Petrarca teneva ad attribuire le rime alla parte giovanile della propria attività conformemente all’intenzione di offrire un’immagine esemplare della sua vita, col tempo sempre più lontana da un amore vano e terreno, il lavoro si protrasse invece fino agli ultimi anni della sua vita, mettendovi il più importante suggello come opera svincolata dal suo tempo e proiettata nell’eternità (Nota di L. Baldacci, Zanichelli, Bologna, 1962). Aprendo spesso il “Canzoniere”, mi sono oggi sintonizzato sul sonetto 134:

 

Pace non trovo, e non ho da far guerra;

e temo, e spero; et ardo, e son un ghiaccio;

e volo sopra ‘l cielo, e giaccio in terra;

e nulla stringo, e tutto ‘l mondo abbraccio.

 

Tal m’ha in pregion, che non m’apre né serra,

né per suo mi ritèn né scioglie il laccio;

e non m’ancide Amore, e non mi sferra,

né mi vuol vivo né mi trae d’impaccio.

 

Veggio senza occhi, e non ho lingua, e grido;

e bramo di perir, e cheggio aita;

et ho in odio me stesso, et amo altrui.

 

Pascomi di dolor, piangendo rido;

egualmente mi spiace morte e vita:

in questo stato son, donna, per vui.

postato da: karl38cg alle ore 17:36 | Permalink | commenti
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venerdì, 16 novembre 2007

LA PRIMA NEVE

 

 

Oggi, la prima neve! Uno spettacolo sempre emozionante il turbinio dei fiocchi bianchi sotto le raffiche d’un vento gelido. Chissà perché? Forse perché ci riporta molto indietro nel tempo, in quello dell’infanzia che abbiamo trasformato in una icona di felicità, noi vecchi, mentre sorridenti la guardiamo vorticare da dietro i vetri della sala di aspetto di un Ambulatorio medico, quando dovremmo assai di più preoccuparci della viabilità stradale e delle difficoltà nel camminare senza scivolare e rompersi il femore! Insomma, che si sciolga subito e non lasci traccia! Nel pomeriggio, ormai immalinconito, m’è venuta voglia di salire sulla cima del Monte che sovrasta la mia casa, il più alto, dallo strano nome di “Aia dei Diavoli”, ma non dei Diavoli dell’Inferno si tratta, ma soltanto di antichi guerrieri longobardi,  insediatisi in questi territori  nel VII e VIII secolo, con gli elmi  sormontati da due grandi corni di bue e barbe incolte e lunghe, sì che ai rustici abitanti sembrarono “Diavoli”! Poco distante dalla sommità c’è un grande campo, ora invaso da arbusti spinosi, chiamato volgarmente “Campo a’ trogoli”, ma anche in questo caso non si tratta dei “truogoli” dove mangiano i maiali, ma bensì dello storpiamento del toponimo “Campo agli Astrologhi”. Sempre gli stessi longobardi che da queste alture osservavano il cielo e le costellazioni per orientarsi o trarre indizi sul futuro. Forse non siamo proprio discendenti degli etruschi, come si sul dire, ma ci deve essere in noi molto DNA longobardo, chi sa? Ho fatto l’unica cosa che mi riesce un po’ meglio:  

 

 

Sull’Aia dei Diavoli mentre la nebbia sale

 

Non fu lieve l’ascesa sul cancellato sentiero

stretto d’antichi roveti, e la vista del mare

la selva nasconde;

solo un vento profondo porta folate di nebbia

sempre più densa, atona, ormai quasi pioggia

che suscita brividi e angosce lontane.

Ricordi di donne e di fiabe paurose, di filtri

d’amore e di capre malvagie,

d’infanzie spezzate dal crudele destino.

In uno squarcio d’azzurro slavato,

c’è solo il caos dell’infinito;

giù, giù, nelle forre profonde

nell’impenetrabile mistero,

pulsa la vita dei caduchi viventi e,

strano a dirsi, palpitano i miei mai appagati

amori, sospesi fra il nulla del presente

e il nulla dell’immortalità !

postato da: karl38cg alle ore 18:13 | Permalink | commenti
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mercoledì, 14 novembre 2007

Proteggimi se la notte sogno/e muovo la testa, piego le ossa/sperduto in chissà quale regno/argino il mondo che mi crolla/addosso, aspetto di te/un segno, un soffio almeno/nell'ombra.

Prenez-moi maintenant que je suis amoureux/et que j'erre par les rues, chancelant, désarmé.../Je me suis perdu dans l'amour, j'ai connu/le bonheur: pour cela je serai damné...(R.Veracini)

Roberto Veracini è nato nel 1956 a Volterra, dove vive. Laureato in Lettere all'Università di Pisa, insegna italiano e storia nelle Scuole Superiori. Ha pubblicato tre raccolte di poesie : "La ragazza in bianco", 1985; "Stazioni, attese", 1990; "Epifanie dell'angelo", 2001, ed. ampliata 2003, tradotta in francese da Bernard Vanel nel 2006. Ha inoltre pubblicato, con il pittore Stefano Tonelli, una "guida poetica" di Volterra, "Come una guida dell'anima", 1992. Collaboratore di riviste letterarie, nel 1993 è stato uno dei fondatori di "Pioggia obliqua", di cui è stato redattore fino alla cessazione delle pubblicazioni, 2000. Ha partecipato a numerose letture pubbliche di poesia e collaborato con musicisti e artisti in varie manifestazioni nazionali ed internazionali. Intellettuale socialmente sensibile, ha promosso importanti attività culturali nella città di Volterra, ricoprendo l'incarico di consigliere comunale delegato all'ambiente dal 1995 al 1998. 

ASSOCIAZIONE CULTURALE “IL CHIASSINO”

ASSESSORATO ALLA CULTURA DEL COMUNE DI CASTELNUOVO V.C.

 

 

SABATO 24 NOVEMBRE 2007

ORE 16,30

 

Presso la VILLA ENEL di Castelnuovo  V.C. (Pisa) (g.c)

 

 

GIORNATA DELLA POESIA “LA LUNA NOVA

 

UNA VITA PER LA POESIA:

ROBERTO VERACINI

“Epifanie dell’angelo”

 

CON LA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA DEL MUSICISTA

MICHELE BRACCIALI

 

Presentazione del critico letterario: Daniele Luti

Letture testi: Mario Borghesi, Lorella Nardi

Mostra del “libro d’arte” di Ivo Lombardi

 

 

 

 

Sarà presente il Poeta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TUTTI SONO INVITATI

   

postato da: karl38cg alle ore 07:01 | Permalink | commenti
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