domenica, 30 dicembre 2007

ADDIO 2007! ANNO MEMORABILE!

 

Ormai lo posso dire, mancano soltanto poche ore alla fine dell’anno, il 2007 è stato per me un anno “memorabile”! Il sacro fuoco della creatività è sempre rimasto acceso, a volte soltanto braci ardenti sotto la cenere, altre volte lingue ardite si sono slanciate verso l’alto e il cielo buio. Il riverbero già si proietta nel nuovo anno per realizzare un altro piccolo desiderio, la stampa di nove poesie con il testo in lingua spagnola e italiana, dal titolo “Il poeta canta per tutti” (“El poeta canto por todos”), nel formato in 32°. Sarà anche l’anno del celebrazioni del Primo Centenario della nascita della poetessa Dina Ferri (1908 – 1930), una purissima voce che alzò le sue preghiere e le sue struggenti malinconie nella profonda campagna senese, prima di tacere stroncata dalla mortale malattia nel letto 185 nella corsia delle donne povere nell’Ospedale  S. Maria della Scala di Siena. Non aveva ancora compiuti i 22 anni! Dopo i lunghi anni di ricerca letteraria che ho portato avanti a partire dal 1970, spero di poter finalmente pubblicare un volume di  eccezionali testimonianze raccolte nel 1998 a sei persone coetanee e amiche di Dina, unitamente a importanti saggi di studiosi e letterati, per rendere ancora una volta un sommesso omaggio alla donna che della nostra terra cantò con la voce più alta, le struggenti nostalgie delle stagioni, i fremiti della fuga, il rimpianto dell’isolamento, il lavoro dei campi e, infine, l’angoscia della morte.

 

Lo stupore dell’apparizione della cometa Swan e la sofferenza per la sua rapida scomparsa nello spazio profondo, hanno segnato l’anno memorabile, ma ben più profondi misteri ho scrutato alzando gli occhi e la mente all’infinito universo, segni, lampi, onde, in un caos indicibile, da distanze che non avevo creduto possibili, miliardi di anni luce, hanno popolato i miei sogni e la mia ragione. Ho compreso che la ricerca della felicità non può avvenire nella quiete assoluta, nella fissità del tempo e dello spazio, ma nel tumulto fremente della materia e dell’energia in perpetua trasformazione, nell’animo che sa rinnovarsi affrontando l’ignoto e il dolore.

 

Ho ancora quasi tutti gli amici più cari intorno a me. Due o tre, una volta tanto amati, poi perduti su strade diverse, l’ho ritrovati! Alcuni dei giovani nei quali avevo riposto rosee speranze, semi delle messi che da tempo attende l’Italia che vorrei amare, crescono rigogliosi e mi danno ancora il segnale che il declino che oggi ci amareggia non è il destino ineluttabile che ci attenderà nel futuro! Rendono meno dura la mia “pena di vivere” e meno solitario il mio cammino, meno pesante “la fatica delle pianure”, oltre le quali mi  ricongiungerò col mistero della creazione.

 

Infine c’è stata l’invasione sentimentale, corporea, del mio nipotino, che illumina con il suo sorriso e con le sue lacrime, le mie stanze e i moti dell’anima! Non parlo volentieri di lui, per pudore, per una sorta di scudo che vorrei erigergli intorno, fino a farlo diventare intoccabile ed eterno. Grazie piccolo Bereket! Quando sarai grande, se leggerai i segni elettronici del tuo nonno Carlo, sappi che egli ti ha amato più d’ogni altra cosa (e non lo credeva possibile!).   

 

 A tutti i miei lettori, in tutto il vasto mondo, giunga l’augurio che insieme possiamo godere  di stare dal “lato buono” , il lato della “vertute e conoscenza”, il lato dell’amore e dell’amicizia sincera, e che il cielo stellato, i pianeti lontani, le remote galassie, e l’inattese comete che solcano lo spazio, non cessino mia di stupirci! Buon Anno 2008! 
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martedì, 25 dicembre 2007

25 dicembre 2007

 

 

Proprio ieri, mentre mi recavo a trovare un’amica, in un villaggio non lontano dal mio, un’amica che ha sofferto molto nella vita, è cresciuta nella mia mente la consapevolezza della “tristezza” che accompagna la festività ritenuta la più gioiosa nell’occidente cristianizzato: il “Santo Natale”. Mi sono fermato sotto un alto pino che costeggia la strada elevata, con in lontananza il mare e le isole, e ho scritto alcuni versi.

La tristezza del Natale deriva, nel mio modo di sentire, dalla consapevolezza che ad ogni nascita si accompagna, per gli esseri umani, la consapevolezza, non solo della sofferenza, ma della morte. Una morte solitaria, benché essa si trasformi talvolta in una messa in scena  con una moltitudine di comparse, come acutamente nota lo scrittore tedesco Hans Fallada nel suo capolavoro “Ognuno muore solo”.

E la condanna a morte del giudeo rivoluzionario per mano dei poteri costituiti del tempo (è cambiato qualcosa?) ancorché ancorata al mistero salvifico dell’Umanità dolente raggruppata sotto le bandiere del Messia, non scioglie il mistero che avvolge, oltre la morte, sia la “totalità”, sia il “tempo dell’uomo” prima di questa frazione di storia. Dove saranno le nostre antiche madri! Helena, Tara, Jasmine,…il cui DNA è giunto fino a noi?

 

Natale, triste giorno!

 

Natale, triste giorno!

Non ho di te un ricordo di gioia.

 

Ero bambino anch’io

nella camera fredda e oscura,

solo, e il silenzio

mi faceva paura!

 

Dopo ho amato donne

solari, talvolta,

al calar delle zampogne

lamentose; donne sensuali

e miscredenti con in dono

labbra carnose

per baci lunghi e ardenti.

 

Già sapevo, allora,

che laggiù, dove la vita

nell’ombra si discioglie,

ognuno muore solo!

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domenica, 23 dicembre 2007

El poeta canta por todos (V. Aleixandre)

 

Esaurite le 350 copie del volumetto di poesie “La cometa Swan”, mi accingo a pubblicare il secondo lavoro, 9 poesie in lingua italiana e spagnola, con due illustrazioni di Giuseppe Viviani e grazie alla generosa collaborazione di una carissima amica SRT. Vicente Aleixander mi ha prestato il titolo, che mi si addice moltissimo. Il formato sarà piccolissimo, in 32°, e anticiperà l’approdo a cui vorrei ancorare la mia barchetta: un libro, una parola, una lettera su ogni pagina, un enigma fino all’ultima pagina, che chiarirà tutto! Lo vorrei fare in italiano/olandese con un’artista di Amsterdam, una pittrice dall’animo sensibile.

Interrompo la pausa per dire agli “utenti anonimi” del 6 e 7 dicembre che hanno rilasciato tre commenti al post “IL DONO”, che mi hanno veramente toccato il cuore! Ho sentito nella musica delle parole pulsare la vita, il sogno, il desiderio, oh! ben più immenso e ardito della mia modesta persona, un sogno d’immensità e di eternità nell’amore, nella ricerca della felicità.

A questi tre meravigliosi “sognatori” dedico la poesia di Carlos Bousono:

 

Hay algo en mi que no prohibe el viento

 

Hay algo en mi’ que no prohibe el viento

Cuando una mano de los cielos sale

Invisibile, y me toca el alma toda,                                                             

que vibra en tibio son de arcangel.

Entonces sueno, y lo sonoro

Se abre en alma inacabable,

mientras siento en mi vida el error dulce

de ser llevado por la aves.

 

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giovedì, 20 dicembre 2007

I GIORNI DELLA MERLA

 

 

“Ho da fare quanto il becco di settembre!” Così mi prendo una breve pausa tra la fine dell’anno vecchio e l’inizio di quello nuovo. Lo dice anche Brecht  nella leggenda della nascita del libro Taoteking scritto da Laotse sulla strada dell’emigrazione:

 

“…Es wird auch schon kalt”.

„Gut, ein kleiner Aufenthalt“.

 

“…scende il freddo della sera”.

“Una piccola sosta ci voleva”.

 

Nel progettare il futuro e nel riordinare carte e pensieri, mando un affettuoso saluto e un augurio a tanti amici e amiche che mi accompagnano nella ricerca della felicità: Susana, Trudi, Rosella, Enrichetta, Michelle, Susan, Tessa, Cassie, Dasha, Petra, Jaroslava, Joy, Lorella, Annalisa, Cristina, Gianna, Daniela, Giada, Barbara, Irene, Elie, Anna, Margherita, Dino, Jader, Matteo, Lamberto, Mario, Folco, Renzo, Sandra, Graziano, Lucio, Marta, Claudia, Eliane, Davide, Costanza, Silvia, Carlo, Ornella, Roberta, Patrizia, Danilo, Maurizio, Roberto, Pier Paolo, Martina, Moreno, Clarissa, Nicolò, Alessandro, Mauro, Bernard, Bruno, Silvia, Alessandra, Gabriella, Lucia, Ildgard, Uwe, Anika, ecc. ecc…

Aver chiamato il Blog “La vita larga” mi sembra davvero indovinato! Grazie, ed anche a voi tutti l’augurio, che possiate realizzare i vostri sogni!

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mercoledì, 19 dicembre 2007

Piccola pioggia fa cessar gran vento

 

Non ci son parole per decantare la fantasmagorica bellezza dei giganti buoni e saggi Gargantua e Pantagruele! E’ una cosa arcinota, benevoli lettori. D’altra parte risulterebbe impossibile su questa pagina incorporea fatta di particelle elettroniche invisibili rendervene pienamente ragione. Ora io son al Libro Quarto,  che racconta di come Pantagruele si mettesse in mare per andare a consultare l’oracolo della Diva Bacbuc (ossia della “divina bottiglia”), e di come, disceso nell’isola di Ruach, ossia del vento, potè vedere che nessuno caca né piscia, né scaracchia in quell’isola. In compenso, petano, scoreggiano, e ruttano copiosamente. Vanno soggetti ad ogni sorta e qualità di malattie; giacché ogni malattia nasce e procede da ventosità, come deduce Ippocrate, lib. De Flatibus. Ma la malattia più epidemiale è la colica ventosa. Per combatterla usano di gran ventose, nelle quali scaricano forti ventosità. Muoiono tutti idropici coi ventri tesi come tamburi; e gli uomini petando, le donne scoreggiando. E così l’anima gli esce dal culo. Pantagruele lodava gli ordinamenti in vigore sull’isola e modo di vivere, e disse al loro Signore Hypenemien (cioè “ventoso”):

-         Se accettate l’opinione di Epicuro, il quale sosteneva che il sommo bene sta nella voluttà (voluttà, intendo, facile e senza fatica), io vi reputo beati. Perché il vostro vivere, che è di vento, non vi costa nulla, o ben poco; basta soffiare.

-         Certo, - rispose il Signore. – Ma in questa vita mortale nessuno è compiutamente beato. Spesso avviene che, quando siamo a tavola, cibandoci di qualche buono e gran vento di Dio, come di manna celeste, tranquilli, e pacifici come frati, viene giù qualche pioggerella, che ce lo porta via sotto il naso. E così molti pasti vanno a male per manco di vettovaglia.

-         - Proprio, disse Panurge, - come faceva Giovannino di Quinquenays, pisciando sul sedere di sua moglie Carlotta, per spegnere quel vento pestilenziale che ne usciva come d’una magistral porta d’Eolo. Una volta ci ho fatto su una bella poesiola:

 

Gioanin, tastando un giorno i vin novelli

torbidi ancora e pieni di tempesta,

pregò Carlottina alfin che i ravanelli

gli preparasse a cena per far festa.

Il che fu fatto. Poi, con la lancia in resta

vanno a letto, scherzeggian, cercan sonno.

Ma Gioanin, che invano dormir spera,

tanto Carlottina petava di sovente,

la scompisciò, poi disse: “Sì, l’è vera:

piccola pioggia fa cessar gran vento”.

 

Nel capitolo successivo Pantagruele discese nell’isola dei Papafiche, poi in quella dei Papimani ed infine raggiungerà l’isola Sonante che era abitata dai Siticini, divenuti uccelli, tra i quali regnava un solo Pappagallo, che gli fu alla fine mostrato, con gran difficoltà. Ma per adesso lasciamo trascorrere in ebete letizia le sacre festività nel rispetto delle Decretali, salvo più in là, accennare all’ordine gerarchico che regnava e regna nell’isola Sonante, fino a sciogliere il misterioso responso della “Diva Bacbuc”!

Buone bevute a tutti! Non dimenticando cosa capitò ai mangiatori della lepre in salmì:

 

In questo luogo posero i coglioni,

banchettando in onor del Dio del vino,

allegramente quattro gran beoni,

ciascun dei quali bevve più di un tino.

E qui ci perse fegato e rognoni,

Maestro lepre, e ci lasciò la scorza;

droghe ed aceto, come gli scorpioni,

pungevano le gole a tutta forza.

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lunedì, 17 dicembre 2007

Della creatività.

 

Qualche amico che incontro ai giardini, sempre con poco tempo disponibile per ascoltare, mi domanda: Carlo, che fai adesso? Quando esce un tuo nuovo libro? La prenderei volentieri “larga”, ma sono costretto a dire: Difficile stampare un libro, un libro di modesta microstoria, come sono i miei; non si trova nessuno disposto a sborsare qualche euro, per sostenere il rischio di tale impresa! E non se ne venderebbero che poche decine di copie come mi ha recentemente ripetuto il mio editore. Ormai non faccio più ricerca, ho cinque o sei testi già pronti nei cassetti e là ci resteranno, credo, per sempre.

E allora? Allora, mi diverto con la poesia, la narrativa, il teatro. Dopo “La cometa Swan” preparo un libricino di poesie dal titolo provvisorio “Ora sei vento…”, in italiano e spero in lingua spagnola, e scrivo racconti, scrivo, scrivo, ormai sono al dodicesimo! Mi piacerebbe anche musicare una ballata su una donna eccezionale della Resistenza, Norma Parenti, medaglia d’oro al valor militare alla memoria, ma sembra che il testo non si adatti alle regole del suono. Ci penserò più in là.

Ho letto da qualche parte che è intorno ai trent’anni che inizia a declinare la creatività, ed alla mia età, ci dovrebbe essere soltanto l’aridità dell’anima, a meno che, già in vita, non inizino i cicli dell’eterno ritorno, che mi avvicinano al maestro Nietzsche, un uomo geniale e tragicamente sfortunato.

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giovedì, 13 dicembre 2007

Santa Lucia.

 

Nel calendario dei “santi” si festeggia oggi Santa Lucia. Io sono andato a fare una passeggiata con il mio vecchio cane, Otto, sulla strada che dal torrente Pavone s’inerpica all’ultimo podere della collina di Montalbano, che si chiama “Santa Lucia”. Mi ha sempre affascinato il mito del “solstizio d’inverno” (21 dicembre), al quale è legato il culto della martire cristiana S. Lucia. E’ stato infatti soltanto con l’introduzione del calendario moderno (1580) che le celebrazioni della Santa si sono spostate al 13 dicembre. Ci troviamo di fronte a riti legati al trapasso stagionale più delicato dell’anno solare, la luce del giorno va progressivamente scemando fino a raggiungere il suo minimo, e non appariva del tutto scontato, nella lontana preistoria, che sarebbe ritornata nella sua splendente pienezza, perciò ecco il proliferare dei riti propiziatori! Si accendono ancora i fuochi nel Nord d’Europa, come si accendevano alla dea Demetra ed alla romana Cerere, raffigurate con il mazzo di spighe e la fiaccola. Ed è proprio delle culture contadine il rituale cosmologico in cui si alternano luce e notte, vita e morte, in un magico circolo che è garanzia dell’eterno fluire delle cose, “dell’eterno ritorno” come ha profetizzato Nietzsche.

 

Santa Lucia

 

<Santa Lucia,

al freddo apre la via>.

 

Entra una lama di sole,

obliquo e tardo,

sugli antichi Borghi, lassù,

oltre il bosco viola

e un tenue cielo

che nell’ombra si scolora.

Guardo la Rocca

che rifulge d’oro,

e questo tremulo

ulivo pendagliolo;

raccolgo ghiande

tra le foglie sparse

e d’un uccello grave

seguo il volo.

Manchi tu sola

a far perfetto il giorno

dell’anno più breve;

serrata è la porta del cuore,

freme il rosmarino

all’ultimo bacio

di un’ape solitaria.

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mercoledì, 12 dicembre 2007

Arance a Natale

 

Natale senza niente

<l’amore ci bastava>

poi, un giorno, arrivarono

le arance,

rosse come sangue

di coniglio:

la mamma ci aveva abbandonati

senza batter

ciglio!

 

 

Carbonciolo

 

                           A mia madre

 

Carbonciolo è una casa lontana

oltre il bosco, sulla petrosa brughiera

dove la sera scende lenta e il mare

ha i colori antichi del sangue e dell’oro.

 

Carbonciolo è un rudere assediato

dal biancospino che tarda la primavera a fiorire

e tra i rami del pero selvatico

sibila il freddo vento marino.

 

Carbonciolo è il mito, è il destino,

è la fuga, la veglia, la notte stellata,

il fuoco che con lingue ardite

s’avventa nel camino; è il nonno

che porta pannocchie ai bambini,

la trebbia, il meriggio,

la sorgente nel fosso selvaggio,

il maggio fiorito, l’amata

fanciulla dagli occhi maliziosi,

il dormire da piedi nella stanza dipinta,

la sorella l’amico la madre giovane e forte

che ti dà caldi baci e poi viene il sonno

breve e dolcissimo senza paura di morte.

 

Carbonciolo è un segreto e un rimpianto:

canzone, desiderio, speranza,

là, oltre il bosco dove tu mai andrai,

tu che mi ami e non sai chi sono.

 

 

L’agrifoglio

 

                      A mio padre                        

 

Solo una volta, nel tempo del Natale,

salimmo il sentiero montano,

come eroi che non conoscono il male,

sicuri e lieti d’un antico amore.

 

Un albero grande lassù ci attendeva

le piccole bacche brillavano rosse

sul lucente smeraldo e c’era

una spruzzata di neve…

 

Pareva quel luogo il dolce sogno

dell’alba dell’uomo

ove tutto è capito, tutto perdonato,

e si ritorna bambini felici e immortali.

 

Ora, forse, non senti il vento

tra i rami dell’agrifoglio

né il mio dolore che sempre si rinnova

quando ritornano i giorni incantati

e il suono dei flauti

accarezza la sera immota.



 

postato da: karl38cg alle ore 13:28 | Permalink | commenti
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mercoledì, 12 dicembre 2007

Factory

Cari amici D&C di BO!

Grazie per i sempre stimolanti commenti ai miei post, ma, soprattutto, per l’affettuosa attenzione che mi dedicate. Siete entrati anche voi nell’universo “virtuale?” A proposito della canzone di Bruce Springsteen “Factory” ho ancora, insieme ad altri suoi 4 o 5 album, il 33 giri uscito nel 1978! Avevo allora la vostra stessa età ed ero molto impegnato politicamente e sindacalmente e guardavo con interesse alla “beat” generazione americana. Adesso, e in questi ultimi anni, ascolto una musica più etnica e romantica: messicana, cilena, brasiliana, israeliana, klezmer e yddisch, con in più Mina. Ritornando a “Factory” e ai tempi di allora, confermo che la mia “fabbrica” era davvero diversa dal mondo duro e alienante descritto da Bruce, delle catene di montaggio, dei “cottimi”, dei “marcatempo” e delle rigidità introdotte in Italia, dalla meccanicizzazione prima e dalla informatizzazione dopo, dei sistemi produttivi e della “gestione del personale”! Si può dire che la mia “fabbrica” fosse “a misura d’uomo”, con la poesia del lavoro, l’orgoglio del lavoro, l’elevazione culturale e politica attraverso la comunanza del lavoro e, perché no?, la convivenza con le contraddizioni dell’animo umano, con le sue bassezze, il suo conformismo, le sue paure, i suoi tradimenti. Le lotte vittoriose, ben più proiettate nel sociale di quanto non lo siano quelle attuali, corporative, egoistiche, laceranti degli interessi collettivi del Paese, gli squallidi comportamenti dei “crumiri”, la “tabella” con i nomi dei “cattivi” affissa a lato della porta del Reparto Sorveglianza, nella quale, soprattutto, venivano riportati i  nomi dei compagni attivisti sindacali del PCI e del PSI. Ci sono stato dentro per quaranta anni, dal 1951 al 1991, sapendo di stare nel luogo “ideale”, unico, irripetibile, una specie di “paradiso terrestre” con l’albero dei frutti del bene e del male e il serpente tentatore! Ho trasfuso questo grande amore nel libro “Fabbrica Amica”, che abbraccia il periodo 1944-1957, uscito una decina di anni fa, e in un’opera inedita, che arriva fino al 1985,  dal titolo “Passioni, speranze, rimpianti”. In questi scritti racchiudo la parte più esaltante e vera della mia vita!  

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lunedì, 10 dicembre 2007

SOLIDARIETA’

 

L’8 dicembre 2007 l’Associazione Culturale “IL CHIASSINO” ha organizzato il tradizionale “Concerto di Solidarietà” con la partecipazione del Gruppo strumentale “Giuseppe Verdi” e della Corale “Santa Cecilia”, due realtà del nostro piccolo paese che mantengono viva la fama di una brillante tradizione musicale. L’Ente patrocinato è stato l’ospedale pediatrico “MEYER” di Firenze. I fondi raccolti dalle offerte dei presenti, 700 €., sono stati già versati alla Fondazione Meyer. L’8 dicembre è un giorno festivo e dopo cena, quando è iniziato il Concerto, faceva molto freddo, tuttavia in sala c’erano quasi settanta persone,  mentre una ventina erano i musicisti e i coristi sul palco. Ci si aspetterebbe sempre una presenza più massiccia, in questi casi. Ma il nostro piccolo capoluogo comunale, con circa 1500 abitanti, è un paese molto complicato: oltre il 15% della popolazione è costituito da extracomunitari che non partecipano praticamente a nessuna attività sociale e culturale; la fascia d’età più numerosa è costituita da ultrasessantacinquenni, poco inclini a uscire di casa quando rabbuia; dall’altro lato i giovani frequentano solo ritrovi ed eventi “giovanili”, di puro incontro e “divertimento” e non le “barbose” attività organizzate dai grandi; poi c’è una parte consistente della popolazione, quasi il 50% che non partecipa per spirito “di parte”, ravvisando, a torto, nell’Associazione “Il Chiassino”, un’appendice della parte avversa; infine c’è la massa assenteista che pervade il microcosmo sociale: insegnanti, iscritti e dirigenti dei partiti politici, amministratori locali…A pensarci subentra lo sconforto! Ma, eppure, anche quest’anno, una goccia di solidarietà è arrivata là dove serve! Grazie a tutti gli intervenuti!

postato da: karl38cg alle ore 21:19 | Permalink | commenti (2)
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