ADDIO 2007! ANNO MEMORABILE!
Ormai lo posso dire, mancano soltanto poche ore alla fine dell’anno, il 2007 è stato per me un anno “memorabile”! Il sacro fuoco della creatività è sempre rimasto acceso, a volte soltanto braci ardenti sotto la cenere, altre volte lingue ardite si sono slanciate verso l’alto e il cielo buio. Il riverbero già si proietta nel nuovo anno per realizzare un altro piccolo desiderio, la stampa di nove poesie con il testo in lingua spagnola e italiana, dal titolo “Il poeta canta per tutti” (“El poeta canto por todos”), nel formato in 32°. Sarà anche l’anno del celebrazioni del Primo Centenario della nascita della poetessa Dina Ferri (1908 – 1930), una purissima voce che alzò le sue preghiere e le sue struggenti malinconie nella profonda campagna senese, prima di tacere stroncata dalla mortale malattia nel letto 185 nella corsia delle donne povere nell’Ospedale S. Maria della Scala di Siena. Non aveva ancora compiuti i 22 anni! Dopo i lunghi anni di ricerca letteraria che ho portato avanti a partire dal 1970, spero di poter finalmente pubblicare un volume di eccezionali testimonianze raccolte nel
Lo stupore dell’apparizione della cometa Swan e la sofferenza per la sua rapida scomparsa nello spazio profondo, hanno segnato l’anno memorabile, ma ben più profondi misteri ho scrutato alzando gli occhi e la mente all’infinito universo, segni, lampi, onde, in un caos indicibile, da distanze che non avevo creduto possibili, miliardi di anni luce, hanno popolato i miei sogni e la mia ragione. Ho compreso che la ricerca della felicità non può avvenire nella quiete assoluta, nella fissità del tempo e dello spazio, ma nel tumulto fremente della materia e dell’energia in perpetua trasformazione, nell’animo che sa rinnovarsi affrontando l’ignoto e il dolore.
Ho ancora quasi tutti gli amici più cari intorno a me. Due o tre, una volta tanto amati, poi perduti su strade diverse, l’ho ritrovati! Alcuni dei giovani nei quali avevo riposto rosee speranze, semi delle messi che da tempo attende l’Italia che vorrei amare, crescono rigogliosi e mi danno ancora il segnale che il declino che oggi ci amareggia non è il destino ineluttabile che ci attenderà nel futuro! Rendono meno dura la mia “pena di vivere” e meno solitario il mio cammino, meno pesante “la fatica delle pianure”, oltre le quali mi ricongiungerò col mistero della creazione.
Infine c’è stata l’invasione sentimentale, corporea, del mio nipotino, che illumina con il suo sorriso e con le sue lacrime, le mie stanze e i moti dell’anima! Non parlo volentieri di lui, per pudore, per una sorta di scudo che vorrei erigergli intorno, fino a farlo diventare intoccabile ed eterno. Grazie piccolo Bereket! Quando sarai grande, se leggerai i segni elettronici del tuo nonno Carlo, sappi che egli ti ha amato più d’ogni altra cosa (e non lo credeva possibile!).






