martedì, 29 gennaio 2008

Notizie dal sottosuolo

Siamo alla vigilia dei “giorni della Merla”, quelli che, stando alla credenza popolare dovrebbero essere i più freddi dell’anno, ma anche oggi quassù, a 600 metri di altitudine, c’è il sole, è caldo, ed il termometro salirà oltre i 15°C!

Il mimoso è quasi in fiore (le prime vaporose palline gialle sono già su qualche ramo), le violette profumano sulla proda del campo e i ciclamini non tarderanno. Mancano solo le rose (mi ricordo che esattamente un anno fa ne colsi una dietro al muro delle scalette del Mazzieri), ma se non ci sarà un colpo di coda dell’inverno, cominceranno presto a sbocciare.

Il ribaltamento delle stagioni arruffa e impigrisce i miei pensieri, e i giorni se ne vanno, uno dietro l’altro, lasciandomi perennemente insoddisfatto per non riuscire a concretizzare qualcosa d’importante, ossia che io ritengo importante. Italico, Alvaro e Sergio mi hanno chiesto di ultimare l’annosa ricerca storica sulla Comunità locale,Italia bella mostrati gentile. La Comunità di Castelnuovo, dalla fuga del Granduca Leopoldo II di Lorena da Firenze al “regicidio” (1859-1900), da qualche anno chiusa in un cassetto, ma sono demotivato. Il mio editore mi ha detto che in questo periodo è molto difficile vendere libri di “storia locale” o, comunque, di autori locali e praticamente sconosciuti, e che l’impresa economica sarebbe un fallimento! Inoltre è quasi impossibile trovare Enti, Associazioni, Imprese disposte a patrocinare e sostenere in parte un tale lavoro. Tranne una decina di persone veramente interessate dovrei ripercorrere l’estenuante “porta a porta” cercando di venderne qualche centinaio di copie, per riprendere almeno in parte i costi della stampa! E poi, lo dico francamente, sono demoralizzato dal dovermi inchinare e togliermi (metaforicamente) il cappello per ringraziare a destra ed a manca, mentre (ma qui pecco di presunzione!), dovrei essere “ringraziato” per la salvezza della memoria della Comunità e la sua diffusione, in modo da poter guardare al futuro con maggiore fiducia per la realizzazione di una “piccola comunità” più consapevole e coesa. Ripensando al passato ed al lavoro di ricerca avviato nel 1970, mi meraviglio di aver pubblicato finora, 15 volumi, 29 saggi, 45 articoli, 8 testi on line,  e di aver tenuto, dal 1996 ad oggi, 90 conferenze ed incontri culturali. Le cose cominciate, ancora in corso sono:

 

1) Faville, poesie e prose sparse (90%).

 

2) Di passere e d’altri uccelli…Proverbi, ed altri motti della cultura orale delle Alte Valli del torrente Pavone e dei fiumi Cecina, Cornia, Milia e Pecora, in Toscana (99).


3) La grande illusione. Per una storia del periodo fascista, della Resistenza e dell’attività del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) nel territorio della Comunità di Castelnuovo Val di Cecina (1919-1946) (80%).

 

4) Il sogno negato. Storia del Partito Socialista Italiano (PSI) in un centro operaio della provincia di Pisa: Castelnuovo Val di Cecina. 29 giugno 1944 - 7 giugno 1953. Dalla guerriglia partigiana, all’esperienza del CLN ed alla ripresa della vita democratica. La sconfitta del “Fronte Popolare” il 18 aprile 1948 e il tentativo di “colpo di stato” messo in atto dalla Democrazia cristiana nel giugno 1953, con un cenno alle vicende dei protagonisti e delle battaglie proletarie, dal primo “Circolo Socialista” alla conquista del Comune, prima dell’avvento del fascismo e tra gli operai della “Boracifera”. (75%).

 

5) Il lungo sonno di Castelnuovo sotto i granduchi di Toscana e il Marchesato degli Albizzi. Cronologia storica della Comunità di Castelnuovo Val di Cecina (1501-1859), (45%).

 

6) Trenta storie per non dimenticare. Castelnuovo attraverso i suoi protagonisti (1884-1933) (95%).

 

7) Passioni, speranze, illusioni. Antologia di scritti politici e sindacali (1964-1985). (98%)

 

8) Piangono i cieli stille di rugiada, Dina Ferri. (98%)

 

9)  Angelo era e non aveva ali, poesie, 1951-2006. (99%)

 

10) Licurgo Bardelloni “Tim”, articolo on line (75%)

 

11) Piero Bernardi, articolo on line  (95%)

 

12) Il “Gruppo di combattimento “Cremona”. I fondamenti di un esercito di un paese libero e democratico  (90%)

 

13) Racconti: Non si può mai sapere cosa accadrà…(100%); Spero che nessuno sia ad attendermi…(100%); Il collaudo (100%); E’ bello il giorno su quelle alture…(100%); Quante stelle ha il cielo…(100%); Agilulfo, il fabbro (100%); I mammellonati sassi dannati di Ferdinando (passando per Fourier)…(100%); Le rose di Spagna, l’anno dell’Ungheria (100%) Aurora; (100%); Il Piazzone (100%); Qualcosa bolle in pentola! (100%); La terra promessa (100%).

 

14) Il poeta canta per tutti, nove poesie italiano-spagnolo (70%).

 

15)  Analisi del voto nel elezioni politiche, regionali e nei referendum svolti nel comune di Castelnuovo Val di Cecina dal 1946 al 1979, con alcune considerazioni e dati sul voto politico locale ed in Italia dal 1861 al 1929 (85%).

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domenica, 27 gennaio 2008

GIORNO DELLA MEMORIA DELLA SHOAH

27 Gennaio 2008

 

 

Perché i giovani sappiano…

Perché gli anziani ricordino…

 

Alle centinaia di migliaia di bambini ebrei assassinati e, tra loro, a quelli inviati ad Auschwitz da Roccatederighi (Grosseto), nella primavera 1944, dai militi della Repubblica Sociale Italiana, con il silenzio di un vescovo: Gigliola, Franca, Enzo, Regina, Mary, Edita, Hans, Walter, Mosè…ed altri di cui ci è ignoto il nome.

I fatti, nella loro drammatica realtà, sono noti: grazie ad un accordo tra il vescovo e le autorità nazifasciste della provincia di Grosseto in Toscana, un centinaio di ebrei, per metà italiani e per metà stranieri, entrarono nel Campo di Internamento di Roccatederighi, già sede estiva vescovile di quella diocesi. In due trasporti, uno del 17 aprile ed uno del 7 giugno 1944, circa cinquanta di loro furono tradotti a Fossoli, destinazione Auschwitz. Solo quattro sopravvissero alle camere a gas. Non sopravvisse la neonata Gigliola, figlia di una coppia di livornesi, che gode del triste primato di risultare “arrestata” il giorno stesso della sua nascita. La bimba nacque nel Campo il 17 febbraio 1944 e morì ad Auschwitz nel giugno dello stesso anno, all’arrivo del convoglio piombato, per una fucilata sparata a bruciapelo da un soldato tedesco, innervosito del suo pianto angoscioso.

 

Dalla Maremma ad Auschwitz

 

Uccelli fermate il volo,

su noi gettate un ultimo sguardo,

non rivedremo i frutti del castagno,

non udremo lo strepito

delle raganelle.

 

Sarà tremendo morire separati

ed ancor più morire uniti:

madre e figlio, fratelli e sorelle,

mariti e spose, amanti e amiche,

generazioni scompariranno,

la memoria non ci bagnerà

il ciglio.

 

Il tremolio del mare non ci dà gioia  ,

il vento tra i rami è presagio funebre,

docili andiamo dove non c’è ritorno,

nelle fauci ardenti

che ammorbano le pianure.

 

Sognavamo la luce e l’amore,

ma lontana, troppo lontana

è l’alba dell’Uomo:

o! vita come sei stata breve,

seppur colma di pene

tanto t’ho amata!

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domenica, 27 gennaio 2008

Marie Durand

V.

 

 

 Cella sotterranea di una prigione nella Fortezza della città. Una fioca luce entra da un'alta finestrella chiusa da pesanti sbarre di ferro. Un gruppo indistinto di donne giace riverso sulla sporca paglia. Silenzio. Cigola la pesante porta della cella che si apre. Il Capitano dei Dragoni di Nimes, precedendo il carceriere, entra tenendo in mano un sottile foglio di carta che legge ad alta voce:

 

 

“A nome del Governatore della città:

 

in ottemperanza alla nostra sentenza del 28 marzo passato riguardo all'assemblea dei Nuovi Convertiti che si è tenuta sui confini dei due circondari di Nimes e di Gajan, nel vallone chiamato Ressaire, abbiamo dichiarato e dichiariamo: Antoine Polge convinto di aver assistito all'assemblea dei Nuovi Convertiti, condannato a servire sulle galere del Re in qualità di forzato per tutta la vita, dichiarati i suoi beni requisiti e confiscati a profitto di sua Maestà. Abbiamo anche dichiarato le nominate Olympe, vedova del signor Rigoulet, Jaquette, vedova del signor Blanc, Elisabeth, moglie di Jullen, Marguerite, moglie di Chabanel, Jeanne, moglie di Jean Bastide, Louise, moglie di Mauran, Gabrielle, moglie di Francois, Suzanne, moglie di Berthelemy, tutte abitanti nella città di Nimes, ugualmente convinte di aver assistito a detta Assemblea, condannate ad essere recluse nella Torre di Costanza, i loro beni acquisiti e confiscati a profitto di sua Maestà, e ordinato che Madeleine Bastide, figlia di Jean Bastide e di Jeanne, che non ha che sedici anni, sia messa in un convento, a spese dei suoi parenti, per esservi allevata nella religione cattolica, apostolica, romana. Visto che tutti i condannati con la presente sentenza sono abitanti di Nimes e che la detta assemblea si è tenuta su un terreno che si trova all'estremità dei due circondari di Nimes e di Gajan, abbiamo condannato gli abitanti di detti circondari al pagamento della somma di seimila lire d'ammenda”.

 

Domani, 4 aprile, dell'anno di Nostro Signore 1730, settanta Dragoni vi scorteranno incatenate alla Torre di Costanza!

 

Pronunciate queste gravi, solenni e per molte donne incomprensibili parole, nel silenzio rotto soltanto da qualche gemito soffocato, il Dragone e il carceriere si ritirano. Con un sordo tonfo la pesante porta ferrata si richiude sulle prigioniere.

 

Alba del giorno seguente. Stesso luogo. Nel sotterraneo c'è più luce. Un barbiere improvvisato e rude taglia i capelli alle donne prigioniere.

 

BARBIERE   Abbassate la testa, zac zac zac...ah! dovremmo tagliarvi anche il bel collo bianco!

 

CARCERIERE   Questi ricci, se non fossero infetti di eresia, potremmo venderli ai parruccai parigini.

 

BARBIERE   Le loro teste calde, senza peli, sembrano zucche di giardino.

 

CARCERIERE   Buone solo a essere usate per divertire noi carcerieri (le mani palpano senza grazia i corpi affranti delle donne incatenate ai polsi e alle caviglie con catene rugginose).

 

OLYMPE (si accosta all'orecchio di Marguerite, legata alla sua stessa catena, e le sussurra)   Siamo compagne forzate di viaggio.

 

ANNE (urlando)   Mio Dio, che ne sarà di noi, sorelle!

 

CARCERIERE (con voce sgraziata)   Andate avanti per due e niente scherzi!

 

(Elisabeth piange)

 

SUZANNE (accostandosi a lei)   Coraggio Elisabeth aiutatemi, ho bisogno di voi. Devo resistere almeno fino al ponte. Sono prossima al parto, non vedete? mio figlio sta per nascere e Dio non voglia che accada tra gli scarafaggi di queste mura.

 

CARCERIERE   Spostati, donna, apri gli occhi, si parte!

 

ELISABETH   Camminiamo piano, Suzanne, appoggiatevi.

 

CARCERIERE   Avanti, sbrigatevi, che vi facciamo prendere aria pura in Camargue!.
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sabato, 26 gennaio 2008

FRANCIA o SPAGNA PURCHE’ SI MAGNA?

 

Non voglio farmi travolgere dall’onda dell’antipolitica, ma sono molto turbato dal processo di disgregazione sociale dell’Italia. Ho vissuto tutte le tragedie della seconda metà del ‘900, comprese quelle del fascismo in fase calante e della seconda guerra mondiale. Il mio primo libro di lettura fu “L’albero del riccio”, di Antonio Gramsci, in casa respirai gli ideali del socialismo e del comunismo e crebbi poi in una grande fabbrica tra “la classe operaia”, dove trovai cultura, amore, amici, compagni e maestri. A questa scuola di democrazia imparai la tolleranza, il rispetto per le idee, la fedeltà morale, la gioia dell’impegno sociale per crescere e far crescere gli uomini. Fui laico dentro l’ideologia totalizzante del comunismo e benché non immune dall’esaltazione dell’icona della Unione Sovietica, di Lenin e di Stalin, abbracciai fin dal suo nascere l’idea della “via italiana al socialismo”, fino a dissociarmi dal fanatico appiattimento sulle esperienze del cosiddetto “socialismo reale”. M’era stato esempio mio padre, che lasciò il Partito Comunista nel 1957, a seguito della tragedia ungherese, ma che non diventò mai anticomunista! Ho raccontato queste esperienze di vita ripercorrendo quaranta anni di lavoro in fabbrica (1951-1991) in due libri, uno edito, “Fabbrica Amica, 1944-1957” e l’altro “Passioni, speranze, illusioni, 1961-1985”, ancora in attesa di una improbabile pubblicazione. Con l’abbattimento del “muro di Berlino” la storia del mondo e delle ideologie della speranza e della redenzione sociale è terminata. Il Capitalismo e la sua globalizzazione dominano il mondo. Da venti anni viviamo in Italia prigionieri del localismo, del particolarismo, dell’individualismo, della suggestione del denaro, del potere, dell’incultura, della perdita di identità, e, della “violenza” elevata a sistema. Altro non sembra essere la pervicace occupazione del potere, a tutti i livelli, da parte di una mediocre categoria di politici e l’imbonimento delle coscienze attraverso l’uso mediatico della disinformazione. La “politica” spettacolo non conosce lo spirito olimpico, l’importanza del gareggiare con lealtà, anzichè vincere con mezzi illeciti!

Prima che l’Italia (ri)costruisca la sua identità unitaria di moderna democrazia, passeranno alcuni decenni. Sono nato troppo presto per esserne testimone. Ma voglio concimare e innaffiare la debole pianta del Partito Democratico nascente, farmi stringere in un abbraccio tenero, laico, in attesa dell’alba della speranza dell’Uomo, mettere una goccia d’olio nella lampada che illumina la nera notte, per scacciare i fantasmi del temuto subdolo “sonno della ragione” capace di generare i mostri della perdizione. La fatica delle montagne è alle mie spalle, davanti a me la fatica delle pianure!

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venerdì, 25 gennaio 2008

Marie Durand

 

IV.

 

Notte. Assemblea clandestina dei protestanti nella bassa boscaglia delle Cèvennes. Alcuni uomini stanno accovacciati per terra e, in attesa del predicatore, si scambiano le notizie.

 

MOSE’   ...da tutti i quartieri di Nimes, chi a piedi, chi a cavallo, chi a mulo, chi in carretta, dopo la mezzanotte, uomini e donne come nelle antiche novelle di Provenza, si son messi in cammino. Mi par di vederli avvolti gli uni in ampi tabarri, le altre negli scialli grigi sopra le mantelle, le lucerne gonfie di grasso di balena...avanzare cauti come lucciole fluttuanti sul declivio di un prato.

 

GIOVANE UOMO   Incontrarci è troppo pericoloso! La città è piena di spioni che controllano ogni nostro movimento.

 

ALTRO UOMO   ...senza contare le ammende fatte sborsare a tutti i cittadini se scoprono il nostro passaggio nella prateria.

 

OLYMPE   Ma che dobbiamo fare, fratelli? Ascoltare il nostro pastore o dar retta ai papisti? Oppure rispondere con la violenza come i nostri fratelli camisards?

 

MOSE’   La tradizione protestante non è violenta e abbiamo partecipato alle guerre di religione per necessità, come dopo il massacro della nostra gente nella notte di San Bartolomeo.

 

UN’OMBRA PIU’ LONTANA   Mosè, raccontateci dei camisards. Come avete deciso di armarvi? Perché avete perso?

 

MOSE’   Se ne disse molto, se ne scrisse altrettanto. Noi agimmo in Linguadoca, ma si parlò di noi in tutta Europa. Gli assassini di una parte diventarono gli eroi dell'altra e viceversa. I nostri soldati appartenevano alla terra di Cèvennes, gente che non era emigrata come i protestanti del nord...si combatteva per la libertà di coscienza contro l'assolutismo religioso...fummo battuti ma non annientati. Torturati e incarcerati ci organizzammo in bande partigiane sparpagliandoci sulle aspre montagne e nelle basse pianure, ogni banda aveva al massimo cinquecento uomini equipaggiati con le armi prese ai nemici. Si colpiva veloci e silenziosi come il vento, per poi disperderci nei boschi, immobili, pronti ancora a colpire. Furono quattordici mesi di guerriglia e fu allora che per aver indossato camice bianche ci chiamarono "quelli della camisada", cioè camisards.

 

OMBRA LONTANA   Mosè è vero che vi approfittavate delle giovinette e del vino?

 

MOSE’ (con voce irata)   Stolti! Le donne con noi erano mogli, amiche, sorelle, amanti, nel rispetto delle loro persone! Nessuno di noi ha mai violentato. Il vino sì, ci scaldava nei sonni all'aperto.

 

OMBRA (con voce ansiosa)   Ma perché il predicatore tarda così tanto?

 

MOSE’   Sento uno zoccolare vicino. Eccolo, è lui. Buona notte, Signor Pastore. Avete ben viaggiato?

 

PASTORE   Pare una notte tranquilla...

 

MOSE’   Venite, datemi il vostro lume, vi farò strada fino al pulpito.

 

PASTORE   Siete riusciti a portarlo?

 

MOSE’   Si, non è molto elegante. Ci scuserete signor Pastore, sono solo quattro piccole assi smontate e un leggio sbilenco. Venite, appostatevi quassù a ridosso del masso, sarete riparato dall'aria fredda.

 

PASTORE   Ci sono dei cattolici all'assemblea?

 

OMBRA VICINA   Ne abbiamo trovati due sulla strada di Calvisson. Ci avevano scoperti. Abbiamo dovuto obbligarli a venire con noi.

 

PASTORE   Senz'armi, spero.

 

OMBRA VICINA   Diciamo così.

 

PASTORE   Ci sono donne ispirate?

 

OMBRA VICINA   Non che conosciamo. Se succede, le redarguisca signor Pastore. E' la Bibbia l'unica nostra fonte di ispirazione!

 

PASTORE   Quali sono i peccati maggiori del nostro popolo in questa terra?

 

MOSE’   La mancanza di coraggio, l'imitazione del papismo, i matrimoni e i battesimi del prete, Signore.

 

PASTORE   Difetti umani, di ogni epoca. Abbiamo qualcuno da benedire, questa notte?

 

MOSE’   C'è una coppia di Nimes, alcuni battesimi e alcune ammissioni di giovani e giovinette alla Cena.

 

PASTORE   Avete portato il pane e il vino?

 

OMBRA VICINA   Sono nelle nostre bisacce. Al canto del ringraziamento li tireremo fuori.

 

PASTORE   Allora tutto è pronto. Che il Signore benedica questa Assemblea e ci permetta di portarla a termine.

 

OMBRA VICINA   Si vesta Signor Pastore, qui, ecco, si infili la toga sopra la giacca. Fa molto freddo e se Lei permette posso cominciare con l'invocazione all'Altissimo.

 

PASTORE   Avete ben disposto le sentinelle?

 

OMBRA VICINA   Su ogni cumulo di pietre, Signore, sulle strade e all'uscita delle porte della città.

 

PASTORE   Allora cominciamo pure.

 

PASTORE (rivolto alla brulicante massa dei fedeli le cui sagome indistinte si colgono nell'ombra della notte, rischiarata da una luna che fa a nascondino con grandi nuvole)   Preghiamo (incomincia a leggere la Bibbia)... allora Iddio pronunziò queste parole, dicendo, Io sono l'Eterno, l'Iddio tuo che ti ha tratto dal paese d'Egitto, dalla casa di servitù. Non avere altri Dii nel mio cospetto. Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù ne' cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra; non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servir loro...

 

All'improvviso, dal fondo della notte una voce possente ordina: Fermi là!

 

Altra voce militare: Uccidiamoli! Uccidiamoli!

 

PASTORE (urlando)   Che il Signore ci benedica!

 

Si odono alcuni spari, grida di terrore, imprecazioni e bestemmie dei Dragoni, nitriti di cavalli, schiocchi di fruste, poi un vocio confuso, un fuggi fuggi disperato, nell'oscurità.

 

Dalla roccia piatta della Cena rotolano i pani e il vino. Al lume della luna il vecchio Mosè vi giace riverso, colpito a morte dagli spari del Capitano dei Dragoni, quello che aveva corteggiato Olympe nella Piazza delle Erbe di Nimes, il cui volto ghignante si riesce a scorgere fugacemente.
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mercoledì, 23 gennaio 2008

Marie Durand

 

 

III.

 

 

Stesso giorno. Angolo di piazza della Frutteria a Nimes. Suzanne e la sua amica Jaquette passeggiano conversando. Venditori e popolo gremiscono la piazza. Voci, colori, odori, grida. Suzanne si aggiusta il corpetto che le stà stretto per l'incipiente maternità.

 

 

JAQUETTE   Ditemi, tutto bene? Tutti sanno che...

 

SUZANNE   E' per il 27 marzo, fra sei giorni. Abbiamo tempo per avvisare molta gente. E' importante perchè ci sarà il pastore Roux.

 

JAQUETTE   Penso a mio fratello che non ci sarà. Lui e i suoi fratelli camisardss hanno cercato di resistere, hanno perso.

 

SUZANNE   Non nominateli, hanno ucciso, non si sono comportati da vera Chiesa.

 

JAQUETTE   Hanno ucciso per difendere le donne, i bambini, i vecchi e le terre, ricordatelo, anche vostro nonno era uno di loro!

 

(Suzanne tace, nei suoi occhi e sul suo volto traspaiono sentimenti contrastanti verso la guerriglia dei camisardss)

 

JAQUETTE   Potevano aver avuto torto a usare la violenza, ma Dio stava lo stesso dalla loro parte, perché Dio sta sempre dalla parte di chi soffre di più.

 

SUZANNE   Guardate, oggi è venuto il vecchio “barba” Mosè, andiamo a sentire cosa sta raccontando.

 

(Mosè sta accoccolato sul grembiulone con le ultime castagne della stagione, in compagnia di alcuni ragazzetti scalzi)

 

MOSE’   ...cari miei ricordatelo, l'olivo si pianta per i nipoti, il castagno per i figli e il gelso per se stessi, ma il cibo più sicuro viene dall'albero del pane, il castagno...

 

JAQUETTE   (in tono affettuoso)   Dite bene "”zio”, anche mio padre lo diceva, il castagno ha civilizzato le Cèvennes.

MOSE’   ...è all'uomo che appartiene al castagno, non il castagno all'uomo, il castagno non tollera disaffezioni, si deve potare almeno quattro volte l'anno...

 

SUZANNE   Andiamo, abbiamo un compito amica mia, smettete di sognare.

 

MOSE’ (sussurrando con complicità)   Arrivederci a notte.

 

 

Suzanne e Jaquette si spostano all'altro lato della piazza, dove sta seduta al suo banchetto la venditrice di erbe, Olympe. Prima di raggiungerla sopraggiunge un prete.

 

PRETE   Buongiorno mie care signore. Signora Suzanne se non sbaglio son cinque mesi che vi siete maritata nella mia chiesa e non ho di poi avuto l'onore di incontravi. Siete stata occupata nel vostro commercio? Siete emigrata da parenti lontani per lavoro?

 

SUZANNE   Buongiorno, Signore, vi assicuro che non ho mai cessato di pregare l'Onnipotente.

 

PRETE   Posso credervi, ma dovreste venire a pregarlo in chiesa affinché io possa guidarvi nella giusta maniera...

 

Un gruppo di curiosi si ferma ad ascoltare. Da poco lontano Olympe guarda le sue amiche con affetto e preoccupazione. Uscendo da una trada laterale fa il suo ingresso nella piazza un Ufficiale dei Dragoni a cavallo. Al passo si avvicina al prete ed al gruppo delle donne.

 

PRETE   ...ci sono troppi eretici in questa nostra città anche se le Ordinanze di Luigi XIV rinnovate da Luigi XV hanno preso tutte le misure per arrestare l'apostasia!

 

CAPITANO DEI DRAGONI (con voce autorevole, dall'alto di un cavallo bianco) Buongiorno reverendo Pen!

 

PRETE   Ah, che piacere vederla, Capitano. Stavo proprio dicendo a questa gente quanta grazia la città riceverebbe da Nostro Signore, se lo si pregasse in un sol modo.

 

La piccola folla si dilegua. Suzanne e Jaquette raggiungono Olympe.

 

SUZANNE e JAQUETTE (insieme)   Finalmente arriviamo!

 

JAQUETTE (in fretta)   Tutto in ordine, la notte è confermata.

 

OLYMPE   Bene.

 

SUZANNE   Adesso ritorno a casa.

 

Suzanne e Jaquette escono dalla piazza per una stradina laterale.

 

Il Capitano dei Dragoni, smontato da cavallo, si avvicina a Olympe. La donna mangia una cialda. Le cade a terra un soldo. Si piega per raccoglierlo, ma una mano la precede a terra e l'altra gli penetra in mezzo ai seni, leggera leggera, a sospendere la croce d'oro improvvisamente rivelatasi.

 

CAPITANO DEI DRAGONI   Non è la croce della chiesa romana!

 

OLYMPE   No, infatti.

 

CAPITANO DEI DRAGONI   Cosa vuol dire la lacrima sotto la croce?

 

OLYMPE   Sono le lacrime dei morti per la fede.

 

CAPITANO DEI DRAGONI (preso da una improvvisa tenerezza, in un bisbiglio) Nascondetela, vi conviene. State riguardati voi e i vostri amici. La primavera porta notti fuori casa e porta fuori casa anche chi vostro amico non è.

 

OLYMPE   Grazie Signore, s'è fatto tardi, tra poco scenderà la sera e l'ora del cane si dilegua, quella del lupo s'appresta, è tempo che m'incammini.

 

Le luci si fanno rosate, cala il silenzio sulla piazza che si vela di leggera foschia.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         (continua)

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martedì, 22 gennaio 2008

Da Mary Swann ad Anna. Dove si parla di poesia e di donne.

 

Leggo un libro, un romanzo di una grande scrittrice canadese, Carol Shields,  scomparsa nel 2003, premio Pulitzer 1993, dal titolo “Swann”, pubblicato in Italia in prima edizione da VOLAND, 2007, con il titolo”Mary Swann”. E’ un libro che parla di poesia, della scoperta di Mary Swann, appunto, una oscura poetessa canadese del XX secolo, vissuta nel rurale Ontario, uccisa brutalmente all’età di cinquanta anni. Dopo la morte, il suo genuino talento diviene preda delle brame del mondo accademico finché, inspiegabilmente, le prove tangibili della sua esistenza (fotografie, appunti, un misterioso diario) cominciano a svanire nel nulla…Carol Shields confeziona un romanzo brillante e ricercato sulla natura sfuggente di ogni opera d’arte: i quattro protagonisti, legati per diverse ragioni all’enigmatica figura di Mary Swann, cercheranno di trattenerne la memoria, di ricostruire l’immagine di un’artista che esiste ormai solo nei ricordi di chi l’ha amata. Il libro mi ha colpito per alcune frasi: <…un poeta è in grado di parlare anche degli strati percettivi di cui non ha conoscenza personale…>; <…i grandi poeti hanno il bagaglio di una più ampia parte della memoria ancestrale…le loro esperienze reali, gli avvenimenti delle loro vite, non sono importanti, E’ la disposizione genetica, certamente una mutazione, a spingerli avanti e concedere loro di essere filtri di una più ampia conoscenza…questo è il mistero centrale dei  poeti…>; <…i poeti devono rivelare al mondo la loro unicità di esistere…>. E’ chiaro che il romanzo mi ha profondamente coinvolto, non solo perché anch’io, nel mio intimo, mi considero “un poeta”, non solo perché l’unico mio libro stampato porta impresso, misteriosamente, il nome Swan (ma, poteva benissimo essere Swann, se il nome non avesse richiamato troppo sfacciatamente Proust), non solo perché ho intenzione, prima di morire, di far svanire le prove tangibili fonte della mia creatività, ma, essenzialmente, perché anch’io mi sento custode di tre voci liriche di intensa, sorprendente misteriosa bellezza, tre voci di donne, Anna, Asia, Dina. E di Anna, oscura poetessa metropolitana, propongo ai lettori del Blog, alcuni testi inediti.

 


Sconosciuti

 

Conosco un mondo

nel quale ogni tuo desiderio è il mio,

ogni tua gioia è la mia,

ogni speranza ed ogni dolore

i nostri:

ma nessuno di noi due lo vuole scoprire.

Due mondi che navigano nell’infinito,

a volte si scontrano,

ma mai si uniscono.

 

Io e te

 

Guardo la tua faccia stanca

che pare scolpita nella pietra.

Pensi, seduto di fronte a me.

Ti guardo e il mio pensiero

vola via a quei giorni lontani,

al tuo viso giovane, colmo di speranze.

Vorrei che tutto potesse ancora ricominciare:

i nostri sogni, l’allegria, la voglia di prati verdi,

mai calpestati.

Ora, siamo qui

seduti una di fronte all’altro

e tutto il nostro mondo è in questa stanza.

 

Come nasce l’amore

 

Ti svegli la mattina e la gioia entra nella tua stanza

come un sole prepotente.

Ti ridono gli occhi e le tue mani accarezzano l’aria e

la ciocca scomposta dei tuoi capelli.

Bella ti senti…

Lunga è la tua strada e leggera tu la percorri.

  

A occhi chiusi

 

A occhi chiusi lascio che la vita

mi passi accanto

non voglio vedere né sentire

il dolore del mio esistere

eppure come vorrei aprire

gli occhi e gustare l’insostenibile

pienezza della vita

e poi lasciarla andare

felice di averla vissuta fino in fondo.

 

Potessi dimenticare

 

Potessi dimenticare

quando ero amata

e amavo

la felicità di allora

ora sarei meno triste.

 

Niente è più bello

di un corpo amato

niente è più triste

di un cuore senza passione.

 

Io sono

 

Io sono una piccola noce vuota

dispersa in un mare arruffato d’erba,

sbattuta dalla tempesta degli anni:

aspetto,

aspetto che una infinità bontà

mi riempia di saggezza,

di una fede che non ho,

di un amore senza desiderio,

che mi liberi dal mio duro guscio

e mi trasporti al ruscello,

poi al fiume, e poi, al mare

calmo.
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martedì, 22 gennaio 2008

Marie Durand

 

II.

 

 

Nimes, quartiere tra S. Antonio e La Maddalena, interno di un mulino, primavera 1730. Una macina gira e il grano si trasforma in farina. Una giovane donna aiuta il mugnaio a versare il grano nella macina ed a preparare i sacchetti di crusca.

 

 

SUZANNE (a mezza voce, togliendosi una soffiata di farina dai capelli)   A Parigi si imbiancano le parrucche per credersi eleganti, qui abbiamo cipria gratis.

 

BARTHELEMY   Non siate troppo ironica, mia cara, le cose non vanno troppo male. Avete sentito ieri sera il cugino Pierre Jullen: in tutta la Francia del sud la nostra Chiesa si sta riorganizzando di nascosto, i Pastori girano di valle in valle, di città in città. A proposito, Suzanne, avete memoria del sei ottobre 1729?

 

SUZANNE (abbassando gli occhi con timidezza)   Il nostro matrimonio.

 

BARTHELEMY   Non vi fu giorno della mia vita in cui fui più felice, eppure un'ombra mi perseguita...

 

SUZANNE   Credo sia la stessa che insegue me...l'ombra di una cotta di lino, bianca...il prete che ci ha sposato, lo so, avrei voluto un matrimonio benedetto dal Pastore, ma pensate al vostro lavoro, non vi avrebbero permesso di tenere in funzione il mulino.

 

BARTHELEMY   Mi chiedo se è stato giusto sacrificare agli affari la fedeltà a Nostro Signore.

 

SUZANNE   Dentro di noi gli siamo sempre stati fedeli, presto anche fuori si vedrà.

 

BARTHELEMY   Andate, Dio vi benedica, andate a far ciò che dovete e riguardatevi, il temporale di ieri ha lasciato fresco, mettetevi uno scialle sopra il corpetto...il bambino...

 

(Suzanne si toglie gli zoccoli, infila le scarpe nere della festa, a punta larga, con un piccolo tacco e la suola ben chiodata, utili ad evitare l'inciampo sull'acciottolato sconnesso delle viuzze del centro di Nimes)

 

SUZANNE   Speriamo vada bene. Devo incontrarmi con Jaquette e confermare l'avviso a due quartieri. Agli altri penseranno Elisabeth e Marguerite, ci ritroveremo tutte alla piazza della Frutteria.

 

(Barthélemy la bacia stringendola a se con dolcezza. Suzanne esce dal mulino.)

 

 

 

                                                                                (continua)

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lunedì, 21 gennaio 2008

Marie Durand

 

I.

 

Anno 1730, fine dell'inverno. Città di Nimes, a destra della cattedrale, antico palazzo vescovile. Sala di rappresentanza. Sono presenti: il vescovo, il capitano dei Dragoni, l'inquisitore, l'intendente, uno scrivano.

 

 

 

INTENDENTE   Signori, vi ho convocati per ordine del Re. La probabile guerra contro la Gran Bretagna impone la massima vigilanza per prevenire e reprimere nuovi tumulti degli eretici in Provenza. A sei anni di distanza l'editto del 1724  è disapplicato, abbiamo notizia che le riunioni clandestine nelle Cèvennes si moltiplicano e che emissari segreti del nemico si sono infiltrati tra gli ugonotti. Da Ginevra arrivano sempre nuovi pastori ad infiammare gli animi e sollevare il popolo nelle assemblee.

 

INQUISITORE   Mai come in questo tempo occorre rilanciare la crociata della vera religione. I battesimi non si registrano più nelle prime ventiquattro ore dopo la nascita, e i nostri parroci non visitano gli ammalati in punto di morte, inoltre da circa due anni non vengono comminate pene capitali ai pastori ugonotti. Dall'esecuzione del ribelle Antonio Roussel più nessun eretico è salito al patibolo. I pericolosi criminali Antonio Court e Pierre Durand scorrazzano in libertà ed a nulla è valsa la taglia di 10000 lire sulla loro testa! Son ben protetti e tengono i collegamenti tra le comunità isolate. In nome del Re e del Santo Padre bisogna agire immediatamente.

 

VESCOVO   L'eresia nelle Cèvennes ha fatto tali progressi quali non s'erano più visti da trentacinque anni. Gli eretici reclutano ovunque nuovi adepti, specialmente tra il popolino e le corporazioni artigiane. Il cardinale Richeliu ha da tempo richiesto di passare all'azione contro di loro, non risparmiando i convertiti più sospetti.

 

INQUISITORE   Il Santo Padre, è stato preveggente nella sua Bolla Unigenitus, ribadendo la condanna globale, senza appello, degli eretici e contro le loro teorie false, capziose, malsonanti, offensive per pie orecchie; scandalose, perniciose, temerarie, ingiuriose per la Chiesa e la sua prassi, e non solo per la Chiesa, ma anche per il potere civile: contumeliose, sediziose, empie e blasfeme!

 

CAPITANO DEI DRAGONI   L'intendente della Rochelle ha già inviato Dragoni a Saint-Onge, verso Montauban e verso l'Ariege. Anche noi, in città e nelle Cèvennes siamo pronti. Ho uomini fidati e decisi che altro non attendono che riprendere l'antico costume per convertire gli eretici, imprigionare i loro capi, impedire le riunioni di preghiera, l'insegnamento della dottrina blasfema, il passaggio ereditario dei beni; tutti frutti velenosi rinati dalla tolleranza e dal decadimento dei costumi. Anche in alto, anche vicino al Re, ci sono molti uomini pavidi che diffondono le idee dei filosofi contrari alla cattolica religione. Non dobbiamo tollerare più questo stato di cose.

 

INTENDENTE   Lo sappiamo e agiremo con durezza. Non abbiamo dimenticato gli assassini compiuti da quelle bande sanguinarie di fanatici con le bianche camicie, che trucidarono, al Pont-de-Montvert, l'abate Chaila.

 

INQUISITORE   I filosofi moderni, spargendo tenebre e strappando dal cuore la religione, aspirano anche a questo: che gli uomini sciolgano tutti i legami con i quali sono uniti ai loro superiori e vincolati al loro dovere. Essi vanno gridando e imprecando fino alla nausea che l'uomo nasce libero e non soggetto a nessun altro uomo e che, quindi, la Società è una folla di uomini inetti, che stupidamente si prosternano dinanzi ai sacerdoti, dai quali sono ingannati e dinanzi al Re, dal quale sono oppressi.

 

CAPITANO DEI DRAGONI   Dunque Albi non ha insegnato nulla? E nulla il sangue dei centomila della notte di San Bartolomeo sgozzati nei loro letti? La grazia di Dio ci abbandonerà se non schiacceremo il capo all'eresia come ha ben detto il maresciallo Villars.

 

INQUISITORE   Si, ci abbandonerà, e non solo: crolleranno i Regni e anche noi saremo braccati come prede. Chi non vede che tali eresie apportano tanto maggior pericolo alla tranquillità ed alla quiete pubblica, quanto più si tarda a reprimere l'empietà di coloro che ne sono autori; e che tanto più danneggiano le anime redente dal sangue di Cristo, quanto più si diffonde la loro parola subdola, simile al cancro, e si introduce nelle pubbliche Accademie, nelle case dei principali personaggi, nei palazzi principeschi, si insinua, cosa mostruosa, persino nei luoghi sacri?

 

VESCOVO   In città, Piazza della Frutteria è il centro dove gli eretici si incontrano quotidianamente scambiandosi le informazioni sull'arrivo dei loro pastori. Padre Pen tiene orecchie ed occhi ben aperti. Una donna che vende fiori all'angolo di rue de la Madeleine, deve essere strettamente sorvegliata.

 

CAPITANO DEI DRAGONI   Lo stiamo facendo da molti giorni perché circolano voci sulla convocazione di un'Assemblea clandestina. Dove e quando non sappiamo, ma faremo il nostro dovere.

 

INQUISITORE   Gesù ve ne renderà merito. Le vostre testimonianze di fede e di lealtà alla chiesa sono ben note fin dal tempo di Luigi XIV. Dopo l'editto di Nantes la missione di conversione ha dato buoni frutti, ma adesso i costumi si sono allentati e circolano di nuovo le perniciose dottrine di Calvino e dei suoi accoliti!

 

INTENDENTE   Ebbene, signori, per la gloria di Dio, della sua Santa Chiesa e della corona di Francia, non indugiamo oltre, mai compito dettato dall'amore fu più giusto e puro.

 

INQUISITORE   Alla durezza della repressione verso i capi facinorosi si accompagni la possibilità della vera conversione alla nostra fede per i più ingenui; non occorrono processi pubblici né esecuzioni dimostrative che troppe volte hanno ottenuto gli effetti indesiderati di eccitare le folle alla violenza e al terrore; occorre tradurre gli arrestati nelle sicure prigioni  delle guarnigioni e sulle galere nel mare, e le donne resistenti, le profetesse, che rifiutano la confessione e la comunione, siano deportate alla Torre di Costanza, ad Aigues-Mortes. Là avranno tutto il tempo per espiare i gravi peccati di cui si son rese colpevoli!

 

VESCOVO   Che Dio ci benedica!

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sabato, 19 gennaio 2008

GIORNATA DELLA MEMORIA.

 

Il 27 gennaio 1945, si spalancarono finalmente i cancelli di Auschwitz.

Oltre sei milioni di vite umane erano passate per i camini dei forni crematori.

Tra loro, il corpo della piccola Gigliola,  di appena sei mesi di età, nata

nel Campo di Concentramento di Roccatederighi, in Maremma.

La memoria si alimenta con la ragione, la tolleranza, l’amore.

La libertà di coscienza e il rispetto per i “diversi”

ne sono presupposti fondamentali, in tutti i tempi.

Marie Durand, la protagonista della nostra storia, nacque nel secolo

dei Lumi. Rimase incarcerata per 38 anni con altre decine di donne

che professavano la fede “ugonotta”. Queste vite spezzate di donne,

vittime dell’assolutismo politico, del fanatismo cattolico, e dell’intolleranza,

sono alla base della “Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo”.

 

 

Una storia di donne…un forte messaggio per la dignità umana e la libertà di coscienza(Parte prima).

 

         “La verità non ha ora, è di tutti i momenti, specialmente dei momenti

           in cui ci sembra inopportuna”.

 

                                            A. Schweitzer

“...anéantir l’etre, c’est la loi de toute tyrannie; écraser toute personnalité intellectuelle et religieuse qui se dresse, briser les coeurs en meme temps que les esprits et les volontés. C’est contre cette tentative des autorités...que Marie Durand eut à “résister”. (1)

 

                                            E. Gamonnet

 

(1) ”...annullare l’individuo è la legge di tutte le tirannie; schiacciare le personalità intellettuali e religiose che tentano di sollevarsi, confondere congiuntamente i sentimenti, lo spirito e la volontà degli uomini. E’ contro questo tentativo autoritario che Marie Durand ha resistito.”

 

Marie Durand

(1711 – 1776)

 

Dramma dell’intolleranza e della resistenza

 

 

INDICE

 

Introduzione.

Personaggi, luogo di svolgimento, epoca dei fatti.

I.     Anno 1730, città di Nimes. Palazzo vescovile.   

II.    Interno di un mulino a Nimes.                 

III.   Piazza della Frutteria a Nimes.                

IV.   Assemblea dei protestanti nelle Cèvennes.    

V.    Cella sotterranea della prigione di Nimes.  

VI.   Cella della Torre di Costanza ad Aigues-Mortes.

VII.  Notte, arrivano nuove prigioniere.           

VIII. Marie Durand scrive una lettera.

IX.    Buone notizie.                                  

X.     1768. La liberazione.                                

XI.    Bouchet de Pranles.                            

XII.   Marie Durand e Victorie.                      

XIII.  1776, morte di Marie Durand.                       

XIV.  1789. Allez à la tour de Costance, souvenez vous, toujour.                                      

Fonti.

Ringraziamenti e note.

INTRODUZIONE

 

 

Marie Durand nacque il 15 luglio 1711 a Bouchet de Pranles fra le gole dell’Ardèche in Francia. La sua famiglia era di confessione ugonotta (riformati francesi), percorsa da una pietà protestante sobria, radicata nelle letture bibliche, lontana dai risentimenti, disposta a mediare. Erano gli ultimi anni di regno di Luigi XIV, il famigerato re che aveva instaurato in Francia il potere assoluto e che nel 1685, con l’editto di Fontainebleau, aveva revocato l’editto di Nantes del 1598, ponendo fine alla tolleranza religiosa nei confronti di confessioni diverse dal cattolicesimo. Il sovrano aveva decretato: la distruzione dei templi riformati; il divieto assoluto di praticare la “religione pretesa riformata” in pubblico e in privato; la chiusura delle scuole protestanti; la fuoriuscita dei Pastori dai confini del regno entro quindici giorni dall’entrata in vigore dell’editto, se non avessero abiurato; la confisca dei beni agli irriducibili; la condanna a remare a vita sulle navi reali per l’emigrante clandestino se uomo, il convento e la prigione se donna; l’obbligo del catechismo cattolico ai bambini, ribattezzati in massa.

                La famiglia di Marie continuò a praticare la religione riformata a livello domestico e nelle assemblee clandestine comunitarie, tenute in luoghi lontani dai centri abitati, in cui si celebrava la santa cena. Il fratello di Marie era pastore riformato e per questo ella fu arrestata il 25 luglio 1730: aveva 19 anni. Fu rinchiusa nella Torre di Costanza, ad Aigues-Mortes, vicino al mare, tra paludi e saline. Suo fratello fu catturato nel 1732 e rifiutando l’abiura fu impiccato. Marie Durand trascorse 38 anni di prigionia nella Torre insieme ad altre 84 compagne che si alternarono negli anni; fu l’animatrice di quella comunità di “prigioniere della fede” affrontando in tutti quegli anni le situazioni di scoramento, disperazione, malattia, follia, abiura...Tenne una importante corrispondenza con pastori, benefattori e intellettuali, fu il baluardo della lotta per la libertà di coscienza contro l’intolleranza.

                Sul bordo del pozzo della prigione incise la parola “Resistere” che si può leggere ancora oggi. Fu liberata il 14 aprile 1768 insieme alle ultime prigioniere grazie all’intervento di Voltaire ed altri illuministi, ma grazie soprattutto all’onestà morale che le animava e che aveva destato ammirazione in gran parte dell’Europa.

                Tornò a vivere nella casa paterna con una compagna della Torre e vi morì serenamente nel 1776. Prima di morire lasciò una lettera e un biglietto pregando una giovinetta che era nata nella Torre da una prigioniera, di custodirle e di passarle ad altri o altre quando sarebbe arrivato il momento estremo: la lettera conteneva l’elenco delle prigioniere della Torre; il biglietto era un invito: “Allez à la Tour de Costance. Souvenez-vous, toujours”. Questo invito ci riporta imperiosamente ai nostri giorni in cui non c’è la prassi e la consuetudine al ricordo; il far memoria è tacciato di ideologia e la “filosofia” dilagante è quella dell’apparire, del successo, dell’assenza di etica nella politica, dell’arroganza e della sopraffazione che hanno preso il posto del dialogo, della fratellanza e della solidarietà.

                Resistere è allora un invito quanto mai attuale ereditato da coloro come Marie Durand e le donne della Torre di Costanza che sacrificarono la propria esistenza per la libertà di coscienza; da coloro che, uomini  e donne, combattendo nella Resistenza, scrissero con i propri ideali e il proprio sangue la parole fondamentali della nostra Costituzione; da coloro che oggi si appellano a quella Costituzione per costruire una società pacifica, tollerante, solidale e rispettosa delle persone nelle loro differenze.

 

                                                                      Angelo Merletti

 

PERSONAGGI, LUOGO DI SVOLGIMENTO, EPOCA DEI FATTI

 

Luogo di svolgimento: Francia, valle inferiore del Rodano, tra Bouchet de Pranles e Aigues-Mortes, Nimes, Parc Naturales des Cèvennes, Cavaillons, Torre di Costanza.

 

Epoca dei fatti: 1730 - 1789

 

Personaggi (in ordine di apparizione):

           

Intendente della città di Nimes

Inquisitore del Cardinale Richelieu

Vescovo della città di Nimes

Capitano dei Dragoni della città di Nimes

Scrivano del vescovo

Barthélemy, mugnaio nella città di Nimes

Suzanne, moglie del mugnaio Barthélemy

Jaquette, amica di Suzanne

Mosé, vecchio saggio

Olympe, venditrice di erbe a Nimes

Pen, prete

Giovane uomo nella prateria delle Cèvennes

Altro uomo nella prateria delle Cèvennes

Ombra lontana nella prateria delle Cèvennes

Ombra vicina nella prateria delle Cèvennes

Pastore protestante nella prateria delle Cèvennes

Carceriere della prigione di Nimes

Barbiere della prigione di Nimes

Marguerite, prigioniera nel carcere di Nimes

Anne, prigioniera nel carcere di Nimes

Elisabeth, prigioniera nel carcere di Nimes

Jeanne, prigioniera nel carcere di Nimes

Esther, prigioniera nella Torre di Costanza

Louise, prigioniera nella Torre di Costanza

Catherine, prigioniera nella Torre di Costanza

Madeleine, prigioniera nella Torre di Costanza

Marie Durand, prigioniera nella Torre di Costanza

Isabeau, vecchia cieca, prigioniera nella

       Torre di Costanza

Victorie, prigioniera nella Torre di Costanza

Clarisse, detta "La Frizole", prigioniera nella

     Torre di Costanza

Gabrielle, prigioniera nella Torre di Costanza

Marion, prigioniera nella Torre di

     Costanza, serva del Major di Aigues-Mortes

Principe di Beauveau

Cavaliere di Bofflers

Major di Aigues-Mortes

Gendarmi nella Torre di Costanza

Antoinette, figlia di Victorie

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