ASIA&DANTE ALIGHIERI: SPOSI
A Serrazzano sono andato a far visita alla tomba della mia amica poetessa, Asia Castellini. Sulla semplice lastra che chiude il suo sepolcro ci sono poche parole: “Asia Castellini/1912 – 2000/Amai la poesia/Amai la vita”. Parole semplici e vere. L’ho incontrata tardi, Asia, ma sono stato fortunato. Nel 1997 mi rilasciò una bellissima intervista ripercorrendo, con lucida memoria, la sua vita e mi regalò una decina di poesie. Le scattai alcune foto. Infine, come presidente di una piccola associazione culturale, “Il Chiassino”, le dedicai la tradizionale “Giornata della poesia – La Luna Nova “, il 22 novembre 1998. C’erano tante persone, amici ed amiche di Asia, alcune venute da lontano…Credo che per Asia sia stato uno dei momenti più belli della vita. Lei, così piccolina, tra il sindaco Bernardini e me, spariva dietro un mazzo di fiori che stringeva al petto. Ho pubblicato il testo dell’intervista sotto il titolo “Mi chiamo Asia Olinda Castellini, scrivo poesie ed amo la vita”, ma la lunghezza mi impedisce di proporla sul blog. Ne riporterò solo una parte: “…sono nata il 15 febbraio 1912, nel paese di Serrazzano, figlia di piccoli affittuari. Ho sempre avuto questa voglia della poesia, fin dai tempi della scuola; ho fatto la quinta a Serrazzano con la maestra Mazzinghi, ero piccina di statura e la maestra mi aveva messo il soprannome “Bruscolo”. A scuola ero brava in italiano (in aritmetica piuttosto scarsa) e mi ricordo che in seconda (tutte le classi erano insieme) la maestra leggeva i miei temi e diceva: “Sentite Asia cosa ha scritto”. Un giorno disse: - Fate un pensierino sulla farfalla – (s’era all’inizio dell’anno e avevo imparato a scrivere da poco), io svelta svelta scrivo il pensierino:
La farfalla è carina
ha le ali di vari colori,
vola dolcemente per l’aria
posandosi spesso sui fiori!
Da allora non ho più smesso. Sono diventata una ragazza allegra, di comitiva…avevo molti amici e mi garbava stare con loro. Ero bionda, avevo l’oro nei capelli. “O Bionda che vai già via?” “Si” “Stai un altro po’!” Allora dicevo: “La Bionda Castellini come un lampo/lascia gli amici sul limite del campo!” E un altro giorno ripetevano “Stai un altro po’!” Allora dicevo: “La Bionda Castellini in un baleno/lascia gli amici e va’ a rimette il fieno!” La rima mi veniva spontanea, ed anche ora mi viene. Ad esempio, sto’ qualche periodo un po’ più ferma, ad un tratto mi si comincia a risciogliere, la notte mi levo e scrivo…Penso spesso alla mia gioventù lontana. Il sole quando andava sotto tramontava dietro il fossetto di Monterufoli, ora non ci arriva più, il giorno è più corto! L’ho detto e lo ripeto a tutti. Anche gli scienziati hanno constatato che è cambiato qualcosa, il sole non tramonta più nello stesso punto! Fa il giro più corto e non è più luminoso come una volta, l’atmosfera è regliata, non è più limpida come cent’anni or sono…ma, forse, il cambiamento è soltanto nei nostri pensieri. Io, quando tagliavo il grano, guardavo il sole, era tardi, eppure era sempre lì nel mezzo ed io falciate, ma il sole non voleva andar giù! Nella mente mi s’affacciavano le rime e le storie, gli stornelli e gli indovinelli. Mi venivano in testa parole strane ed io dovevo controllare il vocabolario per vedere se esistevano davvero…ho letto pochi libri oltre quei due o tre della scuola. Non avevo le possibilità di comprarli. Ho conosciuto Dante Alighieri, anzi, ci siamo sposati, ma la Divina Commedia non l’ho mai letta! Ho deciso di sposare Dante quando sono ritornata a Serrazzano dopo decenni di assenza e di vita in città, facendo la bambinaia in famiglie che mi amavano, e stentavo a riambientarmi. Dante viene in Campocotto e mi fa la serenata…mi son decisa a sposare per problemi familiari e poi per fare una cerimonia semplice, caratteristica, originale, come ai tempi primitivi. Dante sapeva che ero nei guai e una bella notte venne con un misero strumento di terracotta e uno zufoletto di canna… Senti l’ottava rima sul nostro matrimonio che ho composto nel mese di maggio 1967, incominciò così:
Sei bella, svegliati,
fiore di simpatia,
ti voglio fare mia,
non mi far aspettar più!
Sei bella, svegliati,
affacciati al balcone,
accendi lo lampione,
illumina il mio cuor!
Sei bella, svegliati,
fiore di primavera,
amabile e sincera,
ti voglio insieme a me!
Rispondo al suo richiamo dicendo così:
Accendo il mio lampione,
illumino il balcone,
l’amore c’è per te
come ce l’hai per me!
Finita la dichiarazione, messi d’accordo, giurano eterno amore. S’incomincia subito a parlare di matrimonio che invia così:
E’ ritornato Dante e m’ha veduta,
m’ha detto <cosa fai lì pensierosa?
Lo so, ormai sei ciccia venduta;
vieni con me ti voglio fare sposa,
giacché t’ho ritrata e ‘un t’ho perduta,
noi parleremo lingua, rima e prosa,
non aspettare tanto e non tardare
in breve tempo si deve sposare.
Stretta tra le mie braccia devi stare
e seduti staremo su una sedia,
di tutto quanto mi devi ascoltare,
leggiamo il libro la Divin Commedia,
tendi bene l’orecchio e ‘un ti scostare
anche se calcolando dai una media,
ma t’assicuro con sincero viso
c’è Inferno, Purgatorio e Paradiso.
Il vestiario viene da Treviso
anche se rosso, lungo, all’anticaglia,
le labbra tremolanti d’un sorriso
l’asino nel campo che ci raglia,
e nella siepe un fiore di narciso
sull’aia non mancan pula, strame e paglia,
abbiamo scelto un albero gigante,
l’uccelli ci ricolmano di cante>.
(Spiegazione del matrimonio: due alberi scelti, prosperi e accoglienti: uno fronzuto con foglie fresche e profumate, l’altro con la chioma tutta in fiore di un colore rosa antico. Dante mi prende per mano, mi fa fare tre giri al gambo della pianta con le foglie dicendo ad ogni giro):
Quest’albero ha le foglie,
vuoi esser tu mia moglie?
Io rispondo: “Si!” per tutte e tre le volte. Poi vado all’albero fiorito, lo prendo tra le mani, gli giro intorno canterellando:
Quest’albero è fiorito
vuoi esser tu mio marito?
Dante risponde “Sì” per tutte e tre le volte e il matrimonio è fatto ed è valido: abbracci, baci, e uno sbatter d’ali da tutti gli uccellini per dimostrare un poetico EVVIVA!
Il matrimonio mio è intorno alle piante
come facevano prima gli antenati,
pronuncio il Sì e lo pronuncia Dante,
è una cosa da rimaner incantati;
e delle cose ne diremo tante,
parleremo più che avvocati,
come facciamo noi è originale
non c’è nessun che possa fare uguale.
Anche senza trinati e niente gale,
il sottanone lungo, e giù di sotto
neppure apparecchiato nelle sale,
si svolge tutto quanto in Campocotto
fra forche, zappe, vanghe e pale.
Ci gettiamo sull’erba giù di botto
e lì si mangerà con allegria
dove stavan Trionfo con Maria.
E’ tutta verità, non è bugia,
vivevano imboscati e solitari,
prima quella terra era anche mia,
si lavorava coi miei familiari,
ma noi la sera si veniva via,
Maria e Trionfo invece stazionari
fra pini, aceri, sorbi e una lecceta
la sera gli scendeva la cometa.
La luna dolce la farò in Rogheta
tanto l’abbigliamento è di fustagno,
meglio così che l’abito di seta
io son contenta tanto, non mi lagno,
e poi proseguiremo per Farneta
rasente il fosso si può fare il bagno,
e con l’aiuto del buon Padreterno
avremo il Paradiso e non l’Inferno!
Certo che ho vinto un grosso terno,
anche se mai mi son provata al Lotto,
e dei versi n’ho scritti un quaderno
e ho elogiato Dante perché dotto,
la legna prepariamo per l’inverno
di selvaggina facciamo lo stracotto
e per dormire al gambo d’un bel faggio
col sacco e paglia e con tanto coraggio.
Se per caso piove ho preparato
un enorme ombrello d’incertao.
More, fragole, mirtilli e lamponi:
si scelgon sempre bocconcini buoni,
frutta di produzione naturale
quella di bosco non ci farà male!
Quanti funghi! In quella fitta macchia
è un’allegria, una pacchia!
Di fa’ un figliolo non glielo prometto:
è secca la fontana e non c’è il getto!
Mormora il ruscello e non si cheta
illumina la luna e la cometa
e così, senza pensieri,
ci firmiam Dante e Asia d’Alighieri.