mercoledì, 25 giugno 2008

L’antica domanda: chi siamo?

 

Ho aperto il blog di Rioro, dopo tanto tempo. Ha degli amori tenaci, profondi e, forse, veri. Ci spiega con garbo e passione perché ama il Brasile (e i cani, e la musica, il cinema, i libri, Gloria, i tramonti evocativi e tante altre cose, più o meno arcane e misteriose). Io non sono mai uscito dai confini della vecchia Europa, ossia, una sola volta, in un lembo d’Asia Minore, tra antiche rovine, mistiche presenze, campi di cardi selvatici e fumate con la pipa ad acqua all’essenza di mirto nei piccoli giardini di rose. Erano i bagliori del ’68 che s’irradiavano e tutto m’appariva possibile. Una storia personale, nulla a che vedere con la lotta politica che da lì a poco avrebbe  seminato morte e terrore. Ma, Rioro mi costringe a pensare. Cosa amo davvero in modo così forte? I ricordi, certo, ma essi vanno e vengono sull’onde del mio mutevole  animo; e dei ricordi, che cosa? La poesia? Non provo emozioni né tattili, né visive, né uditive, né erotiche, né gustative, solo simulacri di ricostruzioni virtuali, sedimentate per successive stratificazioni, posticce. Forse amo il mistero che è nella vita, il sogno che si materializza, o sembra materializzarsi, per poi scomparire nelle nebbie opacoriflettenti. Forse ho esaurito la “pila” dell’amore? Tutto m’appare effimero, senza corporeità, fare e non fare hanno lo stesso significato, e guardare lontano, ad esempio, all’avverarsi di speranzosi ideali, mi getta nello sconforto pensando alla brevità della vita umana. Idoli, vitelli d’oro, il Golgota, figlio dell’uomo e di tutte le stirpi, chi siamo? Guardo ad occidente il cielo turchese di questi primi giorni d’estate e ad oriente la volta del cielo cobalto ancora senza stelle: sui profili dei monti s’illuminano i villaggi e le città lontane, là, tanta gente, che soffre, che annaspa, che uccide, che cerca, che brama, ma per cosa? Siamo perfetti estranei a loro ed alle immense moltitudini. E loro a noi. Terminali immateriali dell’infinito.

 

Quando ti coglie la bufera, inattesa…

 

Percosso da una bufera

improvvisa

che scuote gli alberi

e il cielo

e pare non aver fine,

mi commuove il ricordo

lontano

d’un temporale d’estate.

 

Rannicchiato in una misera capanna

osservavo il bagliore dei lampi

e il correr dell’acqua

sulla nuda terra

mentre i topolini grigi

squittivano

tra le fascine ammucchiate.

 

Ero in pace con Dio,

col genere umano

e con me stesso!

 

Fiducioso e quieto attendevo

 che il liquido smeraldo

tornasse luce e oro

e la biscia si affacciasse

timida

e silenziosa dalla sua tana.

 

Ora mi copro il viso,

atterrito, e piango.

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categoria:chi siamo
mercoledì, 18 giugno 2008

SARDEGNA (2 – 12 giugno)

 

 

Si parte da Livorno per Olbia, mare calmo. Con la vecchia e sbatacchiata “Punto” ci avviamo verso il nord-ovest dell’isola, della quale visiteremo solamente il centro-nord. Naturalmente scansiamo la “Costa Smeralda” dei vip, dato che non abbiamo nulla da spartire con loro, e ci fermiamo per il primo pranzo ad un ristorante con vista mare a Badesi, dove si produce un ottimo vino. A Castelsardo, un paese caratterizzato dalla mole dell’imponente castello e dalle pittoresche case addossate, un intrico di vicoli e scalinate, dove ancora le donne creano a mano policromi oggetti con giunchi e palme, abbiamo la fortuna di trovare una camera alla Pensione PINNA sul lungomare, una pensione deliziosa, a conduzione familiare (due simpaticissime e affabili sorelle), con vista sulla piccola spiaggia sottostante e il castello medievale. Un incanto! (tel. 079-470168) Ci fermiamo per tre notti e non ce ne pentiremo. A Castelsardo: Dall’antica finestra/si vede il Castello,/l’azzurro mare/riaccende il desiderio,/canta un uccello/nella fresca penombra/d’una luna di seta.  Memorabile la visita al “retablo” della cattedrale, alla cripta ed alla madonna del sale, una scultura lignea policroma, accompagnati, fuori orario, da Piero, gentile e appassionata guida. Nei pressi di Sassari visitiamo le chiese romanico-pisane tra cui la stupenda Trinità di Saccargia, che ci riporta alla mente il mitico viaggio di Carlo Levi nei primi anni ’50 del secolo scorso mirabilmente descritto nel libro “Tutto il miele è finito”.A Stintino, ammiriamo i colori incredibili di un mare esotico e ci arrampichiamo, solitari, sulla nera roccia basaltica per dominare l’Asinara. Nell’isolato paese di Ardara ci rechiamo per visitare la chiesa di Nostra Signora del Regno, il cosiddetto “Duomo Nero”,  che conserva il più grande e complesso “retablo” esistente in Europa, opera di un pittore locale, Giovanni Muro, risalente al 1515! Ad Alghero, città d’impronta catalana, anzi, ancora fortemente legata per cultura e tradizioni alla Catalogna, ci fermiamo una notte, dopo l’escursione a Capo Caccia ed alla famosa “Grotta di Nettuno”, con le gambe indolenzite per l’ascesa e la discesa di  oltre 1600 alti scalini su una parete a strapiombo sopra un mare di turchinetto! Capo Caccia è una meta “geografica” che ci ricorda, sotto la fredda pioggia, un’altra memorabile avventura di vent’anni fa, a Capo Nord! (altri tempi). Alla modesta e costosa sistemazione in un B&B, fa da contrappunto una bella serata alla pizzeria Casablanca (079-983353). Partiamo verso Bosa lungo una costiera vergine e montagne desolate, per entrare nell’interno, Macomer, Nuoro e poi giù, giù, verso le coste più appartate dell’est fermandoci per due giorni a Santa Maria Navarrese, deliziosa località marina centro di escursioni per mare e di trekking sulle alte montagne che la circondano. L’Hotel Nicoletta (www.hotelnicoletta.info), merita una citazione, per il prezzo, la signorilità, il comfort, le colazioni e le cene convenzionate con il ristorante “Lungomare” al modico prezzo di 15 €. Siamo fortunati perché il flusso turistico è quasi inesistente in questo periodo. Il grande ulivo millenario attrae la nostra curiosità e così uno spettacolo di canti e balli in costume tradizionale di Baunei, eseguito per gli abitanti locali più che per i pochi turisti. A Barisardo passeggiamo sulla soleggiata e quasi deserta spiaggia della Torre di Barì, visitando il popoloso paese e i luoghi ove aveva vissuto la giovinezza una nostra carissima amica, tutto quasi intatto. Infine riprendiamo la corsa verso il nord-est attraversando le montagne e fermandoci ad Orgosolo, un tempo noto per i suoi “banditi” ed oggi per i suoi “murales” di ispirazione naif a sfondo politico che mi lasciano  un’impressione di artificioso clima letterario-rivoluzionario in un contesto ambientale sottosviluppato e depresso. A Nuoro, appartata città in altura, non possiamo trascurare l’interessante Museo della vita e delle tradizioni popolari sarde, la casa natale e la tomba della scrittrice Grazia Deledda e l’ascesa al Cristo Redentore sulla sommità del Monte Ortobene (www.grillohotel.it). Infine il tuffo verso il mare di Posada, S. Teodoro, Capo Coda Cavallo e la comoda nave che da Olbia ci avrebbe riportato a casa. Tante suggestioni, tanti momenti felici, voglia di ritorno. Adesso leggo i Proverbi di Salvatore Loi e di Giovanni Spano, ascolto le canzoni di Maria Carta, mi diverto ad ammirare le fotografie e le cartoline…A chiusura mi sia concesso di riportare il testo di una lapide che “I sardi” apposero nel 1905 sull’Ortobene a ricordo di Luisa Jerace, misteriosa donna ispiratrice della grande scultura del Cristo Redentore:

 

Donne nuoresi candidi

vecchi pastori erranti

lavoratori spersi nella vallata aulente

o voi tutti che al cerulo

cader della sera

volgete gli occhi oranti verso

dell’Ortobene e al bronzeo immenso altare

Redentore sorgente

tra fior di rosee nuvole

offrite il vostro cuore

ricordate la tenera

donna che là oltre mare

per voi inspirò l’artefice ed

ora sciolta dai veli                                                                                                      

mortali eletto spirito

oltre i lucenti cieli

offre il fior della

preghiera al Redentore.   

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categoria:sardegna 2008
martedì, 17 giugno 2008

RITORNO A CASA

 

M’incammino nel secondo anno di un blog disadorno, intimo, per me specchio di una età inquieta e di un orizzonte oppresso dall’incertezza e dallo scontento, ma cammino…Ritrovo, al mio ritorno a casa, di che gioire e di che dolermi,  si direbbe – come tutti, non sei Unico! Carlo -, si, come tutti, ma il mio tempo è breve e non mi rallegra il ricordo dei giorni felici, forse mi porta un raggio d’oro, un’onda magnetica che mi scuote, un sospiro lontano, quasi d’altro mondo, la poesia fatta ragazza di mare e limoni, forse…ma a che pro?  Ritorno a cercare l’amato Maestro, Tu Fu, e il desiderio di pace mi coinvolge: sfilano ancora una volta nella mia mente la canzone della  sposa novella ed il lamento delle venditrici di legna…la bella dama mi commuove mentre raccoglie un fiore, non per metterlo tra i capelli, solo per inebriarsi del suo profumo che svanirà. L’aria è fredda per la leggera veste colorata; eppure mentre fuori ella si attarda, la sera è illuminata dalla sua bellezza. Così mi soffermo nei pensieri notturni, sulla pace e sulla guerra:

 

La brezza dei boschetti di bambù

penetra fresca nella stanza; chiari

raggi di luna nel cortile danzano;

in grosse gocce cade la rugiada;

rade stelle scintillano; le lucciole

si spostano nel buio, e presso il fiume

s’alza il richiamo degli uccelli acquatici;

 

e meditando su una strana cosa –

che tutto il mondo s’affidi alla guerra,

non alla pace – in dolorosa veglia

io trascorro la notte.

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categoria:pensieri notturni
domenica, 01 giugno 2008

AVVISO AI BLOGNAUTI!

RITORNERO' OPERATIVO IL 16 giugno 2008, AL RITORNO DA UN PELLEGRINAGGIO IN SARDEGNA. SALUTO E AUGURO FELICITA' AI MIEI CONOSCIUTI E SCONOSCIUTI AMICI CHE MI HANNO SPESSO REGALATO ORE FELICI! CIAO!

postato da: karl38cg alle ore 08:35 | Permalink | commenti
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