giovedì, 31 luglio 2008

PROVERBI LICENZIOSI (XI)

M

 

M’importa una sega!

Ma che vuoi insegnare ‘a babbo a pipà?

Ma vai a quel paese!

Ma vai in culo!

Madre che fila poco, i suoi figlioli mostrano il culo.

Malanno e donna senza ragione, si trovano in ogni luogo e in ogni stagione.

 

Mangia bene, caca forte,

e non temer la morte.

  

Mangiai la pappa,

diedi morsi al pappo,

stetti a cecce,

feci le feste alle tette di casa,

mi ninnolai co’ dindi,

spesso ruzzolando mi feci la bua,

e non volli quelle

cose di cui la tata

mi diceva ch’ell’eran cacca.

 

Marito minchione, mezzo pane.

Marito tirchio fece la moglie ladra.

Marta, si strappa la carta!

 

Mattone per ritto e donna in piano,

reggono anche il duomo di Milano.

 

Me l’ha tirato nel culo!

Meglio aver delle corna che delle croci.

Meglio che nulla, marito gobbo: almeno porta fortuna.

Meglio che nulla, marito vecchio.

Meglio geloso che cornuto.

Meglio le ferite da chi ci ama, che i baci ipocriti da chi ci odia.

Meglio puzzà di merda che di povero.

Meglio soli, che male accompagnati.

Meglio una donna bella ignuda, che una brutta vestita.

Meglio un amore senza successo, che una unione senza amore.

Meglio un buon amico che un cattivo marito.

Meglio un uccello in mano, che un tordo sul ramo.

Meno fiamma e più brace fan l’amore più tenace.

Mettere il culo alla finestra.

Mettere il culo in mollo.

 

Mettere incinta una donna e poi sposarla,

è come pisciare in un cappello e poi metterselo in capo.

 

Mettersi a buco punzone.

Mi fai una sega!

Mi girano i coglioni

Mi hai rotto i coglioni!

Miele sulla lingua, veleno nel cervello.

Moglie bella, ti fa far la sentinella.

Moglie e fuoco, stuzzicali ogni poco.

Moglie, schioppo e cavallo, non li prestare a nessuno.

Mogli e guai, non mancan mai.

Molte donne non si rendono conto di star sedute sulla propria fortuna.

Monaca si, ma in un convento di frati.

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mercoledì, 30 luglio 2008

PROVERBI LICENZIOSI (X)

 

L                                                                                                     

 

L’amor comincia con suoni e canti,

e poi finisce con dolori e pianti.

 

L’amor del forestiero è come il vin del fiasco,

la sera è buono, la mattina è guasto.

 

L’amore dà amarezza.

L’amore di Carnevale muore di Quaresima.

L’amore e le donne la sanno lunga.

L’amore è cieco.

L’amore è cieco, ma vede lontano.

L’amore è come il carciofo, prima di arrivare al buono ti devi pungere.

L’amore è come il cetriolo, comincia dolce e finisce amaro.

L’amore è simile alle patate: ha molti occhi, ma non ci vede.

L’amore è una cosa piena di ansioso timore.

 

L’amore fa passare il tempo

e il tempo fa passar l’amore.

 

L’amore fa portar le calze vuote.

L’amore farebbe uggiolare in rima un cane.

L’amore nasce con uno sguardo.

L’amore non è bello, se non è leticarello.

L’amore non è fatto solo d’amore.

L’amore non fa bollire la pentola.

L’innocenza non ha bisogno di bucato.

L’occhio nero si fa guardà, l’occhio grigio innamorà.

L’uccello dell’uomo non fa ova.

L’uccello padulo vola all’altezza del culo.

L’uomo cattivo picchia il suo cane anche in un giorno felice.

L’uomo è cacciatore, ma la donna è pescatrice.

 

L’uomo è fuoco e la donna stoppa;

vien poi il Diavolo e gliel’accocca! (cioè fa scattare la sua trappola).

 

L’uomo ha due occhi per vedere, la donna due occhi per essere vista.

L’uomo non è di legno.

L’uomo senza donna è un asino senza cavezza.

 

L’uomo senza la donna,

è come una vigna senza siepe,

un giardino senza fonte,

un fiume senza barca,

uno specchio senza luce,

un diamante senza chiarezza.

 

La bella di Campiglia, tutti la vogliono e nessuno la piglia.

La bellezza non crea la casa.

La beltà senza la grazia è un amo senza esca.

 

La bocca delle meretrici è una fossa profonda,

chi è nemico di Dio vi cade.

 

La carne fa la carne

il pane mantiene

buon vino fa buon sangue

il pesce fa le vesce

e l’erba fa la merda.

 

La casa va male, se la donna porta i calzoni e l’uomo il grembiale.

La civetteria distrugge l’amore.

La cosa più brutta in un vecchio è la lascivia.

 

La colpa fu del vento

che buttò giù la canna;

o bimbo, fai la nanna

che babbo in casa c’è![i]

 

La costanza mise l’ugna al cazzo.

La croce e il lanternone, toccan sempre al più coglione.

 

La donna dalle belle ciglia,

tutti la vogliono e nessun la piglia.

 

La donna che si marita deve portar la dote nelle dita.

La donna è come il maiale, non si butta via nulla.

La donna è come l’appetito, va contentata a tempo.

La donna è come l’onda, o ti sostiene o t’affonda.

La donna è come la castagna: bella di fuori e dentro ha la magagna.

La donna è come la perla, meno è vista più è bella.

 

La donna è mobile,

qual piuma al vento,

muta d’accento e di pensier.

 

La donna è un male necessario.

La donna girellona è acqua in un vaglio.

La donna ha più capricci che ricci.

 

La donna mostra i suoi anni

quando s’alza da letto,

l’uomo quando ci va.

 

La donna ne sa una più del Diavolo.

La donna onorata può star dentro un’armata.

La donna porta le lacrime in tasca.

La donna ridarella, o matta o puttanella.

La donna si duole quando vuole.

La donna, pur piccina che sia, vince il Diavolo in furberia.

La donna ride quando può, e piange quando vuole.

 

La fame fa fa’ ‘salti,

ma l’amore li fa fa’ più alti.

 

La ferita d’amore la sana chi la provoca.

 

La femmina di mondo è come la gatta,

davanti ti lecca, di dietro ti graffia.

 

La fica ‘un vol fichi.

La fica ci fa, la fica ci sfà.

La forza caca addosso alla ragione.

La mala femmina è come il vischio, non lo tocca uccello che non ci lasci le penne.

 

La merda non deve essere così sgradevole,

altrimenti miliardi di mosche non la mangerebbero.

La merda più si stuzzica e più puzza.

La moglie bella ha il podere fra le gambe.

La moglie è mezzo pane.

La moglie, per quanto è bella, dopo due mesi è tua sorella.

La Natura doveva fare la potta coi bottoni.

La passera è la cena dei poveri.

La passione violenta sazia, ma non contenta.

La pazienza è la minestra dei becchi, la speranza è l’altare dei coglioni.

La potta è il divertimento dei poveri.

La prima moglie è facchina, la seconda regina.

La puttana e la lattuga una stagione dura.

La puttana fila.

La ragazza dalle belle ciglia, tutti la vogliono, ma nessuno la piglia.

La ragazza è come la perla, men che si vede e più è bella.

La roba fa stare il tignoso al balcone.

 

La sapienza ti farà star lontano dalla donna adultera,

e dalla meretrice, che alletta con melate parole e libidine.

 

La tacca somiglia al legno,

amor fa amore e crudeltà fa sdegno.

 

La tavola e il letto, mantiene l’affetto.

 

La topa è dolce come la sapa,

piace al curato,

al vescovo,

e anche al Papa!

 

La vecchiaia viene con diciannove mancamenti…

e la gocciola al naso, che son venti!

 

La vergine volterrana non trapassa Porta Diana.

La vita è come la scala del pollaio: corta e merdosa.

 

La vita è un lampo,

la morte è uno schianto,

pigliallo nel culo un baleno.

 

La voce del popolo è come quella del culo: esce sempre quando un deve.

Lacrime delle donne, fontane di malizia.

Lampotta e l’ha in culo.

Lascia fa perse la moglie.

Lasciarsi cacare in capo.

Le belle di Mensano, svelte di coscia e pronte di mano.

Le belle senza dote trovano più amanti che mariti.

Le bellezze son le prime spedite.

Le brache d’altri gli rompono il culo.

Le buone intenzioni sono le seghe delle buone azioni.

Le capre ignoranti si grattano il culo con le corna.

Le corna giovani dolgono, dopo aiutano a campare.

 

Le corna sono come i denti:

fanno male quando spuntano,

poi servono a masticare.

 

Le donne che ci cedono non lo fanno mai per debolezza. Vogliono solo farcelo credere.

Le donne che non riescono in politica, sono quelle con le gambe corte.

 

Le donne di Selvena se ne vanno tre a tre,

so’ tutte culo e petto come bricchi di caffè.

 

Le donne e i ragazzi devono parlare quando le galline pisciano.

Le donne e le carte, non si comandano.

Le donne fedeli, o sono Sante, o non sono donne.

Le donne frigide sono come i politici: per piacere devono fingere.

Le donne hanno le lacrime pronte, come i cani la piscia.

Le donne hanno lunghi capelli e corti cervelli.

 

Le donne offrono le proprie grazie o per denaro o per calcolo:

le prime si fanno pagare, le seconde si fanno sposare.

 

Le donne per parer belle si fanno brutte.

Le donne piangono con gli occhi, e ridono col cuore.

Le ferite d’amor non le può sanare che chi l’ha fatte.

Le gambe delle donne stringon più delle tagliole.

 

Le labbra della meretrice stillano miele,

e molli più dell’olio son le sue parole.

 

Le lacrime delle donne sono il condimento della malizia.

 

Le palle dei cani

e i soldi dei villani

son sempre in vista.

 

Le parole sono femmine e i fatti maschi.

Le puttane più si fanno pagà più sono belle.

 

Le ragazze lo desiderano,

le sposate lo provano,

le vedove lo ricordano.

 

Le ragazze piangono con un occhio,

le maritate con due,

le monache con quattro.

 

Le smarrite si ritrovano, ma le perdute no.

Le voci del cuore non fanno rumore.

Levati da’ coglioni!

Levati dalle palle!

Levati di culo!

Lo sciocco parla solo con la bocca.

Lucchesi, Fiorentini e passere, n’è pieno tutto il mondo.



[i] Una donna aveva un ganzo che l’andava a trovare, quando il marito non era in casa. La donna, per far sapere che il marito non era in casa, metteva  fuori della finestra, appesi ad una canna orizzontale, i panni e se la canna non c’era voleva dire che l’amante poteva salire da lei; una tarda sera, durante un forte tempesta di vento, l’amante passò sotto la finestra e non vedendo la canna con i panni (sbatacchiata e portata via dal la bufera), si apprestava a salire le scale. La donna, che l’aveva visto, cullando il suo bambino si affacciò cantando la ninna-nanna!

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venerdì, 25 luglio 2008

PROVERBI LICENZIOSI (IX)

 

H

 

Ha il marchese.

Ha un bel manfano!

Hai cacato in San Giuliano.

Hai un culo sfondato!

Ho due coglioni che mi strascicano terra.

Ho il bruciaculo!

Ho il fuoco al culo!

Ho le mie cose!

Ho preso una bella inculata.

 

I

 

I castighi di Dio son tre: un foco, ‘na piena, una donna di Siena.

 

I freddi primaticci e gli amori serotini

ammazzano i vecchi.

 

I matrimoni so’ come riescono e no’ come si fanno.

I vecchi e i briachi son due volte fanciulli.

Il bacio sta all’amplesso, come l’aperitivo all’abbuffata.

Il bruno il bel non toglie, anzi accresce le voglie.

Il budello di tu ma’!

Il cavolo riscaldato e la moglie pentita, non sono mai buoni.

 

Il cazzo è il re della topa,

ma è anche l’unico re,

che con gli anni,

è destinato a morire inesorabilmente in esilio.

 

Il cazzo non ha le spalle!

Il cazzo ‘un vol pensieri.

 

Il culo è fatto per la gente dotta,

per il villan fottuto c’è la potta.

 

Il culo, quando invecchia, non pecca più.

Il culo qui non ce lo rimetti.

 

Il cuore della donna

 è come il melone,

a chi tocca una fetta,

a chi un boccone.

 

Il fumo va dietro a’ belli,

e a’ brutti l’acceca.

 

Il gioco, il letto, la donna, il fuoco, non si contentan mai di poco.

Il lupo che si travestì da pecora, lo prese nel culo dal montone.

Il marito è il sacco, la donna la fune.

Il matrimonio è la tomba dell’amore.

Il matrimonio è un male necessario.

 

Il monoteismo è più diffuso della monogamia:

è più facile accontentarsi di un solo Dio

che di una sola donna.

 

Il mutar costume e il sopportare le corna per forza è al pari del morire.

Il naso dei gatti, i ginocchi degli uomini e il culo delle donne son sempre diacci.

Il pianto delle belle donne trova subito chi l’asciuga.

 

Il porto di Livorno fa bandiera.

Te l’ho vedute le coscine, o cara:

e sul tuo petto ci giocai a primiera!

 

Il primo amore non si scorda mai.

 

Il primo anno baci e abbracci;

il secondo pappe e fasce;

il terz’anno a schiena voltata;

il quart’anno ‘un t’avessi mai trovata.

 

Il prim’anno baci e abbracci,

il secondo, fasce e stracci,

il terz’anno grida e grugni,

il quart’anno schiaffi e pugni.

 

Il primo anno si vorrebbe mangiarla, il secondo dispiace di non averla mangiata.

Il primo giorno dopo le nozze è spesso l’ultimo dell’amore.

 

Il pudore perduto anche una sola volta,

non lo si riacquista più.

 

Il ruzzar dei vecchi alle donne è noioso, perché loro aguzza la voglia e non la sazia.

Il tempo fa culaia, doman piove.

Il vecchio amore si mantiene, il nuovo va e viene.

Il vino è la poccia de’ vecchi.

Il vino è la potta de’ vecchi.

Il vizio solitario ha un gran vantaggio: fa risparmiare tempo e denaro.

 

Imprecazioni di ladro,

e lacrime di puttana,

non giungono mai al Cielo.

 

In amore il cuore non ha età.

In casa non c’è pace, dove gallina canta e il gallo tace.

In commercio ed in amore, sempre soli.

In compagnia prese moglie un frate, e una monaca si maritò.

 

In Fontebranda ci son di chiare fonti

ci vanno a fa l’amor che sembran santi,

ci vanno a far l’amor che sembran santi,

e l’acque chete rovinano i ponti.

 

Innamorarsi da vecchi è da matti.

In una casa povera, il marito carezza di più la moglie.

Invano si tende la rete dinanzi a ogni uccello.

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venerdì, 25 luglio 2008

Guardatela ora questa donna…

 

Bellissima la professora emergente nella sua luminosa nudità dalle acque mediterranee! Stupiti ed ammirati tutti i bagnanti aprirebbero un varco davanti a lei, qualcuno leccherebbe gli spruzzi di salsedine irradiati dalla sua corsa, altri, tenterebbero invano di accarezzarla, lei, si proprio lei, che molti vedono ogni giorno sul lungomare o nelle piccole trattorie ed altri in austere aule della sapienza, irreprensibile nell’alto bianco colletto a disquisire di filosofia. Guardatela ora questa donna, al culmine della sua bellezza, portatela nei vostri reconditi sogni, amatela come amante segreta, perché altra occasione non avrete. Forse intuirete cosa si celi nel profondo del suo cuore assetato di felicità e d’amore, forse, eppure l’animo suo resterà insondabile, la sua purezza inviolabile e la sua energia vitale a voi sconosciuta riempirà l’universo, come la poesia, la matematica, la muta melodia che s’irradia dal fondo dell’infinito. Ella manda baci leggeri, qualcuno, volando sulle acque e oltrepassando le montagne arriva fino a me e mi consola della vecchiaia troppo veloce che m’incanutisce le tempie, della smorfia dolorosa che mi piega le labbra per il destino umano, dell’angoscia che mi stringe il petto davanti al vuoto senso della vita…Ne serbo qualcuno tra le cose preziose che mi sopravvivranno. Sono riposti nella cassa di legno marrone, mescolati agli scritti che m’hanno accompagnato per tutta la vita. Si, non serbo brillanti, gioielli, denari…serbo la memoria, la bellezza, l’amore! Sfogliate con dolcezza i quaderni: i baci, come i fiori colti in primavere lontane, sono delicati, potrebbero svanire per sempre. Oh! quanto ne soffrirei, se nelle altre forme di vita, lassù, nelle Sfere Celesti, vedessi frantumarsi i legami surreali che ci legarono sulla Terra! Lo so, Ella appartiene all’Umanità, non a me o ad altro uomo, non sono geloso. Ma, posso confessarlo? io l’amo!

 

L’ansia del breve giorno

 

L’alba di caffelatte è

squarciata da un lampo

 

vivo il sogno di una notte

breve e agitata

 

sogno premonitore,

ambiguo, senza amore,

nel ronzio di vespe

dorate.

 

Le vespe son della

vendemmia al Campone,

sotto vesti leggere e

fruscianti,

il primo dolore di

bimbi e

palpare cosce tremanti;

 

i serpenti son della

montagna, avvolti

ai tronchi di castagni

selvatici,

hanno occhi ardenti

e grandi:

son la saggezza

del mondo e della

inquieta mia vita.

Oh! potessi anch’io

cambiar pelle,

potessi amare così

avvinto spira su spira,

baci senza veleno

nella calda brezza

del meriggio!

 

La piccola volpe

è l’ospite della sera

ch’entra lieve e

inatteso,

morde la mano

se tenti una

carezza,

ti osserva ambigua e

lancia il suo

richiamo ai cuccioli

 

affamati

della vita.

 

Poi il risveglio

e  l’ansia

del breve giorno

tra gli uomini.
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giovedì, 24 luglio 2008

PROVERBI LICENZIOSI (VIII)

G

 

Gallina vecchia fa buon brodo.

Geloso siete, morite cornuto.

Giovane ritirata, giovane desiderata.

Giuramento d’amante, poco conta e meno vale.

Gli amori nuovi fanno dimenticare i vecchi.

Gli fumano i coglioni.

Gli innamorati si creano da sé i sogni.

Gli occhi son la via dell’amore.

Gran fortuna passa chi puttana lassa.

Grande amore, grande dolore.

Grattugia con grattugia non fa cacio.

 

Guardati da un medico ammalato, da matto attizzato, da uomo deliberato, da femmina disperata,

da cane che non abbaia, da uomo che non parla, da chi sente due messe la mattina, da giocar danari, da praticar coi ladri, da osteria nuova, da puttana vecchia, da far questione di notte, da opinione di giudici, da dubitazione di medici, da recipe di speziali, da eccetere di notai, da spacci d’usurai, da lagrime di moglie, da bugie di mercanti, da ladri di casa, da nimico vecchio, da serva ritornata, da furore di popolo, da caval che scappucci (o inciampi), da odio di signori, da compagnia di traditori, da uomo giocatore, da lite con tuo maggiore e da frate confessore.
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martedì, 22 luglio 2008

A te porgerei la mia mano…

 

Illes Gyula, nasce (1902) in una famiglia di agricoltori e pur essendo venuto in contatto con i poeti parigini, rimane fedele alla terra ungherese  e alla voce pura della sua tradizione. E’ uno dei poeti più importanti nel panorama della lirica ungherese moderna. Non potendo rispondere con i miei versi alla meravigliosa e sensuale lirica di Kavafis (un poeta che amo!), che m’è giunta stasera, lo faccio con i suoi versi (nella traduzione di Sinisgalli, arrangiata maldestramente da me), sperando che colmino la fisicità del vuoto e delle parole che ci stanno separando:

 

Anche questo pomeriggio è passato.

Soltanto le rondini si divertono

ebbre, a lato della casa.

Pure questo giorno che tramonta

è stato come per l’assetato

il bicchiere colmo di vino

che la mano avida rovescia.

 

Ho scritto ieri una lettera lunga.

Calda e invitante come la sera

ecco arriva da te la risposta

col canto notturno degli uccelli.

Solo questo mi consola, del giorno fuggito,

del tempo veloce: che tu pure vieni,

e sempre a me t’avvicini a consolare la mia pena,

 

Le rondini guizzando disegnano

la linea leggera del tuo corpo.

La terra si fa più lieve al tuo passo,

il cuore attende una lusinga, una carezza.

Si mitiga in me l’antico male,

la vecchiaia, - a te porgerei la mia mano,

come un bambino.

 

La luna è seduta di nuovo sul pioppo,

ora è possibile aver fiducia nella vita;

è stato il destino a consegnarti a me, gentilmente,

come una primizia, come un conforto.

Si apre l’avvenire, prima impenetrabile,

 come la vergine che arrossisce

ridendo, quando si offre teneramente all’amore.

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categoria:illes gyula
martedì, 22 luglio 2008

PROVERBI LICENZIOSI (VII)

F

 

Fa prima una donna a trovare una scusa che il topo, il buco.

Fa venì il latte ai coglioni.

Facile pigliallo in culo col culo dell’altri!

Fammi un pompino!

Fammi una spagnola!

Fanciulla al tempo non maritata, si marita spesso cavalcata.

Far la coglionella.

Far la fica alla cassetta.

Far le fusa torte.

Fare all’altrui il cul rosso.

Fare cacio.

Fare come il can del Tossichetti,  che puntava le merde.

Fare come quello che colle merde ci faceva i migliacci.

Fare come quello che si tagliò l’uccello, per far dispetto alla moglie.

Fare da potta e da culo.

Fare flanella.

Fare il culo lappe, lappe.

Fare la mano morta.

 

Fare il guadagno di Pottino:

bruciava i lenzuoli,

per vendere la cenere.

 

Fare la mano morta.

 

Fare l’amore con la moglie,

è come sparare a una lepre morta.

 

Fare l’amore è l’unico piacere personale

che tutti vogliono dividere con qualcun’ altro.

 

Fare un culo come un paiolo.

Faresti prima cento gelosi che un becco.

Farselo mangiare dalle mosche.

Farsi la frusta per il culo.

Farsi una sega a quattro mani.

 

Fattosi fare in terra un buco tondo

egli credeva d’inculare il mondo!

 

Femmina piange da un occhio e dall’altro ride.

Femmina, vino e cavallo, mercanzia di fallo.

Femmine e galline, per andar troppo si perdono.

Fica lessa.

Figliol d’una troia!

Figliol di buona donna!

Finché c’è pelo c’è pane.

Finocchio!

 

Fior di limone.

Limone è agro e non si puol mangiare,

Ma son più agre le pene d’amore.

 

Fiore di campo,

il mio amore accese tutto il firmamento,

il mio amore accese tutto il firmamento,

meglio esse ‘nvidiato che compianto!

 

Fiore di cascia

ama chi t’ama e chi non t’ama lascia

ama chi t’ama e chi non t’ama lascia

sennò tu ti ritrovi nella piscia.

 

 Fiorin di canna,

chi vuol la canna vada alla Maremma

chi vuol la figlia accarezzi la mamma.

 

Fiorin di mela!

Quando verrà quel momento e quell’ora,

che insieme spegneremo la candela?

 

Fiorin di menta.

Ho un uccellino in gabbia e ride e canta;

e c’è la passerina e lo tormenta.

 

Fiorin fiorello,

mettete la gallina accant’ar gallo,

se volete veder un gioco bello.

 

Fra monaca e pievano, non ci mettere la mano.

Fra moglie e marito non mettere il dito.

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sabato, 19 luglio 2008

PROVERBI LICENZIOSI (VI)

 

E

 

E del cul facea trombetta.

 

E me ne voglio andà verso Livorno,

da quelle ragazzine che la danno.

 

E me ne voglio andà ‘n Gerusalemme,

dove fanno le bimbe senza mamme,

dove fanno gli uccelli senza penne.

 

E n’ha al culo quanto una palla di gallonzoli.

‘E pare il vecchin cacaruspi.

E’ armato bene!

E’ bella come il cul della padella. (la padella è brutta e lei gli assomiglia tutta)

E’ buio come un culo e l’aria sa di cacio!

E’ come dare il cazzo alle vecchie.

E’ come il gallo della Checca, scendeva da una gallina e saliva su un’altra.

 

E’ come la merda del locco,

che non ha né puzzo né odore.

 

E’ come l’unto della Maddalena!

E’ duro credere all’amore, che una volta nasce e cento volte muore.

E’ meglio un dolor di tasca che di cuore.

 

E’ meglio vivere sopra un angolo del tetto,

che dividere la casa con una moglie litigiosa.

 

E’ peggio che dir becco al babbo.

E’ più coglione che lungo.

E’ raro trovare insieme bellezza e castità.

E’ sempre meglio una donna silenziosa che loquace.

E’ un brutto segno quando la rocca cerca il fuso.

E’ un buco torto!

E’ una Madonnina infilata.

E’ una peta con la camicia!

Essere il coglion della veglia.

Essere arrapato.

Essere un palle calde.

Essere incaciato.

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venerdì, 18 luglio 2008

PROVERBI LICENZIOSI (V)

D

 

D’agosto altro che ‘l cardo è in fiore,

le donne so’ tutto ‘n fremito

e l’omo non ha vigore.

 

D’amor non s’intende, chi prudenza e amor unir pretende.

D’ora in poi m’hai rotto i coglioni!

Da una mucca a una donna ci corre un par di corna.

Da puttana vecchia, guardati.

Dagli occhi si nota se l’anima è vuota.

Dal mare sale, e dalla donna male.

Dal tatto si viene al fatto.

Delle pene d’amore si tribola, ma non si muore.

Detto d’amore, disarma rigore.

 

Di’ a una donna che è bella,

e il diavolo glielo ripete sette volte.

 

Di’ a sòcera perché nòra ‘ntenda.

Dio ha dato la topa alle donne, perché sanno spenderla meglio.

Dio mi guardi  da oste nuovo, e da puttana vecchia.

 

Dio ti guardi da furia di vento,

da frate fuor di convento,

da una donna che parla latino

e dagli uomini a capochino.

 

Dirne di pelle di becco.

Distanza prova costanza.

Doglia di moglie morta, dura fino alla porta.

Domestica di prete, viziosa.

Donna, acqua e foco, dovunque ci fan loco.

Donna adorna, tardi esce e tardi torna.

Donna baciata, mezzo fottuta.

Donna baffuta è sempre piaciuta.

Donna barbuta, co’ sassi la saluta.

Donna bassa, malandrina tutta.

Donna bella, culo peso.

Donna bella, dura poco.

Donna bona a letto, ti farà certo capretto!

Donna buona vale una corona.

Donna capricciosa, cavallo sbrigliato.

Donna che dimena l’anca, se puttana non è poco ci  manca.

Donna che nasce a luna guasta, è puttana e basta.

Donna che ride, ti ha detto di si.

Donna danno, sposa spesa, moglie maglio.

Donna di quindici, marito di trenta.

 

Donna di Siena,

faccia d’angelo

e bocca di iena.

 

Donna e fuoco toccali poco.

Donna e luna, oggi serena, domani bruna.

Donna finestrosa, vigna pampinosa: ohimè che brutta cosa!

Donna frivola, prima inciampa e poi scivola.

Donna in amore, passera in calore.

Donna nana, tutta tana.

Donna pelosa, donna virtuosa.

Donna pelosa, o matta o virtuosa.

Donna peluta sempre piaciuta.

Donna piccina, potta asinina.

Donna piccina, tutta susina.

Donna pregna, robba degna.

Donna sempre, moglie mai.

Donna senza amore, rosa senza odore.

Donna specchiante, poco filante.

Donna, padella e lume, sono gran consumo.

Donna, vento e fortuna cambiano come la luna.

Donnaccia fa famigliaccia.

Donne e buoi de’ paesi tuoi.

Donne e gatti non han fretta mentre si lisciano il pelo.

Donne e oche, tienne poche.

Donne e ovo, un padrone solo.

Donne e sardine, son buone piccoline.

Donne, ragazzi e cani, la dannazione dei cristiani.

Donne, vigne e giardini, guardale dai vicini.

Dopo il dolce si caca l’amaro.

 

Dottor che spalleggia,

soldato che sgambeggia,

e donna che fiancheggia,

son gente da scorreggia.

 

Dov’è amore è timore.

Dov’è l’amore l’occhio corre.

Dov’è la civetta, sempre cala qualche uccello.

Dove ci sono molte figlie, la porta di casa è sempre aperta.

Dove la voglia è pronta, le gambe son leggere.

Dove mancano le donne, piange il povero.

Dove son corna, son quattrini.

Dove son donne e gatti, più parole che fatti.

Dove son donne innamorate, è inutile tener porte serrate.

 

Due gatti e un topo,

due mogli in una  casa

e due cani e un osso,

non vanno mai d’accordo.

 

Due sono i giorni bellissimi che dà la donna:

quando uno la sposa,

e quando la porta al cimitero.

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mercoledì, 16 luglio 2008

PROVERBI LICENZIOSI (IV)

C

 

C’è chi fa festa quando prende moglie,

e chi plaude alla morte che la toglie.

 

C’è passato San Giuseppe.

C’entra come il culo con le Quarant’ore!

Cacarsi sotto.

Caccerebbe il naso in un merdaio.

 

Cacchio, Betta, tu sé rossa,

tu sé stata intorno al foco!

 

Cacchio! Mi par mill’anni di sfogarmi.

Calcio di stallone, non fa male alla cavalla.

Castagne e vin novo, buco ti provo.

 

Caterina fammi lume,

ho una pulce in un orecchio,

che mi rode il tenerume,

Caterina, fammi lume.

 

Calzoni tanti, uomini pochi.

Camminare a culo strinto.

 

 Carezze di cani,

cortesie di puttane,

invito d’osti,

non può far che non ti costi.

 

Castagne e vino novo, buco ti provo.

Cavar la bambagia dal corpetto.

 

Cavolo riscaldato e amore ritornato,

non furono mai buoni.

 

Cazzo e onore non si possono avé.

Cazzo e polli ‘un son mai satolli.

Cazzo matto!

Cazzo ritto un vol consigli.

Cazzo salato!

Che buco di culo!

 

Checchè se ne dica, sono più le donne che ci aprono le loro gambe

di quelle che ci aprono il loro cuore.

Che passione vederla di ciccia e bacialla di cartone!

Che vo’ insegnà al babbo a pipà?

Chi ama donna maritata, la sua vita tien prestata.

Chi ama il forestiero, ama il vento.

Chi ama, il ver non vede.

Chi ama, teme.

Chi ama tutti, non ama nessuno.

Chi asino caccia e potta mena, non esce mai di pena.

Chi batte la moglie, fa mormorare i vicini.

Chi ben nappa, ben tappa.

Chi cerca le corna degli altri, ci rimette le proprie.

 

Chi ci vuol bene ci lascia piangendo,

chi ci vuol male ci lascia ridendo.

 

Chi col dito il cul si netta

tosto in bocca se lo metta,

e così riman pulito

muro, culo, carta e dito!

 

Chi da retta al cazzo, finisce tra i coglioni.

Chi di cazzo ferisce, di potta perisce.

Chi di meglio non ha , co’ la su’ moglie dorma.

Chi di notte cavalca, di giorno convien che resti.

Chi dice donna dice guai, e chi dice uomo peggio che mai.

Chi dice donna, dice danno, chi dice uomo, dice malanno.

Chi donne pratica, giudizio perde.

Chi è bella ti fa far da sentinella.

Chi è geloso è becco.

Chi è minchion suo danno.

Chi guarda alla moglie del compagno, cozza con le corna degli altri.

Chi ha bella moglie ha amici.

Chi ha bella moglie, non è tutta sua.

Chi ha buon naso ha buon tappo.

Chi ha cazzo ha fame, chi ha potta ha pane.

Chi ha dieci figliole le marita, e chi n’ha una sola l’affoga.

Chi ha fortuna in amor, non giochi a carte.

Chi ha l’amore in petto, ha lo sprone nei fianchi.

Chi ha le corna in seno, non se le metta in capo.

Chi ha le fossette nelle gote, si marita senza dote.

Chi ha moglie, ha doglie.

 

Chi ha rogna da grattare

e moglie da guardare,

non gli manca mai da fare.

 

Chi ha buon marito, lo porta in viso.

Chi ha il sedere nell’ortica, spesse volte gli formica.

Chi ha bella moglie ha amici.

Chi ha le buche ne le gote, si marita senza dote.

Chi l’altrui prende, se stesso perde.

Chi l’ha ‘n culo l’ha ‘n casa.

Chi l’ha più lungo se lo tira.

Chi l’ha preso nel culo ce lo tiene.

Chi ha le corna in seno, non se le infili in capo.

Chi le porta (le corna) è l’ultimo a saperlo.

Chi loda la propria donna, la guasta.

Chi magna bene e caca forte, non ha paura de la morte.

Chi mangia bene, pensa bene, e tromba meglio.

Chi mangia candele caca stoppini.

Chi mangia il pesce, caca le lische.

 

Chi mena la sua moglie a ogni festa,

e dà bere al cavallo a ogni fontana,

in capo all’anno il cavallo è bolso,

e la moglie puttana

.

Chi nasce bella, nasce maritata.

 

Chi naviga nel mare della sensualità,

sbarca al porto delle miserie.

 

Chi non arde, non s’accende.

Chi non mostra, non vende.

Chi non piscia in compagnia, o è un ladro o ‘na spia.

 

Chi non segue virtù in giovinezza,

fuggire il vizio non potrà in vecchiezza.

 

Chi non sa cosa siano malanni e doglie,

se non è maritato prenda moglie.

 

Chi parla di dietro, gli risponde il culo.

Chi perde un’ cogliona.

 

Chi piange la mamma,

chi piange il fratello,

chi piange la vacca,

chi piange l’uccello.

 

Chi piglia moglie e non sa l’uso,

assottiglia le gambe e allunga il muso.

 

Chi piglia moglie per roba, la borsa va al marito.

Chi piglia moglie ricca e brutta, cena bene e dorme male.

Chi piscia chiaro ha in tasca il medico.

Chi piscia controvento, si bagna la camicia.

Chi più s’inchina  mostra il culo.

Chi s’ama si brama.

Chi s’assomiglia, si piglia.

Chi si dol d’amore, di rabbia more.

Chi si marita con parenti, corta la vita e lunghi stenti.

Chi si marita per amore di notte ha piacere di giorno ha dolore.

Chi si piglia per amore, si tien poi per rabbia.

Chi soffre per amor, non sente pene.

Chi soffre per amore, non sente altro dolore.

Chi si sposa con amore, si lascia con rancore.

Chi si sposa fa bene, e chi non si sposa fa meglio.

 

Chi ti fa più carezze che non suole,

non va a buon cammino,

perché o tradire o ingannar ti vuole.

 

Chi và ar cesso e un caca bene, tre vorte và, tre vorte viene.

Chi visse sperando, morì cacando.

Chi vuol essere amato convien che ami.

 

Chi vuol vedere una donna, da poco,

la metta ad accendere il lume e il foco.

 

Chi vuole i fichi abbassi i rami,

chi vuole le figlie accarezzi le mamme.

 

Chi zappa beve acqua, chi fotte beve alla botte.

Ci corre quanto fra il culo e le Quaranta Ore.

 

Ciccia al culo ed acqua in bocca,

potta di monte e acqua di brocca.

 

Ci sono donne che ci tradiscono più quando fanno l’amore con noi,

che quando lo fanno con gli altri.

 

Coglioni monache!

Combattere per la pace è come trombare per la verginità.

Come c’è l’acqua per tutte le seti, così c’è l’amore per tutti i cuori.

Con la voglia, cresce la doglia.

Con le belle crescono le corna.

Con gli anni anche la nuora diventa suocera.

Con pelo, soldi e protezione, s’ha sempre ragione.

Contrastan le donne nell’amore, per esser vinte.

Contro vento si va, contro culo no.

Corpo pieno, di rado è casto.

Corna, tosse e pancia non si possono nascondere.

Correndo dietro al piacere ci s’avvicina al dolore.

Correr la cavallina.

 

Cos’è l’amore?

L’amore è quella cosa che viene giù dall’ossa,

e si tramuta in liquido, quando la fava ingrossa.

 

Coscia lunga, piatto fino.

Cul leggero.

Culo e coglioni ‘un si salutano.

Cuori caldi e gai, non invecchiano mai.

postato da: karl38cg alle ore 14:40 | Permalink | commenti
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