UN BREVE CONGEDO
Improvvisi e violenti temporali di Ferragosto ci hanno di colpo anticipato l’autunno, o, almeno, la fine del gran caldo, ieri +
UN BREVE CONGEDO
Improvvisi e violenti temporali di Ferragosto ci hanno di colpo anticipato l’autunno, o, almeno, la fine del gran caldo, ieri +
PROVERBI LICENZIOSI (FINE)
Addenda
Da questa prima “addenda” si potrà facilmente comprendere la vastità del tema, di certo solo parzialmente esplorato, in particolare per i proverbi regionali italiani e per una attenta comparazione tra quelli dei paesi europei di cultura neolatina e germanica ed i nostri, raccolti in un’area locale. Nell’addenda compaiono adesso soprattutto proverbi sardi, lombardi, spagnoli e italiani a tema generico “amore”. C’è qualcuno (a), anche anonimo, che può aiutarmi segnalando un proverbio “licenzioso”? Sarebbe molto interessante. Grazie!
A vent’anni è una ragazza,
a trent’anni è una donna bella,
a quaranta donna fatta,
a cinquanta vecchia matta!
A guardarla è brutta, ad annusarla puzza, ad usarla stufa.
A zitella matura non mancano occasioni.
Alla moglie casta, Dio le basta.
All’uomo maturo piace l’uva acerba.
Amante non sia chi coraggio non ha.
Amare chi non ti ama è come rispondere a chi non ti chiama.
Amore non mira lignaggio, né fede, né vassallaggio.
Amore pazzo, io per te, te per un altro.
Amor di fanciulli, acqua in un paniere di vimini.
Bene ama chi mai dimentica.
Bisogna pigliar chi mi piglia, non chi mi piace.
Carne grassa, carne diaccia.
Cavalli di mandriani, serve di preti, figlie di osti:
lasciatele tutte dove sono.
Chi ama me, ama il mio cane.
Chi ben ama sempre teme.
Chi da due tette vuol succhiare,
una o l’altra deve lasciare.
Chi donne pratica giudizio perde.
Chi l’ha d’oro e chi d’argento, e chi l’ha da niente.
Chi piglia moglie presto, coi figli lavora.
Chi si divide il letto si divide l’affetto.
Cos’è la vecchiaia? Starnutire, tossire e domandare “che ore sono”?
Culo che caca, non c’è oro che paghi.
Cuore appassionato, non desidera esser consigliato.
C’è carne da ogni taglio e da ogni coltello.
Dei preti, frati e monache, libera nos Domine.
Di buone armi è armato,
chi da buona donna è amato.
Donna adorna, tardi esce e tardi torna.
Donne, passere e oche sembran tante anche se poche.
Dove regna amore, non si conosce errore.
Dove son donne innamorate
è inutile serrar porte e metter grate.
E’ meglio esser cornuto senza che nessuno lo sappia,
che non esserlo e ne parli tutto il vicinato.
E’ un gran vanto per la madre,
quando i figli assomigliano al padre.
Figlie di osti, cavalli di mugnai, vacche di ortolani:
guardatele ma lasciatele stare.
Fiorin di canna
chi vuol la canna vada nel canneto,
chi vuol la figlia accarezzi la mamma.
Frutti e amori: i primi sono i migliori.
Hai voglia di pettinarti e far boccoli:
il Santo ch’è di marmo non suda.
I vecchi che ballano, sollevano molta polvere.
Il color rosso fa guardare, il color pallido fa innamorare.
Il frutto proibito è il più ambito.
L’amore è dolce come il miele,
ma può diventare amaro come il fiele.
L’amore è folle.
L’amore è principio del bene e del male.
L’amore non fa bollire la pentola.
L’amore si nasconde dietro una cruna d’ago.
L’amore si paga con l’amore.
L’amore si trova tanto sotto la lana che sotto la seta.
L’assenza è nemica dell’amore.
L’uomo è il campo e la donna la siepe.
La donna che sta tutto il giorno con le mani in mano,
se non ti tradisce oggi, ti tradirà domani.
Lascia la pipa, abbandona
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
Meglio briciole con amore, che capponi con dolore.
Moglie che secca, marito che pecca.
Nella tristezza e nell’amore tacere è la cosa migliore.
Né pane muffito, né la donna d’altro marito.
Non ci si conosce fino a quando si serra la porta insieme.
Non importa che la campana abbia qualche difetto,
ma che il batacchio sia buono.
Per amore del cavaliere, la fanciulla bacia lo scudiero.
Pisciar chiaro e cacar duro, mantiene forti come un muro.
Quando l’amore c’è, la gamba tira il piè.
Quando la pancia è aguzza cuscino e agucchia,
quand’è larga ai fianchi, nasce un bel maschietto.
Quando non possono trovare il ganzo, s’attaccano al tabernacolo.
Quando prude il naso, o pugni o baci.
Quanto più s’ama, meno si conosce.
Roba cara e donne brutte ce n’è per tutti.
Scalda più l’amore che mille fuochi.
Sdegno d’amante poco dura.
Se è bella, donna Elvira, allo specchio si rimira.
Se il matrimonio durasse un anno, tutti si mariterebbero.
Senza baci l’amor non entra.
Sfortuna al gioco, fortuna in amore!
Si parla male della donna , ma le si corre dietro.
Sotto ai ginocchi, son padroni tutti gli occhi.
Sposati con chi vale, e non con chi tiene.
Uomo che guarda basso,
donna che ha lungo il passo:
stacci lontano.
Tutte le questioni s’aggiustano tra le lenzuola.
Una donna per camino, un prete per campanile.
Una volta alla settimana è una cosa sana;
una volta al dì pensaci tu,
una volta al mese sciocco chi nol facesse,
una volta all’anno lo fa anche il cappellano.
Verrà il tempo dei Mammalucchi, che le putte cercheranno i putti.
Voglio andar monaca di S. Agostino, con due teste sul cuscino.
PROVERBI LICENZIOSI (XX)
V
Vecchio amore, inverno in fiore.
Vedere buco, mettere chiodo.
Vento futuro, entra di bocca ed esce di culo.
Vesti una colonna e ti parrà una bella donna.
Vieni, amor mio, con me, che t’accompagno
ora nel mezzogiorno a frescheggiare;
alla mèria si va sotto un castagno,
che il troppo sole non ti faccia male;
che il troppo sol non tinga il tuo bel viso,
teste gote stampate in Paradiso;
che il troppo sol non tinga il bianco petto,
ch’è la delizia del tuo giovanetto.
Viso farinoso, culo merdoso.
Voler bene a una bella è peccato;
a una brutta è carità.
13 agosto 2008: 40 baci!
Tenzone di baci nel cuore com’acqua salmastra discende:
t’asseta, sì che più ne bevi e più ne vorresti gustare!
Lirica persiana fiorita sotto i Samanidi, sec. X.
PROVERBI LICENZIOSI (XIX)
U
Uccello morto, ‘un canta più.
Una donna perfetta chi potrà trovarla?
Ben superiore alle perle è il suo valore.
Un anello d’oro al naso di un porco,
tale è una donna bella ma priva di senno.
Un batacchio non può servire due campane.
Un cantero a culo e un pisciatoio per tutti.
Un di noi, un di loro.
Un pel di passera val tre Templi.
Un uccello ammaliziato non dà retta alla civetta.
Un uomo fra due dame fa la figura del salame.
Una bella donna dura fatica a restar casta.
Una città smantellata e senza mura,
è l’uomo che non sa dominare la sua passione.
Una donna che ha un amante, è un angelo,
una donna che ha due amanti, è un diavolo,
una donna che ha tre amanti, è una donna.
Una pera pottina!
Una scorreggia vestita!
Una sega fatta bene ti solleva dalle pene.
Uomo ammogliato, uccello in gabbia.
Uomo che giura, cavallo che suda
e donna piangente, non gli credere mai a niente.
Uomo che puttaneggia diventa misero.
Uomo e donna in stretto loco,
secca paglia appresso al foco.
Uomo nasuto, di rado cornuto.
Uomo peloso, o forca o lussurioso.
Uomo senza moglie, mosca senza capo.
PROVERBI LICENZIOSI (XVIII)
T
Tagliarsi i coglioni per far dispetto alla moglie.
Tal castiga la moglie che non l’ha, quando l’ha castigar non la sa.
Tempo e donne incinte le hanno tutte vinte.
Tant’è ficcare, che mettere.
Tanto vale il cardone senza sale,
quanto far col marito Carnevale.
Testa di cazzo!
Ti vo ‘n culo e sòno a predica!
Ti vo’n culo e piscio chiaro.
Ti vo’n culo e porto sei.
Tira di più un pelo di topa che cento paia di bovi.
Toccarti la barba è lo stesso che dirti cornuto.
Tra moglie e marito, non mettere il dito.
Tre cose magre son cattive: oche, femmine e capre.
Tre effe caccian l’uomo di casa: fame, fumo e mala femmina.
Triste è chi dipende dall’amore,
una volta nasce e cento muore.
Triste quel culo
che ‘n’ha mai vista ‘na camicia.
Troie ce ne sono tante,
ma come le donne non ce n’è punte.
Tromba di culo è sanità di corpo, e chi non tromba è morto.
Tromba di culo, sanità di corpo!
Trovar culo da proprio naso.
Tutte le serve hanno qualche straccio in bucato.
Tutti gli stronzi fumano.
Tutti i culi non so’ fatti col compasso.
Tutti quanti siamo matti per quel buco che ci ha fatti.
Tutto fa, disse quello che pisciò in mare.
SAN LORENZO
Ho scrutato il cielo, ma nessuna stella fiammeggiante è caduta per poter esprimere il mio desiderio. M’è rimasto nella mente, con la malinconia che mi pervade, sempre, di fronte all’infinito. Il caldo e l’afa del giorno, si attenuano alla brezza del gran bosco notturno che incombe sulla mia casa. Un bosco di cui conosco ogni più remoto sentiero fin dai tempi che l’attraversavo bambino per venire a scuola in paese, in prima elementare, dal Carbonciolo, dove abitavo con mia madre, sorellina e nonni materni. Uno zio, Gualfredo, era a combattere in Macedonia, in quel durissimo inverno del 1943, ma ormai di lui non avevamo più notizie. Si sussurrava che fosse morto, o disperso. Praticamente, all’età di sei anni, ero io “l’uomo” più valido di quella famiglia di poveri mezzadri. Non durò molto, e prima del grande esodo dalla terra, fuggii in paese, senza rimpianti. Ne parlavo ieri con uno psichiatra, parente acquistato alla lontana, cenando nei castagni alla Festa dell’Unità. Festa…si fa per dire, semmai triste commiato, lento ma inesorabile cammino sul viale del tramonto. Questo sì, zeppo di nostalgia. E non perché sono declinate le ideologie (con tutti i rituali che l’accompagnavano, anche perversi), ma perché nessuno è ormai più capace di riannodare ideali, esperienze di vita, sogni, delle nostre gioventù e del nostro futuro. Mentre scrivo, alzo gli occhi su un piccolo calendario. Ad agosto l’illustrazione mostra una fabbrica in un campo rosso con le sue fumanti ciminiere. In una fabbrica ho passato la mia bella gioventù e l’ha il mio cuore ha pulsato per la fraternità di classe e l’internazionalismo. Ma il pittore l’ha solo immaginata, vive in una grande città, è un grafico! Saranno sempre meno gli uomini che impareranno la vita da una fabbrica. Alcuni giorni prima avevo incontrato, nei giardini, la giovane moglie dell’artista. Vestiva come l’anno precedente, l’ho riconosciuta, ed era graziosa. Ci siamo scambiati un bacio di saluto, parlando disordinatamente e sovrapponendo le nostre parole dopo il silenzio di un anno. I figli, Trastevere, la raccolta delle olive, il nipotino, ok! Poi, non ricordo a quale proposito, ho detto “contrordine compagni!” parafrasando una classica terminologia degli attivisti comunisti. E l’amica mi s’è avvicinata dicendo che da tanto non sentiva pronunciare la parola “compagni”. L’aveva emozionata risentendola. E ora dove sono i compagni? Non ho saputo rispondere. Non le vedo, ma so che ci sono, alle mie spalle, proprio appese in una cornice di legno oblunga, divisa in cinque scomparti, le vecchie tessere originali del Partito Comunista Italiano. Le mie tessere, le prime, dal 1961 al 1965. Falci, martelli, bandiere, stella, e sempre la traccia del “tricolore”, la nostra Italia, che allora si evitava di chiamare “Patria”. Di quelle origini, di quelle speranze e di quel commiato non trovo che due piccoli testi di poesia:
Per l'VIII conferenza operaia del PCI.
Ancora nebbie nelle valli
e freddi venti che spogliano
anzitempo l'albicocco fiorito
in questa primavera che tarda;
ancora vesti pesanti
e sguardi di fanciulle malinconici
ai vetri appannati
di pioggia.
Son giorni di timide speranze
sofferte lungamente nel buio
questi che viviamo trepidando
con l'ansia antica
che accende il futuro
di fantastiche armonie,
è la vita nuova,
che ci stringe in una morsa
dolce e possente di legami, parole, ricordi
che credevamo irreali,
a scuotere il torpore
delle membra impigrite
E' questa nostra lotta
meravigliosa
questi compagni
mai così tanto amati
che ci svelano l'essenza
della stagione dai grandi cieli azzurri
che con impazienza spiamo
sulle tenere foglie
dei platani.
Tarda l'alba tiepida a spuntare.
Com'è difficile il nuovo
e tortuosi i pensieri,
le parole
stregate da mitiche immagini
e ognuno sventola bandiere mercenarie.
Come stringe nella sera il cuore
la fiumana del tempo
che accumula inganni
e ancora dura.
L'amore, il pugno, la mano nella mano,
il sogno, il boccio, la timida speranza,
nella sua morsa ha serrato il gelo:
tarda l'alba tiepida a spuntare.
PROVERBI LICENZIOSI (XVII)
S
Sdegno d’amante, poco dura.
S’è grande, è oziosa;
s’è piccola, è viziosa;
s’è bella, è vanitosa;
s’è brutta, è fastidiosa.
S’è mangiato anche i peli del culo.
San Martino dei becchi è il padrino.
Sant’Antonio Abate, senza moglie, come fate?
Passo giorni assai felici, con le mogli dei miei amici.
Sant’Aveccelo e non senticcelo.
Sapere che piscia di cima.
Schiacciarsi le palle per sentire il colpo!
Sdegno d’amante poco dura.
Segreto di donna e segreto di frate, durano poco.
Se ‘l conto torna, importa poco avè le corna.
Se ‘r mondo fosse ‘n culo, Livorno sarebbe ‘r bu’o.
Se ami non hai senno,
e se hai senno non ami.
Se corresse la passera vincerebbe sempre il Palio.
Se Cristo non provvede e ci riveste,
mostrerem i coglion come le bestie.
Se Dio non perdonasse i peccati della braghetta,
potrebbe fare del Paradiso una soffitta.
Se hai paura della solitudine, non ti sposare.
Se i miracoli di Gesù Cristo non convincono pienamente,
è perché i testimoni oculari erano quasi tutti pescatori.
Se la cosa amata è vile, l’amante si fa vile.
Se la fica avesse i denti,
quanti cazzi all’ospedale,
quante fiche in tribunale!
Se metti il culo alla finestra ti ci cova i rondoni.
Se mi metti la granata in culo spazzo anche la casa!
Se non casta, almeno cauta.
Se non vuoi che si sappia,
non lo fare,
e se vuoi tenerlo segreto,
non lo dire,
ché chi non sa tacere,
non sa godere.
Se ti vuoi far amare, lasciati desiderare.
Se tutti i becchi portassero un lampione, misericordia che illuminazione!
Se vai ‘n chiesa di ‘na preghiera,
se vai ‘n montagna dinne due,
se vai a la guerra dinne tre,
se ti sposi dinne trentatré!
Se voi fa’ branco presto,
mette ‘na giovine accanto a ‘n vecchio.
Se voi fa’ onore al culo, rifa’ ‘l letto quando è buio.
Se vuoi vendicarti dell’uomo che ti ha preso la moglie, lasciagliela.
Sei un brodo!
Sei un coglione!
Sei un merdachele!
Sei un pezzo di merda!
Sei uno stronzo!
Sette mancini un furono boni a pulissi il culo con un lenzolo.
Si dimanda se li santi stanno ignudi.
Si lavora e si fatica per la pancia e per la fica!
Si lavora e si lotta per la pancia e per la potta!
Si morser per la fica ognora i cani.
Si può portare un fuoco sul petto,
senza bruciarsi gli abiti.
Si prega di non sgocciolarselo più di tre volte,
altrimenti si considera sega!
Si salvò solo l’aretino Pietro,
con una man davanti e l’altra dietro.
Si tapperebbe il culo per non mangià.
Siamo alla Ripa: si mangia, si beve e si pipa.
Siena
di quattro cose è piena:
di torri, di campane,
di cavalieri e di puttane.
Signore fa che non sia becco;
se lo sono fa che non lo sappia,
se lo so, fa che non m’importi!
Soffiare in culo a uno.
Sogni e pete si lasciano nel letto.
Soldi in mano e culo in terra!
Solo quella è casta, che da nessuno è pregata.
Son cazzi acerbi.
Son cazzi acidi.
Son cazzi amari.
Son cazzi da cacare.
Son cazzi tuoi.
Sono nata per i baci e voglio quelli come l’innamorati se li danno;
li voglio sulla bocca e sui capelli, poi chiudo gli occhi e dove vanno, vanno.
Sposa bagnata, sposa fortunata.
Sposare una vedova è fatica doppia.
Sposati e ridi, se puoi.
Stai a quattro passi da mi’ coglioni.
Strapparsi i peli del culo coi gomiti.
Stringi culino quando sei solino, che
quando sei accompagnato, rimani svergognato.
Suocera e nuora, tempesta e gragnola.
S.S.P.P. = serve solo per pisciare.
PROVERBI LICENZIOSI (XVI)
R
Ragazza che dura non perde ventura.
Ragazza vecchia, fortuna aspetta.
Ragazzi e polli smerdano la casa.
Rallegrati marito
che il crognolo è fiorito;
moglie mia non t’allegrare
perché è il primo a fiorire
ma l’ultimo a maturare.
Rete nuova, non piglia uccello vecchio.
Riso di donne,
sereno di verno,
cappello di matto,
trotto di mula vecchia,
fanno una primiera
di pochi punti.
PROVERBI LICENZIOSI (XV)
Q
Qual buco, tal cavicchio.
Quand’è cacaia, è inutile stringere il culo.
Quand’è culo è culo!
Quando Gesù Cristo resuscitò, si fece vedere subito dalle donne,
perché la notizia si spargesse più in fretta.
Quando il marito va sottoterra, la vedova diventa bella.
Quando il Sol entra in Leone,
vino buono con popone,
e agresto con piccione.
Quando il Sol entra in Leone,
metti la moglie in un cantone,
e bevi vino col sifone.
Quando i vecchi piglian moglie, le campane suonano a morto.
Quando il capello tira al bianchino, lascia la topa e tienti al vino.
Quando il culo è avvezzo al peto, tutti i momenti un po’ stà cheto.
Quando l’acqua tocca il culo, s’impara a nuotare.
Quando l’amante è giunto all’amata, lì si riposa.
Quando la barba fa il bianchino, lascia la donna e tienti al vino.
Quando la bocca prende e il buco rende
si va ‘n culo alle medicine e a chi le vende.
Quando la donna è in piano, reggerebbe il Duomo di Milano.
Quando la gallina fa l’ovo, al gallo brucia il culo.
Quando s’ha il culo a merda è inutile mangiar sorbe agre.
Quando scappa da cacà, è inutile stringe ‘l culo.
Quando si pone il culo in consiglio,
l’uno dice bianco e l’altro vermiglio.
Quando si toglie la tunica la donna si spoglia anche del suo pudore.
Quando tu senti cantar la cica
piglia il fiasco
e lascia star la fica.
Quando una donna non ci ama più, il primo che se ne accorge è il suo nuovo amante.
Quanto è alta la passione, tanto è bassa la ragione.
Quanto più s’ama, meno si conosce.
Quel felice tempo antico
dove l’uomo andava tutto nudo
e la donna se avea qualche magagna
la teneva coperta
con tre o quattro gusci di castagna.
Quella regina non fu mai ribella,
ai vecchi frati, ed è pur sempre bella.
Questa è la condotta della donna adultera:
mangia, si pulisce la bocca e dice:
<non ho fatto nulla di male!>
Questa è l’acqua del puttano,
sembra che ‘un piova, ma passa il pastrano.
Questo tempo fa culaia.