giovedì, 30 ottobre 2008

AVA GARDNER

Ritorno da Volterra sotto il diluvio e un vento furioso. E’ tardi. Sono stanco morto. Ma desideravo vedere se c’era la tua lettera. E’ bella! Come te! Anche l’italiano va benino…io sono un Maestro molto esigente. Faremo un esame vis-a-vis, in futuro. Oggi molto lavoro per De Witte e nel pomeriggio una riunione dell’Organo di Indirizzo della Fondazione per approvare il piano programmatico del 2009. Siamo molto prudenti (come tutti i campagnoli) e perciò non abbiamo avuto perdite finanziarie in questa crisi devastante. Oggi ho pranzato con il professor Frederick J. DeMicco dell’Università del Delaware (USA) e la sua signora Cristina. E’ stato un pranzo squisito e simpatico perché io non conosco nemmeno una parola di inglese e loro nemmeno una di italiano:  tuttavia sono stati molto contenti. Domani li accompagnerò per una visita alla geotermia e al caseificio. Nuovo pranzo in una rustica trattoria nel bosco! Sono eccitatissimi. Abbiamo in corso una trattativa con la Università del Delaware per effettuare a Volterra corsi di perfezionamento per centinaia di laureandi. Un affare importante, cercherò di tenerli bene! A tarda sera ho anche una riunione a Volterra dell’Accademia dei Sepolti, devo esserci. Mi sento davvero un “sepolto”. A Torino ho anche curiosato ad alcuni stand della Spagna e assaggiato il prosciutto pata nera (zampa nera!). Mi viene a mente un proverbio che mi aveva insegnato un amico del Guatemala: “Ha il mal del tordo, pata seca, culido gordo!” Quando arrivò la sua moglie li feci dormire nel mio letto matrimoniale. Dopo alcuni mesi dalla sua partenza dall’Italia mi scrisse da Città del Guatemala che attendevano un bambino e dal calcolo era stato concepito proprio nel mio letto! Sono molto felice  per questo evento! Ogni tanto mi manda ancora saluti! Di Torino ho scritto qualcosa nel blog. A proposito di ex, ho anch’io qualcosa da raccontarti: la prima ex fidanzata è adesso una grassa signora  che incontro ogni tanto alla COOP. La saluto e ascolto i suoi commenti banali mentre parla con altre persone. Mi sembra impossibile essermi innamorato di lei! Anche da ragazza aveva idee molto confuse, cioè non aveva idee, ora è una razzista di destra. Sono scampato da un grande pericolo! (Mi potresti chiedere perché mi ero innamorato di lei? Una domanda intelligente: era di una bellezza fulminante, una somiglianza perfetta con Ava Gardner!) Di un’altra ex, invece, inseguo l’amore spezzato. No, forse non inseguo lei, inseguo i miei vent’anni! Abitava a Torino e sono stato tentato di andare in quella via, per vedere se è ancora in quella casa, oppure nella gelateria di via Roma, dove i suoi avevano una gelateria. Ma so’ che non abita più là. E’ diventata abbastanza famosa nella danza. Abita a Roma e non l’ho più vista negli ultimi 40 anni! Ricordo che ballava bene anche da ragazza, specialmente con me, al mare, in un locale all’aperto tra i pini chiamato “Gatto Grigio”. Aveva uno o due anni più di me, mi istruiva volentieri, le devo molto. Ma com’è bella la vita, e come luminosi i ricordi! Nel lungo viaggio in treno da Torino a Follonica (5 ore) ho scritto qualche verso (un po’ pensando a Machado e un po’ a te). Te li mando anche se sono soltanto prove:

 

Proverbi

 

Il treno delle nebbie

 

Le voci del cuore non fanno rumore,

salgono come nebbie in questa pianura

autunnale, ti accarezzano con

languida tenerezza prima che l’azzurro

del mare le disperda.

L’azzurro è una ferita, aceto sulla

piaga d’un desiderio inappagato,

perché laggiù, una donna innamorata

manda baci e sospiri. Il freddo

grigiore m’è compagno su questo

treno delle nebbie che scivola ad Est

mentr’io soffro per l’Ovest lontano.

  

Temo l’amore

 

Temo l’amore che mai s’addormenta                            

e dormir non lascia ed è cosa piena di paura.

Nasce da uno sguardo e non fa rumore,

il suo regno governa senza spada,

ma può spezzare il cuore. Lo sento

entrare in me e accender brame                                                                                                                                      

di sogni inanimati:

sogni di pazzi vecchi innamorati.

 

Donna di Siena

 

Una sera d’ottobre che pareva primavera,

in Fonte Ovile ci giurammo eterno amore,

tra i voli dell’ultime rondini tardive.

Oh! quante lacrime mescolammo

a quelle chiare acque, a quelle tue parole!

Donna di Siena,

faccia d’angelo

e bocca di jena;

i morsi sulle labbra ancor mi fanno male.

 

Buonanotte, carissima.                                                                                            

 

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categoria:ava gardner
martedì, 28 ottobre 2008

                              A TORINO: BUONO, PULITO, GIUSTO                             

“GOOD CLEAN FAIR”

Incontro mondiale delle Comunità del cibo

TERRA MADRE

Torino 23 – 27 ottobre 2008

Viaggio alle radici del cibo.

 

C’ero anch’io a Torino. Per la prima volta. Una trasferta faticosa, al limite. Un grande evento. Mi ero appropriato del titolo di “esperto di energie rinnovabili” e “consulente” del Caseificio San Martino, una azienda familiare, di Ricci Massimo, con pochi addetti, ubicata nell’Alta Maremma Toscana, comune di Monterotondo Marittimo, provincia di Grosseto.

Cinque giorni di grande intensità travolti da centinaia di migliaia di visitatori, di tutti i continenti. Contatti importanti, importanti apprezzamenti per la nostra produzione di formaggi ovini, che si colloca, anzi si identifica, col motto del Salone del gusto e di Slow Food: 1) pulito, perché utilizziamo l’energia geotermica, energia rinnovabile e legata al territorio, in tutto il processo produttivo senza emettere un grammo di CO2 o altro gas inquinante nell’atmosfera o nell’ambiente; perché utilizziamo latte di pecora “massese”, una razza pregiata autoctona toscana che rischia di essere annullata dalla globalizzazione e dalla produzione su scala industriale se non sostenuta da piccole aziende, date le caratteristiche delle esigui greggi semibrade e perciò di una frammentazione degli allevatori; 2) buono: perché l’alta tecnologia abbinata alla energia geotermica e le moderne e funzionali strutture di produzione e conservazione consentono di ottenere i migliori risultati per purezza del formaggio, gradevolezza, diversificazione, confezionamento e immagine, come risulta dai numerosi premi della Regione Toscana, Slow Food, e dai bolli DOP (Denominazione di Origine Protetta) e CESI (“100% di energia rinnovabile”); 3) giusto, perché abbiamo raggiunto un equilibrio tra costi di produzione e di commercializzazione, tale da offrire alla gamma dei consumatori un prezzo equo, il più delle volte al di sotto della mercato del settore. Non per ultimo si lega ai nostri formaggi un percorso culturale di grandi tradizioni, quali ad esempio quelle longobarde e medievali, con la rivisitazione di ricette dimenticate, in una terra ubicata al centro della immensa riserva dei Re Longobardi, il Waldum Domini Regis del Ducato di Tuscia. Ero anch’io molto fiero di parlare e decantare il “Gran Cacio di Teodolinda” e il “Gran Guerriero”, quest’ultimo un formaggio “affienato”, cioè messo a maturare in una speciale corazza di profumato fieno che trasmette i suoi molteplici aromi alla morbida pasta cremosa;  e via via di tutti gli altri, semistagionati di grotta e di fossa, dai sapori più decisi e piccanti, per gli intenditori e gli amatori del formaggio pecorino fatto con amore in Toscana. Agli amici visitatori del mio blog rivolgo l’invito a venire a visitare il Caseificio e le aree della geotermia, fenomeni naturali suggestivi ed unici in Italia,  nonché le altre bellezze naturali ed artistiche di questo territorio appartato ed ancora non stravolto dal turismo di massa. Naturalmente sarò felice di accompagnarvi. Ed ecco tutti i dati per eventuali ordini e per contatti:

Azienda Agricola S. Martino – Località Muriglioni, 34 – 58025 Monterotondo Marittimo (GR).

Tel. e fax. 0566 910 024

E mail: info@formaggisanmartino.it

Web: www.formaggisanmartino.it

 

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categoria:slow food, formaggi di pecora
mercoledì, 22 ottobre 2008

Cominciai a capire prestissimo di cosa si trattava…                 

 

In Donini mi aveva colpito una affermazione, sulla quale ho sempre meditato: che uno dei caratteri tipici dell’alienazione religiosa è proprio quella di trasportare i fedeli su un terreno fantastico, irrazionale, che sopravviveva allo stesso cambiamento delle basi sociali e culturali, che hanno dato origine alla loro interpretazione della vita. Mi aveva anche sorpreso che i quattro Vangeli, sui quali si basavano la dottrina e il catechismo rivolto ai fanciulli, fossero giunti fino a noi in una tradizione manoscritta assai tarda, in una lingua moderna, “il greco”, anche se molto abbondanti,  a partire dalla fine del secolo IV e agli inizi del secolo V. Furono dunque i grandi Concili del IV e V secolo a provvedere alla sistemazione dogmatica del patrimonio della fede. Una colossale manipolazione con il sistema del “taglia e incolla”  che perdura ancora ai giorni nostri, rivendicando la Chiesa al suo “Sommo Pontefice” l’autorità di interpretarli, e di fissare nuovi dogmi. Per certi aspetti è senz’altro uno sforzo grandioso, degno di ammirazione. Probabilmente per fini di potere, di lucro, di rappresentanza. Credo che, da qualsiasi lato si esamini l’aspetto del mito, della superstizione, della religione e del rapporto con una Entità o più Entità soprannaturali, capaci di governare e dare un fine ultimo alla presenza dell’Uomo e della vita sul pianeta Terra,  non occorressero che regole semplici e, soprattutto, la libera coscienza e il contatto diretto, personale con Dio. A questo tema, ho pensato fin da bambino, sembrandomi la liturgia una messa in scena priva di senso. Fu poi sorprendente apprendere che pochissimo spazio dedicano i Vangeli al nucleo familiare di Gesù: c’era un padre, una madre, quattro fratelli e almeno due sorelle. Fratelli e sorelle carnali che diventarono scomodi quando si cominciò a teorizzare l’idea che la mamma di Gesù avrebbe dovuto essere rimasta sempre vergine, prima e dopo il suo parto prodigioso. Allora si inventarono i “cugini”. Mi interessava moltissimo la figura di Maria, doveva essere giovanissima e bella. Ma i Vangeli ne parlavano poco, dopo il racconto del parto. Ricompare nel momento della morte, insieme a colei che è ritenuta essere la moglie di Gesù, Maria Maddalena. Tuttavia è stato prodigioso per come si siano moltiplicati, nel culto, i particolari della vita della “Madonna”. Sulla sua figura sono confluite leggende antichissime relative a divinità femminili: Artemide e Iside,  in particolare. E’ anche bene ricordare che il dogma dell’Immacolata Concezione non ha nulla a che vedere con la nascita verginale di Gesù; ma si riferisce soltanto alla “nascita senza macchia” di Maria. La chiesa cattolica ha riconosciuto come dogma l’Immacolata Concezione solo nel 1854, sotto Pio IX che se ne servì come una sfida irrazionale  nei confronti del liberalismo laico del secolo XIX; e l’Assunta quasi un secolo più tardi, nel 1950, per iniziativa di un altro pontefice che sapeva maneggiare l’arma del soprannaturale a scopi politici e sociali, poco più di una anno dopo la scomunica dei comunisti e dei marxisti del 1949! E questa scomunica mi pesava moltissimo dato che il mio babbo era iscritto al PCI!  E non solo, dato che essendosi “separati legalmente” i miei genitori nel 1943, essi non potevano metter su nuove famiglie in quanto il “matrimonio indissolubile”. Dalla “separazione” (molto pacifica e civile) erano nati dalla mia mamma, altri due miei fratelli e una sorella, e così obbligati a portare il cognome di mio padre, pur non convivendo la coppia da numerosi anni!  Anche negli anni ’70 al momento dell’introduzione della legge sul divorzio, vi avrei volentieri fatto sentire il prete del paese tuonare contro questa “rovina” della famiglia! Proprio lo trovavo assurdo: invece di rovina si trattava di una “liberazione”! Anche se in modo saltuario e incrociato tanto differenti sono stati i nostri percorsi di vita, noi cinque fratelli e sorelle ci vogliamo molto bene, a dispetto della “mancata benedizione”.

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categoria:religione, dogmi
mercoledì, 22 ottobre 2008

 

MI PARE UN SOGNO

 

La lettura del libro di Hancock, Il mistero del Sacro Graal, mi ha riportato di colpo alle letture giovanile della rivista mensile Il Calendario del Popolo nella quale si alternavano i maggiori intellettuali marxisti tra il 1945 ed il 1952. Fin dalla Liberazione mio padre vi aveva sottoscritto l’abbonamento conservando poi tutti i numeri (che ancora ho, perfetti!). Io scoprii la rivista negli anni 1949-1951 quando traslocammo dalla casa di borgo a quella di Via della Repubblica, in pieno centro del paese. Era quest’ultima una delle più alte case costruite, mi sembra avesse cinque piani, risaliva al secolo XVIII, al tempo della costruzione del nuovo tracciato stradale voluto dal granduca di Toscana Leopoldo il Grande. La casa si affacciava direttamente sulla Via e, sul retro, addossata al monte, aveva una chiostra profonda, scavalcata da alcuni traballanti ponticelli di legno, che la collegavano a piccoli orticelli strappati al duro macigno. Vi abitavano numerose famiglie: a piano terra c’erano le botteghe di due calzolari, Garibaldo e Menotti e una di stagnino; al primo piano la casa di Menotti e di sua figlia Elvira; al secondo piano abitava  la famiglia Fabbri, composta da Terzilio e sua moglie Nelia e dai tre figli: Torquato, Adele e Maria; al terzo abitava la famiglia del fratello di mia nonna, Paolo Benucci con la moglie Dantina e la figlia Feria,sposata con Adelmo, un volterrano, operaio alla Larderello SpA presso la centrale di Castelnuovo, avevano una bella bambina di nome Diana: al quarto e ad un piano leggermente più rialzato c’era un vero e proprio assembramento: intanto vi abitava la famiglia di mio zio, fratello di mio padre, Gino con moglie (Iris) e due figlie diciottenni, Jolanda ed Eleonora; con loro coabitavano il padre di Iris, Garibaldo (già sindaco socialista dal 1919 al 1921 e fatto dimettere forzatamente dalle minacce del nascente Partito Nazionale Fascista) e il figlio Bimas, separato dalla moglie che aveva con se Mauro, della mia età, e la sorella più piccola, Gabriella; poi c’eravamo io, mio padre Renzo e mia nonna Enélida; infine saliti alcuni scalini si trovava la famiglia di Luigi Settembrini, con la moglie Filomena e i figli Loredana e Sergio, appena nato. Tranne Adelmo e il Fabbri, erano a quel tempo tutti socialisti o comunisti. I diffusori della stampa socialcomunista portavano tutte le domeniche  l’Avanti! E l’Unità e due o tre numeri del Calendario del Popolo. In più, ricordo, che alcuni non solo erano iscritti ai loro partiti, ma convinti attivisti di buona cultura, e Filomena, addirittura una valente ritrattista che costruiva magnifici ritratti dei leaders comunisti da esporre nelle grandiose Feste dell’Unità paesane. E fu proprio sulla rivista il Calendario del Popolo che incontrai Ambrogio Donini, lo storico marxista delle religioni. Fu la RIVELAZIONE! Sono trascorsi come un lampo quasi sessanta anni da allora, mi pare un sogno! 

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categoria:ambrogio donini, religione e marxismo
lunedì, 20 ottobre 2008

IL SACRO GRAAL E MARIA

 

Segnalo con entusiasmo la lettura del libro di Graham Hancock: Il mistero del sacro Graal, Ed. Piemme Bestseller (www.piemmebestseller.it) prezzo di copertina 12 € , II edizione italiana 2007. E’ una lettura affascinante, anche se il titolo non risponde pienamente al suo contenuto, infatti in inglese, quando uscì nel 1992, era intitolato: The Signe and the Seal. Si tratta di una eccezionale avventura archeologica, avvincente come un thriller, per la ricostruzione della vera storia del Graal, “il calice del sangue” usato da Gesù nell’Ultima Cena, e l’Arca dell’Alleanza, la cassa di legno e oro costruita dall’antico popolo israelita nella quale Mosè ripose le tavole dei Dieci comandamenti. Due preziosissime reliquie alle quali sono stati attribuiti poteri straordinari. Tuttavia il tema non tragga in inganno: si tratta non di uno dei numerosi testi esoterici fantasiosi scritti sull’argomento, ma bensì di una ricerca storica documentata e rigorosa, seppur, come ha scritto il Corriere della Sera, affascinante come un romanzo giallo. In realtà il libro accenna una sola volta a Maria, Beata Vergine, come Graal e Arca, nel capitolo “Maria, il Graal e l’Arca” che va da pagina 66 a pagina 72. Vi si affronta l’interrogativo: il Graal, Coppa che raccolse alcune gocce del sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, raccolte da Giuseppe di Arimatea, portata in Francia da una “Vergine purissima”? oppure  una “pietra”, come descritto nel poema Parzival di Wolfram von Eschenbach? E’ a partire dal secolo XII, per opera principale di San Bernardo da Chiaravalle, che inizia il processo di “cristianizzazione”, favorito dall’enorme potere  dell’ordine monastico cistercense, con un accentuato simbolismo che identifica la Beata Vergine Maria sia come il Graal, in quanto essa stessa non era altro che “il vaso sacro che aveva contenuto in sé lo Spirito fattosi carne”, sia come Arca Foederis, paragonata cioè all’Arca dell’Alleanza., l’Arca vivente. Le altre attribuzioni antiche al ruolo di Maria (Maria Theotokos, vas spiritualis, vas honorabiles, vas insigne devotionis), e cioè Maria, Arca vivente e Graal vivente, spingono Hancock all’intuizione che i due oggetti sacri non dovevano essere così diversi, ma che, addirittura, essi potessero essere una cosa unica. Da qui parte la ricerca…verso l’Etiopia, dove, per più di due millenni, la vera Arca dell’Alleanza è custodita.

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categoria:
sabato, 18 ottobre 2008

POESIA&STELLE

 

Se qualcuno, interessato alla inaugurazione dell’Osservatorio Astronomico “Città di Volterra” e, più in generale, alla conoscenza del cosmo, aprirà il sito internet del benemerito “Gruppo Astrofili Volterra” (GAV) all’indirizzo: http://www.gianvolterra.org troverà le cinque  poesie di Carlo Groppi che ripropongo di seguito, con l’aggiunta di una (Addio), accompagnate da immagini  e dalle musiche di canzoni israeliane (Eili Eili, Hatkivah, Donnav Chvallin, Exodus, Vigele Lieve). Le ripropongo in omaggio alle donne ed agli uomini meravigliosi che ci hanno fatto questo incredibile dono, farci alzare finalmente gli occhi al firmamento stellato e profondo, lassù, ben oltre le miserie dell’aiuola che ci fa tanto feroci. La Terra.

 

Solstizio d’Estate

 

Il giorno non finisce mai!

La luna sale tardi,

Venere e Giove tentano d’incontrarsi:

invano!

Cosmico sarebbe il congiungimento,

sconvolti il fluire del tempo,

i destini di tutti i viventi.

Lo temo

e lo desidero,

mio perduto amore.

 

La notte della cometa

 

 

Inaspettata la cometa Swan ha solcato

il settore di questo cielo d’autunno

mentr’io miravo i Cani da caccia

tra l’Orsa Maggiore e Bootes,                                                                                                                                            

pensando a mio padre

e allo stupore che provava a scrutare le stelle

nelle belle notti serene;

così  t’ho sentita entrare nel mio cuore

nostalgia dell’universale bellezza, misteriosa

forza dell’amore impossibile.

 

L’eclissi di luna

 

 

Dal monte tenebroso mentre attendo

nel vento la luna morire poco a poco

e poi rinascere il vittorioso raggio

solitario scrutator di fredde stelle,

penso a te mio amore più grande

della profonda mia vita, amore

ardente, desiderio di vergini baci,

e ti scrivo come un ingenuo ragazzo,

senza orgoglio e pudore,

                per dirti

che t’amo!

 

Flash Gordon

 

 

Ho sognato le stelle lontane,

insieme a Gordon sul razzo d’argento.

Fuggivo da questo pazzo mondo,

fuggivo nel cielo, nel sole, nel vento…

fuggivo con Zarro, con Ming, con Dale,

dall’inganno, dal dolore,

senza alla Terra far più ritorno,

alla Terra, reame del Male!

 

Io t’insegnavo a veder le stelle…

 

 

Tra le notti d’una mi rammento

ch’io t’insegnavo a veder le stelle

nel sereno e immenso cielo autunnale.

Eravamo felici e questo male

ancor non c’era, il dolore era lontano…

il dolor che ha rapito il tuo cuore bambino.

 

Addio

 

 

Hai acceso i razzi della navicella

con l’energia del tuo puro amore

e m’hai lanciato, solo,

nell’ignoto universo dei sogni;

 

ora è buio e silenzio,

e freddo, intorno a me.

 

Vedo il chiarore d’una lontana

stella e già sento, irresistibile,

una forza che m’attira!

 

Ti dico addio sul piccolo pianeta

che mai più rivedrò,

occhi di velluto, bocca di rubino,

 

oh! desiderio di baci immaturi,

turgidi seni che non stringerò!

 

 

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categoria:cosmo, poesia&stelle
sabato, 18 ottobre 2008

POESIA&STELLE

 

Se qualcuno, interessato alla inaugurazione dell’Osservatorio Astronomico “Città di Volterra” e, più in generale, alla conoscenza del cosmo, aprirà il sito internet del benemerito “Gruppo Astrofili Volterra” (GAV) all’indirizzo: http://www.gianvolterra.org troverà le cinque  poesie di Carlo Groppi che ripropongo di seguito, con l’aggiunta di una (Addio), accompagnate da immagini  e dalle musiche di canzoni israeliane (Eili Eili, Hatkivah, Donnav Chvallin, Exodus, Vigele Lieve). Le ripropongo in omaggio alle donne ed agli uomini meravigliosi che ci hanno fatto questo incredibile dono, farci alzare finalmente gli occhi al firmamento stellato e profondo, lassù, ben oltre le miserie dell’aiuola che ci fa tanto feroci. La Terra.

 

Solstizio d’Estate

 

Il giorno non finisce mai!

La luna sale tardi,

Venere e Giove tentano d’incontrarsi:

invano!

Cosmico sarebbe il congiungimento,

sconvolti il fluire del tempo,

i destini di tutti i viventi.

Lo temo

e lo desidero,

mio perduto amore.

 

La notte della cometa

 

 

Inaspettata la cometa Swan ha solcato

il settore di questo cielo d’autunno

mentr’io miravo i Cani da caccia

tra l’Orsa Maggiore e Bootes,                                                                                                                                            

pensando a mio padre

e allo stupore che provava a scrutare le stelle

nelle belle notti serene;

così  t’ho sentita entrare nel mio cuore

nostalgia dell’universale bellezza, misteriosa

forza dell’amore impossibile.

 

L’eclissi di luna

 

 

Dal monte tenebroso mentre attendo

nel vento la luna morire poco a poco

e poi rinascere il vittorioso raggio

solitario scrutator di fredde stelle,

penso a te mio amore più grande

della profonda mia vita, amore

ardente, desiderio di vergini baci,

e ti scrivo come un ingenuo ragazzo,

senza orgoglio e pudore,

                per dirti

che t’amo!

 

Flash Gordon

 

 

Ho sognato le stelle lontane,

insieme a Gordon sul razzo d’argento.

Fuggivo da questo pazzo mondo,

fuggivo nel cielo, nel sole, nel vento…

fuggivo con Zarro, con Ming, con Dale,

dall’inganno, dal dolore,

senza alla Terra far più ritorno,

alla Terra, reame del Male!

 

Io t’insegnavo a veder le stelle…

 

 

Tra le notti d’una mi rammento

ch’io t’insegnavo a veder le stelle

nel sereno e immenso cielo autunnale.

Eravamo felici e questo male

ancor non c’era, il dolore era lontano…

il dolor che ha rapito il tuo cuore bambino.

 

Addio

 

 

Hai acceso i razzi della navicella

con l’energia del tuo puro amore

e m’hai lanciato, solo,

nell’ignoto universo dei sogni;

 

ora è buio e silenzio,

e freddo, intorno a me.

 

Vedo il chiarore d’una lontana

stella e già sento, irresistibile,

una forza che m’attira!

 

Ti dico addio sul piccolo pianeta

che mai più rivedrò,

occhi di velluto, bocca di rubino,

 

oh! desiderio di baci immaturi,

turgidi seni che non stringerò!

 

 

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sabato, 18 ottobre 2008

POESIA&STELLE

 

Se qualcuno, interessato alla inaugurazione dell’Osservatorio Astronomico “Città di Volterra” e, più in generale, alla conoscenza del cosmo, aprirà il sito internet del benemerito “Gruppo Astrofili Volterra” (GAV) all’indirizzo: http://www.gianvolterra.org troverà le cinque  poesie di Carlo Groppi che ripropongo di seguito, con l’aggiunta di una (Addio), accompagnate da immagini  e dalle musiche di canzoni israeliane (Eili Eili, Hatkivah, Donnav Chvallin, Exodus, Vigele Lieve). Le ripropongo in omaggio alle donne ed agli uomini meravigliosi che ci hanno fatto questo incredibile dono, farci alzare finalmente gli occhi al firmamento stellato e profondo, lassù, ben oltre le miserie dell’aiuola che ci fa tanto feroci. La Terra.

 

Solstizio d’Estate

 

Il giorno non finisce mai!

La luna sale tardi,

Venere e Giove tentano d’incontrarsi:

invano!

Cosmico sarebbe il congiungimento,

sconvolti il fluire del tempo,

i destini di tutti i viventi.

Lo temo

e lo desidero,

mio perduto amore.

 

La notte della cometa

 

 

Inaspettata la cometa Swan ha solcato

il settore di questo cielo d’autunno

mentr’io miravo i Cani da caccia

tra l’Orsa Maggiore e Bootes,                                                                                                                                            

pensando a mio padre

e allo stupore che provava a scrutare le stelle

nelle belle notti serene;

così  t’ho sentita entrare nel mio cuore

nostalgia dell’universale bellezza, misteriosa

forza dell’amore impossibile.

 

L’eclissi di luna

 

 

Dal monte tenebroso mentre attendo

nel vento la luna morire poco a poco

e poi rinascere il vittorioso raggio

solitario scrutator di fredde stelle,

penso a te mio amore più grande

della profonda mia vita, amore

ardente, desiderio di vergini baci,

e ti scrivo come un ingenuo ragazzo,

senza orgoglio e pudore,

                per dirti

che t’amo!

 

Flash Gordon

 

 

Ho sognato le stelle lontane,

insieme a Gordon sul razzo d’argento.

Fuggivo da questo pazzo mondo,

fuggivo nel cielo, nel sole, nel vento…

fuggivo con Zarro, con Ming, con Dale,

dall’inganno, dal dolore,

senza alla Terra far più ritorno,

alla Terra, reame del Male!

 

Io t’insegnavo a veder le stelle…

 

 

Tra le notti d’una mi rammento

ch’io t’insegnavo a veder le stelle

nel sereno e immenso cielo autunnale.

Eravamo felici e questo male

ancor non c’era, il dolore era lontano…

il dolor che ha rapito il tuo cuore bambino.

 

Addio

 

 

Hai acceso i razzi della navicella

con l’energia del tuo puro amore

e m’hai lanciato, solo,

nell’ignoto universo dei sogni;

 

ora è buio e silenzio,

e freddo, intorno a me.

 

Vedo il chiarore d’una lontana

stella e già sento, irresistibile,

una forza che m’attira!

 

Ti dico addio sul piccolo pianeta

che mai più rivedrò,

occhi di velluto, bocca di rubino,

 

oh! desiderio di baci immaturi,

turgidi seni che non stringerò!

 

 

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sabato, 18 ottobre 2008

POESIA&STELLE

 

Se qualcuno, interessato alla inaugurazione dell’Osservatorio Astronomico “Città di Volterra” e, più in generale, alla conoscenza del cosmo, aprirà il sito internet del benemerito “Gruppo Astrofili Volterra” (GAV) all’indirizzo: http://www.gianvolterra.org troverà le cinque  poesie di Carlo Groppi che ripropongo di seguito, con l’aggiunta di una (Addio), accompagnate da immagini  e dalle musiche di canzoni israeliane (Eili Eili, Hatkivah, Donnav Chvallin, Exodus, Vigele Lieve). Le ripropongo in omaggio alle donne ed agli uomini meravigliosi che ci hanno fatto questo incredibile dono, farci alzare finalmente gli occhi al firmamento stellato e profondo, lassù, ben oltre le miserie dell’aiuola che ci fa tanto feroci. La Terra.

 

Solstizio d’Estate

 

Il giorno non finisce mai!

La luna sale tardi,

Venere e Giove tentano d’incontrarsi:

invano!

Cosmico sarebbe il congiungimento,

sconvolti il fluire del tempo,

i destini di tutti i viventi.

Lo temo

e lo desidero,

mio perduto amore.

 

La notte della cometa

 

 

Inaspettata la cometa Swan ha solcato

il settore di questo cielo d’autunno

mentr’io miravo i Cani da caccia

tra l’Orsa Maggiore e Bootes,                                                                                                                                            

pensando a mio padre

e allo stupore che provava a scrutare le stelle

nelle belle notti serene;

così  t’ho sentita entrare nel mio cuore

nostalgia dell’universale bellezza, misteriosa

forza dell’amore impossibile.

 

L’eclissi di luna

 

 

Dal monte tenebroso mentre attendo

nel vento la luna morire poco a poco

e poi rinascere il vittorioso raggio

solitario scrutator di fredde stelle,

penso a te mio amore più grande

della profonda mia vita, amore

ardente, desiderio di vergini baci,

e ti scrivo come un ingenuo ragazzo,

senza orgoglio e pudore,

                per dirti

che t’amo!

 

Flash Gordon

 

 

Ho sognato le stelle lontane,

insieme a Gordon sul razzo d’argento.

Fuggivo da questo pazzo mondo,

fuggivo nel cielo, nel sole, nel vento…

fuggivo con Zarro, con Ming, con Dale,

dall’inganno, dal dolore,

senza alla Terra far più ritorno,

alla Terra, reame del Male!

 

Io t’insegnavo a veder le stelle…

 

 

Tra le notti d’una mi rammento

ch’io t’insegnavo a veder le stelle

nel sereno e immenso cielo autunnale.

Eravamo felici e questo male

ancor non c’era, il dolore era lontano…

il dolor che ha rapito il tuo cuore bambino.

 

Addio

 

 

Hai acceso i razzi della navicella

con l’energia del tuo puro amore

e m’hai lanciato, solo,

nell’ignoto universo dei sogni;

 

ora è buio e silenzio,

e freddo, intorno a me.

 

Vedo il chiarore d’una lontana

stella e già sento, irresistibile,

una forza che m’attira!

 

Ti dico addio sul piccolo pianeta

che mai più rivedrò,

occhi di velluto, bocca di rubino,

 

oh! desiderio di baci immaturi,

turgidi seni che non stringerò!

 

 

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categoria:cosmo, poesia&stelle
sabato, 18 ottobre 2008

POESIA&STELLE

 

Se qualcuno, interessato alla inaugurazione dell’Osservatorio Astronomico “Città di Volterra” e, più in generale, alla conoscenza del cosmo, aprirà il sito internet del benemerito “Gruppo Astrofili Volterra” (GAV) all’indirizzo: http://www.gianvolterra.org troverà le cinque  poesie di Carlo Groppi che ripropongo di seguito, con l’aggiunta di una (Addio), accompagnate da immagini  e dalle musiche di canzoni israeliane (Eili Eili, Hatkivah, Donnav Chvallin, Exodus, Vigele Lieve). Le ripropongo in omaggio alle donne ed agli uomini meravigliosi che ci hanno fatto questo incredibile dono, farci alzare finalmente gli occhi al firmamento stellato e profondo, lassù, ben oltre le miserie dell’aiuola che ci fa tanto feroci. La Terra.

 

Solstizio d’Estate

 

Il giorno non finisce mai!

La luna sale tardi,

Venere e Giove tentano d’incontrarsi:

invano!

Cosmico sarebbe il congiungimento,

sconvolti il fluire del tempo,

i destini di tutti i viventi.

Lo temo

e lo desidero,

mio perduto amore.

 

La notte della cometa

 

 

Inaspettata la cometa Swan ha solcato

il settore di questo cielo d’autunno

mentr’io miravo i Cani da caccia

tra l’Orsa Maggiore e Bootes,                                                                                                                                            

pensando a mio padre

e allo stupore che provava a scrutare le stelle

nelle belle notti serene;

così  t’ho sentita entrare nel mio cuore

nostalgia dell’universale bellezza, misteriosa

forza dell’amore impossibile.

 

L’eclissi di luna

 

 

Dal monte tenebroso mentre attendo

nel vento la luna morire poco a poco

e poi rinascere il vittorioso raggio

solitario scrutator di fredde stelle,

penso a te mio amore più grande

della profonda mia vita, amore

ardente, desiderio di vergini baci,

e ti scrivo come un ingenuo ragazzo,

senza orgoglio e pudore,

                per dirti

che t’amo!

 

Flash Gordon

 

 

Ho sognato le stelle lontane,

insieme a Gordon sul razzo d’argento.

Fuggivo da questo pazzo mondo,

fuggivo nel cielo, nel sole, nel vento…

fuggivo con Zarro, con Ming, con Dale,

dall’inganno, dal dolore,

senza alla Terra far più ritorno,

alla Terra, reame del Male!

 

Io t’insegnavo a veder le stelle…

 

 

Tra le notti d’una mi rammento

ch’io t’insegnavo a veder le stelle

nel sereno e immenso cielo autunnale.

Eravamo felici e questo male

ancor non c’era, il dolore era lontano…

il dolor che ha rapito il tuo cuore bambino.

 

Addio

 

 

Hai acceso i razzi della navicella

con l’energia del tuo puro amore

e m’hai lanciato, solo,

nell’ignoto universo dei sogni;

 

ora è buio e silenzio,

e freddo, intorno a me.

 

Vedo il chiarore d’una lontana

stella e già sento, irresistibile,

una forza che m’attira!

 

Ti dico addio sul piccolo pianeta

che mai più rivedrò,

occhi di velluto, bocca di rubino,

 

oh! desiderio di baci immaturi,

turgidi seni che non stringerò!

 

 

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