BUON ANNO 2009! (II)
da MARCO VALERIO MARZIALE (Bilbili,1 marzo 39 o 40 – circa l’anno 104 d.C.)
Sofronio Rufo, per tutta Roma
Una ragazza ho cercato
Che dica di no. Non l’ho trovata.
E’ empio, è turpe, è proibito
Dire di no? Nessuna lo dice.
Nessuna è casta? Oh tante!
Che cosa fa la casta? Non la da, però
Neppure dice no. (IV, 71)
In tutta Roma
In tutto il populo romano
Non havvi nessuno che possa provare
D’aver chiavato Taide
Pure concupitissima e
Da moltissimi pregatissima.
Mio Dio, Taide è così pudica?
No. La bocca è la sua fica. (IV, 84)
Tu che spaventi col membro gli uomini
E con la falce i cani,
Vegliami questi pochi acri
Di terreno appartato.
Lungi dal tuo frutteto
Ladri vecchiotti, ma
Un ragazzetto, una bella fanciulla
Con lunghi capelli, lasciali entrare. (VI, 16)
Tu vuoi, Lesbia, che sempre io l’abbia ritto
Per servirti, ma un cazzo non è un dito,
Credimi. Tu l’accarezzi e gli parli fitto fitto
Ma il tuo fare imperioso ti è nemico. (VI, 23)
Nessuna donna, Licoride, fu
Preferibile a te:
Nessuna a Glicera preferibil’è.
Lei sarà come te,
Tu non puoi essere com’è lei.
E’ il lavoro del Tempo: costei
Mi piace – mi piacevi, tu. (VI, 40)
Donna ricca sposare? No. Perché,
Mi domandate? Perché voglio
Sposare non venir sposato.
La moglie, Prisco, sia soggetta al marito:
E’ la sola uguaglianza possibile tra i due. (VIII, 12)
Di quante furono e sono la più bella,
Di quante furono e sono la più troia,
Io ti vorrei, Catulla, o meno bella
O meno troia. (VIII, 54)
Ah scellerata Cloe!
Sulle tombe di sette mariti
“OPERA MIA” pose.
Dirlo più chiaramente non si puoe. (IX, 15)
Artemidoro ha una
Ragazza, ma il campo
Ha venduto; Calliodoro,
Al posto della ragazza
Ha un campo. Aucto,
A chi dei due il migliore
Affare? Uno si slomba
Ad amare, l’altro ad arare. (IX, 21)
Mi chiedi, Galla, perché non t’impalmo?
Sei una letterata.
Troppi errori di lingua fa il mio uccello. (XI, 19)
Lupesco ama Glicera la bona
Ch’è tutta sua e nessuno gliela suona.
Di non chiavarla gli par più di mille
Anni e ad Eliano a cui con trista
Faccia lo raccontava, spiegava
Che Glicera ha un male alle tonsille. (XI, 40)
Arrivo, in una notte, a farne quattro.
Ma, mi venga un’emottisi,
Se mai con Telesilla una ne faccio
In anni
Quattro. (XI, 97)
Fillide bella tutta quella notte
In tutti i modi possibili era stata
Con trasporto infinito mia
E io al mattino pensavo quale
Regalo le farò? Una libbra
Di profumo di Cosmo o di Nikèros?
Matasse splendide di lane andaluse?
Della zecca di Cesare dieci
Luigi d’oro? Ella mi cinse
Il collo e un folle bacio
Lungo come una stretta di colombi
Versandomi pigolò la sua preghiera:
Una damigianotta, di barbera. (XII, 65)
Così fresche ghirlande perché
Mi mandi, Cecilia? Io
Voglio le rose appassite da te. (XI, 89)






