Sera tranquilla
Sera tranquilla, quasi
con anima serena,
per essere giovane, per esserlo
stato quando volle Dio,
per serbare alcune gioie…lontano,
e poter dolcemente ricordarle.
(A.Machado, Gallerie LXXIV)
Cara Anna,
non puoi immaginare la gioia che ho provato nel leggere le tue poesie ed i tuoi racconti! Io lo sapevo, lo sentivo, che nella tua mente e nel tuo cuore c’era qualcosa di meraviglioso, la capacità di descrivere emozioni, gioie, dolori, nostalgie, e di farle apparire reali ed immaginarie allo stesso tempo anche a chi, come me, non conosce gli abissi della tua anima.. Sta proprio qui la forza della poesia. In più le evocazioni, i ricordi, di una Firenze che ormai non esiste più, di un mondo che non esiste più nella realtà ma che solo l’arte sa ricostruire facendolo palpitare vivo. Sto leggendo proprio ora i romanzi di Grazia Deledda, un premio Nobel, dimenticato e inattuale, anche da me disprezzato, in una concezione dinamica della storia in rapida e perenne mutazione, nell’incrocio di paesi, etnie, problemi geopolitici ed umanitari, guerre, globalizzazione, esplosione della sessualità ed esaltazione mediatica di rapporti effimeri…vicende virtuali, tutto un mondo alieno, e quei romanzi lontani, in una regione arcaica, nei rituali ancestrali,
Leggeri come polvere nell’aria
Leggeri come polvere nell’aria
volano i miei pensieri
Né il vento che turbina
nella mia mente
riesce a cancellare
Storie di un giorno
e poi di un nuovo giorno
fatto di minuti di ore
di tempo infinito
Dolci e amari ricordi
di amore vissuto
di amore disperso
di vita sospesa
tra sogno e realtà
La mia mano imprime
di graffi neri il bianco foglio
i pensieri corrono veloci
come il tempo che incalza la vita
Piccole storie che affido
alla terra amica
rugosa dal sole
in questo luglio ardente
ai temporali d’estate
che feriscono il cielo
ai fiori prigionieri
nei vasi di coccio
all’acqua che li disseta
perché vivano un altro giorno.
Il cavaliere
C’è un cavaliere
in sella al suo destriero
che galoppa nel mio cuore
ha armatura di ferro
spada lucente
lancia affilata
va per le strade dell’anima
cercando gioia
sfidando invidia
rabbia e dolore
il suo mantello è fatto di tristezza
gli occhi celati dalla visiera
mandano lampi di fuoco
una timida farfalla
si posa sulla sua spalla
egli alza la sua celata
la guarda stupito
ora i suoi occhi hanno
il colore del cielo
e la tenerezza di un bambino.
Il marinaio
O marinaio
che guardi il mare
dal tuo vascello
so che l’ami
come la tua vita
lo temi e lo sfidi
ogni giorno
è tuo amico e nemico
è gioia e dolore
anch’io piccola donna
navigo nelle sue acque
ora calme ora torbide
vi immergo l’anima mia
che sprofonda e poi risale
bagnando la terra
di lacrime salate
sei lo specchio
che riflette la mia pena
oso sfidarti ogni giorno
come sfido la vita
che mi fu donata
per non lasciarla
andare alla deriva.
Ricordi?
Ricordi il nostro
primo incontro?
Il tocco lieve
delle nostre mani
il brivido che le percorse?
Il nostro primo bacio
sulla fredda panchina di pietra
dove schizzi d’acqua arrivavano
portati dal vento?
Ricordi i baci struggenti
che ci davamo
sulla soffice sabbia del mare
al riparo complice della cabine
e quando mi stringevi a te
quasi avessi paura
di non trovarmi più?
Dov’è ora
quel nostro amore?
E’ rimasta solo la nostalgia
di quei giorni felici
di quell’amore
che sembrava non finire mai.






