domenica, 29 marzo 2009

Solo allora io penso serena…

 

Caro Carlo…sono rimasta particolarmente felice nel vedere che hai inserito nel tuo blog le mie poesie. Ho letto le tue, sotto il post “Sublime” e ho ricevuto la tua lettera e la bellissima poesia del poeta spagnolo. Non sono in grado di commentare i tuoi versi, so solo che tu sai esprimere con parole mai banali e con ricchezza di sentimenti e linguaggio, quello che io vorrei dire. Sono felice che i miei versi ti siano piaciuti, anche se, senza falsa modestia, penso che tu sia troppo benevolo nei miei riguardi. Le mie poesie denunciano troppe incertezze e ingenuità, mancano di una vera costruzione poetica. Mi sono avvicinata alla poesia in tarda età e devo gran parte del merito a te. Prima non mi interessava, le uniche poesie che conoscevo erano quelle che si studiano a scuola. Nei miei modesti e semplici versi cerco di esprimere le emozioni, i sentimenti che attraversano in quel momento, o giorno, o ora, la mia anima e a volte, come tu dici, ci riesco. In questo periodo mi sembra di non avere nient’altro da dire. Finiti, o quasi, i ricordi d’infanzia e gioventù, le storie che vengono dopo mi fanno star male e potrebbero ferire nell’anima quelli che mi stanno vicino. Nella pagina seguente troverai dei modesti versi che ho pensato per te. Perdona la mia sfacciataggine! La tua amica…

 

Dolci e gentili sono le parole

del mio amico lontano.

 

Non conosco il suo sorriso,

né il timbro della sua voce,

né la stretta della sua mano:

conosco solo il suo canto.

 

Nostra amica e complice

è la poesia, fiore di molti campi.

 

Penetra dalla porta lasciata

socchiusa dell’anima mia

e come spuma di mare

porta ricordi, abbandoni,

e amore soltanto sognato.

 

Dolci e gentili  sono le parole

che s’insinuano nel mio cuore,

vi albergano amiche.

Scacciano via le ragnatele

intrise di tristezza,

che l’opprimono.

 

Solo allora io penso serena

alla mia solitudine.

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categoria:poesia per carlo
domenica, 29 marzo 2009

La gente nasconde l’amore

 

Chi dice mai

Che sono io che lo voglio

Questo distacco, questo viver lontano da te?

Le mie vesti odorano ancora dello spigo che mi donasti,

La mia mano tiene ancora la lettera che m’inviasti,

Intorno alla vita porto sempre una doppia cintura;

Sogno che essa ci lega entrambi in un unico nodo.

Non lo sapevi tu che la gente nasconde l’amore

Come un fiore troppo prezioso per essere colto?

 

Wu-Ti dei Liang (464-549 d.C.)

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categoria:messaggio
sabato, 28 marzo 2009

Conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico della Valdicecina

 

                La vasta zona compresa tra le città di Massa Marittima e di Volterra, tra le ultime colline digradanti al mare e le crete senesi, non possiede quello che nelle carte turistiche viene contrassegnato “centro di grande interesse”, cioè località o singoli monumenti di eccezionale ed “universale” importanza.

                La sua ubicazione, decentrata rispetto ai principali centri urbani e quindi alle aree dello sviluppo sociale, economico, artistico, regionali e provinciali, ne ha di fatto determinato l’isolamento e l’arretratezza, non compensati dai rilevanti aspetti naturalistici o industriali, questi ultimi accentuatasi a partire dal secolo XIX.

                Molte le tracce, disseminate su vaste aree, della presenza di antiche civiltà: l’incisione di un bisonte su un ciottolo del Cornia, una tomba a più camere scavata nel tufo, una pavimentazione stradale romana, una fortificazione medievale, le fondamenta di una torre d’avvistamento o di una intera cinta muraria, un capitello corinzio...la testimonianza che l’uomo si era addentrato in queste valli dove scorrevano fiumi dalle acque limpide e calde, tra boschi immensi ed alte colline, che aveva tratto da questa terra il suo sostentamento, costruendovi alloggi e templi, seppellendovi i morti e affrontando vittoriosamente la lotta per la sopravvivenza.

                Resti minori, insignificanti per l’uomo d’oggi  teso al consumismo più sfrenato in tutti i campi, che spesso forma la propria cultura sui modelli speculativi dettati dalla grande industria del turismo, ma che a molti di noi, abitanti di questa terra, ancora suscitano grandi emozioni, ammirazione e desiderio di approfondire le esili tracce che ci legano al passato per ricostruire la parte più profonda di una identità sempre più cancellata da un modello di vita alienante e mistificato.

                Grazie all’opera disinteressata di un esiguo gruppo di volenterosi, sta ritornando alla luce quello che forse può essere considerato uno dei più bei monumenti della nostra zona: la Pieve in stile romanico dedicata a San Giovanni Battista a Sillano (San Dalmazio). Già lo scavo della pavimentazione ha posto problemi interpretativi di notevole interesse sull’origine e lo sviluppo di ciò che lo storico d’arte Salmi aveva definito “un meraviglioso rudere di cui è impossibile ricostruire l’iconografia” e certamente, man mano che procederanno i lavori di scavo e di conservazione, non mancheranno altre notevoli sorprese.

                Ma tuttavia questo primo lavoro ci rivela come manchi ancora una coscienza negli Enti Pubblici e negli Organismi preposti alla salvaguardia del patrimonio artistico, per poter attuare interventi coordinati e ben più sostanziosi di quelli assolti oggi, in modo encomiabile, dal volontariato. E nello stesso tempo sorge spontanea la riflessione sulla funzione “nuova” che dovrebbe avere la scuola nella formazione di individui socialmente e culturalmente preparati, che vuol dire uomini proiettati nel futuro che amano, comprendono e proteggono le piccole cose emergenti dal passato, dal patrimonio collettivo dell’oscuro tendere di infinite generazioni all’immortalità.

                In questo senso intendiamo dare, come sindacato, il maggior contributo a tutte le iniziative che gli Enti Locali riterranno voler intraprendere, collegandoci con la scuola, l’associazionismo e le strutture pubbliche preposte sul territorio, a partire da una sensibilizzazione dei lavoratori elettrici e del nostro Circolo Ricreativo (Cre), per salvare (come affermano gli studiosi Moretti e Stopani) “alcune opere d’arte della nostra zona dalla distruzione totale, spesso incombente date le pessime condizioni di conservazione”. Tale pericolo si è particolarmente aggravato in questi ultimi anni, causa lo spopolamento delle campagne che ha determinato l’abbandono di tanti poderi e spesso di interi villaggi.

                Poiché condivise integralmente riportiamo le considerazioni finali dei due studiosi citati: “...si pone con urgenza il problema della valorizzazione e della conservazione di questo nostro patrimonio storico-culturale, problema notevole la cui soluzione si presenta oltremodo complessa poiché in assoluto il valore artistico dei singoli monumenti è spesso molto limitato e neppure lontanamente confrontabile a maggiori esempi presenti in Toscana”.

                Solo nel contesto paesaggistico in cui sono inserite, tali opere hanno un significato e testimoniano gli alti valori della nostra civiltà. E’ chiaro quindi che una soluzione al problema potrà essere trovata solo nella ristrutturazione socio-economica di tutto il territorio della Valdicecina e nel coordinato e costante intervento di quelle forze che ne costituiscono la base politica, economica e amministrativa, in nome di quegli stessi valori di rinnovamento e umanesimo, ai quali si richiamano.

 

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Scrissi questa pagina sul “giornalino” del sindacato FNLE/CGIL  di Larderello nel 1976. M’è ritornata a mente oggi, durante la inaugurazione dell’Antiquarium etrusco-romano” inaugurato a Sasso Pisano, e l’ho cercata in un file che contiene la terza parte di una ricerca sulla “Fabbrica amica”, cioè una antologia di scritti politici e sindacali che coprono il periodo 1964 – 1985, dal titolo provvisorio: “Passioni, speranze, illusioni”. Attraverso i temi che emergono dall’antologia si ripercorrono le tappe più importanti del “dopo nazionalizzazione” a Larderello e, soprattutto, le lotte operaie e popolari per la valorizzazione dell’energia geotermica, l’incremento dell’occupazione e della partecipazione dei lavoratori alla vita politica, culturale e sindacale della grande Fabbrica. Un potente affresco umano su una delle realtà industriali più vaste, originali e complesse della Toscana osservata nell’ascesa della Cgil, da ruolo minoritario a quello maggioritario a Larderello. Cifre, tabelle, dati tecnici e scientifici, punteggiano il testo, si che esso ci offre un’immagine realistica di un’epoca forse irripetibile, un testo sul quale il lettore è indotto alla continua riflessione e che, a buon diritto, entrerà a far parte della “Storia” delle Comunità dell’Alta Valdicecina e delle Colline Metallifere toscane.

Inoltre: lo stimolo positivo delle Organizzazioni Sindacali agli Enti e Amministrazioni pubbliche, riuscì a mobilitare uomini e saperi intorno ai temi culturali, si che, mentre si avviava l’applicazione della geotermia al processo di riscaldamento urbano dei centri abitati, si dava vita con inaspettato vigore, alla scoperta o riscoperta del patrimonio artistico ed archeologico che portò, nel 1985, la Soprintendenza Archeologica della Toscana ad intraprendere la campagna di scavo nel sito denominato “Bagnone” a Sasso Pisano, frazione del Comune di Castelnuovo di Val di Cecina, un progetto che ha dato risultati eccezionali e che continuerà ad essere indagato per un altro secolo e più!  

 

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categoria:patrimonio artistico, antiquarium a sasso pisano
giovedì, 26 marzo 2009

Primavera è nell’aria, Isabella sta meglio…

 

Non credo di violare la privacy segnalando il blog:

http://principessaisabella.blogspot.com/ cioè la storia di una bambina ammalata di cancro, raccontata dai suoi amati genitori. Una storia non banale, non disperata, al contrario! Piena di speranza e gioia di vivere. Sono contento di conoscere questa storia. Mi incita alla solidarietà, ed all’impegno per migliorare il futuro, per rendere le persone più consapevoli, per sollevare la mia coscienza un po’ al di sopra delle vergognose speculazioni che in virtù di dogmi ideologici, si consumano contro la libertà di coscienza di ogni individuo. Una storia laica, traboccante di quell’amore e di quella umanità che solo le menti libere da condizionamenti possono esprimere. Grazie Isabella, primavera è nell’aria, tu stai meglio…mi fai più felice!

 

 

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mercoledì, 25 marzo 2009

Parlez-moi d’amour

 

Parlez-moi d’amour,

Redites-moi des choses tendres,

Votre beau discourse,

Mon coeur n’esta pas las de l’entendre.

Pourvu que toujuors

Vous répétiez ces mots supremes:

Je vous aime.

 

Vous savez bien

Que dans le fond je n’en crois rien

Mais cependant je veux encore

Ecouter ce mot que j’adore

Votre voix aux sons caressants

Qui le murmure en frémissant

Me berce de sa belle histoire

Et malgré moi je veux y croire.

 

(Au refrain)

 

Il est si doux,

Mon cher trésor, d’etre un peu fou

La vie est parfois trop amère

Si l’on ne croit pas aux chimères

Le chagrin est vite apaisé

Et se console d’un baiser.

Du coeur on guérit la blessure

Par un serment qui le rassure.

 

Paroles et musique de Jean Lenoir, 1930. Interprètes: Lucienne Boyer, Juliettte Gréco.

 

 

Parlami d’amore

 

Parlami d’amore,

all’infinito, non ti stancare

e il mio cuore ascolterà trepidando.

Sussurrami teneramente, per sempre,

ti amo.

 

Tu sai che non ti credo,

ma è dolce ascoltare ancora

la parola che adoro.

La tua voce tenera

mormora di brividi lontani,

mi culla nella fiaba,

eppur non voglio crederci.

 

Parlami d’amore,

all’infinito, non ti stancare

e il mio cuore ascolterà trepidando.

Sussurrami teneramente, per sempre,

ti amo.

 

E’ così dolce, mio tesoro,

il velo di pazzia che mi protegge

dall’amarezza della vita;

il dolore si acquieta rapido

quando svaniscono le illusioni.

La ferita del cuore si chiude

all’ultimo bacio, al giuramento

che lo rassicura.

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categoria:souvenir de paris
sabato, 21 marzo 2009

Una nota di ottimismo

 

Se devo essere sincero confesso di essere abbastanza giù di corda in questo periodo. Non guardo la elevisione, né leggo i quotidiani. Quassù, in questo strano paese che pure ho amato tanto, non ho amici veri. Al mattino mi alzo svogliato e il mio vecchio Otto ormai declina di giorno in giorno. Passeggiatine sempre più brevi per i bisogni corporali, devo guidarlo perché è cieco e sordo, traballa per atrofia muscolare e artrosi, non riconosce più la porta di casa…io lo accarezzo e gli parlo, spero che avverta il mio amore antico. Oggi però, nonostante il freddo e il vento, l’ho portato a fare una lunga passeggiata sulla strada di Santa Lucia, più riparata e soleggiata. L’ho sciolto per fargli qualche fotografia in libertà! Forse le ultime? Ho trovato un piccolo nido, un capolavoro costruttivo, e avvicinandomi ho scoperto al suo interno tre piccole uova, blù: a chi apparterranno? Ho scattato una foto. Andando alla COOP mi sono affacciato alla Biblioteca, ma una concitata discussione al piano superiore, mi ha fatto tornare indietro. Non mi interessava. All’edicola ho chiesto come andassero le vendite dell’opuscolo sui proverbi licenziosi: “come vanno le passere?” “qualcuna si vende”. Invece, nell’armeria mi hanno detto di averne venduti soltanto tre. Credevo ci fosse un maggior interesse su un tema così “piccante”. Siamo diacci. Ho trovato un coetaneo che non incontravo da molto tempo. Mi ha raccontato che ha avuto in famiglia gravi problemi di salute…in parte risolti, in parte ancora da risolvere, abbiamo parlato a lungo in tono dimesso, nel salutarci mi ha detto che era morto un nostro più che conoscente, attivo nel volontariato con un ruolo importante…sono andato nella “chiesina di S. Rocco” per l’ultimo saluto. Il prete ha detto le sue preghiere, mentre io pensavo alla storia del “creazionismo” e all’assurdità di questi riti, intreccio di magia e consolazione. E se fossi stato io a dover dire le ultime parole sul morto? Avrei detto che lo rivedevo giovane, atletico e bello,  in una giovinezza lontana, fare rovesciate e lanci da artista sul vecchio campo di calcio dell’”Argentina Bracaloni” al Monte, e rubare a tanti pretendenti una tra le più belle ragazze del paese…emigrante ritornato al vecchio borgo, ancora elegante e con ideali di solidarietà; un esempio. Ma dopo cena, uscendo con Otto prima di metterlo a letto, ho trovato due signore forestiere. Una di loro, teneva in braccio un cane. Vedendo il mio bastone mi hanno chiesto perché? E’ solo una forma di precauzione, ci sono da settimane due cani randagi che scorrazzano per le strade, temo per un improvviso incontro con Otto, con il bastone posso scacciarli senza fargli male…è, si, è un problema, ma non interviene nessuno? No, a quanto pare. Ma, scusi, lei è il signor Carlo Groppi? Si, sono io. Ah! Arrivando stasera dall’Isola in paese ho visto il suo libro all’edicola, mi ha colpito subito la copertina e poi il titolo! L’ho comprato. Ho già capito che mi piace. Spero che vi faccia fare qualche risata, oggigiorno è sempre più difficile sorridere, eppure ne avremmo bisogno come di una medicina, perché, come si dice, una risata toglie un chiodo alla bara! Davvero! E poi è un libro “francescano”, non predicava anche lui alle passere e agli uccelli? Ma…Chiara, non glie l’ha mai data! Così va’ la vita. Chiudo il mio giorno con una nota di ottimismo.

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categoria:ottimismo
sabato, 21 marzo 2009

DARWIN

 

Sono sempre stato attratto dalla “scienza della terra”. Fu per tale attrazione che al quarto anno della Scuola Aziendale, che mi avrebbe immesso nel mondo del lavoro, scelsi come materia di studio e di specializzazione “geologia e perforazione”. Conclusi il ciclo di studio con il “premio Bringhenti”, assegnatomi per essere risultato il migliore del corso. Un mio amico, Giancarlo Montagnani, l’ottenne per la specializzazione in “elettrotecnica”. Dopo alcuni mesi fui immesso nell’Ufficio Geologico del Settore Minerario della allora “Larderello SpA”, una grande e originale industria italiana conosciuta in tutto il mondo. Conobbi persone meravigliose, maestri, di vita e di scienza. Mi sono sempre ritenuto fortunato ed ho amato il mondo del lavoro, la mia “fabbrica”, profondamente. C’erano a Larderello due biblioteche ben fornite e funzionanti. Una generica, per la popolazione, ubicata presso il Circolo Aziendale, al piano terra dell’ex Palazzo del Conte de Larderel, l’altra tecnico-scientifica, ubicata all’interno della fabbrica, al piano superiore del Laboratorio Chimico. Attingevo avidamente a tutte e due le biblioteche in un mixer di letture caotico, ma stimolante. Mi incontrai rapidamente con i grandi scienziati e studiosi: Einstein e la relatività, Trevisan e Tongiorgi e la scienza della terra,  Marx per le scienze politiche, Newton per le teorie sulla gravità, Charles Darwin per le teorie sull’origine della specie e l’evoluzione per selezione naturale…Galileo per i dialoghi sui massimi sistemi…e tanti altri.

Confesso di aver capito ben poco in tali letture, ma tra tutti Darwin era quello che riuscivo a comprendere meglio. Molto precocemente passai dalla concezione “creazionista” a quella di “evoluzionista” riguardo ai fondamenti della nostra religione cattolica e cristiana. Mi aiutavano le osservazioni dirette, “in campagna”, compiute al seguito di importanti geologi chiamati dalla Azienda a studiare la tettonica e l’origine dei campi geotermici. Volentieri questi specialisti parlavano con me, mi insegnavano ad osservare e correlare le cose che vedevamo con la nascita del pianeta, del sistema solare, dell’universo e, di riflesso, dei fossili contenuti negli strati rocciosi, e del ruolo dell’uomo nel processo evolutivo. Erano stati rinvenuti scheletri o ossa, in strati lignitiferi, a Baccinello e Montebamboli, in provincia di Grosseto, aree che anche noi indagavamo. Erano inevitabili i riflessi sull’ideologia. I fondamenti della religione cristiana, il libro della genesi, ci apparivano soltanto il frutto di una scrittura formatasi in un mondo di passaggio, dall’uomo cacciatore all’agricoltore;  la “creazione” non si era compiuta in pochi giorni, ma in cinque miliardi di anni, e, la cosa più importante risultava che essa era ancora in corso! Quindi non l’uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio, immutabile, nella sua santità, ma creatura in costante evoluzione, e nato da un unico antenato comune a tutte le specie viventi! Una unica specie, nessuna razza! Era chiarissimo!

Mi sono sempre posta la domanda sul perché Galileo risultasse scomunicato e così Darwin, l’uomo più temuto e odiato, dalla Chiesa. A Galileo, come sappiamo, la scomunica è stata tolta dopo 400 anni; Darwin è invece ancora in attesa di una completa riabilitazione. Stasera ho visto nell’edicola del mio piccolo paese ben due nuovi libri su Darwin; e l’eco della Mostra di Roma sul bicentenario della nascita del grande scienziato riempie le pagine dei giornali; e dopo Roma andrà a Milano e Bari…insomma l’Italia della scienza e della ragione alza la testa! E poi, ma è proprio vero, che il progresso della scienza è di per se negatore della Fede in un Essere soprannaturale, un Dio? Oppure, è la scienza che impone all’uomo il passaggio ad una concezione filosofica più alta della divinità? Credo che la resistenza sia frutto esclusivo del Potere Temporale che pervade il mondo, dell’immenso affare economico che le strutture religiose ricavano dagli uomini.  Un problema di possesso. Di denaro. Si ritorna sempre lì, allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, alla libertà di coscienza, all’emancipazione dal bisogno e dalla paura. Andate a vedere la Mostra su Darwin (è bellissima!) e quella su Galileo, leggete le loro opere! E’ il sonno della ragione che genera i mostri.

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categoria:darwin
venerdì, 20 marzo 2009

VIGILIA DI PRIMAVERA

 

Vigilia di primavera. Nella notte tutti gli uccelli, che già da giorni salutavano la stagione degli amori, con trilli e gorgheggi antelucani, hanno taciuto. Il grande cipresso cigolava squassato dal vento levantino e folate gelide si infiltravano nella stanza . Fuori la temperatura s’era abbassata di 14 °C e sfiorava lo zero. Più volte, dal livido cielo che non s’apriva agli astri celesti, cadevano piccoli fiocchi di neve…ma non avevo timore perché “la neve marzolina, dura dalla sera alla mattina”, e infatti, all’alba, pur fredda e ventosa, il sole saliva gagliardo a ricordarci che è al suo bagliore e tepore che dobbiamo alzare il cuore e il canto! La mia mente, gravata da giorni frenetici di lavoro, ed anche di silenzi, avviluppata dal dubbio, anticamera dell’angoscia solitaria, s’è aperta ad una dolce amica capace di ascoltare pene e sospiri fino a farli sciogliere in  tenerezza, gratitudine per essere stato prescelto alla prova estrema, rinnovamento dell’anima, felicità ritrovata. Amore. Al sole dobbiamo alzare l’anima. In alto.

 

Le apparenti certezze

 

Chi forgiò il braccialetto

imprimendo a, freccia e infinito

pensando all’amore,

non immaginava un addio per sempre;

 

chi piantò i cespugli di rose

intorno ai lampioni della via,

non immaginava che i fiori

illuminassero, al crepuscolo,

passi malinconici;

 

e chi ci vide abbracciati

in quell’unico attimo d’un bacio furtivo,

certo non immaginava

che fosse l’ultimo!

 

Vedi come ingannevoli si mostrano

le apparenti certezze  della vita!

 

Tutto è un caos informe

d’incrociati destini,

che nascono

e periscono incessantemente,

estasi e tormento d’ogni mortale.

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categoria:vigilia di primavera
martedì, 17 marzo 2009

Lo spleen di Parigi

 

La targa marmorea accanto al portoncino d’ingresso sulla “Rue de la Grande Chaumière” – Atelier Gauguin & Modigliani- , nel cuore di Parigi, a due passi dal Giardino del Lussemburgo, un immobile costruito nel 1895 con i materiali ottenuti dalla demolizione di manufatti eretti per l’Esposizione Universale del 1889, nel quale ho abitato per alcuni giorni, immobile ancora in parte occupato da artisti che perpetuano la tradizione di questo quartiere, evocando lo spirito di un luogo carico di storia, m’ha ispirato una visita alla grande città alla ricerca di luoghi appartati capaci di suscitarmi emozioni creative. Al cimitero di Montparnasse ho reso omaggio alle tombe di Desnos, Baudelaire, Ionesco, Sartre, Duras, Beauvoir, Ivens,  Man Ray, Maupassant, Soutine, Saint-Saens…e nonostante che il mio poeta preferito sia Villon e lo scrittore Rabelais, mi ha spinto a tuffarmi nel mondo dei sentimenti e del distacco da una realtà sempre più aliena e incomprensibile. Perciò, più che il resoconto di una gita,  propongo due piccoli brani di Baudelaire  tratti dai poemetti in prosa raccolti sotto il titolo “Lo spleen di Parigi”, quella città  alla quale il poeta dedicò il gran verso riassuntivo dei suoi impulsi d’odio e d’amore: “Tu m’as donné ta boue et j’en ai fait de l’or…” (M’hai dato il tuo fango e l’ho tramutato in oro…).

 

Col cuore contento, son salito sulla montagna

Da dove si può contemplare la città nella sua ampiezza,

Ospedale, postriboli, purgatorio, inferno, galera,

 

Dove ogni enormità sboccia come un fiore.

Sai bene, o Satana, protettore della mia angoscia,

Che non ci andavo per spargere un vano pianto;

 

Ma come un vecchio libertino d’una vecchia amante,

Volevo ubriacarmi dell’enorme baldracca

Il cui fascino infernale continuamente mi ringiovanisce.

 

Sia che tu dorma ancora nelle lenzuola del mattino,

Greve, oscura, infreddolita, o sia che ti pavoneggi

Nei veli della sera ricamati d’oro fino,

 

Ti amo, o infame capitale! Cortigiane

E banditi, a questo modo voi offrite spesso dei piaceri

Che i volgari profani non intendono.

 

-         A chi vuoi più bene, enigmatico uomo, di’? a tuo padre, a tua madre, a tua sorella o a tuo fratello?

-         - Non ho né padre, né madre, né sorella, né fratello.

-         - Ai tuoi amici?

-         - Adoperate una parola di cui fino ad oggi ho ignorato il senso.

-         - Alla tua Patria?

-         - Non so sotto che latitudine è posta.

-         - Alla bellezza?

-            L’amerei volentieri, dea e immortale.

-         - All’oro?

-         - Lo odio come voi odiate Dio.

-         - Eh! ma  allora cosa ami, straordinario straniero?

-         - Amo le nuvole…, le nuvole che vanno…laggiù…laggiù…le meravigliose nuvole!

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categoria:parigi, baudelaire
sabato, 07 marzo 2009

 

A PARIGI

Vi lascio per qualche giorno carissimi amici! Mi mancherete. Vado...a Parigi! Ossia ci ritorno dopo alcuni anni di lontananza. In questa grande metropoli mi sento a mio agio. Mi piace, un amore a prima vista. Con la Francia ho molti legami, alcuni viaggi, qualche ricordo della mia gioventù lontana, la storia di Marie Durand, l'eroina della libertà di coscienza che ho cercato maldestramente di raccontare in un testo teatrale che mai calcherà il palcoscenico...l'amico di Mende, B. Vanel... Vado "a capo vuoto", come si dice da noi. Ma con tutti i sensi vigili. Spero di raccontarvi qualcosa, al ritorno. Se non altro mi gioverà alla salute mentale staccarmi dall'Italia, dal bombardamento mediatico, dalla politica affaristica e tronfia di una classe dirigente autoreferenziale...anche se per poco! Il 18 marzo sarò di nuovo al lavoro, ma fortunato: mi occupo di un pittore del '500, Pieter de Witte, ossia Pietro Candido, e della mostra che si aprirà a Volterra il 31 maggio 2009! Venite! Un bacio a tutti/e. Carlo

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