giovedì, 30 aprile 2009

CASAVECCHIA

 

Ho fatto tardi a Volterra. Ma eccezionale la luce bianchissima che filtrava da un cielo corrucciato, anzi drammatico e faceva risaltare le ondulazioni delle crete e lo smeraldo dei campi. Sono sceso lentamente per i tornanti abbeverandomi all’imminente tramonto in cinemascope. Ho alzato il volume del cd con canzoni di Battiato, cercando di fissarmi bene in mente le note e le parole: “…tutto l’Universo obbedisce all’amore…com’è possibile nascondere la nostra intesa…nei tuoi occhi vedo l’infinito…” e ho avuto l’impressione che questa canzone l’avesse scritta per me! Mi sono lasciato cullare dalla musica, immergendomi in arcane fantasticherie ripensando a un lontano lunedì 27 aprile, il giorno del mio matrimonio ed alla felicità che ancora mi dona quell’antico amore.  Avevo avuto altre premonizioni: pochi giorni fa, ad un recital sulla Resistenza, una giovane musicista aveva cantato una mia ballata con il suo “arrangiamento” sulle note della chitarra! Una canzone dedicata ad una donna eroica e bellissima, Norma Parenti. Ne parlavamo da due anni ed ecco il regalo inaspettato! A casa mi attendeva Bereket, l’amato. Per lui ho scritto “Casavecchia”, un luogo, uno specchio d’acqua sul torrente, limpido e profondo, memore di storie lontane, di amori e di morte. Per lui, nonostante i reumatismi,  ho attraversato la corrente, un lavacro simbolico, certo, ma significativo. Mi sono spogliato di resistenti scorie, libero alfine, come il virgulto del pioppo che in quell’acqua immergeva speranzoso le assetate ossute radici.

 

Casavecchia

 

S’intenerisce il ciglio che si specchia

nella correntina di primavera

d’acque limpide e carezzevoli,

su rossi calcari e scisti verdastri,

alle tenere risa di Bereket, l’amato,

mentr’io, ritornato bambino,

a piedi nudi attraverso il torrente,

dimentico di giovinezze lontane

ansie d’amore strane

e godo della luce amica

che filtra da chiome di smeraldo

all’anima leggera.

postato da: karl38cg alle ore 21:59 | Permalink | commenti (1)
categoria:
domenica, 26 aprile 2009

Minimalia di una primavera fredda.

 

Giornata fredda. Ieri mi disse un vecchio agricoltore: se mignola d’aprile, d’olio un barile,/se mignola di maggio appena l’assaggio! E con questo tempo freddo e piovoso gli olivi non mignolano! Era molto preoccupato. Anche adesso vedo dalla mia finestra, in lontananza, la pioggia cadere su Montecastelli e su  Mensano, mentre grosse nubi spinte da un vento fresco di sud-est avanzano dai monti. Stamattina non ho preso i 50 mg. di ketoprofene e sono più rigido nei movimenti e ho dolore intercostale a sinistra. Questo grigiore mi deprime e abbassa le difese immunitarie (le residue difese), sono in “bassa pressione”, come si dice in gergo meteorologico. Ho però davanti a me una fitta serie di impegni e con l’alacre attività mi riprenderò. Domani,  per cominciare, vado a medicare una carie dal mio dentista, bravo, ma con lo studio a Siena. Ne approfitterò per visitare un’amica libraia di libri vecchi, l’unica che sia rimasta in città. Scartabellerò nel settore “Poesia” e “Musica” alla ricerca di qualcosa che ispiri la mia fantasia. Ad esempio uno spartito di Tristano e Isotta, che mi sembra aver notato. Martedì sarò a Volterra per un aggiornamento sulle fasi conclusive dell’organizzazione della mostra del pittore de Witte, ormai a cinque settimane dall’apertura. Mercoledì  ancora a Volterra per la riunione dell’Organo di Indirizzo della Fondazione Cassa di Risparmio, di cui faccio parte fin dal 2000, con molti punti, e interessanti, all’ordine del giorno. Ci sarebbe anche la presentazione del volume “Il sindaco rompe la catena” del mio compagno Luigi Bulleri, un libro sugli anni ’50 quando ragazze e giovani mezzadri volterrani conquistarono le ferie e si facevano aspre lotte per una riforma agraria, mai attuata, finchè nelle campagne non restò più nessuno! Ma non potrò andarci per l’altro impegno concomitante! Il giorno dopo ancora a Volterra, di mattina, accompagnerò una giovane studentessa per un approccio propedeutico ad una tesi di laurea in architettura, mentre nel pomeriggio verrà a casa mia un anziano poeta a farmi  preparare un dischetto con i suoi testi da portare in tipografia. Mi ha chiesto di scrivergli una paginetta di presentazione e lo farò volentieri dato che si tratta di una persona eccezionale, che tanto mi ha insegnato, non letteratura, ma a vivere con coerenza e dignità e ad amare la cultura e l’arte! Il 1° Maggio riposo in famiglia con il piccolo Bereket! Ma il giorno dopo saremo tutti a Suvereto (LI) per gli assaggi di vino&formaggio, noi non assaggeremo, ma taglieremo i nostri formaggi, una vera e propria specialità e, come tale, peccato che non tutti abbiamo l’opportunità e le possibilità di acquistarli! Chiuderò la settimana domenica con l’incontro mensile a Belforte (SI) del gruppetto di amici  che danno vita al PIL (piccoli incontri letterari), leggendo, ascoltando, poesie e raccontini, ridendo e sbocconcellando un dolce fatto in casa! Orsù dunque, morale in rialzo!

postato da: karl38cg alle ore 18:59 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 24 aprile 2009

25 APRILE 2009

 

Sul numero 84 del periodico della CGIL di fabbrica “Informazioni  Fnle/Cgil Larderello”, aprile 1983, anno VIII, scrissi una riflessione sul 25 Aprile che, accompagnata da quattro poesie, tre di Karl e una di Mario Tobino, ripropongo oggi, sia per mia memoria che per qualche frequentatore del blog LA VITA LARGA.

 

“Solo nei libri di storia è oggi possibile avere testimonianza dell’epos che segnò, con il Risorgimento l,’Unità d’Italia e che, pur nei limitatezza di alcune sue fondamentali realizzazioni, dette volto, libertà ed unità a un popolo ed a una nazione da secoli divisi, asserviti, depredati e imbarbariti. E sempre meno e più vecchi sono gli uomini che “celebrano” altre pagine della nostra storia nazionale, che rammentano i sacrifici del popolo: le bandiere si coprono di polvere e di muffa, i cippi e i monumenti di erbacce, il tempo cancella i nomi e gli epitaffi, la retorica e il vero dolore. Ed anche il ricordo, la riflessione critica, la carica ideale e morale, il valore che scaturiscono da avvenimenti a noi più vicini, che molti abbiamo vissuto in prima persona, come la RESISTENZA, si fanno apparentemente ogni giorno più freddi e lontani, meno partecipati.

 

Cresce intorno a noi una generazione nuova, in un’epoca caratterizzata da grandi sconvolgimenti sul piano del costume, da grandi trasformazioni tecnologiche, soprattutto nel campo dell’informazione, in una società consumistica che rende vecchio l’ieri e vicino il 2000, nella quale sembrano non trovare più posto le grandi tensioni, i fondamenti culturali per operare il rinnovamento dell’umanità. Certo, il 25 APRILE, la RESISTENZA AL NAZIFASCISMO, per mantenere il loro valore, non vanno imbalsamati, resi oggetto di culto acritico, di dogma. Vanno invece calati nella realtà del presente, nei problemi di questo nostro tempo, nelle contraddizioni che quotidianamente viviamo, ed anche nelle nostre speranze, nei nostri sogni.

 

Furono giorni di lotta e di sangue, di unità, di fede per una vita migliore che la barbarie del fascismo e del nazismo non era riuscita ad offuscare; furono giorni d’amore e di creatività, fu una sfida verso l’Uomo stesso, contro la sua parte meno umana che minacciava, con la guerra, il razzismo, l’oppressione, tutta l’umanità Ritornare alla Resistenza, celebrare il 25 Aprile, vuol dire sempre tendere al grande obiettivo per il quale le migliori forze del nostro popolo dettero la vita in quell’evento storico folgorante che fu “il secondo e più vero Risorgimento italiano”: la costruzione di una società libera, democratica, solidaristica, fondata sull’uguaglianza tra gli uomini, sul lavoro, sulla fine dello sfruttamento capitalistico; fondata sul rigore morale, sull’unità fra le grandi masse e sull’unità fra le componenti politiche quali espresse dalla nostra storia (marxiste, cattoliche, liberali e laiche);  fondata sul reale decentramento del potere e sulla partecipazione di tutti i cittadini alle scelte economiche e sociali, fondata sulla PACE e sul ripudio di tutte le guerre,  come scritto nel “patto” meraviglioso della nostra Costituzione.

 

Il nemico di allora, e sembrava impossibile, fu sconfitto. Lo spirito della Resistenza, come lo spirito di tutti i grandi moti rivoluzionari della storia, anche se non sempre è facile coglierne l’essenza, continua a vivere nel nostro paese, in Europa e nel mondo intero. E continua la sua lotta contro i superstiti difensori delle vecchie ingiustizie sociali e contro avversari, i nuovi avversari, che vogliono trasformare il progresso tecnico-scientifico in strumento di sopraffazione, che vogliono distorcere la scienza contro l’Umanità.

 

Noi ci impegniamo per la vittoria della ragione, delle classi popolari e degli ideali della Resistenza, ma sarà una lotta che esigerà in ogni momento sacrifici, coraggio, dedizione, tenacia, consapevolezza e crescita culturale. La sua stessa natura, gli ideali a cui guarda e si ispira, ci assicura, comunque, che essa non sarà la vittoria di una parte contro l’altra, ma dell’umanità intera contro ciò che di anti-umano, di anti-civile, di anti-razionale ancora sopravvive nelle vecchie strutture della nostra epoca, nelle ideologie dell’irrazionalità, nella fame e nella guerra, figlie dello sfruttamenti capitalistico e dell’imperialismo, nelle sofferenze fisiche e morali di ogni uomo privato della sua piena dignità, asservito e ricattato.

 

A questa lotta, a questa speranza, a questo elevato impegno guarda dunque il nostro 25 APRILE ed a questi valori, alla loro ricerca, alla loro difesa, dovremmo tutti saper indirizzare la nostra vita”.

 

 

 

 

 

25 Aprile

 

Buongiorno *****!

Buongiorno 25 Aprile!

Nostalgia dell’ieri,

speranza del domani,

accarezzata bellezza,

inatteso amore.

Sogno che mi stai              

nel cuore in silenzio,

sboccia sereno e senza

timore!

 

Cinque croci

 

Ai cinque partigiani  caduti in battaglia a Montalcinello , Siena,

per la Liberazione dell’Italia dai nazifascisti.

 

Il vento che s’ingolfa

in queste boscose forre

già odora della nuova primavera,

 

cinque croci

l’attendono tra le foglie

delle querce,  accartocciate

e fragili, al tumulto

della terra che si scioglie.

 

Il selvatico giardiniere

ha sparso i semi

con generoso amore

ed un profumo lieve

si leva di viole,

 

lontane le memorie

le lotte, la paura,

lontana quell’ansia indistinta

d’un mondo nuovo,

di eterna fratellanza e libertà,

 

c’è solo questa gran pace,

noi siamo altrove

e nessun rumore del mondo

ci affanna, nessuna pena

ci stringe,

siamo i dormienti sogni

dell’aurora dimenticata.

 

La bella morte

               

A Gianluca Spinola

 

Volevi morir giovane

fare la bella morte

e tale fu la tua sorte.

 

Caduto in battaglia

falciato dalla mitraglia

tedesca sulla proda

del campo,

resta tra il palero

il freddo sasso

senza nome.

Oggi concedono ai soldati

morti talvolta per caso

tra le dune dei due fiumi

ancestrali

l’oro degli eroi

 e i  funerali di Stato.

 

Di te, sconosciuto eroe

della redenta Italia,

nessuno s’è mai ricordato.

 

La morte

 

Fu un amore, amici,

che doveva finire;

credemmo che gli uomini fossero santi,

i cattivi uccisi da noi,

credemmo diventasse tutta festa e perdono,

le piante stormissero fanfare di verde,

la morte premio che brilla

come sul petto del bambino

la medaglia delle scuole elementari.

Con pena, con lunga ritrosia,

ci ricredemmo.

Rimane in noi il giglio di quell’amore.

postato da: karl38cg alle ore 15:09 | Permalink | commenti
categoria:25 aprile 2009
mercoledì, 22 aprile 2009

SABATO 2 MAGGIO 2009

CALENDIMAGGIO IN CANTINA

 

 

UN GRANDE EVENTO A SUVERETO (LI)

 

 

 

Si incontrano due realtà dell’Italia virtuosa e operosa, innovativa; si uniscono due concezioni moderne ed ecosostenibili di valorizzazione del territorio:

 

TENUTA RUBBIA AL COLLE MURATORI, una delle perle di un progetto razionale e innovativo nel settore vitivinicolo del terzo millennio in Italia e nel mondo, che si unisce alle altre tre realtà di fama mondiale: Franciacorta, Sannio, Isola d’Ischia;

 

CASEIFICIO SAN MARTINO, una piccola azienda che ha saputo unire all’utilizzo delle energie rinnovabili , e all’ecosostenibilità , la tradizione storica del territorio nella produzione di una gamma unica di formaggi di pecora e misti.

 

Dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 17,30 alle 20,30, ogni 30 minuti visita guidata alla cantina monumentale della Tenuta Rubbia al Colle, seguita dalla degustazione del “Rumpotino in BARRICOCCIO”, in abbinamento ai prodotti del Caseificio San Martino di Monterotondo Marittimo (GR). Costo a persona: € 8,00. Per prenotare la visita guidata: Gloria Defant 3351331306. Sarà possibile acquistare i vini ed i formaggi in degustazione ed in assaggio.

 

 

www.fratellimuratori.com

info@fratellimuratori.com

www.formaggisanmartino.it

info@formaggisanmartino.it

 

 

 

 

 

 

 

VI ASPETTIAMO IN CANTINA!! A SUVERETO Tenuta Rubbia al Colle Muratori, 1 km. dopo Suvereto, direzione Venturina.

postato da: karl38cg alle ore 12:21 | Permalink | commenti
categoria:formaggio, vino
mercoledì, 22 aprile 2009

SABATO 2 MAGGIO 2009

CALENDIMAGGIO IN CANTINA

 

 

UN GRANDE EVENTO A SUVERETO (LI)

 

 

 

Si incontrano due realtà dell’Italia virtuosa e operosa, innovativa; si uniscono due concezioni moderne ed ecosostenibili di valorizzazione del territorio:

 

TENUTA RUBBIA AL COLLE MURATORI, una delle perle di un progetto razionale e innovativo nel settore vitivinicolo del terzo millennio in Italia e nel mondo, che si unisce alle altre tre realtà di fama mondiale: Franciacorta, Sannio, Isola d’Ischia;

 

CASEIFICIO SAN MARTINO, una piccola azienda che ha saputo unire all’utilizzo delle energie rinnovabili , e all’ecosostenibilità , la tradizione storica del territorio nella produzione di una gamma unica di formaggi di pecora e misti.

 

Dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 17,30 alle 20,30, ogni 30 minuti visita guidata alla cantina monumentale della Tenuta Rubbia al Colle, seguita dalla degustazione del “Rumpotino in BARRICOCCIO”, in abbinamento ai prodotti del Caseificio San Martino di Monterotondo Marittimo (GR). Costo a persona: € 8,00. Per prenotare la visita guidata: Gloria Defant 3351331306. Sarà possibile acquistare i vini ed i formaggi in degustazione ed in assaggio.

 

 

www.fratellimuratori.com

info@fratellimuratori.com

www.formaggisanmartino.it

info@formaggisanmartino.it

 

 

 

 

 

 

 

VI ASPETTIAMO IN CANTINA!! A SUVERETO Tenuta Rubbia al Colle Muratori, 1 km. dopo Suvereto, direzione Venturina.

postato da: karl38cg alle ore 12:20 | Permalink | commenti
categoria:vino&formaggio
lunedì, 20 aprile 2009

Oggi è stato un gran giorno!

 

Oggi è stato un gran giorno! E’ infatti uscito l’atteso aggiornamento al dizionario bibliografico “Le Joujou des  Demoiselles”, la cui prima edizione risale al 1750. Un testo assolutamente da non perdere per specialisti di antropologia culturale licenziosa. E’ un’opera costosa, ma vale i 450 €, se non fosse altro per l’accurata legatura con carta pettinata a colori e tassello di pelle rossa con titolo impresso in oro al dorso. Tra le poesie segnalate, di vari autori, abbiamo gustato Le jeu d’amour, Le ca ca, La femme de bon apetit, Les filles de joye, Femme sembables aux mules, A une laide pu…, Le bon doigt, Sur les  femmes qui montrent leurs seins…Tra queste perle compare anche “Di passere e d’altri uccelli…” il noto, e ormai introvabile repertorio di 1200 proverbi della più genuina trivialità toscana, che ha già ricevuto gli ambiti primi premi alla Fiera degli Uccelli di Crespina ed a quella delle Civette di Terricciola. Si tratta, come sappiamo, di un libro “francescano” come lo ebbe a definire il suo autore, memore delle prediche, spesso inutili, che il Santo fece per avere la passera di Chiara, prima di rivolgersi direttamente all’uccellame misto, cappuccini, tordele, e capinere. Un libro, insomma che avvicina il lettore alla vera Natura, fonte della vita medesima e della vera religione senza le perifrasi e le maliziosità tanto care alle nostre nonne, che nell’età fiorita ci dicevano “hai la voce come un gallerone”, oppure “hai un visino smunto smunto” e ci ammonivano, la sera, rincalzandoci le lenzuola, di tenere tutte e due le mani fuori delle coperte, per evitare pericolosi toccamenti, mentre avrebbero fatto meglio a dirci schietto schietto: “O bimbo, tu devi trombà! Devi chiavà!” Forse lei, buonanima, si rammentava l’enciclica pontifica di Pio XI “Casti connubii, sed non exageramus (1930) che affermava: “…la novella e baldanzosa gioventù che s’affaccia alla scoperta del mondo che la circonda, e quindi anche della potta, che sia sempre benedetta…”, come ben descrive l’introvabile testo di Georges Marchettus, “Dizionario ragionato di lingua volgare, anzi volgarissima ad uso delle scuole miste degli scolopij fiorentini”: “…a questo proposito vale la pena di ricordare che trombà e chiavà sono similissimi, come si rileva nell’amenissima chanson de bouduir per coretto polifonico e viola da gamba, da eseguire sulle note di una celebre  aria rossiniana: “chi tromba chiava/chi tromba chiava/e chi non tromba/si ciuccia la fava…”, nella quale l’apparente conflitto dei due termini ‘trombare’ e ‘chiavare’ si risolve nel gustoso nonsense del ‘ciucciarsi la fava’…atto non disdicevole né privo di soddisfazione per quanto difficile da eseguirsi, riuscito soltanto al buon Salieri nell’intento di far dispetto a Mozart.” Gustoso aforisma di Roman Vladescu, Manualetto pratico di melodia, acrobazie e sesso ad uso di tutti, Edizioni del Braghettone, 1989.

postato da: karl38cg alle ore 21:20 | Permalink | commenti
categoria:casti connubii
sabato, 18 aprile 2009

AL SISMOGRAFO

 

Cara *****,

il terremoto in Mongolia Interna, vero, verissimo l’ho registrato anch’io. Anzi, per la verità, ne ho registrati moltissimi negli anni (1956-1959),  in cui ero addetto al controllo della rete microsismica messa in atto dall’Ufficio Geologico della “Larderello” SpA, che, come saprai, produceva materie chimiche ed elettricità dal vapore endogeno, trivellando pozzi a circa 2000 metri di profondità. Era molto importante, per comprendere meglio la struttura profonda dei serbatoi geotermici, il controllo della microsismicità. Infatti le onde sismiche incontrano una più o meno forte resistenza alla propagazione in relazione alla struttura geologica degli strati attraversati. Un orizzonte riflettente si trovava al di sotto del mantello di copertura impermeabile dello zoccolo cristallino (nelle cui rocce giaceva il serbatoio geotermico di acqua pressurizzata ad alta temperatura), che costituisce il basamento primigenio della Toscana Attraverso i controlli di stazioni sismiche ubicate a distanza di alcune decine di chilometri si poteva calcolare, anche se approssimativamente, l’andamento dell’eventuale serbatoio di fluidi geotermici dove poter fare una trivellazione (come per la ricerca del petrolio). Era una rete semplice e complessa allo stesso tempo, in quanto non dotata delle apparecchiature elettroniche e delle letture a mezzo computer. Si andava con orologi speciali sincronizzati su radiotrasmittenti tarate su lunghezze d’onda dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri (FI). I sismografi registravano in continuo su fogli di carta bianca annerita con il fumo di uno speciale “affumicatore” a petrolio, ed ogni giorno ne dovevamo cambiare uno. Le pennine del sismografo erano pesanti, ma molte volte “saltavano” dai loro supporti di precisione e, quindi, dalla traccia rettilinea, per terremoti di tipo sussultorio, i più frequenti, mentre per quelli di tipo ondulatorio, specialmente se lontanissimi, tracciavano sinusoidi bellissime, veri e propri disegni surrealisti. Ogni sera dovevo togliere il foglio del giorno, passarlo entro una soluzione di ceralacca per fissare le tracce e poi metterlo ad asciugare! Per fortuna io ne avevo due, di sismografi, vicini: alla distanza di 5 chilometri, così potevo eseguire le manovre quasi simultaneamente. Altri sismografi erano a 20 e 30 chilometri di distanza e c’erano altri operatori, mi par di ricordare due preti, dato che gli apparecchi si trovavano nelle fondamenta dei campanili delle chiese parrocchiali! Comunque io ero alla stazione centrale di Larderello, il famoso villino del “Sismografo”, dove affluivano tutti i dati. Mi divertivo tanto, anzi ci divertivamo, perché ero in coppia con un mio grande amico, Mario, ed in più avevo fatto molte amicizie con giovani studiosi dell’Istituto di Geofisica Nazionale di Roma. Tuttavia, ad essere sincero, la cosa che più mi interessava era l’ubicazione del sismografo di Castelnuovo: all’interno, anzi nei sotterranei della Villa del principe Piero Ginori Conti, allora adibita a foresteria per ospiti importanti della Società (uno dei più illustri fu, ad esempio, il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi). Avevo la chiave del “cancellino” che immetteva nel parco e potevo andare nella Villa a qualsiasi ora, anche nella prima notte. Da questo parco alberato un altro “cancellino”, più nascosto, portava all’esterno, proprio nei pressi della casa del medico del paese. E là mi incontravo con una giovane e disinibita ragazza della campagna venuta a lavorare in paese, presso una famiglia benestante. Erano i primi veri amori, un tempo felice. Sul sismografo ho anche una poesia, che ti mando volentieri:

 

Al sismografo[i]

 

Sulla carta affumicata

la penna registrava

della terra il pulsare

lontano e profondo:

montagne, abissi, vulcani

dell’ignoto mondo

aspettavo nell’onda sinuosa.

Fuori il sole giocava

su rose purpuree,

più tardi sorgeva la luna

e il vento del Nord

avvolgeva l’orto

in una trama di gelo.

Così m’é rimasta

quell’ansia antica

di scrutare oltre il visibile

e noto

dentro le cose,

per comprendere il nuovo

che multiforme sboccia.

 



[i] Fabbrica amica, 1987, in “Il Sillabario” – La Comunità di Pomarance, n. 1, p. X, 1997.

postato da: karl38cg alle ore 21:14 | Permalink | commenti (1)
categoria:sismografo
venerdì, 17 aprile 2009

TOSCANA FOLK

 

Segnalo il bel periodico (una copia all’anno!) del Centro Studi Tradizioni Popolari Toscane, anno XIII, n. 14, marzo 2009, Edizioni Polistampa, prezzo in edicola 6,50 euro. Il periodico viene spedito gratuitamente ai soci in regola con la quota di iscrizione annua (20 €) da sottoscrivere presso: Alessandro Bencistà, Via Cilea, 2 50018 SCANDICCI (FI) e mail: toscanafolk@tiscali.it

http://www.toscanafolk.it

I soci, alla data attuale, sono così ripartiti: ordinari n. 37, sostenitori n. 19, benemeriti n. 11 ed è da essi che deriva la gran parte delle entrate, oltre ai 1200 € del Comune di Scandicci. In tutto per 3060 €. Le uscite del 2008 ammontano a 3487,40 €. Si galleggia.

E’ una rivista meravigliosa, non c’è che dire, 80 pagine piene zeppe di articoli recensioni di libri e CD, notizie rare sul folklore toscano laico e religioso. Belle foto. Stampa accurata. Miniera preziosa a cielo aperto. Inoltre “Toscana Folk” segue costantemente gli eventi di “poesia estemporanea” e quelli legati al mondo dell’antropologia culturale. Domenica 19 aprile 2009 ci ritroveremo presso il Circolo ARCI di RIBOLLA (GR) dove, a partire dalle ore 14, i migliori poeti estemporanei della Toscana e del Lazio si daranno battaglia…a suon di canto e poesia! Sarà uno dei più importanti incontri italiani al quale saranno presenti non solo decine di poeti, ma studiosi di molte università italiane e straniere. Ci andrò anch’io, come appassionato e poeta, e saluterò là molti amici. Incontrerò anche una dolce giovane amica, al suo ottavo mese di gravidanza, che si cimenterà nella poetica tenzone accompagnandosi con la chitarra…un inno alla vita e alla speranza di un mondo più fraterno e gioioso! Chi può non perda questa occasione!

postato da: karl38cg alle ore 22:05 | Permalink | commenti
categoria:toscana folk
lunedì, 13 aprile 2009

La nuova Europa

 

Ho iniziato a  leggere il libro “La nuova Europa” di Tomas G. Masaryk, uscito in lingua italiana nel giugno 1997 per le edizioni Studio Tesi, un libro affascinante, per molti versi, nonostante che dalla sua pubblicazione, sul finire dell’anno 1918,  in lingua inglese e francese (The New Europe. The Slaw Standpoint; e in francese L’Europe nouvelle), sia trascorso quasi un secolo. Koloman Gajan, professore dell’Università Carlo di Praga, così conclude la sua presentazione: “…Masaryk, fondamentalmente democratico ed esponente di un’idea che si sarebbe affermata nel lungo periodo, credeva nel futuro della democrazia e il suo messaggio sulla vittoria della democrazia si manifesta non solo come speranza ma anche come necessità reale. Se guardiamo oggi (settembre, 1994) all’evoluzione dell’Europa vediamo che, nonostante tutte le peripezie, le difficoltà e gli ostacoli, la democrazia si rafforza e acquista sempre più rilievo. L’umanità non ha altra prospettiva”. La nuova Europa rappresenta anche il testamento spirituale di Masaryk. La libertà delle piccole nazioni contrapposta al centralismo delle vecchie monarchie e il desiderio di indipendenza dei popoli, letti alla luce della “futura organizzazione federativa dell’Europa su principi democratici”, sono i temi di questo libro fondamentale di Masaryk. Democrazia, libertà e federalismo sono tra le principali chiavi di lettura per l’assetto della “Nuova Europa”. Nel IV paragrafo de “La nuova Europa”, mi hanno colpito le seguenti parole: “…la democrazia, così come la nazionalità e il socialismo, poggia sul principio umanistico: nessun uomo può servirsi di un altro uomo come strumento dei suoi propri interessi e analogamente nessuna nazione può servirsi di un’altra nazione come strumento dei suoi interessi particolari. Questo è il senso morale del principio politico dell’uguaglianza e dell’uguaglianza dei diritti. Il cosiddetto piccolo uomo e parimenti le piccole nazioni sono delle individualità aventi uguali diritti.…” Il messaggio dell’autore va oltre le tensioni del particolare momento storico e costituisce un’autentica profezia proiettata verso il futuro. Tomas Garrigue Masaryk nasce a Hodonin in Moravia nel 1850. Studia a Vienna e nel 1883 diventa professore di filosofia alla nuova università ceca di Praga dove fonda e dirige “Athenaeum” una rivista volta a sprovincializzare la cultura del suo paese. Del 1900 è la fondazione del Partito Popolare ceco poi “progressista”, ma al Parlamento di Vienna viene eletto con il concorso dei voti socialdemocratici. Un’intensa serie di viaggi (importanti quelli in Italia), di incontri e di contatti diplomatici, oltre a numerose pubblicazioni culminano nel 1918 con la sua elezione a Presidente del nuovo “Stato cecoslovacco”. Muore nel 1937, alla vigilia dell’invasione nazista ed alla tragedia del suo popolo.

 

“Ragazzo, caro ragazzo, adesso sei tornato,

dì a tuo padre come hai usato l’aratro?

-          Ho scavato alcuni solchi ma poi ho terminato.

      Ho rotto la ruota, dev’essere riparata -.

Porta la ruota a riparare dal fabbro,

impara, mio caro ragazzo, ad arare la terra”.

 

(la canzone preferita del Presidente Masaryk)

postato da: karl38cg alle ore 21:41 | Permalink | commenti
categoria:masaryk
domenica, 12 aprile 2009

Pasqua

 

C’erano la stessa aria densa e calda di primavera,

la pigrizia del mattino e i petali perlacei dei ciliegi

che cadevano lenti nel piccolo giardino;

 

c’erano, ed ora non più, le note della fisarmonica

ammiccanti e tenere, i sorrisi delle donne nelle piccole

stanze di legno, odoranti d’antico;

 

c’erano gli occhi innocenti e civettuoli delle acerbe

compagne di scuola, nel vicinato raccolto, nell’intreccio

di voci amiche;

 

c’era nel petto un sommovimento profondo, dal basso

verso l’alto, un tendere indefinito all’orizzonte

ancora  bianco di neve, un’ansia sconosciuta

nel primo risveglio d’amore, e l’attesa di lei;

 

lei, la grazia sempre nuova, leggera, liquefatti smeraldi

tra pagliuzze d’oro, frutti acerbi ammiccanti in vaporosi

ricami, melodia delle sciolte campane nell’incedere flessuoso;

 

altro non c’era, per me, in quel santo giorno,

in quella resurrezione misteriosa che mi lasciava sbigottito,

se non l’angelo amato e perduto.

postato da: karl38cg alle ore 10:30 | Permalink | commenti
categoria:pasqua