venerdì, 31 luglio 2009

Il vestito di panno marrone

 

 

Il “paese” è al cimitero. Quanti morti ci saranno? Non è facile stabilirlo. Il primo cimitero era sul prato della chiesa e nell’orto del prete! Anche recentemente sono riaffiorate molte ossa. Si seppellivano i morti uno sopra l’altro e il suolo si alzava sempre più, fino a raggiungere l’arco di volta dell’antica porta medievale, la “Massetana”. Allora, dopo le leggi napoleoniche che vietavano di seppellire nelle chiese, il cimitero fu trasferito oltre San Rocco, dove poi ci fu l’ammazzatoio e il lavatoio pubblico. Ma fu dopo l’Unità d’Italia che avvenne il trasferimento dei cadaveri nell’attuale camposanto, al Pianaggello, distante un chilometro dal paese. Adesso le case sono state costruite lungo la strada rotabile, praticamente arrivando lassù! Con una certa approssimazione è possibile avere un’idea dei corpi sepolti in questo luogo. Circa cinquemilaseicento. La maggior parte giace in un mucchietto di ossa accatastate nell’ossario. Il campo comune delle inumazioni ne contiene circa seicento, con una rotazione di poco superiore ai vent’anni, il tempo occorrente per una buona mineralizzazione dei cadaveri. Ad esempio, mio padre, morto nel gennaio 1985 è stato esumato nel luglio 2009, cioè dopo ventiquattro anni…Adesso l’età media della vita è molto aumentata e, in particolare, muoiono raramente neonati o bambini piccoli. Ti ricordi gli “angiolini”? Quelle piccole casse bianche che venivano collocate in uno spazio riservato a destra del cancello d’ingresso? Ora non si vedono più! La rotazione delle sepolture avviene con tempi più lunghi. Si, però c’è da considerare che molte persone si fanno mettere nei fornetti, ossia nei “colombari”, dove rimangono per novantanove anni che possono essere prorogati. Ormai i fornetti perpetui sono rimasti una minoranza, come le cappelle gentilizie. Reperti storici di famiglie estinte! Per questo motivo i cimiteri diventano sempre più grandi. Sono i preti che hanno sempre lucrato sui riti funebri e sul culto dei morti, fregandosene dell’igiene! Come diceva Garibaldi. Ultimamente però molti si fanno “cremare” e le ceneri possono essere conservate in casa o disperse in luoghi delimitati dalle autorità comunali. Io ho solo la nonna paterna, Enélida, in un fornetto. Insieme a lei abbiamo messo una cassettina con qualche osso del mio nonno, Dario, morto venticinque anni prima. No, per la verità, ci sono anche le ossa di mio padre nell’ossario. Io invece non lascerò traccia: il fuoco purificatore farà il suo dovere! Nessuno dovrà ritirare le ceneri. Per cosa? E’ vero, le belle lapidi antiche ancora ci parlano. E anche i “sepolcri” in Santa Croce! E le tombe etrusche, le stele romane, le lastre sepolcrali sui pavimenti delle pievi e delle cattedrali ci danno il senso dello scorrere del tempo e dell’affievolirsi della memoria e della fama; ma a noi, comunissimi mortali, non ci rimane che la consolazione  di qualche fugace pensiero in chi ci ha conosciuto, o amato. D’altra parte il tempo, divora tutte le cose, e tutto alla fine ritornerà alla terra e all’oblio fino a che, tra qualche miliardo di anni, anche il nostro pianeta morrà nel gran  finale della morte del sole. Io, più che il culto dei morti ho il culto della vita! Amo le fresche carni e gli sguardi di queste giovani spose sedute vicino a noi, e delle quali possiamo addirittura avvertire il profumo mescolato  all’ombra dei tigli…Pensa che quando il becchino mi ha chiesto se volevo essere presente all’esumazione del mio babbo, gli ho detto di no. Avrebbe fatto lui il suo lavoro! Inoltre non si sa mai per certo cosa si potrebbe vedere. Ci sono stati casi di cadaveri ancora in parte riconoscibili, capelli attaccati al cranio, volti mummificati…Mi raccontò una volta un uomo, amico del mio babbo, che mentre andavano a lavorare a Larderello entrarono nel camposanto dov’erano in corso lavori di sistemazione dei fornetti. Una bara era stata trovata aperta e il cadavere quasi intatto. Si trattava di un noto gerarca fascista, che in vita aveva assai abusato del suo potere, soprattutto verso gli umili. Il mio babbo si avvicinò alla salma e gli infilò un dito in bocca dicendogli “O mordi ora!” Ci volle un gran coraggio. A proposito di coraggio senti me: i miei genitori mi mandarono ad aiutare il becchino a scavare la bara del mio nonno materno, lo conoscevi bene anche te, Sinibaldo. Certo, e te gli assomigli moltissimo! Ebbene, quando si scoperchiò si fece un salto indietro! Il vestito di panno marrone era intatto e dentro c’era, perfetto, lo scheletro con un fiore all’occhiello! Ma l’episodio più raccapricciante fu quando si esumò la salma della sorella del mio babbo, era nata nel 1911  e morta a vent’anni. Ci avevano prestato un fornetto per quarant’anni e la bara era zingata, ma gli angoli erano sollevati. Si dovette estrarla per seppellire i resti in terra. Io ero ad aiutare il becchino. Prima di andare al cimitero avevo bevuto due bicchierini di grappa, come i soldati che andavano in trincea. La mia mamma mi aveva detto: “Mauro, ricorda di togliere i due orecchini d’oro alla zia, perché erano di gran valore!” Si cominciò a tirare fuori la bara facendola strusciare sul pavimento del loculo, piano, piano, ma quando la metà fu fuori, il fondo si aprì e un secchio di liquido nauseabondo cadde sul pavimento e sui nostri piedi! Quasi si svenne. Poi vennero le ossa e B cominciò a spezzarle per metterle in un’altra cassettina. Ad ogni osso che spezzava diceva: “perdonami anima benedetta!” E intanto ammucchiava le ossa. Gli orecchini non li vidi. Forse i liquidi acidi dei morti sono corrosivi e avranno liquefatto l’oro? Non lo so, Mauro, ma ho sentito dire che quando morì una fanciulla alle Casettine, fu rivestita d’oro. Eppure anche quell’oro, cinquant’anni dopo, non fu più trovato. Forse l’avranno rubato? Nessuno l’ha mai saputo. Domani parleremo di funghi e cinghiali! Promesso? Promesso!

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giovedì, 30 luglio 2009

Ancora futili chiacchiere sotto i tigli

 

 

Oh! ecco Carlo! Mettiti qui al fresco. Stamani non si respira. Ma che dici Mauro? Alle meglio si sbarca. E Anna e Giovanni? Saranno da qualche parte. Il mio è già sull’altalena. Ora si spinge anche da solo, ma se arrivano Diego e Lorenzo Pipia bisogna che lo tenga d’occhio. Con Lorenzo si allontana e va verso la strada, è pericoloso! No, non ci vanno hanno imparato, restano nel giardino. Si, ma meglio non fidarsi sono piccoli. Piccoli? Anna ha quasi dieci anni e Giovanni andrà in prima elementare a ottobre! Si ritorna a parlare del tempo passato, come vedi non ce ne possiamo liberare. Guarda Anna, già posa, fa la civetta. Il mio deve ancora finire cinque anni, senti cosa disse questi giorni al suo babbo: “Babbo, parliamo un po’ della questione degli uomini e delle donne!” Il suo babbo lo guardò sorpreso, “Cosa vuoi dire?” “Voglio dire se posso sposare Diego e Lorenzino Pipia!” “E chi te l’ha detto?” “Nonno” “No, gli uomini sposano le donne e le donne gli uomini, e poi non ci sposa in tre!” Oggi crescono alla svelta, sono già maliziosi! Ho portato le fotografie che ti avevo promesso. Mi metto gli occhiali. Guarda, qui siamo in quarta classe elementare, nella primavera del 1949, con il maestro Orsini Otello alla porta del palazzo di Arnolfo Frasconi. Allora le classi erano composte da ragazzi di differenti età, molti avevano perduto o ripetuto l’anno. Anch’io ero bocciato in prima elementare! Eh! Si, perché tu sei un anno più grande di me e ci siamo trovati insieme. Ma c’erano anche ragazzi più grandi due o tre o quattro anni di noi! Fammene stampare una copia alla ICET! Domani te la porto. Fammi vedere chi riconosco: Galeazzo, lui sarà del 1936! Luciano di Masino, figlio del carbonaio, andò a Milano. E’ morto! Morto? Già da qualche anno. Era diventato un bevitore accanito e giocatore d’azzardo, s’è ammalato. Accanto a lui c’è Bore Abitava al Casalino. Ti ricordì quando cadde nelle Rocche? Credevano che morisse. Era intelligentissimo. Sposò una delle più brutte ragazze del Borgo. Anche lui è morto da poco. Poi riconosco Umberto, Mauro di Bimas, Francesco di Ulisse, il Castagnini, e Corrado, anche lui guarda che grandiglione! Era figliolo di Melle. Una brancata di figlioli e una miseria che si tagliava a fette. Poi c’è Benito e accanto, mi riconosci? Certo, eri l’unico a portare i calzoni con le bretelle. La mia nonna aveva già 65 anni di età a quest’epoca e faceva anche troppo, povera vecchia! Enélida, me ne ricordo bene. Accanto c’è il nostro inseparabile amico, Franco di Giulione e Ginona, erano due giganti! Ti ricordi di Fulena? Quel vecchio che toccava il culo a tutte le donne che passavano davanti alla sua bottega di frutta e verdura? Quando toccò il culo a Ginona lei gli disse” Venite un po’ più vicino che vi do un bacio”. Lui le si avvicinò e lei lo strinse tra le braccia, ma siccome aveva una forza smisurata gli ruppe due o tre costole e lo mandò all’ospedale! Povero Franco di tutti gli amici solo noi due siamo andati al suo funerale! Era un ganzerino, ma non è stato fortunato. E’ morto solo come un cane. Poi questo, o chi è? E’ Nedo che stava alle Piagge! Ah, ora lo riconosco, vive a Monterotondo. Poi c’è Carlo  e vicino a lui ci sono io! Somigli tutto al tuo nipote Giovanni, nato e sputato! Sulla fila rimangono due, il Pierini e il povero Giano, anche lui ci ha lasciati presto. L’alcool è micidiale. Sedute ci sono le bimbe: due soltanto sono morte, due sono molto malate, tutte sposate e vivono ancora in paese. Sembrano già ragazze fatte, ma non me ne garbava nemmeno una! La quinta da sinistra è M, quella di cui si parlava l’altra mattina, qui sembra bellina, e pensare com’è diventata! Domani ti porto qualche altra foto, in una siamo insieme sopra la carretta di Bruno il becchino, proprio qui nel Piazzone! Ma le più belle me le hai date tu, quelle di quando s’andò a Follonica. Altri tempi. Io ne serbavo una a colori, la prima che avevo visto, ero con Luana nel giardinetto di Ettore Socci, dietro la gelateria Pagni, ci tenevamo per la mano. Una posa romantica. Chi sa dove l’avrò riposta? Non l’ho più trovata. Pagherei chi sa cosa per riaverla. Si vive di ricordi. Forse è sempre viva? Non lo so, sono passati 50 anni. Credo sia diventata una famosa ballerina. Ballava bene anche allora. Al “Gatto Grigio”. Ho ancora una contromarca di uscita. Il dancing confinava con la pineta buia e lei era uno o due anni più grande di me, indipendente. Basta un niente per cambiare una vita. Ebbi paura. Eravamo vissuti sempre in paese e quello fu il primo anno che s’andò al mare! Ci pensi, a vent’anni non avevamo ancora visto il mare!  Sempre meglio di quei quattro o cinque ragazzi che incontrai in un podere sulle pendici della Cornata, forse Casendoli?, completamente nudi che si tuffavano in una pozza di un fosso, loro non erano mai andati più in là di Fosini, la fattoria poco più a valle! Erano nudi e non avevano nemmeno le scarpe! Che ne sarà stato di loro? A volte vengono anche a me questi pensieri. Dio! Anche stamani s’è fatto tardi! Bimbi, lesti, lesti, a casa, tutti a mangiare! Ciao a domani. Ciao.

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martedì, 28 luglio 2009

Piccola cronaca familiare.

 

Ieri sera, dopo alcuni anni che non la vedevo, sono andato al podere dove vive la mia zia, Tajura. E’ la sorella della mia mamma. Di nove che erano, tra fratelli e sorelle, ne sono rimasti vivi soltanto due: lei e una zia poco più grande di me, anzi, quasi coetanea. Tajura ha compiuto 97 anni ed ha una mente lucidissima. La quantità di ricordi zippati nella sua memoria è praticamente infinita. Il destino della vita ha voluto che ci frequentassimo poco. Nonostante un affetto reciproco mai venuto meno. Ci siamo trovati nel meriggio ventilato di fronte alla casa intorno ad un tavolo con bevande fresche e addirittura una bottiglia di vino e una “torta di zucchini” preparata da una amica e vicina di abitazione, una signora svizzera da anni nostra concittadina e infermiera nella locale Casa di Riposo per anziani. Con noi c’era anche mio cugino, il figlio di Tajura, ormai alla soglia dell’ottantina, ma sempre giovanile e operoso. Abbiamo rievocato episodi delle nostre vite, noti, dimenticati e sconosciuti. Ci ritornerò attrezzato di registratore e quaderno. Abbiamo parlato anche dei miei primi anni, dei quali non ricordo assolutamente nulla. Mi ha fatto bene ascoltare. Siamo stati tutti generosi con il passato, anche con chi, più o meno consapevolmente, come mia madre, mi ha procurato immensi dolori. Intanto il mio nipotino e il suo trisnipote, giocavano allegramente nella piccola piscina  poco distante e gli schizzi d’acqua che volavano in alto portavano ancor di più una dolce brezza. Le ore sono fuggite via velocemente. Ma hanno lasciato una scia luminosa indelebile in me, in noi. Spero di poter raccogliere le emozioni della sua vita. 

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lunedì, 27 luglio 2009

 

Futili chiacchiere estive

 

Bellissima giornata d’estate piena. Perfetta. Mi sono alzato con voglia di fare. Rapidamente ho sbrigato il lavoro e alle 10,30 ero ai giardini con il mio nipotino. Frescura sotto gli alberi e brezza leggera. L’amico Mauro era già seduto all’ombra dei tigli. Ci siamo subito messi a parlare. Ci capiamo alla prima. Cose antiche. Non so come è saltato fuori il nome di una nostra coetanea MC. Hai visto com’è diventata? No. Piccola, rachitica, sembra una mela cotogna! Poverina, ha la nostra età! Ma noi, siamo come lei? Ci vedono gli altri così? Forse, un poco. Eh, Mauro, si parla di gioventù lontane. Non c’è da farci niente. D’altra parte siamo fortunati ad essere qui a goderci questi splendidi nipoti! Lasciamoli correre e saltare. Te li ricordi i nostri appuntamenti allo sbocco del Vicolo del Convento, al portone della Misericordia? Tutte le sere! Tutte! Da quel punto strategico potevamo controllare il passeggio estivo e in più i portoni e le finestre delle due ragazze che ci piacevano. Loro, almeno, sono sempre vive! Si! Anche in questo caso possiamo dire che c’è andata bene! Peccato che si cambi rapidamente, hai visto come sono diventate banali, sembrano sempre ricoperte di polvere stantia, non parliamo di sesso, ma t’immagini andarci a letto? Te la ricordi S? Certo, non solo era grossa, ma anche baffuta! Aveva sposato un biondino, è morto presto. Ah! Ma il secondo marito è un tesoro. Sono contento per lei, me la ricordo sempre a quella finestra alta, mi par di vederla. Allora non è come adesso, ci guardavano le ragazze ed anche le maritate, qualche volta. Anche a noi le donne piacevano. Ti ricordi come s’andava ai balli lontani? Certo. Tu ci hai preso moglie in uno di quei paesi. Io sono stato fidanzato tre o quattro volte, flirt brevi, senza prospettiva. Ti ricordi i veglioni a M.? Avevo allacciato un rapporto molto ravvicinato con una ragazza, credevo di poter fare sul serio, ma una notte, nel lasciarci, mi disse che suo padre era un “castrino”, castrava i maiali e aveva sempre con se, inseparabile, un coltellaccio! Mi sentii venire i brividi. E da quella volta non ci sono più tornato a M. Eppure lassù ci hanno preso moglie due o tre giovanotti più grandi di noi. Si, e sono stati sempre felici. Non c’è che dire, le donne del senese erano più disponibili delle nostre paesane, non ti appuntavano una mano al petto per non farsi stringere, avevi voglia di studiare movimenti  e tempo di danza, si ballava a ritmo di slow anche il valzer! Eppure i ginocchi si scontravano sempre! Non parliamo poi di portarle fuori dal locale! Anche la B che pure la dava a molti, a me non l’ha mai voluta dare! Si vede che non eri il suo tipo. Ma non tutte erano cosi. No, di certo, ma a quelle che ci stavano c’era la fila! Noi non si poteva competere coi più grandi. Vorrei sapere cosa fanno E e C. Allora le inquadravo come ragazze sottosviluppate mentalmente, anche se sensualmente mi arrapavano, ma adesso le vedo in una luce diversa, anzi, mentre su tutte le altre è calato l’oblio, loro sono rimaste sempre vivide nella mia memoria. E  di N, L, A, V, MG, cosa sai? Tutte morte! Tutte? Un peccato. N era la più bella. Si, si metteva sempre seduta di fronte a noi sulle panchine e allargava le gambe per farci vedere le cosce! Il suo marito era già vecchio. E’ morto anche lui. Avevano una figlia. La incontrai una trentina di anni fa agli Uffizi, faceva la custode in una sala. Un lavoro modesto. Non era tanto rifinita. E i suoi genitori non c’erano già più. A ben pensarci la vita è abbastanza triste. Ma non ci pensiamo! Gia mezzogiorno? Allora ciao a domani, adesso mi chiude la COOP e devo ancora prendere il pane! A domani.

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domenica, 26 luglio 2009

La sposa inattesa

 

Il sole entrava già obliquo tra i tigli del giardino e finalmente  mi godevo un fremito di maestrale,

mentre il mio nipotino si dondolava spingendosi con vigore sull’altalena. Stranamente c’erano pochi bambini e nessuno dei suoi amici della scuola d’infanzia; saranno tutti andati al mare, pensavo. Cambiano le usanze, un tempo, quando avevo le figlie piccine, si andava in giugno, sia perché i prezzi erano più bassi, sia perché le spiagge meno affollate e il clima più salubre. Naturalmente si restava per due o anche per tre settimane! Allora non possedevo l’auto e mio padre ci accompagnava all’andata e poi veniva a riprenderci, generalmente a Follonica.  Ma siamo anche andati a Riccione con il treno, che prendevamo a Pontedera., “la freccia dei due mari”. Forse c’è ancora. Sembrava un viaggio molto avventuroso!

All’improvviso è apparsa una donna bellissima, vestita di bianco, capelli ricci e biondi sciolti, si capiva che era una “sposa” e infatti con lei s’è materializzato il fotografo e poco dopo anche l’azzimato marito. Giovani entrambi, dovevano essersi sposati nel tardo pomeriggio in Comune. Mi sono avvicinato per osservarla, la bellezza mi affascina. L’ho salutata con un augurio di felicità (pur sapendo di dire un po’ il falso, perché la felicità è davvero una cosa quasi inarrivabile nella vita e così l’eterno amore che si saranno giurati i giovani sposi), scusandomi per non poter fare a meno di dirle che era…bellissima! Mi ha ringraziato gioiosa. Ho seguito le piroette degli sposi sull’altalena “da grandi” e sullo “scivolone”, le solite pose romantiche, una specie di tortura alla quale nessuna coppia che abbia ingaggiato un fotografo professionale può sfuggire, e allora ho riconosciuto lo sposo. Pranza molto spesso con le mie amiche segretarie, e diverse volte ci siamo incontrati allo stesso tavolo della Web&Wine di Volterra. L’ho salutato con la mano: auguri! Due signore con due bambini piccoli, una femmina e un maschio, erano sedute sul bordo della vasca, una, chiaramente non era italiana. Si, infatti parlava francese. I bambini hanno iniziato a giocare con il mio nipotino e, stranamente, sembrava che si capissero. Dopo, lui mi ha confessato che erano “inglesi” e anche lui parlava “inglese”! E’ un bugiardo fenomenale, vive immerso nei sogni e nella fantasticheria. Probabilmente diventerà poeta, come me! Così ci siamo presentati sommariamente con le donne, molto graziose ed eleganti. Mi hanno fatto alcune domande su questo paese così “spersonalizzato”, e volevano sapere perché nessuno “corre al mattino nei boschi!”. Difficile da spiegare.  Avrei potuto io stesso farle notare: perché nessuno parla a un forestiero? Perché quando la sera esco con il cane non trovo in giro nemmeno un’anima? Perché nessuno fa un applauso alla luna nascente quando ha Venere proprio sotto la sua falce? Avrei anche potuto raccontare storie lontane, se non fossero state storie tristi, di gente morta che riposa nel “nostro vero paese, il camposanto”, e di come si viveva “una volta quassù”. Adesso si sta aggrappati alle onde elettromagnetiche per godere di una parvenza di appagamento. No, non è il mio caso! Conosco di persona i dieci “amici e amiche” di Facebook, e il mio blog lo aprono, di tanto in tanti, altrettanti amici, quasi tutti conosciuti, la posta elettronica, infine, sostituisce la “lettera scritta” di una volta, ed è la via preferenziale dei rapporti amichevoli con gli esseri umani che più amo. Poteva andarmi molto peggio!

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venerdì, 24 luglio 2009

Pensieri solleoneschi

 

Oggi il vero “solleone” è arrivato! Finalmente ci libereremo di tossine antiche con il sudore denso di scorie della vita. La parola d’ordine che ci hanno lanciato  i padroni delle nostre menti è quella di restare chiusi in casa, bere quattro litri d’acqua non fredda, e non indulgere in eccessi d’alcun genere, compresi quelli sessuali. Figurati! Siamo un popolo di vecchi. Penso alle ragazze del paese della mia giovinezza: colletti abbottonati, gonnelle lunghe, gambe nude e un po’ pelose, come le ascelle del resto ed anche qualche baffo sotto il naso, senza parlare che chi si metteva il rossetto o si truccava gli occhi e tentava qualche capigliatura  innovativa, veniva generalmente compatita (e, in segreto, invidiata!). In questi giorni di caldo tutte le mamme e le ragazze mostrano sfacciatamente le loro gioie, palesi e nascoste. Pelli liscie e dorate, unghie dipinte e finte, non parliamo dell’accuratezza del trucco facciale e delle pettinature, né dell’incedere sensuale…è sì ne è passato di tempo! Ma adesso il gioco dell’amore è più sbrigativo e i sommovimenti del cuore si manifestano in luoghi affollati, conditi con un po’ di alcool o un tiro di marijuana, pochi praticano l’arte della seduzione di fronte allo charme di una bella donna. Finto distratto ascolto la conversazione  donnesca sulle panchine dei giardini. Cerco di capire il corso della vita. Torno a casa deluso e mi metto a scrivere poesie, “Alla poesia, all’amore”, oppure “Itaca”, che quasi nessuno leggerà. Mando i miei baci ad un’amica morta da poco, scrivo una lettera per incitare la creatività di un’altra dolce poetessa disillusa e ammalata di malinconia,  E intanto ascolto musica: in questo momento le melodiose canzoni di Flavia Bittencourt (qualcuno si ricorda di avermela fatta conoscere?) e, in sequenza Carlos Cano m’incanta con la storia di “Maria de la O”.  Come controcanto mando alla prima “Tutto l’universo obbedisce all’amore” e  “Più vedo te, più ascolto te e più ti amo” di Battiato e, alla seconda, la mia canzone “Il nostro amore”. Un gioco sentimentale si potrebbe definire di pochi irrinunciabili sognatori. Ieri però sono andato a Massa Marittima a trovare il mio amico Dino, pittore e musicista, persona gentile e còlta, che cerca ormai da decenni di catturare la luce che filtra dal misterioso Universo tra le foglie degli ulivi,  ed anche quella che dall’anima degli uomini si nasconde tra le rughe dell’amarezza. Ci apprezziamo a vicenda, anzi lo invidio, dato che la mia musica si ferma al suono della parola  mentre la sua blandisce le corde più nascoste dell’anima. Le nostre vite son cominciate presto. Eppure avremmo ancora tanto da imparare e da gioire! Sono uscito dalla sua casa e dalla sua gentilezza “rinfrescato”. Abbiamo fatto progetti arditi, proprio come Rob chiede alla Vergine!

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venerdì, 24 luglio 2009

OROSCOPO

VERGINE 24- 31 luglio 2009

Con quest’oroscopo ti sollevo dalla responsabilità di alimentare le illusioni altrui. E potrebbe essere l’occasione per rinunciare anche alle tue. Pensa di avere a disposizione il “rivelatore di fesserie, indistruttibile e incorporato”, di cui parlava Ernest Hemingway. A partire da ora, cerca di essere un elegante e provocatorio Strumento di controllo della realtà. Non limitarti a dire la verità: di’ la verità rigogliosa, vibrante e più aggiornata. Perfino i fatti nudi e crudi potrebbero presto subire un’evoluzione. Quello che oggi sembra inconfutabile, domani potrebbe rivelarsi pura e semplice propaganda.

Sibillino Rob! Questa volta, anzichè ricolma di ottimismo, la tua predizione mi inquieta. Mi fai perdere il controllo dei sentimenti più profondi. Finora, infatti, ho gettato acqua sul fuoco delle illusioni indotte e mi sono ritratto sempre un istante prima che l'incendio di tali illusioni si propagasse a tutta la prateria. Però, mio caro sconosciuto amico, come si fa, in questo tempo alieno, a dire la "verità rigogliosa, vibrante, e più aggiornata"? Cioè non solo la verità che ho dentro, la mia verità,  ma il sogno della verità attesa? E non temere, in quest'ultima ipotesi, di propagare un incendio tale che infinite anime venissero distrutte?

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lunedì, 20 luglio 2009

Canzoni

 

Quando riuscirò a rendere più “animato” il mio blog inserirò la musica delle mie due prime canzoni, e, forse, la terza che sto preparando. Ieri ho parlato con Irene, la mia esperta musicale, e mi ha detto che in autunno inciderà in un cd la “Ballata per Norma Parenti”. Tenteremo insieme di assemblare un cd con testi di ballate della Resistenza nelle Colline Metallifere Toscane e qualcuna sulle stragi “aretine” riprendendo i testi e le musiche di Irene. Forse ci metteremo anche testi e musiche non nostri, ma di altri cantautori, come Fornaciari, Chiavistrelli e qualcun altro che troveremo per strada. Io cercherò di adattare il testo della poesia “Cinque croci” (dedicata ai cinque partigiani uccisi in combattimento dai tedeschi a Montalcinello, Siena). Ultimamente ho scritto le parole di una canzone d’amore e David Dainelli ha composto la musica.  Credo che la voce sia sua. Comunque già la prima versione mi pare emozionante! Le parole di “Norma Parenti” e “Cinque croci” ricordo di averle già postate. Adesso trascrivo quelle dell’ultima canzone, “Il nostro amore”.

 

Il nostro amore

(parole di C. Groppi; musica e canto di D. Dainelli)

 

E questo è il nostro amore

Amore quello vero

L’amore mio per te!

 

E questo è il nostro amore

Amore quello vero

L’amore tuo per me!

 

Camminiamo per le strade

Cercando i nostri baci

Carezze rinnovate

Il sogno di un amore

Che non svanirà!

 

Camminiamo nella vita

Baciando il nostro amore

Un nuovo amore antico

Che mai ci lascerà!

 

E questo è il nostro amore

Amore inappagato

Amore delicato

Amore ritrovato

Amore innamorato

Di noi, di te, di me.

 

Lontani eppur vicini

Vivremo noi d’amore

Che mai morirà!

 

E questo è il nostro amore

Amore quello vero

L’amore tuo per me!

 

E questo è il nostro amore

Amore quello vero

L’amore mio per te!

 

E questo è il nostro amore

Un dono dolce e immenso

Per l’eternità!

Per l’eternità!

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sabato, 18 luglio 2009

 

L’orto, i ricordi, i morti

 

La tempesta magnetica è passata veloce e anche le “coltellate” neuroniche che già un giorno prima mi avevano causato improvvisi e laceranti dolori nel “famoso” snodo L5-S1 sono cessate. Naturalmente in due giorni ho assunto una quantità di farmaci che generalmente si prende in cinque giorni! Ma che ci potevo fare? Ho anche ridotto l’uso dell’automobile al minimo indispensabile: ad esempio, stasera, ho fatto 30 chilometri per andare all’orto di Francesco a Monterotondo per rifornirmi di verdura fresca! Non me ne sono pentito perché il suo orto è sempre pronto a donare pomodori, basilico, peperoni, cetrioli, fagiolini, zucchini…mentre tra le foglie verdissime già occhieggiano i meloni e le angurie. Le patate di quest’orto sono deliziose e così le cipolle! Speriamo che non torni a visitare l’orto l’istrice o, peggio ancora, non ricompaiano le nutrie che popolano il laghetto ed il canneto soprastante! Stasera, nel pulviscolo dorato del tramonto, le foglie degli olivi cangiavano alla fresca brezza e i radi mandorli nei campi di biade selvatiche richiamavano alla memoria la presenza dolcissima di Giuliana che ci ha lasciato troppo presto!  Sit tibi terra levis, mia cara amica! La tua memoria si ravviverà ogni giorno. Invece oggi ho disertato due appuntamenti importanti: un concerto di fisarmonica in Piazza del Plebiscito e la presentazione del CD di canti popolari inciso magistralmente dalla “Tazza di Arianna” a Volterra. Il mio animo è triste in questi ultimi giorni. Son morti tre cari amici. Di tutti conservo ricordi. Anna era la giovane esuberante ballerina instancabile sempre allegra, poi amica di mia moglie, e della mia famiglia; Paris iniziò con me a lavorare come “netturbino” a tempo determinato al Comune, prima di essere assunto in pianta stabile, era un operaio scrupoloso, spesso faceva i lavori “rifiutati” da altri, ha lottato a lungo con la malattia prima di arrendersi; Alberto, detto anche “il bigio”, non solo m’era stato compagno e amico in anni di entusiasmi politici (era, negli anni ’60, insieme a me nella segreteria della sezione del PCI ), ma anche un vero e proprio “personaggio” nel microcosmo paesano: disegnatore satirico abilissimo aveva contribuito alle vignette del nostro “giornale murale” in tempi nei quali i vignettisti di professione non esistevano o quasi, era un accanito lettore di riviste scientifiche e dell’Unità, un appassionato di gastronomia, un buon suonatore di batteria,  un cultore dello sport e dell’esercizio fisico per mantenersi in forma. Era anche un tipo scontroso, permaloso, “un legno torto” come si suol dire da noi, ma con me è sempre rimasto amico! Forse per un’amicizia antica, antichissima, dato che ricordo di aver portato a spalla la bara del suo babbo, di essere andato periodicamente a trovare la sua mamma e la sua zia, una anarchica, l’altra religiosissima, ascoltando storie di lotta, di passione politica, di antifascismo, che si riallacciavano agli inizi del Novecento; ed anche di aver condiviso tantissimi anni di vita dentro il partito comunista italiano, con tutto il corollario di campagne elettorali, feste dell’unità, propaganda murale, impegno pacifista e internazionalista. Era approdato anche lui nell’organico del Comune, prima come “netturbino”, poi salito al grado di “addetto al protocollo” e “archivista”. Era un impiegato zelantissimo, naturalmente, non andava  d’accordo con la maggioranza degli altri dipendenti arruffoni! In me aveva trovato un sindaco non solo amico, ma interessato alla conservazione della memoria civica e perciò in grado di apprezzare il suo lavoro. E’ morto stamattina in ospedale e lunedì ore 11 ci sarà la “civile” sepoltura. Abitava proprio a pochi passi dal luogo dove adesso suonerà il fisarmonicista. Ho preferito non andare per scrivere questo post. Il parlare di Alberto mi ha consolato. E Volterra, per la fragilità vertebrale, troppo distante.

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categoria:il bigio
sabato, 18 luglio 2009

Alla poesia, all’amore

 

I valori in cui credevo sono stati dichiarati

estremamente pericolosi per il genere umano;

si potrebbe addirittura estendere il concetto

allo spazio vitale del pianeta Terra e

forse, con un briciolo di pessimismo,

all’intero Universo.

 

L’ideologia fondante di tutta la mia vita

ha commesso crimini  orrendi dietro le cortine

di feroci dittature, maschere grottesche

osannate da moltitudini immense,

abbagliate dal sogno della rivoluzione.

 

Ora, già vecchio e senza la forza di ricominciare,

mi guardo indietro al vuoto che lascio,

e guardo avanti all’umanità sconfitta

dal capitale e dall’ingiustizia,

mi chiedo a cosa siano valsi i miei anni

spesi nella ricerca della bellezza e della

felicità, e tremo al pensiero che la mia poesia

sia stata anch’essa strumento del Male

perché nulla ha generato, cresciuta

nel buio e timorosa della luce

della verità.

 

Oh! dolorosa parola che pur m’hai aperto

la sequenza delle porte della vita,

fino a quest’ultima soglia dell’amore

impossibile, della morte sottile,

non abbandonare la mia anima fragile

tienila stretta a te ed ai baci

della libertà ritrovata; ti prometto

un canestro di fiori e frutti maturi,

profumi, carezze e lacrime di gioia

per la nostalgia degli incontri e degli addii,

per te, per lei, che solo a me appartiene,

lei , mia colomba, mia amata,

risveglio di sentimenti addormentati

in un angolo perduto dell’anima,

lei, mia amata, regalo del futuro imprevedibile,

mia sirena approdata a quest’isola desolata

vestita di corallo e conchiglie

di spiagge dorate, di sale di acque lontane

e dell’oro di tramonti infuocati,

mia Calipso, compagna di viaggio,

certezza e speranza di approdi

a isole lussureggianti e misteriose.

postato da: karl38cg alle ore 09:24 | Permalink | commenti
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