lunedì, 31 agosto 2009

Gli ultimi chiacchiericci con Mauro

 

Stamani Mauro arriva tardi e affannato. Nello spostare due cassette di api che aveva nell’orto, uno gli è scivolato dalle mani cadendo per terra, rompendosi. Ha tentato di raccogliere api, miele e cera e cellette…cos’ì s’è buscato quasi cinquanta punture di api nelle mani, per sua fortuna coperte da guanti. Il pungiglione si è conficcato soltanto per la sua estremità, altrimenti, quando il pungiglione rimane interamente conficcato, continua a vibrare e penetrare nella pelle per permettere al veleno di scaricarsi completamente. Sarebbe stato un grosso guaio. La sua mano e il polso sono gonfi e lo consiglio di andare al pronto soccorso. Ok! Il medico gli prescrive una pomata al cortisone, ma ormai la mano destra e il polso sono inutilizzabili e soltanto domani potranno iniziare a sgonfiarsi. Si parla delle api e della loro perfetta organizzazione sociale. Quest’anno il miele è di ottima qualità, specialmente il millefiori. Si vende a 5,5  € al chilogrammo, vasetto compreso. Un prezzo competitivo. Dalle api si passa a parlare dei calabroni: il più pericoloso è il “cinghialino”, quello fatto con due corpi separati da un “vitino” sottile. Il loro veleno è molto potente, paralizza insetti e animaletti molto più grandi, ed anche per l’uomo, in caso di punture multiple, può essere molto pericoloso per uno schok anafilattico. Hai visto che nidi fanno? No, mai. Io ne ho trovati alcuni in vecchi poderi abbandonati, il più bello a Fosini, al podere San Piero. Era una vera e propria opera d’arte. Centinaia di celle ovoidali costruite  a grappolo d’uva, in calce color cenere, affusolate, con all’interno una larva  che al momento opportuno avrebbe forato l’involucro uscendo nell’atmosfera! Avevo una bomboletta  di un potente gas letale per gli insetti, lo irrorai sul nido provocando la fine d’ogni forma di vita. Aprii le cellette, ma erano vuote. Le larve avevano già preso il volo. E il miele com’è, amaro? Non l’ho mai trovato. Forse lo fanno nel tronco vuoto di vecchi castagni. Credo sia amarissimo. Anche le vespe pungono. Si, ma gli effetti sull’uomo sono più tenui di quelli delle api. Mi ricordo un pomeriggio di settembre, al Campone, Creonte aveva qualche bugno d’api ed io l’avevo già osservato smielare con una maschera a rete d’acciao calata sulla testa, ero andato nella sua vigna a rubare qualche zocca d’uva nera, le api mi entrarono dentro la camicia e cominciarono a pungermi nella schiena! Che dolore! Gli altri ragazzi cominciarono a battere il mio corpo con le mani aperte, per schiacciarle, ma tardi! Presi tante punture, però dopo averci dormito non mi fecero più male. Su questo piccolo avvenimento ci ho scritto una poesia, che se ti fa piacere te la porterò.

Con queste prime piogge, usciranno i funghi? No, l’acqua è stata poca, sotto gli alberi il terreno è asciutto. Dove vai a cercarli, se non è un segreto? Dove s’andava noi i castagni son tutti secchi, c’è entrata la malattia. Ora vado al Monte. Nella Pigna? C’escono, ma è un luogo pericoloso, si può precipitare in una sbalza, e io vado sempre solo, non mi fido più ad andarci. Io andavo dai castagni di Gemello a quelli del Fiornovelli. Son posti buoni, ma anche alla capanna di Bagattella, sopra, dove finiscono i castagni e comincia la palaia e il bosco di cerri, intorno al seccatoio della Boracifera.. Si, ce l’ho trovati anch’io, specialmente alla fine d’ottobre, quando il bosco è meno frequentato. Oggi c’è la fiera in paese. Mi sembra povera. Quella d’agosto è sempre la più misera, a novembre c’era la vendita delle castagne, a giugno degli agnelli e del frumento…ora è cambiato il ritmo dell’economia agricola, però le fiere rispettano rituali antichi. Non c’è nemmeno un banco di giocattoli. Meglio per noi, spenderemo meno per i nipoti che non fanno altro che chiedere!  Da oggi ci vedremo di rado, riaprono le scuole. Crescono questi bambini! Sembrano contenti, ma il futuro che li attende mi sembra poco promettente. Ormai non credo più alle ipotesi catastrofiche, come quelle di quarant’anni fa, che ci dicevano che le risorse energetiche del pianeta si sarebbero esaurite nel 2020! L’energia si ricaverà dalle pietre! E’ la mente umana, ossia la metà, quella emotiva, che non fa più progressi da almeno tremila anni! Ma, insomma, noi non vedremo il peggio dei nostri nipoti. Godiamoci questa tregua che ci concede la vita. Ti vedo bene, in forma. Si, non posso nascondere la felicità di questi giorni d’estate, caldi, sereni, luminosi, m’hanno riportato indietro, molto indietro, all’ombra del grande platano dove incidevamo i cuori con le iniziali delle nostre innamorate trafitti da frecce. Sogni innocenti, ricordi? Anche allora stavamo molte ore insieme. E’ davvero un dono sorprendente essere rimasti amici per tutta la vita. Davvero. Allora, a domani. A domani.

postato da: karl38cg alle ore 21:20 | Permalink | commenti (1)
categoria:
domenica, 30 agosto 2009

Serrazzano, un castello che racconta…

 

La festa che l’Associazione Socioculturale Castello Giovani del piccolo Borgo di Serrazzano organizza ogni anno ha un fascino molto particolare. In primo luogo perché si svolge all’interno di un castello medievale fortificato che mantiene praticamente intatto il suo tessuto urbano, in secondo luogo perché vi si incontrano prevalentemente famiglie di “serrazzanini”, persone molto legate al proprio paese, anche se ormai residenti  in altre località, in terzo luogo perché vi mantengo molti amici e una in particolare, Claudia, l’antropologa e specialista delle tradizioni della religiosità di quel territorio a cavallo delle due antiche Diocesi di Volterra e Massa Marittima. Appena arrivato ho incontrato un gentile signore che Rosanna, in realtà sua cognata, mi ha presentato: Credo che tu lo conosca! Ma certo, come dimenticarlo, è lui che mi ha fatto il più bell’elogio della mia vita! Ma quando? Molti anni fa, alla presentazione di un libro, qui, in Piazza della Cisterna, mi scattò una foto dalla finestra e me la spedì sulla posta elettronica, dicendo che l’avvenimento era una prova di cultura e democrazia…forse aveva ragione, dato che veniva dalla città di New York e da una società dove non è facile stabilire il contatto diretto tra le persone, specialmente con quelle del ceto popolare. Adesso prendo le distanze da New York, spero di venire a vivere qui! Ah bellissimo! Continui a creare immagini rotocalcografiche? Si, continuo. Erano bellissime quelle che vidi in mostra! Si, quello è il mio stile. E tu, cosa stai facendo? Mi sono divertito a pubblicare una raccolta di proverbi licenziosi, per tentare  di rendere meno triste il clima sociale e politico dei nostri piccoli paeselli. Dove si trova? Alle edicole. Lo comprerò immediatamente. Abbiamo gli indirizzi, ci terremo in contatto. Si, dunque, a presto. A presto. Andando verso la piazza della Cisterna saluto molti amici ed uno in particolare: Luciano, un esperto studioso ricercatore di “orchidee spontanee” native delle Colline Metallifere. Mi parla con passione della sua ricerca e delle scoperte importanti che ha fatto. Spera presto di presentare il lavoro all’Università di Pisa ed io gli prometto un aiuto nel caso volesse pubblicarlo. Abbiamo fatto quattro anni di scuola insieme ed è inevitabile non parlare dei compagni della nostra gioventù…Franco, Silvano, Nolberto, Berlok…ci hanno lasciato troppo presto. Non possiamo fingere che la vita ha le sue tristezze. Parlo anche con il sindaco neoeletto di Pomarance e con l’assessore alla cultura, li conosco bene e prometto di aiutarli a comprendere la realtà della Fondazione bancaria della quale faccio parte. Arriva anche Claudia. La trovo bene, giovanile, anche se non ha la bellezza della sua coetanea Sharon Stone. Ci sediamo sullo scalone della piazzetta, per parlare.  Mi chiede di registrare le prolusioni della manifestazione culturale. Non cessa mai di mettersi l’abito della ricercatrice. Ha pubblicato un opuscolino ciclostilato con cinque novelle e quattro “dicende”, tutte legate a Serrazzano. Ne cerca altre. E poi?  Non lo so bene nemmeno io. Vediamoci. Si, presto. Portami un libricino con i proverbi! D’accordo. Lei resta a mangiare in castello con marito e amici, io e Grazia ritorniamo a casa, dove ci attende il nostro vecchio cane. Per la strada ripenso alla novellina “I tre indovinelli”, bisogna leggerla per capirli, ma sono intriganti: 1) Pinci ammazza Bella e Bella salva me; 2) Tirai a chi vidi , colsi anche chi non vidi, mangiai carne creata e non nata cotta in paroline sante 3) Il morbido spacca il duro e un morto porta tre vivi. Così mi sono tornati alla mente i tre indovinelli che trascrissi in una poesia, “Dimmi ragazza”:

 

Dimmi, ragazza, dimmi,

se vuoi essere mia sposa:

cos’è che cresce senza pioggia,

cos’è che brucia senza mai finire

e cos’è che piange senza lacrime?

 

Ingenuo Principe, che vieni a chiedermi?

La pietra, cresce senza pioggia,

l’amore brucia senza mai finire

e il cuore, il mio cuore, piange senza lacrime!

 

La fisarmonica vibrava di passione,

 la zampogna pareva impazzita,

e tutto intorno nel grande prato dei nastri colorati

le giovani coppie sognavano speranze di vita.

 

Si stringevano nel gioco gli innamorati fanciulli

per quella magica sera, quel giorno, là all’est,

sull’ansa rivierasca del fiume d’argento,

mentre  il tramonto incendiava la selva nera.

 

E certo non pensavamo alla profezia

del silenzioso pianto del cuore,  che ci attendeva.

 

 

postato da: karl38cg alle ore 21:58 | Permalink | commenti
categoria:indovinelli
sabato, 29 agosto 2009

Radicondoli: amo questo piccolo Borgo…

 

Amo questo piccolo borgo, sospeso tra le stoppie e il cielo. L’ho sempre amato e vi mantengo ricordi dolci, intensi, veri. Ci torno volentieri,  pur sapendo che ormai le persone a me più care, i tanti compagni ed amici, non ci sono più. Alcuni son partiti per la città, altri riposano all’ombra della Pieve, dove qualche volta vado a trovarli…hanno sempre qualcosa da dirmi, da consigliarmi, e le loro lievi voci mischiate con il vento, mi commuovono. Ci venni a salutare Luciano Berio, che ci aveva improvvisamente abbandonati. Lui non avrebbe tollerato che alla commemorazione funebre suonassero illustri musicisti, desiderava quelli della Banda Musicale paesana, solo loro, e le note dell’Internazionale e di Bella Ciao! che la brezza serotina arruffava in una nenia malinconicissima. Momenti intensi tra un popolo semplice mescolato con i grandi della cultura italiana venuti a rendere l’estremo saluto al Maestro. Il mio amore ha radici lontane, di quand’ero ragazzo  e accompagnavo mio zio di podere in podere a portare le pile per le radio, il carburo per i lumi, il pibigas per i primi fornelli…stoviglie per le gentili massaie. In quelle campagne sterminate incontrai anche un precoce amore, e il ricordo della ragazza con la cicatrice sul labbro non m’ha mai abbandonato. Credo di aver avuto un ruolo importante alla fine degli anni ’60 e nei primi anni del ’70 per favorire lo sviluppo dell’energia geotermica, fino ad allora misconosciuta e trascurata. Il più potente pozzo geotermico mai esploso nel mondo, il famoso “Travale 22”, ossia “il soffione della speranza”, come ebbe a battezzarlo l’amico Radi, sindaco socialista del comune, avviò, pur tra contraddizioni e nuovi colpevoli ritardi, la trasformazione di quel territorio, anche se, la presenza di centrali geotermoelettriche e impianti di perforazione, non riuscì che a fermare l’inesorabile declino demografico avviato due decenni prima dalla fine della mezzadria. In tutti questi anni ho lavorato per valorizzare storie e personaggi di Radicondoli, dalla poetessa Dina Ferri, alla Santa Giacinta Mariscotti, all’antifascista Costantino Costantini, ai mezzadri ed alle mezzadre che hanno lasciato la loro memoria nel volume “Il maldocchio ai maialini”, ai partigiani che hanno caratterizzato la ricerca sulla resistenza in “La piccola banda di Ariano”, agli uomini di chiesa, dotati non solo di umanità, ma di grande cultura, come il proposto don Saltarelli e padre Bulletti, trovando addirittura le tracce di un papa che vi soggiornò, Urbano V, nativo di Mende, Francia, del quale nessuna altra fonte ci è nota del suo viaggio dalla Francia a Roma se non la sosta a Radicondoli e l’ospitalità delle monache! Recentemente ho avuto il privilegio di essere accolto in un piccolo gruppo di persone amanti della letteratura e dell’arte che si riunisce la prima domenica di ogni mese nella “casa della memoria” aperta in una borgata vicina al capoluogo, Belforte. Incontri deliziosi e rari. Ho la fortuna di parlarne, di tanto in tanto, con Luciana, la moglie del mio amico Mauro. Lei è nata e cresciuta a Radicondoli, e credo ci abbia lasciato una parte importante della sua anima. Recentemente abbiamo rievocato lontani ricordi, tutti condivisi. Il suo cruccio maggiore è stato che il proposto don Saltarelli abbia regalato a me il manoscritto della sua ricerca sui “Belforti”, mentre a lei solo la fotocopia! Nonostante che io fossi ateo e comunista e lei una devotissima cattolica! Purtroppo non ho ancora trovato uno sponsor per pubblicare l’importante raccolta degli scritti di don Saltarelli, ma non dispero. Del resto, anche il bellissimo monumento in bronzo in onore di Dina Ferri è stato eretto a quasi cento anni dalla sua nascita! Tuttavia c’è un angolo di questo paese che attira i miei desideri: una panchina posta sotto un gran tiglio, all’imbocco della discesa che portava proprio al campo ed alle terre del babbo di Luciana, “Cencio”, un luogo magico, nella penombra, aperto su un orizzonte infinito, una porzione di universo pulsante, unica. Non posso fare a meno quando vado in paese dal fermarmi, anche per poco, meglio se di notte; lì ricarico le batterie della mia vita, lì passato e presente e futuro si fondono. Sento battere il cuore il sangue fluire la bellezza accarezzarmi. Grazie Radicondoli!

postato da: karl38cg alle ore 15:17 | Permalink | commenti
categoria:
domenica, 23 agosto 2009

 

OROSCOPO 21 - 27 agosto 2009

di Rob Brezsny, l'unico!



Vergine (23 agosto - 22 settembre)

Basta con i dessert avariati, Vergine. Niente più rischi invitanti o veleni succulenti. E nemmeno tesori inutili, successi vani o genialità idiote. Presto tutte queste esperienze folli saranno lontane, sparite, morte. La settimana prossima le cattive influenze che cercavano di spacciarsi per buone saranno scomparse grazie alla tua coraggiosa spinta verso l’autenticità. Sarai pronta a ritrovare la tua innocenza e a giocare in luoghi dove la purezza è la regola e non l’eccezione. Il tuo spirito selvaggio si sta già rigenerando, e ti darà la forza di sconfiggere quelle influenze che minacciavano di soffocare il tuo spirito.

Caro Rob, sei geniale! Anche se il testo è volto al femminile e non al maschile. Prendo alla lettera un tuo passaggio: "...sarai pronto a ritrovare la tua innocenza e a giocare in luoghi dove la purezza è la regola e non l'eccezione". Per me il "gioco" è la creatività, la regola è "la parola", la "posta" è l'amore. Che ne dici? 

postato da: karl38cg alle ore 15:15 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, 20 agosto 2009

Due o tre cose piccole, piccole…

 

 

Un fisarmonicista di strada che suona appassionatamente canzoni d’amore in via Roma a Follonica. Metto per due volte  un po’ di spicci, ci guardiamo e ci sorridiamo, come cenno d’intesa. Mi piace. Suona un valzer del Quartiere di Lillà dal film di Renoir… Non andrei più via. Ci vedo mio padre quando mi diceva, in tempi di dura discriminazione anticomunista in Italia, di non preoccuparmi se non avessi trovato un lavoro: saremmo andati insieme per il mondo, lui suonando la sua fisarmonica ed io con la gabbia del pappagallo a leggere la fortuna agli innamorati…

Anche la ragazza A., dopo aver letto la dedica che le ho fatto sul libricino dei proverbi,  e il breve ricordo di sua madre, mi ha detto, con gli occhi umidi, di averci pianto…ma quello che ho scritto è la verità, nei suoi occhi rivedo la mamma, mia cugina, e penso che mi manca tanto.

Ho rivisto anche il busto in bronzo di Ettore Socci, nel giardinetto disadorno di fronte al mare, tra le grandi tamerici, e mi sono rivisto in quella posa romantica in una delle prime fotografie a colori che troppo incautamente ho perduto.

Cose piccole di un’estate bollente, vorrei timidamente poter dire felice.

 

postato da: karl38cg alle ore 16:43 | Permalink | commenti
categoria:
domenica, 16 agosto 2009

Alla Festa dell’Unità

 

Sono arrivati i nostri due amici dalla Spagna. Stasera andiamo a cenare in Doccioli, alla festa dell’Unità per il Partito Democratico. Dunque si mettono insieme tre cose: il ricordo delle feste per il sostegno alla stampa comunista, in particolare al quotidiano L’Unità fondato nel 1924 da Antonio Gramsci, il sostegno al nascente Partito Democratico che nasce dalla confluenza delle correnti liberali e riformiste della sinistra e del centro (PCI, DC, essenzialmente), e per l’unità interna al Partito Democratico medesimo finora turbato da divisioni di “corrente” e personalismi di vertice. Quando arriviamo, già all’imbrunire, ci dicono che al pranzo sono stati serviti 750 pasti, cioè una straordinaria partecipazione popolare. Invece, come sempre per la cena, le presenze sono minori ed in più abbastanza diluite del tempo. Mentre le due donne e l’uomo girano un po’ nel castagneto visitando la libreria e la fioraia, io prendo il posto all’ultimo tavolo esterno, dove sono seduti Mauro e sua moglie. Faccio apparecchiare per quattro, con acqua e vino, e così sono sicuro che nessun altro mi occuperà i posti. Ci si sta bene, anzi, s’alza una brezza fresca che spirando dal lato delle cucine porta profumi appetitosi di grigliate di manzo e maiale. Naturalmente con Mauro e soprattutto con sua moglie iniziamo a parlare…di politica? Macché! Ricordi delle nostre giovinezze. Di balli e innamoramenti…corteggiamenti, cosa si poteva e cosa non si poteva fare, quali i confini del paese da non oltrepassare nelle passeggiate, il ruolo delle mamme, i sensi di colpa e di peccato, ecc. ecc. A differenza del “mucchio” di oggi, allora prevalevano l’individualismo e la gelosia. Oggi notiamo ai giardini, sulle panchine, le ragazzine sedersi sulle gambe dei maschi e passare da uno ad un altro, scambiarsi effusioni con questo e con quello,  scherzi leggeri e pesanti con questo e con quello…eppure, guardandoli, risalta la loro anaffettività e la pulsione erotica rimane confinata nel gioco. Forse sarà meglio così? Non lo sappiamo. Noi cercavamo i luoghi più appartati, restavamo nella coppia, senza estranei, ballavamo al centro della pista il famoso “ballo del mattone”, non per seguire il tempo della musica ma il pulsare del sangue e del sesso, accaldati o sudati, immergendo passionalmente il viso tra i capelli di lei, cercando di posare le labbra dietro il suo orecchio, o nel collo, forse, ricordo, sussurravamo anche parole d’amore e la mano che le cingeva la vita si abbassava sempre più impercettibilmente sul gluteo destro e l’altra, che si intrecciava con la sua, restando appoggiata tra i nostri petti, sfiorava il suo seno… Alla fine della canzone, rimanevamo per alcuni istanti, che parevano lunghi, allacciati,  fermi, in trance. E dopo, molte volte, rimanevamo lì, in attesa del brano successivo! Questi erano i momenti magici, irripetibili. Talvolta avevamo percorso decine di chilometri su auto a noleggio o furgoncini sgangherati da lavoro per andare a ballare al Castelletto, Monteguidi, Chiusdino, Radicondoli, Monterotondo, Anqua…là dove avevamo iniziato timidamente una nuova avventura, la ricerca della donna ideale, un po’ sorella, un po’ mamma, un po’ amante…e molti dei nostri amici ce l’hanno trovata! Anche tu, Mauro, ce l’hai trovata, ed era la più bellina di tutte! E tu, invece? Non ho avuto molta fortuna, a parte la figlia del “castrino” di maiali, credo di essere stato fidanzato e innamorato di altre due o tre ragazze, compresa la più enigmatica di tutta la mia giovinezza, “la ragazza dalla cicatrice sul labbro”, lei apparve come una meteora e come una meteora scomparve. Credevo di ritrovarla, di sapere tutto, ma invece non ricordo nulla di lei, solo il podere dove abitava, Pian di Zoccoli, e la cicatrice sul labbro superiore, un marchio magico, che conferiva a quel punto una carica erogena atomica! Vengono anche gli altri e la discussione si fa collettiva e più generica. Ma sempre piacevole e leggera. A poco a poco il vino bianco se n’è andato in fumo e in sguardi sognanti, gli occhi si inteneriscono e le labbra s’asciugano. L’ora della notte più fonda s’annuncia nel tremolio delle foglie dei castagni e nella lucentezza delle stelle. E’ stata davvero una bella Festa dell’Unità!  

postato da: karl38cg alle ore 15:42 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 14 agosto 2009

Il solleone obnubila i nostri pensieri…

 

                                                                                                                                    

Si, li rende nuvolosi, carichi di umidità e di ricordi che vengono come i barconi di calore nel cielo, da molto, molto lontano. Il colloquio con Mauro è più breve e pesante. Stamani mentre guardavamo una anziana signora vagare smarrita nel giardino in preda a uno dei morbi che oggigiorno assillano la vecchiaia, l’abbiamo rivista giovane e attraente, sospirata non solo dai giovanotti più grandi e già catturati dalle reti di Amore, ma anche dai giovincelli come noi eravamo all’epoca della visione del suo nudo integrale. A quel tempo non esistevano, o quasi, i “bagni” (doccia o vasca) all’interno delle case private del nostro paesello. Perciò, una volta alla settimana molte persone andavano a lavarsi ai cosiddetti “bagnetti” dei Lagoni, un bagno privato, della Larderello SpA, ma aperto alla popolazione. Le nostre mamme o nonne ci mandavano anche noi bambini, generalmente il sabato mattina. Custode del “bagno” era un invalido, un uomo simpatico e un po’ licenzioso, di nome N, che disciplinava l’accesso alle stanzette delle docce, dove, specialmente noi bambini, potevamo anche entrare in due o tre insieme! N ci avvisava sempre se c’era qualche persona “interessante” nella doccia accanto, specialmente lo faceva per stuzzicare i nostri primi istinti sessuali,  si divertiva raccontandoci barzellette piccanti e accendendo le nostre iniziali fantasie erotiche. Quel mattino eravamo insieme io e Mauro, o forse Franco, non ricordiamo proprio bene, e N ci ammiccò che nella stanza accanto alla nostra era entrata una bellissima sposa e stava facendo la doccia. Incuriositi ci venne voglia di vederla e mezzo insaponati come eravamo io salii su uno sgabello di ferro e l’amico mi si arrampicò sulle spalle aggrappandosi alla parete divisoria che terminava  più in basso del soffitto. Sentivamo la sua doccia scorrere ed anche il rumore delle sue mani nel risciacquarsi i capelli. Il mio amico si affacciò cauto guardando la donna proprio nel momento che ella aveva alzato gli occhi verso il soffitto dalla nostra parte (forse aveva sentito rumori strani). Ci fu il tempo di vederla tutta nuda frontalmente, lei lanciò un grido, lo sgabello scivolo, ruzzolammo a terra mentre N batteva i pugni alla porta gridando rimproveri: ragazzacci! Lo dirò ai vostri babbi! Svelti vestitevi e uscite fuori! Ma era chiaro per noi che le sue parole erano solo una finzione. Attendemmo che la “bella sposa” uscisse e la bufera passasse. Poi anche noi si fece capolino mentre N ci diceva: raccontatemi, com’era fatta? Era bianca lattata! L’avete vista tutta nuda? Quasi, era in piedi, aveva le puppe piccine e tra le cosce molto pelo! Nero? Come l’inchiostro di sambuco! Poi siamo caduti dall’emozione! Ora andate, ma non si fanno queste cose, lo sapete! Si, non lo rifaremo più, ma tu N non dire niente ai nostri babbi! No, figuriamoci, state tranquilli, siamo o non siamo amici? Sembrerà strano, ma per tutta la vita ed anche ora che siamo vecchi mi capita, quando la incontro, di dare un’occhiata ai suoi seni, pensando a com’erano piccini…ma come? Io non avevo visto niente. Dovevo soltanto immaginarlo…e crescere!

postato da: karl38cg alle ore 12:23 | Permalink | commenti
categoria:i bagnetti
lunedì, 10 agosto 2009

La notte delle stelle

 

 

A Volterra è un avvenimento ormai ricorrente, in estate, star tutti o quasi, svegli e alzati, a zonzo per la città in due notti “speciali, una in luglio e l’altra in agosto. Il Gruppo Astrofili Volterrani sfodera i suoi potenti telescopi in Piazza Martiri della Libertà puntandoli, quando la notte è ormai inoltrata, verso le costellazioni e i pianeti, o la luna, visibili. Per andare oltre occorrerà recarsi all’Osservatorio Astronomico di Volterra, costruito recentemente dagli appassionati, e ubicato in prossimità della Casa Vacanze degli Amici della Natura “Il Vile”, nei dintorni di Mazzolla, proprio là dove l’inquinamento luminoso del cielo è quasi inesistente. Una osservazione speciale ci sarà il 12 agosto, nella notte di maggiore intensità di “stelle cadenti”! Dunque chi può venga quella sera all’Osservatorio e non se ne pentirà.   L’8 agosto sono andato a Volterra, anche perché ero assente da più di una settimana, e in più perché per questa occasione era stata consentita l’ascesa sulla Torre Civica del Palazzo dei Priori, come sempre una grande emozione osservare il grandioso panorama notturno a 360°C. Non ero solo. Avevo mantenuto la promessa ad un bambino di dieci anni, mio volenteroso allievo estivo, un extracomunitario che tenta di omologarsi con i suoi coetanei italiani, ma che avrà ancora tanta strada da percorrere dato  lo scarso interesse che la società intera dimostra per tali “soggetti”, dico interesse vero e non propagandistico, cioè mediatori culturali nelle classi, gruppi di volontari per seguirli nella vita di ogni giorno,, gruppi di integrazione sociale e ludica. Lui non era mai stato a Volterra. Durante il viaggio abbiamo parlato di tante cose, e in più l’ho preparato a vedere questa città. Quando siamo arrivati al parcheggio coperto dei Ponti, lui stupito, mi ha chiesto dove si va? di fronte alla sbarra chiusa e alla macchinetta emittente il tagliando per il pagamento del ticket. Siamo dovuti scendere al terzo piano sotterraneo per trovare un posto libero. Era emozionantissimo. All’uscita abbiamo salutato gli amici del GAV, Annalisa, Maurizio, Pierdo, e così Jeni ha potuto dare una sbirciatina ad “Arturo”, dicendomi che “è una stella molto vecchia e tra poco esploderà”! Si, tra poco, vorrà dire milioni o miliardi di anni! Non domani sera! Ma ancora non ha la concezione del tempo cosmico. Lo lascio immerso nei suoi pensieri. Dopo lo porto nel Palazzo dei Priori: credo sia la prima volta in assoluto che un bambino extracomunitario viene a vedere una Mostra, in questo caso quella dedicata al pittore del Cinquecento Pieter de Witte. Per andare al terzo piano prendiamo l’ascensore. Mi segue un po’ perplesso perché non saliamo le scale. Pigio il pulsante di una porta d’acciaio. E’ ancora più perplesso se non preoccupato. Dove si va? In ascensore! E cos’è? Come cos’è! Non sei mai salito su un ascensore? No. Siamo entrati ed ho pigiato non il 3° piano, ma il 6° per fargli fare più percorso. Sentiva l’ascensore vibrare, cigolare e tremare. Era molto eccitato. Al 6° piano siamo saliti direttamente sulla Torre ed eravamo solo noi due. E’ stato bello ed intenso condividere la sua gioia. Di nuovo giù ci siamo immersi in una folla strabocchevole, tra musica jazz e gruppi melodici, nelle strade palpitanti di vita fino alla mia preferita yogurteria e strada facendo a chiacchierare con i tanti amici che incontravo. Alcuni mi chiedevano: Hai portato il tuo nipote? No, è un amico, però mi chiama nonno! Si, lui mi chiama “nonno” e deve aver capito che io ho il cuore tenero e che questa parolina magica ottiene risultati importanti! E’ un furbacchione! Era già tardi. Passando dalla Pinacoteca, Piazza del Battistero, siamo ritornati sui Ponti e per una mezz’ora Jeni è stato incollato ai telescopi, soprattutto per vedere Giove e le sue lune e la Luna, ascoltando attentamente le semplici e chiare spiegazioni di Annalisa, una giovane astrofila che coi bambini ci sa fare davvero!  Ormai avevamo superato di oltre un’ora l’orario di partenza. Gli avevo detto, per scherzo, che dovevamo stare attenti che il parcheggio non chiudesse, perché in tal caso la nostra auto sarebbe rimasta laggiù! Stava in pensiero. Ad una certo momento mentre io mi ero immerso in una discussione con gli amici Ave, Fabio e Maurizio, mi ha gridato: “Chiudono il parcheggio!” Allora ho capito che dovevamo ritornare a casa. Anche l’uscita della macchina lungo le rampe gli è sembrata bella e non appena sul viale dei Ponti abbiamo ripreso la chiacchierata sul carcere volterrano che incombeva alla nostra sinistra. Jeni mi ha chiesto: “Nonno, ci sono anche albanesi la dentro?” No, non credo, ci sono persone che hanno commesso gravi crimini, penso che siano tutti italiani”. Jeni non ha fatto alcun commento. Allora ho girato gli occhi verso di lui. Era già piombato in un sonno profondissimo. Ho cercato di guidare con cautela lungo la strada tortuosa per non fargli sbattere la testa da una parte e dall’altra, e finalmente, proprio quando mi sono fermato davanti alla porta della sua casa, già oltre l’una di notte, sono riuscito a svegliarlo. L’ho visto salire le scale ed entrare nella casa buia. Babbo, mamma e sorellina dormivano certamente a quell’ora. Forse non si sono nemmeno accorti del suo rientro.

postato da: karl38cg alle ore 14:03 | Permalink | commenti
categoria:jeni
giovedì, 06 agosto 2009

NON SPARIAMO SUL PIANISTA!     

 

Due mesi sono passati  dalle elezioni amministrative e il mio “comunello” inizia a vedere i primi piccolissimi effetti della nuova “Giunta Ferrini”. Si capisce che sono impercettibili, nessuno ha la bacchetta magica! Chi si aspettasse di più sbaglierebbe. Non dimentichiamo che per decenni hanno governato liste formate da partiti antitetici, o quasi, a loro. Non è facile maturare capacità e conoscenza di “governo” stando sempre all’opposizione come esigua minoranza, anche se il Sindaco ed il Vicesindaco hanno alle spalle una ben più lunga pratica politica ed amministrativa. Questo credo sia il danno più grave che si possa fare alla democrazia. Ce lo avevano ripetuto sempre i nostri compagni della Federazione, quando eravamo confinati all’opposizione… Ma dopo l’89 tutto è diverso, anche se non assestato. Ci vorrà qualche altre decennio per fare dell’Italia un paese “normale”. Mi dispiace non vedere il frutto, tuttavia avrò almeno piantato il seme. Ed è per questi motivi che non mi piace “demonizzare” i nostri avversari politici. Semmai spronarli a far meglio, a guardare all’interesse collettivo più che a quello dei propri adepti, ad essere gentili e disponibili, a stare tra la gente ed uscire dal “Palazzo”, e, soprattutto, ad attuare iniziative socializzanti per migliorare la qualità della vita e rompere i troppi steccati che ogni giorno ci accorgiamo di avere intorno. Certamente, non si deve fare un “pateracchio”, l’opposizione faccia il suo dovere, ma con garbo e spirito costruttivo, senza deflettere da cosa ritiene “fondamentale”, ma nemmeno fomentare rancori e mero spirito di rivincita, non tanto sulle cose, ma purtroppo sulle persone! Ieri sono passato dal nuovo “Punto Informazioni” aperto nel centro del paese. C’era una giovane ragazza che conoscevo per averci scambiato quattro chiacchiere al Piazzone. Gentilissima. Mi ha dato un delizioso libricino di antiche ricette e anche una fotografia di un gruppo di amministratori e volontari che si sono impegnati per un giorno a rendere più puliti i giardini, le scarpate delle strade e altri angoli pubblici.

Tutte persone che conosco, con diversi sono amico, e perfettamente rispettabili! Anzi, encomiabili!

La “pulizia” è proseguita fino a stamattina con uomini e mezzi del Comune, anche in luoghi più appartati, mentre io, maliziosamente, avevo pensato “questi nuovi amministratori pensano più che altro all’immagine!” Speriamo che si prosegua così. Naturalmente tra un po’ verranno le cose importanti per la nostra piccola Comunità. Attendiamole con interesse e scrupolosa attenzione. Ma innanzi tutto ascoltiamo la musica, senza sparare sul pianista prima che abbia messo le dita sulla  tastiera! Cinque anni sono lunghi. Stancano. Aprono dissidi. Ci saranno disaffezioni e forse gli amministratori rimarranno più soli…com’è capitato recentemente. Verrà anche il giorno della partita di ritorno: mettiamo in campo una squadra giovane, entusiasta, ben preparata. Allora potremo di nuovo “vincere” per una fase di alternanze benefiche per il popolo e per la democrazia indispensabile nel “buon governo”.   

postato da: karl38cg alle ore 21:15 | Permalink | commenti
categoria:
sabato, 01 agosto 2009

OROSCOPO 17/8/2009

 



Vergine (23 agosto - 22 settembre)

La stagione degli enigmi e dei paradossi sta per cominciare, perciò ti sottopongo un quiz in due parti. Prima domanda: dato che ci hai messo tutta la vita a diventare quello che sei, trovi ragionevole l’idea di poter cambiare da un momento all’altro? Seconda domanda: dato che sei più creativo di quanto credi – e in questo momento la tua capacità di cambiare è maggiore del solito – ha senso rimanere attaccato al tuo vecchio modo di fare le cose?

Caro Rob, ti rimetto subito la stima! Sta per cominciare  la stagione degli enigmi! E tu mi fai pensare con le domande che si contrappongono. Vorrei rispondere con SI e NO. Ti invito a leggere l'incipit del mio blog, quel famoso 12 giugno 2007, basato sulla voglia di volare e sulle vertigini per il volo! Eppure mi sono alzato da terra e volo, volo, volo...allora? 

postato da: karl38cg alle ore 21:50 | Permalink | commenti
categoria: