martedì, 29 settembre 2009

Ciao, “ragazzi”!

 

Stamani a Pomarance. Sole e caldo come in piena estate. Vado alla Cgil per una correzione all’ICI. Trovo Claudio nel corridoio, in attesa. Lo saluto affabilmente, da tanto tempo non lo vedevo, non è cambiato molto. Mando i saluti a sua moglie, una mia collega d’ufficio. E’ in pensione? No, ha ancora due o tre anni di lavoro. Ma dovrebbe esserci…perché mi ricordo di essermene occupato a metà degli anni ’70, lei era a Firenze e chiedeva il trasferimento a Larderello, c’erano degli impedimenti e il sindacato si dette da fare, se non altro per rispetto al ruolo avuto dal padre nelle lotte operaie e nell’azione della Commissione Interna. Si, però adesso le leggi sul pensionamento hanno dilazionato le età in relazione agli anni di lavoro effettivo. Ricordo di averla incontrata  due o tre anni fa, sul sagrato della chiesa di Larderello, ancora bella e sorridente. E la tua mamma? Si, benino. E quella di tua moglie? Lei non sta bene, è la testa che non c’è più…peccato qualche volta l’ho incontrata alla Università della Liberaetà. E tu che combini? Niente di particolare, però faccio parte del direttivo pensionati della Cgil, ormai da cinque anni sono in pensione. Mi chiamano dall’ufficio, è il mio turno. Sono velocissimo. Due firme. Arrivederci, salutami K. Prima di uscire scambio qualche battuta con il mitico “Primo” ed anche con Gigetto, il segretario. Vecchi compagni comunisti, vecchie storie. Poi esco nel sole e superata la “porta” di Piazza S. Anna, ecco dalle panchine di pietra dal folto gruppo dei pensionati, alcuni alzarsi e venirmi incontro festosi chiamandomi a nome. Marietto, Dantino, Tabagone, Scalabrino, il Caluri…pezzi importanti della mia vita! Politica locale, dopo la “rivoluzione reazionaria” che ha conquistato l’Alta Val di Cecina: che succede? Niente, normale avvicendamento, lo sapete come si chiama? No. “Sovescio”. E’ quello che mi ha detto un vecchio mezzadro, bimbo, non si può seminare lo stesso grano nel campo, alla fine le spighe maturano con un solo chicco! Cosa maturava dopo sessantacinque anni di semine tutte uguali?  Ora è stata seminata l’erba medica, con un po’ di gramigna, ma quest’altra volta potremo riseminare il grano! E’ si, ci torna. E le donne? Lasciamo perdere, uccello morto ‘un canta più! Via, un pochino bulica. Si, un pochino, ogni tanto! Ci sarebbe da raccontare la storiella della monta equina, la sapete? Un po’ mi pare, ma ridiccela. Il conte e la sua signora vanno a visitare la stalla dei cavalli dove avviene la monta. Un bello stallone monta una puledra dai fianchi opulenti. Si fermano ad osservare la scena estasiati. Escono e fanno una passeggiata nel parco prima di ritornare alla stalla. Ancora la stessa scena: lo stallone è lì che monta una giumenta. Al che la contessa non può fare a meno di esclamare, rivolgendosi al marito: “Lo vedi, caro?” Il conte allora si rivolge allo stalliere chiedendogli “Ma il cavallo monta sempre la stessa cavalla?” “No, ma che dice padrone! La cambia ogni volta!” “Ogni volta?” “Si, e se per sbaglio gli viene presentata la precedente puledra, la morde e la prende a calci!” Al che il conte, rivolgendosi alla consorte, non può che farle osservare “Hai sentito, cara?”. E giù di nuovo una grande risata! E tu Dantino, ti ricordi quanto si rideva quando si lavorava nello stesso ufficio accanto alla chiesa? Me ne ricordo e mi fa piacere che anche tu te ne ricordi. Era il vecchio ufficio del “Principone”, lui si che aveva fama di gran puttaniere! Aveva tutto, soldi, potere, cultura…come si può notare lo stesso avviene oggi! Alla corruzione non ci sono argini sufficienti. Anzi, i costumi decadono. E noi? Sempre con quel chiodo fisso nel cervello e sospiri, sospiri, dietro alle gonnelline di I, la più bella di tutta la fabbrica! Eppure sembrava frigida. Si diceva, ma chi l’ha verificato? Io ero amico del suo fidanzato, si collezionava insieme i francobolli, ma questo era un argomento tabù. Era gelosissimo. Si sposarono e si trasferirono a Firenze. Non l’ho più rivisti. Chissà come sarà diventata. Meglio ricordarla com’era. Ma che vai già via? Tornerò presto, ci vedremo alla Liberaetà. Allora promesso. Ciao “ragazzi”.

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venerdì, 25 settembre 2009
OROSCOPO Rob Brezsny, 25 settembre - 2 ottobre 2009



Vergine (23 agosto - 22 settembre)

Tempo scaduto, Vergine. Non puoi più esitare. Voglio che tu risponda ora: approfitterai o no dell’offerta confusa ma affascinante che hai davanti? Non chiedere una proroga perché non ti sarà concessa. Ti prego, sfrutta quest’occasione e dimostra che ti ami troppo per lasciarti ingannare e maltrattare dal perfezionismo. Tira fuori un po’ di coraggio e giura fedeltà alla tesi enunciata dal matematico Henri Poincaré: “Non esistono problemi risolti. Esistono solo problemi più o meno risolti”.

Geniale, amico mio!

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martedì, 22 settembre 2009

ALLA CENTRALE 3 DI LARDERELLO

 

Dopo un sonno lungo e riposante, con sogni innumerevoli e diversi, che svegliandomi nella notte, ricordavo e adesso sono svaniti, mi sono alzato con buoni propositi di “fare”. Ma cosa? La passeggiata  con Otto è obbligatoria! Adesso che è raffrescato anche il cane ha riacquistato vitalità, si muove più velocemente, accetta più consapevole i miei complimenti e quelli del mio nipotino, cerca, anche senza vederlo, il biscotto al riso che Fine gli getta dalla finestra ed è impaziente di venire in casa, salendo velocemente le scale, per la prima colazione! Non devo dimenticare mai che ha compiuto diciassette anni! E dopo? Si, portare un rotolino fotografico a far sviluppare, aprire la posta elettronica e leggere le lettere, stamattina ben sei! Un record. Anche ieri ne trovai cinque. Pensai, ma chi mi ha scritto durante la domenica? Erano tutte di compagni e compagne del Partito Democratico, che non avevano scritto a me direttamente, ma che ricevo, diciamo, “in copia” da quando hanno inserito il mio indirizzo nella lista. E così tra queste sei ce ne sono quattro! Stasera forse parteciperò ad una riunione alle ore 17,30 per discutere argomenti di politica amministrativa, cioè una riunione preparatoria in vista del Consiglio Comunale che si svolgerà giovedì. Vado per ascoltare, per imparare. Però le altre due lettere erano molto importanti e mi hanno dato gioia. Esco più contento e decido di fare un sopralluogo alla “Centrale 3”, ubicata a circa tre chilometri dalla mia casa. Un tempo, nei primi anni ’50 del secolo scorso, questa centrale geotermoelettrica era la più grande del mondo, con le sue quattro altissime torri refrigeranti caratterizzava il panorama di Larderello. Negli ultimi venti anni, sia per l’introduzione di telecomandi a distanza, che per nuove concezioni tecniche, a questi vecchi tipi di centrale se ne sono sostituite altre, nelle vicinanze, con potenza installata superiore e con minor impatto visivo. Anche il lavoro in turno è cessato. E perciò un migliaio di posti di lavoro sono scomparsi. Con gravissime ripercussioni per tutta l’area geotermica delle Colline Metallifere Toscane. Tuttavia, i “cacciatori di taglie”, cioè i dirigenti dell’Enel Green Power che hanno in mano le sorti della geotermia, hanno pensato bene di far incassare all’Azienda i contributi del Governo stanziati per la produzione in vecchi impianti, e così, qualche gruppo generatore è stato riattivato anche nelle vecchie centrali, una volta considerate “dismesse”. Una turbina per una torre di raffreddamento. E’ per questo che alla centrale di Castelnuovo una bianca nube di acqua condensata sale nel cielo da un solo refrigerante mentre il suo gemello  è inattivo; ed è così anche alla centrale  3 di Larderello, un solo refrigerante fuma. E le altre torri? C’è chi le considera ormai un elemento antropico del territorio, intoccabili. Ma senza essere attive anche le torri decadono: il cemento armato si erode e si screpola, si aprono fori, il ferro delle armature arrugginisce, tutta l’imponente struttura diventa pericolosa. Le spese di manutenzione e restauro troppo costose, per il solo effetto visivo. Perciò, dopo un primo refrigerante demolito alla centrale 2, adesso toccherà ad un refrigerante della centrale 3. Proprio in questi giorni. Così stamani ho deciso di andare a scattare una decina di immagini in bianco e nero della centrale con tutti e 4 i suoi refrigeranti. E giorno per giorno andrò a scattare una foto, fino all’ultima, quando la centrale rimarrà con tre refrigeranti! Ho fatto anche una visita alla struttura della antichissima “Pieve di Morba”, fondata tra il IV ed il VII secolo dopo Cristo, che si trova a duecento metri di distanza dalla centrale 3. C’ero stato, in precedenza, dodici anni fa, quando la mia giovane amica Silvia lavorava alla sua tesi di laurea intorno alle antiche pievi matrici della diocesi Volterrana. Ho trovato un disastro! Irrimediabile!

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lunedì, 21 settembre 2009

LUCCIOLA

Oggi, primo giorno d'autunno, meditando sul perchè io mi ostini a cercare la musica nella parola, e perciò continui a scrivere poesie mediocrissime, che nessuno leggerà, casualmente ho aperto le Liriche Cinesi alla pagina del poeta Yu Che-Nan (558-638 d.C.):

Un tenue lume scintillando nuota.
Lì volteggia la lucciola
Conali fragili e lievi;
Nelle tenebre luccica
Perché ha paura di restare ignota.

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domenica, 20 settembre 2009

La morte, la poesia.

 

Avevo incontrato Guido martedì mattina in via s.martino, nei pressi della sua casa. Ritornava dopo aver fatto la spesa giornaliera e due borse pesanti lo affaticavano. Ci scambiammo qualche parola, sempre le stesse. Come va? Insomma. E tua moglie? Te lo puoi immaginare, tra ambulatorio, visite specialistiche, medicine, farmacia…ormai da anni. E’ dura la vita. E due giorni fa, fulmine a ciel sereno, leggo l’avviso mortuario che era morta sua moglie! Infarto letale, senza agonia. Una bella morte, viene da pensare. Una fortuna, specialmente quando a farla sono gli altri.  Aveva pochi anni più di me. Ha disposto per un “addio” civile, cioè senza i “conforti” religiosi, né l’incenso propiziatorio per allontanare il “maligno”, dispensa tutti dalle visite alla salma e non ci sarà funerale: partirà subito per il crematorio. Ok! Però, mi dico, come faccio a non farmi vedere dai familiari? Sono un vecchio amico di tutti loro! Così, senza andare in casa, mi reco in via s.martino, con la speranza di trovare qualcuno. Siamo solo in due. Ma ho fatto bene, perché ho abbracciato suo fratello e sua figlia e loro si sono stretti a me con commozione. In quattro e quattr’otto la salma è partita, Lì, davanti al circolo ARCI ci siamo raggruppati quattro amici.  Naturalmente abbiamo iniziato a rievocare la vita della morta e quella di suo marito, con qualche aneddoto paesano. Lei era una lettrice appassionata e per molti anni assidua frequentatrice della biblioteca comunale, amava anche i gatti oltremisura e s’era fatta propugnatrice di diversi documenti per impedire l’avvelenamento dei gatti “randagi” che nel vecchio borgo non mancavano.  Sia lei che suo marito erano cresciuti in famiglie fortemente impregnate dagli ideali del comunismo, un ideale al quale son sempre rimasti fedeli. Guido, inoltre, era un giocatore di carte di eccezionale valore ed anche molto fortunato. Nonostante la differenza di età, era un abituale compagno della squadra dove giocava anche il mio babbo, per questo lo accomuno sempre ai miei ricordi. Insomma, ci siamo messi a parlare del più e del meno, comprese tutte le forme di come vorremmo fare i nostri funerali…il più tardi possibile, s’intende! Però tutti d’accordo contro l’accanimento terapeutico e per una morte dolce, senza dolore. E’ si, ma chi ce la garantisce? Non apriremo la strada all’eutanasia facile per eliminare non i malati terminali, ma tutte quelle altre categorie di viventi ritenute “socialmente inutili”? No, questo non sarà possibile! Però la “pulizia etnica” è ancora in corso in molti paesi del mondo, e le idee del nazismo sembrano riattecchire insieme ai “fondamentalismi” e “tribalismi”. Si, ma solo su scala regionale…però, c’è dappertutto una regressione etica. Ma si può parlare di argomenti più allegri? Dici bene, ma vedi, quando uno muore, è un pezzo del nostro piccolo mondo che parte senza ritorno, cancellato, ormai qui non ci resta quasi niente, siamo tristi per forza. Io, ad esempio, ero un lettore accanito, ora non leggo più niente! Non mi occupo più di politica, sfoglio soltanto il settimanale “Famiglia Cristiana” perché c’è abbonata mia moglie. Io sfoglio solo il Venerdì di repubblica…solo Sergio legge, la notte…ed anche tu, Mario, leggi abbastanza. Si. Ma meglio lo sport. Però voi scrivete libri di poesia. Libri, si fa per dire. Roba fatta in casa. Oggi la poesia non la legge nessuno. Forse è meglio, la poesia confonde le idee, fa pensare. Nei giorni scorsi Stella ha presentano la sua raccolta di poesie alla Biblioteca, c’erano soltanto quattro persone! No? Si, quattro, compreso il sindaco che la presentava. Mi dispiace perché credo sia la più brava del paese. Eppure è molto conosciuta per la sua attività musicale. Che dire? Credo che la poesia si scriva solo per noi. Io ho chiuso. Io vorrei  pubblicare qualcosa il prossimo anno, il solito libricino, però in 20 o 30 copie al massimo. Mi piacerebbe farlo a mano, legato con lo spago…Velleità.

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domenica, 20 settembre 2009
OROSCOPI.  IL MIO AMICO ROB (LUI NON SA DI ESSERLO! NON MI CONOSCE!), MI DICE SEMPRE COSE BELLISSIME. E QUESTA VOLTA I SUOI REBUS O INDOVINELLI METAFORICI SONO GENIALMENTE INTRECCIATI TRA I DUE SEGNI, ANCHE SE VOLTI LEGGERMENTE INDIETRO NEL TEMPO. INDIETRO...MA NIETZCHE NON HA PREVISTO "L'ETERNO RITORNO?"




Leone (23 luglio - 22 agosto)

"Siamo tutti mutanti”, annunciava il titolo di un articolo sulle ultime scoperte della ricerca genetica. A quanto pare anche tu, Leone, hai tra le cento e le duecento mutazioni nel tuo dna: caratteri assolutamente nuovi che non hai ereditato dai tuoi genitori. Per trovare le prove di questa rivelazione, i ricercatori hanno dovuto esaminare moltissimi dati. Ci sono infatti migliaia di geni, ma solo poche mutazioni. Come ha spiegato un ricercatore cinese che ha partecipato allo studio, “trovare questo piccolo numero di mutazioni è stato più difficile che trovare un uovo di formica nel deposito di riso di un imperatore”. Prevedo che presto vivrai un’esperienza simile, Leone: in una rosa infinita di scelte riuscirai a individuare i pochi catalizzatori che ti servono.




Vergine (23 agosto - 22 settembre)

È in vendita un congegno che, a quanto pare, permette di invecchiare il vino più rapidamente. Gli inventori di Clef du Vin assicurano che, usando la loro tecnologia, è possibile “accelerare lo sviluppo aromatico del sapore del vino e ammorbidirne la struttura. Un secondo di Clef du Vin equivale a un anno d’invecchiamento”. Sono convinto che in questo momento possiedi il corrispettivo metaforico di questa meraviglia, Vergine. Il tuo talento temporaneo non funzionerà con il vino, ma potrebbe fare miracoli con altri processi che avrebbero bisogno di un’accelerata.


 
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mercoledì, 16 settembre 2009

La canzone di Otto

 

Vengo di Maremma,

dal podere Realponte,

la mamma mia è Rebecca, il padre

            (all’anagrafe ignoto)

di razza bastarda e assai bellino:

ho preso dai due il temperamento,

affettuoso e libertino.

 

M’hanno chiamato Otto,

un nome che garba ai bambini

perché suona bene con biscotto,

Otto-biscotto, dunque,

con buona pace dei berlinesi

e lander affini!

 

Il mio padrone mi guarda negli occhi

che ho verdi come lo smeraldo,

dice che son profondi

laghi alpini

e poi, contento, mi liscia

            la groppa:

“ occhi verdi, pelo biondo

Otto è il più bel cane

      del mondo!”

 

Io l’amo il mio padrone

un po’ vecchio e un po’

bambino,

lui mi manda nel campo

senza il guinzaglino.

Lo vedo al gran cipresso nero

ascoltare il concerto

degli uccelli,

mi aspetta con certezza

ed io godo della sua

            carezza.

 

Quanta vita, felicità raggiunta,

amori, lotte e sonnellini

nell’orto e

sui tappetini del bagno:

e del mio padrone

non mi lagno!

 

Gli umani sono esseri strani,

chissà cosa li turba, cosa

li rode e opprime dentro

quella che loro chiamano anima,

a noi non dicono e, forse,

non capiremmo, noi che

quest’anima non abbiamo.

 

Quando giaccio e qualcuno

all’improvviso m’accarezza,

oppur mi sfiora col bastone,

mostro i denti e piano

ringhio; son sincero,

“non noiare il can

che giace” e un’insidia

veggo per la perduta

pace.

 

Lui invece sorride ed

è gentile con tutti,

amici e farabutti:

forse avrebbe voglia di

star solo a leccarsi le

ferite della vita, quelle

invisibili,

che più fanno male.

 

Davvero sono esseri strani

gli umani!

 

Oggi ho incontrato Scheggia,

una cagnetta bruttina

e iraconda, ma il suo

culo odorava d’una soave

onda, che Carlo non

apprezza, e che per i miei

tardi anni

il cor mi spezza!

 

Oh! dolci ricordi! Dolci

lettere lasciate sull’erba

delle prode! Quante

risposte raccomandate

ritornate al mittente

da padroni maneschi e

bisbetici; quante fughe

pianti, guaiti e

            appuntamenti

per quell’ora d’amore!

 

E come ha palpitato

il cuore, spalla a spalla

con l’amante ungherese

tra i papaveri

in fiore!

 

Sono stato padre anch’io

mio buon padrone

e ti ringrazio che il

mio prezioso seme

abbia donato al mondo

un po’ di bene!

 

Otto, nato il 15 settembre 1992, ha compiuto ieri 17 anni, cioè 119 anni umani (o “disumani”?). Nel 2004 iniziò a dettarmi le sue poesie “canine”. Gli abbiamo fatto la festa del compleanno e coccolato oltre ogni misura. Di regalo due ”wurstel” di puro suino.

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domenica, 13 settembre 2009


OROSCOPO dall'11 settembre al 17 settembre (sempre di ROB!)



Vergine (23 agosto - 22 settembre)

È la settimana giusta per rafforzare la tua fiducia in te stesso con ogni mezzo possibile, Vergine. Gli astri ti concedono la licenza poetica di scegliere le vittorie facili. Perciò, continua a risolvere gli enigmi di cui sei esperto. Fa’ anche in modo di trovarti in situazioni che hanno un disperato bisogno di essere esaminate dal tuo punto di vista. Frequenta persone convinte che tu sia un dono per l’umanità e incoraggia le tue ammiratrici segrete a farsi avanti. Se hai un premio o un trofeo, tienilo bene in vista. Questa settimana non sarà un peccato vantarti, ma ricordati di farlo con la sobria eleganza che ti contraddistingue.

Scusami, Rob, ho messo il testo al maschile! Perchè nella Vergine nascono anche gli uomini, non dimenticarlo! E la tua previsione mi sembrava davvero coincidente con la mia situazione. Tranquillo, non commetterò il peccato, impossibile! sono costretto a tenere tutto ben sigillato nella mia anima. E' più che sufficiente, credimi.

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sabato, 12 settembre 2009

Altrimenti la vita, che vita è?

 

Sono costretto ad andare dal mio medico di famiglia per la prescrizione di un farmaco urgente. La dottoressa ci sarà dalle 17 alle 19,30 e perciò, mettendo l’animo in pace sul tempo occorrente,  mi presento alle 16,40. Naturalmente, in un paese di vecchi, ci sono già una decina di persone ad attenderla! Ancora non è stato posizionato il rotolino con i numeri in ordine di arrivo dei pazienti. Lo farà al suo arrivo il medico, perché se il rotolino fosse installato in permanenza ci sarebbero persone che fin dal mattino avrebbero preso  tale numero! Chiedo a “chi sono dietro?” Una donna mi si presenta. Era arrivata prima di me. E tu a chi sei dietro? A Maria. Bene. Ci vuole pazienza, mi siedo accanto a lei e, naturalmente, dato che sono un chiacchierone, mi metto a parlarci. Anche la donna ha voglia di parlare. Mi sembra di ricordare che tu abitavi in un podere vicino al paese, che non c’è più! Si, proprio tra i “castagnoli” e i “lagoni”, apparteneva alla Boracifera e anticamente si chiamava S. Alessandro, prima che lo ribattezzassero Riarnoli II°. Un nome che non è legato con le tradizioni del nostro paese. Forse fu battezzato così dai Larderel, dato che hanno dedicato molti toponimi ai loro figli morti piccolini. Ne morivano tanti, due secoli fa, di bambini, anche nelle famiglie nobili. D’altra parte nella nobiltà si sposavano tra consanguinei per mantenere intatti i beni, molte gravidanze non venivano portate a termine e molti neonati avevano malformazioni o morivano. Non capitava alle famiglie di poveracci, numerosissime. Era un podere piccino. Infatti ricordo di aver osservato, passando dalla strada provinciale, allora sterrata, una “barca” del grano da trebbiare molto “magra” e piccolina. Si, avevamo pochi campetti a cereali. Avevamo poco di tutto, per la verità. Tre meli “panai”, un ciliegio, qualche filare d’uva, un po’ di prato per l’erba medica, tre maiali, polli e conigli…un orto proprio alla casetta sul bordo dei castagni…ed era una lotta difenderci dai ladruncoli che passavano di continuo, sia dalla strada che dalla scorciatoia che immetteva sotto la curva del Baroncini, prima delle “caldaie piane” dov’erano i bagnetti e il lavatoio pubblico, con l’acqua calda. La mia mamma era una donna tosta, molto vigile, ma non poté impedire che una volta ci rovinassero tutto il raccolto dei poponi e dei cocomeri. Raccontami, come andò? Credo sia stato l’anno 1948 perché ricordo che mi dovevo sposare, ma siccome c’erano le elezioni, e non si sapeva bene cosa succedesse, si disse di rimandarle. Avevamo messo le piantine nella terra castagnola, ben soleggiata. E già nei primi giorni d’estate i frutti crebbero. Una mattina, forse in luglio, si trovarono tutti, ma proprio tutti, e non erano maturi, “tassellati”, destinati a marcire, uno spregio! Ormai sono passati più di sessant’anni, posso confessare un “delitto” in prescrizione: credo di essere stato io, insieme agli altri  monelli a  entrare nell’orto e “tassellare” i poponi! Era calata la notte e dal Piazzone, in uno dei nostri accampamenti nella gran siepe di bosso, si decise di tentare un’incursione negli orti di Riverdi. Il primo fu quello sottostrada, più apparato e senza canile. I primi due poponi erano ancora acerbi! Allora, dalla rabbia, si “tassellarono” tutti! Avevamo promesso qualche frutto a due o tre nostre coetanee in cambio di qualche bacetto…e ci toccava presentarci a mani vuote! Certo a quei tempi non c’era solo l’istinto di rubare, c’era anche la fame. Anche i nostri meli ricevevano molte visite. In particolare passava dal viottolino un uomo, R.,  con una famiglia numerosa, e lo vedevamo cogliere sempre quattro o cinque frutti. Ma che potevamo dirgli? Noi almeno si mangiava, ma tutti quei ragazzi? Mi ricordo anch’io quei ragazzi, abitavano alla Vignola, e una volta vidi il più piccino raccogliere il trociolo d’una mela che un passante aveva gettato via! Altri tempi. La dottoressa aveva mezzora di ritardo. Poi la prima paziente ci rimase un tempo lunghissimo, e così fecero altri. Ma cosa gli racconteranno? Io entrai alle 19,05 e fui velocissimo. Una ricetta e il parere su alcune analisi che avevo fatto in precedenza. Sei sanissimo Carlo! Si, tutto sotto controllo, anche se in quest’estate ho fatto degli stravizi dandomi un po’ alla bella vita, anche con qualche bevuta, che m’ha fatto di nuovo alzare  il gammagiti. Hai fatto bene, altrimenti la vita, che vita è?

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venerdì, 11 settembre 2009

11 settembre 2009

 

Data importante, da ricordare. Sono finalmente arrivati i “cugini” del mio nipotino Bereket! Due splendidi bambini del Costarica, sorella e fratello. Ci siamo riuniti tutti intorno a loro, con regali e sorrisi e tanto tanto amore. Adesso la nostra “grande famiglia” s’è arricchita di nuovo, anche se manca ancora qualche tassello. Noi abbiamo un bambino etiope, gli zii hanno una bambina e un bambino del Costarica, mio fratello ha un bambino ucraino e un altro in affido…questi germogli hanno portato felicità e speranza nel futuro, diciamo pure, per sfatare un luogo comune, “che ci hanno fatto del bene”! Stasera, mentr’ero in attesa dell’arrivo dei bambini, mi sono seduto sotto gli alberi  ad ammirare lo spettacolo sempre nuovo del sole morente e delle valli che si riempivano di una nebbia sottile. Qualcuno sarebbe arrivato, eppure il mio pensiero andava a qualcuno che mancava e che un tempo era seduto proprio qui a parlare con me. Una donna dolce e intelligente (ed anche bella). Lei non ha visto questi splendidi bambini, se n’è andata con un po’ di rimpianto troppo presto. Spero che la sua anima, stasera, ci spiasse dall’ultimo nembo purpureo, l’ultimo e unico di un cielo immenso e sereno. Ho pensato al “raggio verde”, l’ultimo, per esprimere un desiderio:  non dimenticarla.

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