Ciao, “ragazzi”!
Stamani a Pomarance. Sole e caldo come in piena estate. Vado alla Cgil per una correzione all’ICI. Trovo Claudio nel corridoio, in attesa. Lo saluto affabilmente, da tanto tempo non lo vedevo, non è cambiato molto. Mando i saluti a sua moglie, una mia collega d’ufficio. E’ in pensione? No, ha ancora due o tre anni di lavoro. Ma dovrebbe esserci…perché mi ricordo di essermene occupato a metà degli anni ’70, lei era a Firenze e chiedeva il trasferimento a Larderello, c’erano degli impedimenti e il sindacato si dette da fare, se non altro per rispetto al ruolo avuto dal padre nelle lotte operaie e nell’azione della Commissione Interna. Si, però adesso le leggi sul pensionamento hanno dilazionato le età in relazione agli anni di lavoro effettivo. Ricordo di averla incontrata due o tre anni fa, sul sagrato della chiesa di Larderello, ancora bella e sorridente. E la tua mamma? Si, benino. E quella di tua moglie? Lei non sta bene, è la testa che non c’è più…peccato qualche volta l’ho incontrata alla Università della Liberaetà. E tu che combini? Niente di particolare, però faccio parte del direttivo pensionati della Cgil, ormai da cinque anni sono in pensione. Mi chiamano dall’ufficio, è il mio turno. Sono velocissimo. Due firme. Arrivederci, salutami K. Prima di uscire scambio qualche battuta con il mitico “Primo” ed anche con Gigetto, il segretario. Vecchi compagni comunisti, vecchie storie. Poi esco nel sole e superata la “porta” di Piazza S. Anna, ecco dalle panchine di pietra dal folto gruppo dei pensionati, alcuni alzarsi e venirmi incontro festosi chiamandomi a nome. Marietto, Dantino, Tabagone, Scalabrino, il Caluri…pezzi importanti della mia vita! Politica locale, dopo la “rivoluzione reazionaria” che ha conquistato l’Alta Val di Cecina: che succede? Niente, normale avvicendamento, lo sapete come si chiama? No. “Sovescio”. E’ quello che mi ha detto un vecchio mezzadro, bimbo, non si può seminare lo stesso grano nel campo, alla fine le spighe maturano con un solo chicco! Cosa maturava dopo sessantacinque anni di semine tutte uguali? Ora è stata seminata l’erba medica, con un po’ di gramigna, ma quest’altra volta potremo riseminare il grano! E’ si, ci torna. E le donne? Lasciamo perdere, uccello morto ‘un canta più! Via, un pochino bulica. Si, un pochino, ogni tanto! Ci sarebbe da raccontare la storiella della monta equina, la sapete? Un po’ mi pare, ma ridiccela. Il conte e la sua signora vanno a visitare la stalla dei cavalli dove avviene la monta. Un bello stallone monta una puledra dai fianchi opulenti. Si fermano ad osservare la scena estasiati. Escono e fanno una passeggiata nel parco prima di ritornare alla stalla. Ancora la stessa scena: lo stallone è lì che monta una giumenta. Al che la contessa non può fare a meno di esclamare, rivolgendosi al marito: “Lo vedi, caro?” Il conte allora si rivolge allo stalliere chiedendogli “Ma il cavallo monta sempre la stessa cavalla?” “No, ma che dice padrone! La cambia ogni volta!” “Ogni volta?” “Si, e se per sbaglio gli viene presentata la precedente puledra, la morde e la prende a calci!” Al che il conte, rivolgendosi alla consorte, non può che farle osservare “Hai sentito, cara?”. E giù di nuovo una grande risata! E tu Dantino, ti ricordi quanto si rideva quando si lavorava nello stesso ufficio accanto alla chiesa? Me ne ricordo e mi fa piacere che anche tu te ne ricordi. Era il vecchio ufficio del “Principone”, lui si che aveva fama di gran puttaniere! Aveva tutto, soldi, potere, cultura…come si può notare lo stesso avviene oggi! Alla corruzione non ci sono argini sufficienti. Anzi, i costumi decadono. E noi? Sempre con quel chiodo fisso nel cervello e sospiri, sospiri, dietro alle gonnelline di I, la più bella di tutta la fabbrica! Eppure sembrava frigida. Si diceva, ma chi l’ha verificato? Io ero amico del suo fidanzato, si collezionava insieme i francobolli, ma questo era un argomento tabù. Era gelosissimo. Si sposarono e si trasferirono a Firenze. Non l’ho più rivisti. Chissà come sarà diventata. Meglio ricordarla com’era. Ma che vai già via? Tornerò presto, ci vedremo alla Liberaetà. Allora promesso. Ciao “ragazzi”.










