sabato, 31 ottobre 2009
OROSCOPO di Rob (30 ottobre - 5 novembre)

Vergine

"Più un uccello è bello e meno canta bene", ha scritto L.M. Boyd: "I pavoni urlano, le are sono stridule, gli uccelli del paradiso gracchiano". Gli uccelli più bravi a cantare sono meno spettacolari: la cincia bigia americana, il tordo usignolo bruno e il passero dalla gola bianca. Tienilo presente la prossima settimana. Io preferisco il bel canto a un aspetto piacevole, ma tu potresti non pensarla così. L'importante è conoscere le scelte che hai davanti. Travestimento consigliato per Halloween: qualcosa che associ i temi della bellezza semplice, del genio nascosto, del potere mascherato e dei segreti rivelati.

Due cose importanti, per me: un proverbio da inserire fra i "licenziosi"; il canto dai margini, sommesso, al quale sto lavorando alacremente. Naturalmente Halloween mi fa sorridere! Amo le "fate", anche quelle leziose, e soprattutto una, "la fata ricciolina", protagonista del mio immaginario. 

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venerdì, 30 ottobre 2009

Per i Santi il freddo viene

 

Per i Santi il freddo viene

a me non mi conviene

andare a letto sola

perché ho freddo

a star sotto le lenzuola!

 

Me l’ha cantata Rosina, una signora ultranovantenne, che abita a pochi passi da me, rispondendo al mio saluto di “Buongiorno!” e all’immancabile commento sul tempo che fa. Oggi un venticello pungente. Sono giorni per sistemare le tombe nei cimiteri. Quelle  dolorose, le più recenti, e quelle antiche, cariche di ricordi malinconici. Per prima cosa vado a pagare il “marmista” per l’installazione della pietra tombale di mia suocera, morta l’anno scorso. Certo, anche morire costa caro! Per fortuna io farò una bella fuocata della mia salma. Ma anche questo costerà, purtroppo. Però non lascerà obblighi a figli e discendenti. Inoltre queste lapidi son tutte anonime, al più una fotografia, spesso non rispondente all’età anagrafica, e perciò sconosciuta a chi passando si soffermerà a dare un’occhiata. Passeggiare nei cimiteri da’ una morbosa inquietudine, ma è anche consolatorio. Depongo un vaso di crisantemi sotto la lapide che ricorda l’uccisione di quattro partigiani da parte dei soldati tedeschi il 14 giugno 1944,  non le solite e innumerevoli vittime di rappresaglia che hanno bagnato di sangue la Toscana, ma di quattro combattenti, catturati con le armi in pugno dopo un cruento scontro con una colonna corazzata, nel quale molti soldati e un ufficiale della Wermacht furono uccisi! Tra loro due sardi e due rampolli della migliore nobiltà d’Italia, di cui il comandante, marchese Gianluca Spinola. Quel giorno fu una tragedia per il mio piccolo paese: 81 morti, dei quali 77 minatori. Il più grande eccidio di lavoratori. La loro colpa? Presidiare la miniera, fonte di sofferenza e speranza di vita! Difendere un lavoro disumano, insomma. Ma lavoro! Quando ascolto le retoriche decorazioni di nostri soldati caduti in paesi lontani, certamente per cause meno nobili, anche se condivisibili, e talvolta con gesti individuali di assoluto valore, penso alla dimenticanza delle Istituzioni in questi 65 anni di Repubblica Italiana fondata proprio sul sangue di questi eroi e di questi oscuri lavoratori.

Castelnuovo di Val di Cecina è un piccolo borgo tra i monti, ai margini, mal servito da strade decenti, senza ferrovia, porto, aeroporto, autostrada o superstrada. Costa fatica arrivarci. Ma si può fare. Anzi, in questi giorni sarà completato un eliporto diurno e notturno per il servizio del 118, perciò non ci saranno più scuse, nemmeno per la venerabile età di Giorgio Napolitano. Tutti mi hanno deluso, in particolare Ciampi, il cugino livornese, che mi aveva promesso di venire in occasione di una delle sue visite a Pisa o Livorno! Il mio babbo, insieme ad altri, fu tra gli allestitori del sacrario dei minatori e per molti anni uno dei curatori, come afferma un diploma di benemerenza rilasciatogli dall’Ass. Naz. Combattenti e Reduci: “…diploma di benemerenza a Renzo Groppi collaboratore disinteressato al mantenimento dell’area dove avvenne l’orrenda strage dei 77 minatori di Niccioleta….”. Adesso è il Sindaco del Comune che mantiene accesa la fiammella del ricordo. Forse, nella deriva morale dell’Italia, è bene che sia così. Che non venga nessuno. Le parole vuote e banali suonerebbero come offesa ai morti ed anche a ciò che ebbe a scrivere padre Ernesto Balducci, amico e compagno di molti di quei minatori: “…i minatori che non sono morti solo per restare fedeli ad una antica legge della vita stanno molto più in alto  non dico dell’Italia che ci ritroviamo,  ma anche della nostra Costituzione. Ne attendono un’altra che ci dia davvero una Repubblica fondata sul lavoro, sulla religione del lavoro di cui essi, i miei compagni di scuola, sono stati gli eroi umili, ma terribilmente seri”! Sarebbe un gesto di valore “universale” se il Presidente della Camera, l’onorevole Fini, come ha fatto in Israele baciando quella terra e chiedendo perdono alle vittime della Shoah e delle Leggi Razziali di Mussolini, venisse a baciare questa terra, un gesto che potenzialmente è in grado di compiere e che farebbe compiere un balzo in avanti all’intera coscienza nazionale! Forse è solo l’utopia di un vecchio poeta. Chi sa?

 

La bella morte

            A Gianluca Spinola


Volevi morir giovane

fare la bella morte

e tale fu la tua sorte.

 

Caduto in battaglia

falciato dalla mitraglia

tedesca sulla proda

del campo,

resta tra il palero

il freddo sasso

senza nome.

 

Oggi concedono ai soldati

morti talvolta per caso

tra le dune dei due fiumi

ancestrali

l’Oro degli eroi

e i funerali di Stato.

 

Di te, sconosciuto eroe

della redenta Italia,

nessuno s’è mai ricordato.

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giovedì, 29 ottobre 2009

LUNE DI GIADA

 

Quale cosa migliore che ricominciare la presenza sul blog con la poesia? Lo farò con tre liriche, due cinesi antiche ed una mia. Domenica a Volterra undici poeti e due musicisti si sono confrontati con il pittore del XVI secolo, Pieter de Witte, in una operazione culturale interessante, ma artificiosa. Io non avrei potuto farlo. Poiché nessuno mi paga, sono libero di esprimere i miei sentimenti, oppure di tacere. Per comunicare mi affido al blog e a libricini fuori del tempo. Ne sto preparando un altro, il terzo, che uscirà l’anno prossimo.  Scrivo per un moto interiore e, allo stesso tempo, per comunicare con qualcuno. Uomo o donna che sia. Non necessariamente nel presente. Scrivo anche per memorie antiche, cancellate dalla morte. E scrivo anche per il futuro, per coloro che mi amano, mi hanno amato o mi ameranno e che in me ritroveranno parte della loro anima.

 

Il vento d’autunno

 

Il rude vento d’autunno si leva; le nuvole bianche corrono innanzi a lui.

Dagli alberi scossi, foglie gialle cadono sull’acqua.

Ed ecco, già è iniziato il passo delle oche selvatiche.

I loti non hanno più che semi, la rosa ha perduto il suo profumo.

Oh, io desidero la donna che amo appassionatamente, quella che non posso dimenticare.

E’ al di là de fiume e solo un battello mi prende a bordo.

La corrente è impetuosa, il vento la sferza, non riesce ad avanzare.

Per farmi coraggio comincio a cantare, ma la tristezza avvolge la mia canzone.

Tutto l’ardore del mio amore si perde nei flutti, non so cosa accadrà.

L’aspro vento di tanti autunni ha dunque spezzato il mio vigore?

E’ forse l’immagine di un vegliardo che trema, qui, nell’acqua profonda?

 

                                               Ou-Ty (dinastia degli Han, 140 a.Cr.)

 

Pensando all’amata lontana

 

La luna sale verso il cuore del cielo notturno e vi riposa innamoratamente.

Sul lago lentamente mosso, la brise du soir passe, passe, repasse  spargendo i suoi baci.

Oh, quale accordo sereno risulta dall’unione delle cose che sono fatte per unirsi!

Mais les choses qui sont faites pour s’unir s’unissent rarement.

 

                                               Dal “Chi-King”,  III (CIX)

 

Tombe, ricordi e un dubbio

 

Il corbezzolo rosseggia tra il verde smeraldo                      

eppure l’autunno tarda i suoi ritmi freddi e nebbiosi,                             

il castagno stanco della lunga attesa apre finalmente

i ricci spinosi, come una sposa il suo grembo, mostrando                      

il frutto saporito, un frutto dolcissimo, mentre  nel cielo

che s’incurva al degradar della collina al mare,

stridono le avanguardie degli uccelli in partenza

verso una terra solatia e lontana…indeciso se salire

alla camera dell’amica in attesa, che s’è fatta

bella nel buio della vita che d’assedio la serra,

- oh! potessi mandare un tenue raggio oltre l’insondabile

tenebra! – m’inoltro nel bosco stillante brume

al piccolo camposanto dove riposano antichi

amici aggirandomi tra pietre consunte,

evanescente memoria.

 

Rodolfo veniva

a scuola con me e Lino mi vendeva i primi giornali

dove incontrai la storia, un grande amore a prima vista,

- il Partito Comunista - e talvolta, fingendo,

quando il denaro mancava, si ritirava nel piccolo

ripostiglio per farmeli rubare! Maria mi portava

nelle magre pasture con in mano la vetta del salcio,

stupito imparavo che forze sconosciute legano l’uomo

al mistero dell’Universo, e intanto invocava con ardore

Gesù e la Vergine benedetta; insieme a lei

un’anima eletta mi commuove in un distico:

amai la poesia, amai la vita, così rivedo quegli

occhi penetranti che leggevano le ansie del

nostro cammino…tutto è silenzio tra il lieve mormorio

delle foglie e lo squittire dei topi campagnoli

nelle scope, tutti i morti a me che m’avvicino

ora si stringono salutando con sbiaditi biglietti

da visita: anima mite e buona, spargi gemme

e fiori su questa pietra che mi grava

dopo lunga e penosa malattia;

ed io che lasciai la terra per donare la vita,

fulmineamente rapita alla ridente giovinezza,

di rivolgere un pensiero al sorriso che non vidi

soltanto ti chiedo, e una preghiera

a quell’ignoto  Dio;

qui giace, ormai polvere e vermi, un giovane pio

e laborioso,  che trovò inattesa morte sul lavoro

nello stabilimento boracifero a ventinove anni;

m’è compagno silente un povero fante che si coprì di gloria

sui campi di battaglia e nella pace

cadde vittima delle bollenti acque dei lagoni,

infine un’orazione ti rammento

per me che non potei invocare l’Altissimo

nel tragico incidente che mi tolse la vita…

 

Oh! come grondano dolore due lastre

neglette e scure dimenticate da tutti addossate

al vecchio muro! Folle gelosia  ed un rimpianto

spezzarono i nostri cuori innocenti, noi non abbiamo

croci per piangere in questo luogo santo,

ma dolcissimi baci ci scambiamo

in paradiso, tra lacrime pure. 

 

Il cancello cigola, geme la stanghetta arrugginita;

il tempo inghiottirà polvere e memoria

di noi tutti, non resterà niente se non qualche

pallida lettera e immagini fredde

su dischi indecifrabili, come lamine

etrusche o alieni enigmi sui campi di grano.

E allora?

 

Forse è un bene la dimenticanza, un bene il nulla?

un male l’eterno ritorno, un male la passiva beatitudine?

 

E’ solo un dubbio che improvviso m’è

entrato in quella che viene chiamata “anima”.

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mercoledì, 28 ottobre 2009

ROB BREZSNY – L’OROSCOPO di Internazionale.

 

Vergine (23 agosto - 22 settembre)

Ieri notte ho sognato che la Papessa dei tarocchi prendeva vita e mi lasciava un messaggio per te: "Di' alle Vergini che quando la loro fame profonda comincerà a farsi sentire non devono attingere alla ciotola dei semi, anche se li trovano deliziosi. Questo magro pasto non soddisferebbe la loro fame profonda. Invece dovrebbero piantare i semi e lasciarli crescere. Sarà il raccolto che otterranno a soddisfare pienamente la loro fame".

Questo è l’ultimo oroscopo. Da tener di conto. Ma quello fulminante e premonitore è stato l’817 del 16 ottobre 2009:

 

Per ottenere l’oro che serve a fabbricare un anello nuziale, bisogna lavorare una tonnellata di metallo grezzo. Per distillare il messaggio preciso che vogliono trasmettere, molti scrittori producono una marea di frasi inutili. Tieni a mente questi esempi nel valutare i tuoi ultimi progressi, vergine. Forse hai l’impressione di procedere a passo di lumaca e di non tirare fuori nulla di buono. Ma secondo la mia analisi dei presagi astrali, stai per fabbricare l’equivalente di un anello d’oro.

 

Orbene, avrà nulla a che fare, questa previsione astrale, con il lavoro che sto lentamente portando avanti, per completarlo nell’anno 2010, del nuovo libricino: La vita larga. Diario poetico di un blogger ai margini (2006-2010)? Comunque m’ha dato fiducia anche se alla fine realizzerò non una fede nuziale vera e propria, ma una “mezza fede”.

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martedì, 27 ottobre 2009
Chiedo scusa a tutti per il troppo lungo silenzio causato, in primo luogo, da alcune modifiche nella configurazione di splinder. Purtroppo sono un dilettante. Inoltre sono stato alcuni giorni a Istanbul, a rivedere i luoghi di un'avventura vissuta proprio 40 anni fa! Non ho ritrovato, naturalmente, più nulla, nessun ricordo. A chi ho posto domande su quel luogo, quella piazza, quel bar, se c'erano ancora orsi che ballavano al suono di tamburo, ecc. ecc. la risposta è stata quasi sempre la stessa: sono nato dopo il 1969, non so cosa c'era allora! Figuriamoci se avessi chiesto di Yasmine! Città meravigliosa, la più bella, la più intrigante. Bene, quasi archiviata. Anche se ci ritornerò. Al ritorno tuffo nel de Witte, nelle giornate calde, nei colori fiammeggianti dell'autunno. E alacre lavoro per l'ideazione del mio nuovo libricino di poesie-prose tratte dal blog che vorrei far uscire nel corso del prossimo anno. Domani giornata di lavoro, pesante. Ma da giovedì riprenderò le mie piccole cronache dai margini. Un saluto e un bacio di buonanotte!
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martedì, 06 ottobre 2009

Giorni più corti, piccoli avvenimenti.

 

Davvero, i giorni sono accorciati. Le chiare notti di luna non m’invitano più nel giardino che stilla umidità. Temo ricadute per i mai sopiti  “dolori” e Otto non m’accompagna, preferisce poltrire nella sua cuccia, ben pasciuto e al calduccio. Mi dico: ma appena tre anni fa fremevi nell’attesa della passeggiata al primo calar della notte, si, ma tante cose sono cambiate da allora. Camminare sotto i tigli mi rende triste. Uno stato d’animo che non mi si confà, perché finalmente anch’io ho alzato un inno alla gioia! Lasciamo nel firmamento la Tessitrice e il Pastorello, Chen Chang ed anche la residuale impalpabile polvere della cometa Swan…i  primi non si incontreranno mai, la polvere impalpabile appartiene al passato come al passato appartiene il profumo del velo di borotalco Florentia che mi stendevo sulla carne impubere dopo aver fatto la doccia ai Bagnetti dei Lagoni. Naturalmente in qualche remoto luogo della mia psiche si nasconde un fremito di nostalgia, che certamente mi assalirà al momento meno opportuno. Vedremo. Dei piccoli avvenimenti lascio il segno di una passeggiata nel bosco, un castagneto non più domestico, ma inselvatichito da estranee essenze, nel quale non ho raccolto nemmeno un fungo mentre ancora restano nei loro ricci le castagne carpinesi, le più primaticce. Da qualche parte ho sostato in silenzio ascoltando il battito d’un picchio. Credevo che fossero spariti tutti! Con gli alberi che s’ammalano di cancro e seccano ora i picchi avranno un gran lavoro, immagino che ritorneranno numerosi. La sera a vedere i documentari del primo allunaggio nella sede del Chiassino, Sotto la Voltola, e dopo scrutare la luna e giove con i suoi satelliti, oltre il muro di piazza del Plebiscito sullo sfondo delle nere montagne con una sola luce. Cos’è quella luce? mi chiede una signora. Credo sia un podere della fattoria di Fosini, l’unico abitato dei circa cinquanta che c’erano a metà del secolo scorso, pensa che ci vivevano oltre quattrocento persone…da giovane andavo lassù al ballo dei contadini, ma come? a piedi o con uno sgangherato camioncino di un venditore di legna e carbone. C’erano delle bellissime ragazze, al Serraglio, all’Imposto, all’Orto ed anche in Fattoria. Le ricordo tutte! Ci fu anche un po’ d’amore, s’intende, senza la malizia perbenista delle ragazze di paese. Fecero girare la testa a molti giovanotti, io ero troppo giovane per poter prendere decisioni importanti, ma ho un dolce ricordo di ognuna di loro. E la notte di San Giovanni cosa facevano in quelle campagne? Filtri d’amore? no, accendevano fuochi propiziatori per proteggere i raccolti dagli “spiritelli maligni” della grandine e del vento, delle cavallette e degli animali selvatici, mettevano una “crocina” di legno agli angoli dei campi, e cercavano le erbe medicamentose per guarire le malattie di ovini e bovini, come la nocca e il sopravvivo, raccogliendo anche la “capomilla”, una specie di camomilla gigante, per farne bevande rinfrescanti e ansiolitiche. Mia nonna invece mi aveva raccontato che le ragazze andavano a raccogliere rose selvatiche e fiori di campo, mettendo i loro petali in una brocca per tutta la notte e al mattino, lavandosi con quell’acqua diventavano più belle! Ma, forse erano già adorne della bellezza della gioventù! Si, lo credo anch’io. Cala dal Monte un’aria frizzante, è l’ora della pizza. Siamo in nove e mi diverto tantissimo parlando con la signora dell’infuso di bellezza  e con la giovane amica astronoma che mi sta di fronte e con la quale mi confido volentieri. Una serata piacevole,  leggera, di piccoli avvenimenti. 

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martedì, 06 ottobre 2009

La fine delle antiche illusioni

 

Per anni separati come Shen e Shang

nel ricordo di un bacio rubato alla notte

e all’improvviso l’azzurro dei capelli,

laggiù, nel veloce volo di foglie

malinconiche. Cauto ti ho detto

“Ciao! Che gioia rivederti…”

“Si, da tanto…” mi hai risposto alzando

ai miei i tuoi occhi di cerbiatta

impaurita. Io t’ho guardata

in silenzio, cambiata, fragile e fredda,

lontana. E per quanto le celesti gru

infaticabili stendano di piume

un ponte infinito tra i bordi

della galassia, mai, mai, il Pastorello

e la  leggiadra Tessitrice potranno

appagare il desiderio d’amore

acceso da quel timido bacio.

Occhiate furtive e tardive

hanno steso un velo di residuo

rimpianto sulle antiche

illusioni, poi, polvere cosmica impalpabile

è scesa a cancellare ogni palpito.

E mai fine fu così

lacerante e lieve.

 

 

Note:

 

Shen e Shang = Orione e Scorpione

 

Il Pastorello = la stella Vega nella Lira; La Tessitrice = la stella Atair nell’Aquila.

 

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venerdì, 02 ottobre 2009

OROSCOPO  2 - 8 ottobre 2009, di Rob.



Leone (23 luglio - 22 agosto)

“Forse non ti amo come sei”, ha scritto R.R. Doister, “ma sicuramente ti amo come sei nella mia fantasia”. Anch’io ho commesso lo stesso errore con certe persone. Ad altre, invece, avrei potuto dire: “Ti amo, ma amo di più come sei nella mia fantasia”. E in molti casi sono stato fiero di dichiarare: “Ti amo più di come sei nella mia fantasia”. E tu, Leone? Come sei messa da questo punto di vista? È il momento di schierarti dalla parte giusta. Quindi, adora le persone speciali per quello che sono realmente e non per come sono nella tua fantasia.




Vergine (23 agosto - 22 settembre)

Il poeta Linh Dinh ha cercato di immaginare un mondo in cui è vietato essere freddi e distaccati. “Nel tentativo di incoraggiare i suoi cittadini sonnacchiosi a essere più energici e decisi”, ha scritto con spirito profetico, “il governo ha imposto l’uso del punto esclamativo alla fine di ogni frase, scritta o pronunciata. Per esempio, bisognerà dire: ‘Sembra che pioverà!’ o ‘Devo dormire!’”. Ti consiglio di trasformare al più presto la sua fantasia in realtà, Vergine! Ti farebbe bene essere più elettrizzato del solito! Un piccolo espediente come immaginare che tutte le tue frasi finiscano con il punto esclamativo potrebbe dare una scossa alla tua vita!


Caro Rob, meravigliosi, come sempre, profetici, creativi, ispiratori i tuoi oroscopi! (metto, come vedi, un punto esclamativo!), ma solo su una cosa ti sei sbagliato: la mia vita non ha assolutamente bisogno di scosse! né di essere più energici e decisi! (altro punto esclamativo!). Avrebbe soltanto bisogno di un segnale di dare la precedenza al tempo che scorre, mantenere quello che ho, forse ritornare leggermente indietro...leggermente indietro...che ne pensi? (qui metto un punto interrogativo).

postato da: karl38cg alle ore 13:49 | Permalink | commenti
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