lunedì, 30 novembre 2009
OROSCOPO. IL TEMPO. 27 novembre 3 dicembre 2009, Rob Brezsny.

Vergine (23 agosto - 22 settembre)

Non è solo la nostra epoca ad avere un rapporto difficile con il tempo. Molti popoli si sono ribellati alla sua tirannia. In Francia, nelle rivolte del luglio del 1830 il popolo distrusse tutti gli orologi che erano nelle strade. Credo che questo sia un po’ troppo per te, ma ti consiglio di celebrare un rito che ti aiuti nella lotta contro il passare delle ore, dei giorni e delle settimane. Che ne diresti di spaccare la sveglia con un martello? O di fare dieci respiri profondi e immaginare di inspirare l’eternità ed espirare l’estenuante ticchettio delle lancette? È il momento ideale per rivendicare una maggiore libertà dal tempo.

Come noterete mi sto affrancando dalla schiavitù del "tempo" pubblicando in ritardo l'oroscopo. Ma Einstein aveva postulato che spazio e tempo non sono immutabili. Già la definizione del tempo è assai incerta. Il tempo infatti non si vede perchè è dentro di noi. Anche gli orologi, in realtà, non misurano il tempo, ma gli intervalli di spazio. Dall'alba dell'uomo molte comunità hanno elaborato concetti diversi del tempo, gli uni dagli altri. E' possibile che con l'aumento della velocità il tempo rallenti e al raggiungimento della velocità della luce si fermi del tutto. Ma è proprio vero che il tempo scorre da passato a futuro? Forse scorre anche al contrario. "...i nostri sensi si possono ingannare e la teoria della relatività di Einstein ci ha insegnato che tutti i concetti, per quanto naturali possano apparire, sono costruzioni mentali adattate alla descrizione di un certo insieme di fenomeni e che, come tali, sono soggettivi. Pascal affermò che l'Universo "è una sfera infinita il cui centro è in ogni luogo, la circonferenza in nessun posto". E sia chiaro, non faccio altro che ripetere parole di altri, i grandi scienziati e filosofi dell'esame dell'universo e dei suoi segreti, non per consolarmi della mia vecchiaia che annullando il tempo convenzionale, mi riporta ad uno stadio molto remoto ed a emozioni...giovanili!

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categoria:il tempo
martedì, 24 novembre 2009

Alle vittime dimenticate

 

Riemerge dalle foglie

al piede di una quercia

antica, sull’argine della via,

una grigia pietra

curioso mi avvicino

perché sembra tagliata

dalla mano dell’uomo

tolgo foglie e terriccio

e una parola

una sola mi appare:

 

ASSASSINATO

 

scavo ancora:

 

A 44 ANNI

DAI NAZIFASCISTI

 

e dopo? più nulla,

forse i numeri di una data,

ma chi? perché? come e quando?

vittima dimenticata

cancellata memoria

inconsapevole lievito

della nostra

immeritata libertà.

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domenica, 22 novembre 2009

Ha chiuso i battenti la grande mostra dedicata a Pieter de Witte

 

 

Il sipario è calato sulla mostra allestita a Volterra dedicata a "Pieter de Witte. Pietro Candido. Un pittore del Cinquecento tra Volterra e Monaco”, aperta dal 31 maggio all’8 novembre 2009 nelle splendide sale del Palazzo dei Priori e a chi, con una frequentazione quasi quotidiana, si era avvicinato al pittore e al “senso” della Mostra, come il sottoscritto, ha destato meraviglia non trovare più le potenti e dolci figure ormai entrate di prepotenza nella sfera di un immaginario fatto di bellezza, ed anche di drammatica intensità. Sono stati giorni ricchi di incontri, di idee creative, di conoscenza e d’amore per l’arte e di contatti umani su scala nazionale ed internazionale. Il “Sistema Italia” ha potuto sfoggiare non soltanto opere d’arte incomparabili, come le tre pale dipinte dal de Witte per Volterra, ma l’alta ed efficiente organizzazione che ha contraddistinto l’evento, l’Italia virtuosa dei saperi, dell’orgoglio di appartenenza e dell’operosità. Non posso far altro che, con piacere, dall’organo di stampa cittadino e della Comunità, ringraziare non soltanto le persone importanti che hanno contribuito, con il loro lavoro, nome e rappresentanza, alla riuscita della Mostra, ma anche i duecento operatori che hanno operato, a vario titolo, in questi circa due anni di preparazione e gestione dell’evento. In un anno contraddistinto da una notevole crisi di presenze a quasi tutte le mostre d’arte allestite in Italia, Volterra, superando i 9000 visitatori ha mantenuto un livello di eccellenza, determinando, insieme agli altri tre eventi organizzati negli ultimi anni, una ricaduta, non solo per i circa centomila visitatori complessivi, ma per l’intera economia cittadina, sicuramente positiva con ulteriori sviluppi nel futuro. In attesa di una valutazione più approfondita che sarà pronta all’inizio di dicembre, a nome mio personale e del Comitato Promotore, esprimo un nuovo GRAZIE! a Volterra ed a chi ci ha sostenuto e aiutato in questa eccezionale sfida e con animo propositivo guarda al futuro per fare di Volterra una città cosmopolita, città dell’anima e della bellezza dell’arte.

 

Carlo Groppi, Presidente Comitato Volterra per Pieter de Witte.

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categoria:Chiude de Witte
domenica, 22 novembre 2009

La bellezza (due commenti)

 

“…i tuoi pensieri mi fanno pensare anche a me. Oggi ho pensato molto sulla “bellezza”, e a  me sembra che abbia rapporto con l’armonia. Tutti abbiamo la nostra particolare percezione dell’armonia e quello che è armonioso per noi ci sembra bello. Per me è armonioso quella buona combinazione di elementi bene articolata, senza stridore, che assomiglia o rappresenta l’ordine della natura, e queste manifestazioni d’armonia mi sembrano belle…”

 

“…era molto bella. La sua bellezza era rimasta intatta, era sopravvissuta a tutto, alla sottomissione,, alla costrizione, al dolore. Miranda aveva resistito a tutto questo e per questo aveva potuto conservare la sua bellezza. Solo la rassegnazione rende l’essere umano triste e vulnerabile, lo indebolisce e gli fa perdere la sua bellezza”.

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giovedì, 19 novembre 2009

No hago otra cosa que pensar en ti…

 

Sabato sera, in pizzeria, seduto tra due carissimi amici, Annalisa e Maurizio, mi sono dilungato a raccontare alcuni episodi  significativi e casuali della mia vita. Tutto era cominciato dalla discussione intorno al tema “cercare o essere cercato?”, con riferimento  all’azione o alla passività di fronte ad ogni cosa. Amore compreso. Le mie sono storie già collaudate come gradevoli e raccontate tante volte. La prima riguarda un’amicizia, con una bellissima donna, quando iniziò avevo 24 anni, lei 41. Era madre di due figlie e due figli. Avevo risposto ad un’inserzione pubblicata su una rivista filatelica da una ragazzina di Zurigo che voleva scambiare con “amici italiani” cartoline illustrate e francobolli. Dopo pochi giorni ricevetti una lettera di risposta, mi rispondeva la sua mamma dicendomi che la figlia aveva già ricevuto più di trecento proposte e non poteva corrispondere con tutti. Tuttavia, poiché la mia lettera l’aveva particolarmente incuriosita, mi chiedeva di sostituirsi lei stessa alla figlia, se fossi stato d’accordo! Non trovando nulla da eccepire alla proposta, dissi di si. Cominciò una corrispondenza che, lasciando in disparte il movente iniziale, cartoline e francobolli, abbracciò una sorprendente gamma di temi, dalla politica all’arte, ai viaggi, alla fotografia, alla musica e ad altri aspetti delle nostre vite, molto più personali. A parte l’età, le differenze tra noi erano profonde, incolmabili. Ci univa l’amore per l’arte. Ci siamo anche incontrati, qualche volta, ed ora continuiamo a scriverci lettere dolcissime godendo dei ricordi condivisi. Ero stato “prescelto”. Un’altra bella amicizia si avviò con il ritrovamento, in un rotolo di carta assorbente, di un messaggio di una bambina boema, alla quale risposi. La bambina era troppo bambina, ma in successione fecero la comparsa il nonno e, alla sua morte, il marito di una figlia…fino a coinvolgermi così strettamente in quel nucleo familiare, quasi fino ad oggi, dal 1959! Anche questa famigliola di ebrei sopravvissuta alla Shoah, mi aveva scelto, tra “i gentili”, come fratello! E nell’amore? Si dice: l’uomo è cacciatore! Eppure quand’ero “nell’età fiorita”, stranamente non cercavo niente! La prima ragazzina che mi diventò amica, trovò in me, suo coetaneo di dieci anni, un rifugio ai dispetti dei monelli del Borgo, aggressivi maschilisti! La mia casa fu teatro di giochi innocenti e piccoli doni. Abitava in una cittadina del sud della Francia,  se ne andò presto. Ma, esattamente dieci anni dopo, tutto ricominciò. Domenica di luglio, pomeriggio al Bar di Bruna, giocando a carte ai “quadrigliati”, ecco un giovane venire al tavolo dove giocavo “Carlo, ti vogliono” “Chi?” “E’ una ragazza, non parla italiano” “Ma cerca proprio me?” “Si, ha detto il tuo nome e dove abitavi quando eri bambino”, “E’ bionda?” (ricordavo il colore dei suoi lunghi capelli) “Non ci ho fatto caso”. Un altro prende il mio posto al gioco e vado all’ingresso del Bar, c’è una giovane donna molto scollacciata, dalla carnagione scura e dai capelli neri.  Mi avvicino, incerto. Lei mi viene incontro più sicura. “Carlo! Non ti ricordi di me? Sono Aurora!” “Aurora!” Anche se in quel momento la mia icona poetica fu infranta, fui gentile con lei. Ci abbracciamo e ci baciammo tra gli sguardi stupiti dei curiosi che frescheggiavano sotto i tigli. Pensate, dopo dieci anni era venuta a ricercarmi! Non mi potevo difendere: mentre io ero un giovane inesperto e timido, lei conosceva la vita e l’arte dell’amore. Non era il mio tipo, aveva anche due lievi baffetti sopra il labbro, e non l’ho più cercata. Quando penso a lei la vedo ancora bionda sciogliere i suoi capelli d’oro al balchetto sopra Ornella. In borgo. “Ma come, Carlo, come è interessante la tua vita! Raccontacene ancora…” “Si, un’altra storia. In un giorno di questa torrida estate parlavo con il mio amico Mauro nel Piazzone, naturalmente ricordi, di  scuola, di lavoro e di donne. Era un po’ triste, perché molte ragazze che conoscevamo erano o diventate brutte o morte e quelle più giovani ‘non ci guardano, noi non ci guarda più nessuno’, mi diceva sconsolato! Allora mi ritornò a mente la prima volta che andammo al mare, quattro amici, a Follonica. Mentre i tre si davano da fare per “rimorchiare” qualche ragazza, io me ne stavo tranquillo sulla spiaggia a prendere il sole o nell’acqua a nuotare oppure giocare con chi capitava davanti alle casupole di Senzuno,  non avevo albagie né volevo irretirmi dietro alle ragazze. Anche se allora ero bello, non credo che qualcuna mi avesse notato o si interessasse di me. Dopo qualche giorno i miei amici, rossi come gamberi, esauriti, insoddisfatti ritornarono al paesello. Io rimasi con Mauro. Lui andava sempre in giro, io no. Una mattina qualcuno passò sulla spiaggia cercando persone per andare a fare una gita in barca fino a Calamartina e Punta Ala. Mi segnai pagando la piccola quota. Segnai anche Mauro. Così nel pomeriggio salpammo con questo rudimentale natante a motore stracarico di persone. Niente di particolare se non le solite chiacchiere dei giorni di ferragosto. A terra, in quelle acque cristalline ci divertimmo, poi salimmo alla Villa di Balbo, e giù esplorammo i capanni di legno che facevano da riparo alle barche dei pescatori. Ci scattammo anche qualche fotografia perché una ragazza aveva l’apparecchio. Era insieme ad una sorella più piccola, e lei aveva uno o due anni più di me. Quando rientrammo, a sera, nel salutarci, la ragazza mi invitò al Gatto Grigio a ballare! Ci andai e ne nacque una storia. Diciamo, finalmente una vera e propria storia d’amore! Insieme a Mauro rientrammo a casa. Ma non potendo resistere presi tutte le ferie che mi rimanevano e ritornai a Follonica. Fu questo improvviso arrivo a far divampare la passione! Poiché abitava a  circa 400 chilometri di distanza, non ci siamo più rivisti dopo. Ci fu un seguito di lettere e di fotografie, andate disperse o distrutte in atti d’ira inconsulta. Ho saputo in seguito che è diventata una eccezionale ballerina! Pensate che proprio Mauro aveva serbato le fotografie! Me le ha date e l’ho anche pubblicate sul blog!” Anche questa volta fui un “cercato”. Grazie alla vita che mi ha dato tanto.

 

La lucertolina bianca

 

A godersi l’improvviso tepore autunnale

sul muro dell’orto una lucertolina

bianca incautamente s’attarda,

forse non sa che presto calerà la gelida sera.

Darwin avrebbe cercato un legame

tra colore e calore, l’incipit di una mutazione,

quel bianco  inadatto

a catturare i deboli raggi di un sole lontano,

mentr’io mi soffermo a meditare

il premonimento che mi sussurra il suo

incedere intorpidito verso un precario

rifugio. Ascolto le voci dell’anima

mentre osservo il piccolo rettile, indifeso

e in ritardo su un amore puro e inatteso,

per cogliere un’estrema speranza di salvezza

in una nuda e sottile fenditura del muro.

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categoria:memorie lontane
martedì, 17 novembre 2009

LA BELLEZZA

 

Guardo dalla finestra il giovane ciliegio che quest’anno ha maturato i suoi primi frutti, gioia dei due o tre bambini che abitano in Via Giusti e degli uccelli che popolano il grande cipresso che lo sovrasta e lo protegge dai freddi venti dell’est, ora sembra levitare nel suo trasparente velo di foglie di gialla madreperla, penso alla bellezza, ma cosa è la bellezza? Anche l’albero dei pomi, ormai spoglio, è stranamente armonioso con i frutti penduli disposti simmetricamente secondo una ignota legge matematica, e tra la nebbiolina di questi tiepidi mattini di novembre richiama alla memoria altre visioni, dal Theatrum Sanitatis. Liber magisteri di Ububchasym de Baldach, oppure dalle novelle della primissima infanzia, come quella delle tre melarance, e dell’audacia del principe che si cala nel “mondo di sotto” superando incredibili prove per ritornare ad abbracciare la sua “principessa” amata! Ma cos’è e dov’è la bellezza? Forse era nel giardino nascosto al centro del mio paese? Nell’angolo dove fioriva un vetusto camelio? Oppure racchiusa nella siluette della palma che anno dopo anno osservavo dalla finestra della casa dov’ero nato, nel Serrappuccio, meravigliandomi dell’inesausta tenzone amorosa con il vento? Ci ricavai anche molti ammaestramenti. La bellezza era in quel mixer di giovinezza, di tepore familiare, di amore in boccio, di attesa del futuro, di poesia della vita? La poesia, si, era la confidente più preziosa e fedele! Le sono molto grato, a dispetto dei detrattori! Quando fui nominato componente di un organo direttivo di una importante Associazione, nella prima seduta di presentazione fui  apostrofato come “Poeta e storico…”, senza alcun titolo scolastico o di appartenenza a club internazionali, sollevando risolini di compatimento in quella congerie di altisonanti personalità. Eppure, qualche anno dopo, fui tra i pochi protagonisti di una importante azione etico-economica, che assicurò democrazia, trasparenza, sviluppo ad una città ed un vasto territorio. Non sapevano che “il poeta è colui che sa vedere”, come scrisse Paul Eluard, e che la poesia scruta le profondità dell’anima e ne anticipa i moti. Di tutto ciò, miei cari lettori e lettrici, scriverò nel libricino che ho appena terminato e che sarà stampato nei primi mesi del prossimo anno, e dopo, pubblicato sul blog. Intanto consoliamoci della bellezza che alita incessante intorno a noi.

 

Proverbi, VII

 

Danzano per un pubblico invisibile le fiammeggianti

odalische negli abiti trasparenti delle foglie.

E’ l’ultimo commiato alla linfa della vita

prima che la malinconia del ricordo c’invada l’anima

e il sapore dei baci si disperda, quei baci che

racchiudono la vita, l’amore, la morte,

ah! quei baci sommessi scritti con la lingua

sulle labbra sottili, che subito scoccati ci appaiono

come mai dati, quei teneri baci

che all’infinito vorremmo ripetere, mio sogno,

senza l’intervallo del tempo, che porta il dubbio

e l’angoscia della lontananza.

 

E domani, domani, non camminerò nel bosco spoglio,

nelle cattedrali scoperchiate su cieli nebbiosi,

resterò muto nella corazza dell’attesa

mentre tutti balleranno lieti la danza della solitudine.

 

Quanto mi piace l’erba fatta a cuore!

Quella che sta su le sponde del mare:

d’amore si patisce e non si muore.

 

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categoria:bellezza
domenica, 15 novembre 2009

DI PASSERE E D'ALTRI UCCELLI...proverbi licenziosi.
ADDENDA (III), novembre 2009.

 

Successivamente all’uscita della prima edizione, cioè nel marzo del 2009, molte persone mi hanno segnalato proverbi, modi di dire, stornelli, canzoni…da poter aggiungere al testo ”Di passere e d’altri uccelli…”, che ho trascritto in una “terza addenda”. Sono generalmente espressioni locali, o per lo più, regionali, della Toscana. Non sono pochi (125) ed è sperabile in futuro che questa addenda possa confluire, ulteriormente ampliata da chi non vorrà rifiutarmi la collaborazione, in un unico testo per la seconda edizione del volumetto.

 

A

 

A buco torto.

A parole lorde, orecchie sorde.

Al paese di Corneto, chi s’adatta è lieto.

Alla fanciulla oziosa, il Diavolo balla in pancia.

Ama, e fa’ ciò che vuoi.

Amor, dolce tiranno; amor mio, mio fardello.

Amor non ha pazienza, come l’ira non ha consiglio.

 

Amore, amore, che m’hai fatto fare?

Di quindici anni m’hai fatto invaghire,

e babbo e mamma non ne vòn sapere.

 

Aprile non è aprile senza un fiore,

amore senza baci non è amore.

 

Arrivare al pelo.

Aveccelo e non senticcelo, è lo stesso che non pigliaccelo.

Avere ancora il latte fra i denti.

Aver culo.            

Avere i calori.

Avere i grilli per la testa.

Avere il buco a rovescio.

Avere le spine sotto il culo.

 

B

 

Benedetto Noè che piantò la vigna,

fece l’omo felice e beato,

a chi non piace il vin venga la tigna,

io son sicuro di non restar tignato!

 

C

 

C’era una donna che lavava i panni

e le sottane gli s’alzonno fino al bellico

e passò di lì un dongiovanni

che nel vedella gli s’alzò l’amico.

Aveva la testa come un barbagianni

e gocciolava che pareva un fico

e per farla più breve e un po’ più liscia

gliene mise nel buco della piscia!

 

Chi dice mal di me, diavol lo strozzi,

lo porti nell’inferno e lo strapazzi.

 

Chi disse donna disse danno e malanno tutto l’anno.

Chi dorme non pecca.

Chi è geloso, spesso è cornuto.

Chi per la dote la brutta piglia, va per mieter grano e paglia piglia.

Chi si sposa è contento un giorno, chi ammazza il porco più di un anno.

Chi soffre di gelosia, rosica fave.

 

Chi tromba chiava,

chi tromba chiava,

e chi non tromba

si ciuccia la fava!

 

Chi vol vedere una bella coppina

l’omo grande e la donna piccina.

 

Chi vuole ammazzar la moglie, la meni al sol di febbraio.

Ciucciamelo!

Come il forno brucia o cuoce, bella moglie giova o nuoce.

 

Come sei bella il lunedì mattina!

Il martedì sei bella da incantare,

mercoledì hai l’aria birichina,

il giovedì tu fai innamorare,

il venerdì sei bella come il sole,

il sabato tu togli le parole,

la domenica vai vestita a festa,

ai giovanotti fai perdere la testa.

 

Con marito vecchio lei si conserva fresca e soda.

Conosce l’amore solo chi ama senza speranza.

Cosa proibita accende il desiderio.

 

D

 

Da Montelupo si vede Caprai,

Cristo fa le persone e poi l’appaia.

 

Di carnevale ogni scherzo vale

e di Quaresima è la medesima!

 

Dietro mi contenta, davanti mi spaventa.

 

Dio de’ dei!

e per amar Giovanni le toccai,

e per amarlo le ritoccherei.

 

Donna bella e pettoruta anche senza dote si marita.

 

Donna bella, saggia e pura

è un miracol di natura.

 

Donna, cavallo e barca son di chi le cavalca.

Donna gelosa, donna pericolosa.

Donna vanitosa, mezz’oca e mezza pavone.

Donne, cani e baccalà son buoni se pestati.

Donne e cavalli non s’affittano mai.

Donne e vino, gioco e inganno, son sempre un danno.

Dove c’è meno cuore, c’è più lingua.

Dove la voglia è pronta, le gambe son leggere.

Dov’entra dote, esce libertà.

 

E

 

Essere spiantato come una puttana di quaresima.

E’ bella , ma non balla.

 

E’ come la maiala di Tatti

che aveva cento pocce.

 

F

 

Femmina ridarella o è matta o puttanella.

 

Fila Zita, non posso filare mi suda le dita,

filerò quest’inverno a quel bel focherello…

fila Zita, non posso filare mi diaccia le dita,

filerò quest’estate alle belle giornate…

 

Fiore di menta!

La menta la si semina e si pianta:

chi esce dal mio cuor non ci rientra.

 

Fra l’amore e l’odio il passo è breve.

 

G

 

Gli ci prude!

Guardati da femmina disperata.

 

H

 

Ho tanto male addosso, e non ho febbre,

è tutto effetto di malinconia;

un’ora col mio damo basterebbe,

e tutto il male m’andrebbe via.

 

I

 

Il bene della moglie si vede dai bottoni.

Il budello di tu’ ma’!

 

Il cartellone l’ho giocato

senza vince il panpepato

ho giocato dalla Stagnina

senza fare una cinquina

mentre il prete canta in coro

nulla ho vinto al Dopolavoro

buco di culo fa ventitré

vince sempre i bucardè! (gino groppi)

 

Il cuore è come una puttana: quando smette di battere, è finito.

 

Il paese del matrimonio è molto strano:

i forestieri vogliono andarci a stare,

e chi ci sta vuole emigrare.

 

In cielo c’è, in terra no,

le maritate un l’hanno,

le fanciulle l’hanno due,

Lorenzo l’ha davanti,

Carlo l’ha di dietro,

c’è il povero Pietro

che non l’ha né davanti né di dietro!

Alelè, alelè, indovina cos’è!

(la lettera elle)

 

Illusa è la moglie che nel marito crede, se lui nei calzon porta la fede.

 

L

 

L’allegria fa campare, la passione fa crepare.

L’allegria fa il viso bello.

L’amore de’ ragazzi poco dura.

L’amore è fatto come una nocciola: chi non la rompe non la mangia.

L’amore è il più tenace dei malanni, dura dai dieci ai novant’anni.

L’amore fa ballare anche gli asini.

L’amore vive d’eccessi.

 

L’avaro mangia poco, svelto e bieco,

perché l’andar di corpo è un grosso spreco.

 

La bellezza entra dalla bocca.

La donna tiene il segreto solo su cose che non sa.

La fava ingrossa!

La femmina è uno scaldino che si usa di sera.

La scurreggia del padrone non puzza.

La vanità è sorella gemella della bellezza.

La vedova piange il morto e ride al vivo.

La vita del cuore è l’amore.

Le basse per i mariti, le alte per cogliere i fichi.

 

Le donne di Montecastelli

hanno le gabbie e le manca l’uccelli;

e l’omini muoion di rabbia

hanno l’uccelli e gli manca la gabbia!

 

Le lacrime non piante sono le più dolorose.

 

Le quattro emme della donna: massaia in casa;

matrona in strada; modesta in chiesa, matta a letto.

 

L’età dilata il cuore a chi vive d’amore.

L’occhio e l’avarizia sono insaziabili.

L’uomo è buono fino a quando è ritto, la donna fin quando è a giacè!

L’uomo è tre volte fanciullo: quando nasce, quando si sposa, e quando invecchia.

L’uomo sulla cinquantina lascia la carne e imbocca la cantina.

Luna piena, o porta acqua o porta pena.

 

M

 

Matrimonio e maccheroni, se non son caldi, non sono buoni.

Meglio puttane che figli di puttane.

Moglie di marinaio: né vedova né sposa.

 

N

 

Naso di cane e culo di donna non furono mai caldi.

Né muli senza basto, né matrimonio senza contrasto.

Né nozze senza canto, né mortorio senza pianto.

Non c’è pianta senza fiore come non c’è donna senza amore.

Non toccare l’inchiostro che tinge, e non ti fidare della donna che piange.

 

P

 

Peggio per te se non t’imbianca il crino

o canta il prete o ride il becchino!

 

Per amore non si muore.

 

Per i Santi il freddo viene

a me non mi conviene

andare a letto sola

perché ho paura

a star sotto le lenzuola!

 

Per la caccia e per l’amore si parte a tutte l’ore.

Per la strada del poi-poi si va alla piazza del mai-mai.

Più ti inchini e più ti vedono il culo

Più un uccello è bello e peggio canta.

Portalo alla tu’ mamma!

 

Q

 

Quando amor bussa alla porta, non lasciarlo nella strada.

Quando il diavolo diventa vecchio, prende in mano il rosario.

 

Quando la vedova si rimarita

la penitenza non è finita.

 

Quando pigli moglie stai male il primo giorno

e poi non stai più bene.

 

Quando si sposa sono “stacci”, no “vagli”.

Quando ti ha dato il cuore, la donna povera non ti può dar nient’altro.

 

Quanto mi piace l’erba fatta a cuore!

Quella che sta su le sponde del mare:

d’amore si patisce e non si muore.

 

R

 

Ragazza baciata vale metà.

 

S

 

Se qualcuno ti fa bello bellino,

gira largo, il pericolo è  vicino.

 

Se vuoi vedere una donna bella,

le scarpe sciolte e le calze a cacarella.

 

Sei un paraculo!

Sembri stato ‘culo a un cane!

 

Sulla fedeltà del cane si può contare fino alla morte,

quella della donna fino alla prima occasione.

 

T

 

Toccatelo che ti cresce!

Tre nuvole fanno pioggia, tre piogge una piena, tre feste da ballo una puttana.

 

Tutti dicon: Maremma, Maremma!

A me sembra una Maremma amara.

L’uccello che ci va perde la penna,

il giovin che ci va perde la dama.

Chi va ‘n Maremma e lassa l’acqua bona

perde la dama e più non la ritrova,

chi va ‘n Maremma e lassa l’acqua fresca

perde la donna e più non la ripesca.

Chi va ‘n Maremma e lassa la montagna

Perde la dama e altro non guadagna.

E a me trema il cor, quando ci vai,

per lo timor, se ci vedrem più mai”.

 

Tutti i peccati mortali sono femmina.

 

U

 

Usanza di Fucecchio, la capra a cercar il becco.

 

V

 

Vergini vanerelle, donne pazzerelle.

 

 

Wilma mi racconta una storiella per dimostrarmi che qualsiasi cosa facciano gli uomini (i politici?) essi sono sempre biasimati e criticati:

 

Mi raccontava la mia nonna che vicino al Rimaggio c’era un molino con grandi ruote di pietra al quale non solo i mezzadri nelle terre del Conte Bulgarini Pannocchieschi d’Elci portavano le granaglie e gli altri cereali a macinare, ma anche molti altri fittavoli vi arrivavano con i loro somarelli da ben più lontano, da Anqua, Solaio, Il Palazzo e Elci. Una volta, dopo aver macinato, un mezzadro con il figlioletto ritornavano a casa a Elci, passando per la via lunga, portando un misero sacchetto di farina in uno dei due corbelli caricati sul ciuco. Il padre aveva issato sul basto il suo figlioletto e così andavano per la via. Arrivati ad Anqua trovarono un gruppetto di contadini all’ombra della  chiesa che gli dissero” Povero Gino, sei vecchio abbastanza per fare tutta la strada a piedi, fai scendere il tuo ragazzo che ha le gambe buone e monta tu sull’asino!” Il discorso era abbastanza sensato e Gino fece scendere il figlio e salì sull’asino. Certo, era molto meglio per lui! Arrivati al Palazzo trovarono un altro piccolo gruppo di donne che gli dissero”Oh Gino, ma perché fai andare a piedi il tuo bimbo? L’asino è forte, fallo salire anche lui in groppa” A Gino anche questo discorso sembrò sensato e così tutti e due montarono sul ciuco. Arrivati alle Galleraie, con buona soddisfazione, ecco un altro gruppo di contadini che si riposavano alla meriggia di un quercione che gli dissero”O Gino, hai solo questo asinello, tienilo bene e non lo sforzare, non ti pare di gravarlo un  po’  troppo con voi sulla groppa e la farina nei corbelli?” Al che il povero Gino cominciò a pensare, pensare, come poter consentire al somarello paziente di riposarsi un po’. Alla fine prese la decisone: lui stesso davanti e il ragazzo dietro avrebbero preso in spalla il ciuco portandolo riposato fino alla stalla! E così fecero tra la meraviglia di tutti quelli che incontravano sulla polverosa strada del castello d’Elci. Naturalmente tutti compativano il povero Gino credendo che avesse dato di fuori al cervello.

 

 

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categoria:proverbi licenziosi III
venerdì, 13 novembre 2009

OROSCOPO 13 – 19 novembre 2009 di Rob.

 
Vergine (23 agosto - 22 settembre)

“Tutto quello che libera lo spirito senza darci il controllo di noi stessi è pericoloso”, scriveva Goethe. Per fortuna, Vergine, sei nel bel mezzo di un processo che potrebbe liberare il tuo spirito e al tempo stesso darti più autocontrollo. Potresti sfruttare questa possibilità in due modi: 1) continuare a sognare mentre ti occupi dei minuziosi dettagli che ti permetteranno di realizzare il tuo sogno; 2) lasciar lavorare l’immaginazione mentre rifletti sulla tua difficile situazione, anche mentre ti spogli delle tue illusioni sulla tua difficile situazione.

Non ringrazierò mai abbastanza Rioro per avermi fatto conoscere, sulla bella e interessante rivista settimanale “Internazionale”, la pagina dell’oroscopo di Rob Brezsny. Sembra che l’oroscopo della Vergine sia scritto esclusivamente per me, con una conoscenza diretta e profonda della mia situazione e del mio stato d’animo! La sua preveggenza mi aiuta. E’ sempre positiva. Negli ultimi tempi mi manca la lettura collettiva dell’oroscopo al PIL, fonte di grandi risate! Ma spero che possa riprendere. A Rob dedico una poesia:

 

I leaders

 

Nitti, De Pretis, Calandra, Giolitti,

provate a domandare all’uomo della strada

se ne ha sentito parlare

per avere le risposte più strane!

Eppur cent’anni sono trascorsi,

a mille sembreranno vane le patrie

memorie e i busti di marmo

nelle gallerie di palazzo Pitti!

Così io rido dei leaders nostrani

che si sentono superiori alla gente comune,

infallibili, saggi, coperti di gloria,

mai sfiorati dal dubbio

di essere fragili e indifesi

di fronte alla storia,

e pettoruti danno ogni giorno

lezioni di inutile boria.

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mercoledì, 11 novembre 2009

SAN MARTINO (11 novembre)

 

Mi alzo con un sole sfavillante! Strano dopo la notte nebbiosa. Oggi brilla la prima neve anche sul Monte Falterona e sul Pratomagno. Guardo il calendario: 11 novembre S. Martino di Tours! Oh! ecco spiegato il mistero: siamo nell’estate di San Martino, che dura tre giorni e un pezzettino! San Martino è il Santo di Massimo e Barbara (mia figlia e suo marito), che hanno chiamato il loro caseificio: “Azienda Agricola San Martino – Caseificio geotermico – Loc. San Martino - 58025 MONTEROTONDO MARITTIMO (GR) – Tel e fax: 0566 910024 – www.formaggisanmartino.it – L’Azienda ha una buona gamma di prodotti, la cui bontà e purezza è stata ormai ampiamente riconosciuta in Toscana, in Italia e all’estero. Si distingue per l’utilizzo di latte proveniente da allevamenti locali e per l’impiego della geotermia, cioè del calore interno della terra, in tutte le fasi del processo produttivo, con notevole beneficio dell’ambiente in quanto non viene più emesso un grammo di CO2 in atmosfera! Fa parte della Comunità del Cibo da energia rinnovabile, ed ha il bollino  blu/giallo del Certificato CESI 100% di energia verde. Il 9 agosto 2009 il Caseificio (ubicato a 1 km. dal paese di Monterotondo Marittimo, ha inaugurato lo Spaccio Aziendale con vendita diretta di pecorini freschi e stagionati, ricotta, rovaggiolo, mozzarella ed altri prodotti tipici locali. Lo Spaccio è aperto anche il sabato e la domenica, anche se prima di mettersi in viaggio conviene telefonare. Gli acquisti diretti godono di uno sconto. E’ possibile ordinare via e mail, e fare acquisti per interi “gruppi di acquisto solidale”. E’ anche possibile, su prenotazione, effettuare una visita guidata al Caseificio, per piccoli e/o grandi gruppi. San Martino dei becchi è il padrino! Recita un antichissimo proverbio legato alla pastorizia, dato che in questo giorno in tutto il Nord Europa, fin dal medioevo, si tenevano le grandi fiere di bestiame ovino, caprino e vaccino! E i montoni erano tra gli animali più ricercati e meglio pagati. Dal loro seme dipendeva gran parte della qualità degli agnelli e delle future pecore! Il Caseificio San Martino è ubicato in un territorio che ha conservato testimonianze importanti della sua Santità, con pievi premillenarie, oratori, santuari, e luoghi misteriosi di eccezionali “miracoli”, compresa una apparizione della Madonna, non ancora dichiarata certa, ma per la quale è in corso un “processo” aperto nel 1472! La Chiesa non ha fretta! Due mie care amiche, Claudia e Silvia hanno pubblicato molti saggi di antropologia su tali eventi. Adesso vi propongo una bella poesia di Vincenzo Cardarelli su San Martino!

 

Santi del mio paese


Ce ne sono di chiese e di chiesuole,
al mio paese, quante se ne vuole!
E santi che dai loro tabernacoli
son sempre fuori a compiere miracoli.
Santi alla buona, santi famigliari,
non stanno inoperosi sugli altari.
E chi ha cara la subbia, chi la pialla,
chi guarda il focolare e chi la stalla,
chi col maltempo, di prima mattina,
comanda ai venti, alla pioggia, alla brina,
chi, fra cotanti e così vari stati,
ha cura dei mariti disgraziati.
Io non so se di me qualcuno ha cura,
che nacqui all'ombra delle antiche mura.
Vien San Martino che piove e c'è il sole,
vedi le vecchie che fanno all'amore.
Rustico è San Martin, prospero, antico,
e dell'invidia natural nemico.
Caccia di dosso il malocchio al bambino,
dà salute e abbondanza San Martino.
Sol che si nomini porta fortuna
e fa che abbiamo sempre buona luna.
Invocalo, se vuoi vita beata,
in ogni ora della tua giornata.
Vien Sant'Antonio, ammazzano il maiale.
Col solicello è entrato carnevale.
L'uomo è nel sacco, il sorcio al pignattino,
corron gli asini il palio e brilla il vino.
Viene, dopo il gran porcaro,
San Giuseppe frittellaro,
San Pancrazio suppliziato,
San Giovanni Decollato.
E San Marco a venire non si sforza,
che fece nascer le ciliege a forza.
E San Francesco, giullare di Dio,
è pure un santo del paese mio.
Ce ne sono di santi al mio paese
per cui si fanno feste, onori e spese!
Hanno tutti un lumino e ognuno ha un giorno
di gloria, con il popolino intorno.

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martedì, 10 novembre 2009

LA PRIMA NEVE

 

Ieri è caduta la prima neve sulle montagne più elevate degli Appennini toscani: purtroppo dalla  finestra della mia stanzetta di lavoro ho di fronte soltanto le cime più basse: L’Alpe della Luna, l‘Alpe di Catenaia e l’Alpe di Serra, con altezza intorno ai 1500 metri slm, ancora grigie nella foschia Per vedere la neve all’orizzonte sono salito sul monte che ad ovest  mi chiude la visuale, una collina di circa 850 metri slm. Nel sole che filtrava da una parete di nubi scintillavano le Apuane e la Pania della Croce, e lungo la dorsale il Cimone e il Fumaiolo. Ben protetta da questa barriera la Toscana gode ancora un residuo di tepore che fino ad oggi non mi ha impedito di portare il vecchio cane a passeggiare nel bosco fiammeggiante di colori. In tutto percorriamo circa due o tre chilometri, perché nonostante l’età e le infermità, il cane si attarda a seguire le piste di cinghiali e caprioli, adesso che, stanati dal folto della macchia, si sono sparpagliati alla ricerca di cibo in luoghi più domestici. Ma, oltre alla visione delle montagne innevate, sempre esaltante, la lunga costa marina, dall’Argentario, a Punta Ala, Isola d’Elba, Caprai e Corsica, fino al litorale di Livorno , quale m’è apparsa oltre l’immensa area boscosa, mi ha fatto fremere di gioia. Il silenzio, la nitidezza della visione, l’apparente perfezione della luce tra cielo, acqua e una terra apparentemente senza uomini,  tutto era come doveva essere! Sono abbastanza in sintonia con me stesso in questo tempo di alacre attività. No, non raccolgo le olive, né preparo i letti caldi per un orto invernale, nemmeno riparo il tetto e cose simili, inseguo, cerco di catturare i sogni! Lavoro con le parole sepolte, cerco di infondere la vita a larve della memoria. Allo stesso tempo godo di preziose amicizie che m’infondono il coraggio e lo stupore di guardare al futuro senza angoscia. Alcuni giorni fa sono andato a parlare con il mio tipografo e insieme abbiamo avviato il progetto del mio terzo libricino che potrebbe uscire  nei primi mesi del 2010; ho anche completato una nuova addenda ai “proverbi licenziosi” con 129 lemmi, e preparato il materiale per due piccole conferenze: una sul 1859 ed una sulla “primavera di Praga” tra storia e letteratura. Sono anche ripresi i Piccoli Incontri Letterari (PIL) all’Aquilante di Belforte, il primo è stato delizioso. Una signora che non era mai venuta prima ha letto due poesie di Antonia Pozzi, introducendo un elemento nuovo su una poetessa morta nel 1938 e sulla quale, per quasi cinquanta anni, era calata la dimenticanza. Ne riparleremo.

 

All’Aquilante, d’autunno

 

Stride la banderuola

in questi morti giorni

novembrini

sulla pioggia sottile

ed un passante torvo che m’incrocia

il passo, mi fa sentir più solo.

 

Della gentil brigata

che m’allieta la vita,

mi manca una leggiadra amica,

quella che lanciò la sfida

nel duetto d’amore

tra Venere e Giove.

 

Mentre Rioro ride,

reclinando il viso, colgo in tralice

stretta in bianche trine,

la perfetta curva  del suo seno,

e intanto salgon dalle scale

voci di bambine, cascatelle

di fresche acque sorgive.

 

La visione ingannatrice bussa al cuore,

l’innocenza perduta mi commuove.

 

Vorrei che l’anima mia fosse

leggera – m’attraversa il petto

un balenar di lama –

per volare da te, nell’ombra chiara,

dolce selvaggia

         dagli occhi di luna.

postato da: karl38cg alle ore 21:21 | Permalink | commenti
categoria:pil