DI PASSERE E D'ALTRI UCCELLI...proverbi licenziosi.
ADDENDA (III), novembre 2009.
Successivamente all’uscita della prima edizione, cioè nel marzo del 2009, molte persone mi hanno segnalato proverbi, modi di dire, stornelli, canzoni…da poter aggiungere al testo ”Di passere e d’altri uccelli…”, che ho trascritto in una “terza addenda”. Sono generalmente espressioni locali, o per lo più, regionali, della Toscana. Non sono pochi (125) ed è sperabile in futuro che questa addenda possa confluire, ulteriormente ampliata da chi non vorrà rifiutarmi la collaborazione, in un unico testo per la seconda edizione del volumetto.
A
A buco torto.
A parole lorde, orecchie sorde.
Al paese di Corneto, chi s’adatta è lieto.
Alla fanciulla oziosa, il Diavolo balla in pancia.
Ama, e fa’ ciò che vuoi.
Amor, dolce tiranno; amor mio, mio fardello.
Amor non ha pazienza, come l’ira non ha consiglio.
Amore, amore, che m’hai fatto fare?
Di quindici anni m’hai fatto invaghire,
e babbo e mamma non ne vòn sapere.
Aprile non è aprile senza un fiore,
amore senza baci non è amore.
Arrivare al pelo.
Aveccelo e non senticcelo, è lo stesso che non pigliaccelo.
Avere ancora il latte fra i denti.
Aver culo.
Avere i calori.
Avere i grilli per la testa.
Avere il buco a rovescio.
Avere le spine sotto il culo.
B
Benedetto Noè che piantò la vigna,
fece l’omo felice e beato,
a chi non piace il vin venga la tigna,
io son sicuro di non restar tignato!
C
C’era una donna che lavava i panni
e le sottane gli s’alzonno fino al bellico
e passò di lì un dongiovanni
che nel vedella gli s’alzò l’amico.
Aveva la testa come un barbagianni
e gocciolava che pareva un fico
e per farla più breve e un po’ più liscia
gliene mise nel buco della piscia!
Chi dice mal di me, diavol lo strozzi,
lo porti nell’inferno e lo strapazzi.
Chi disse donna disse danno e malanno tutto l’anno.
Chi dorme non pecca.
Chi è geloso, spesso è cornuto.
Chi per la dote la brutta piglia, va per mieter grano e paglia piglia.
Chi si sposa è contento un giorno, chi ammazza il porco più di un anno.
Chi soffre di gelosia, rosica fave.
Chi tromba chiava,
chi tromba chiava,
e chi non tromba
si ciuccia la fava!
Chi vol vedere una bella coppina
l’omo grande e la donna piccina.
Chi vuole ammazzar la moglie, la meni al sol di febbraio.
Ciucciamelo!
Come il forno brucia o cuoce, bella moglie giova o nuoce.
Come sei bella il lunedì mattina!
Il martedì sei bella da incantare,
mercoledì hai l’aria birichina,
il giovedì tu fai innamorare,
il venerdì sei bella come il sole,
il sabato tu togli le parole,
la domenica vai vestita a festa,
ai giovanotti fai perdere la testa.
Con marito vecchio lei si conserva fresca e soda.
Conosce l’amore solo chi ama senza speranza.
Cosa proibita accende il desiderio.
D
Da Montelupo si vede Caprai,
Cristo fa le persone e poi l’appaia.
Di carnevale ogni scherzo vale
e di Quaresima è la medesima!
Dietro mi contenta, davanti mi spaventa.
Dio de’ dei!
e per amar Giovanni le toccai,
e per amarlo le ritoccherei.
Donna bella e pettoruta anche senza dote si marita.
Donna bella, saggia e pura
è un miracol di natura.
Donna, cavallo e barca son di chi le cavalca.
Donna gelosa, donna pericolosa.
Donna vanitosa, mezz’oca e mezza pavone.
Donne, cani e baccalà son buoni se pestati.
Donne e cavalli non s’affittano mai.
Donne e vino, gioco e inganno, son sempre un danno.
Dove c’è meno cuore, c’è più lingua.
Dove la voglia è pronta, le gambe son leggere.
Dov’entra dote, esce libertà.
E
Essere spiantato come una puttana di quaresima.
E’ bella , ma non balla.
E’ come la maiala di Tatti
che aveva cento pocce.
F
Femmina ridarella o è matta o puttanella.
Fila Zita, non posso filare mi suda le dita,
filerò quest’inverno a quel bel focherello…
fila Zita, non posso filare mi diaccia le dita,
filerò quest’estate alle belle giornate…
Fiore di menta!
La menta la si semina e si pianta:
chi esce dal mio cuor non ci rientra.
Fra l’amore e l’odio il passo è breve.
G
Gli ci prude!
Guardati da femmina disperata.
H
Ho tanto male addosso, e non ho febbre,
è tutto effetto di malinconia;
un’ora col mio damo basterebbe,
e tutto il male m’andrebbe via.
I
Il bene della moglie si vede dai bottoni.
Il budello di tu’ ma’!
Il cartellone l’ho giocato
senza vince il panpepato
ho giocato dalla Stagnina
senza fare una cinquina
mentre il prete canta in coro
nulla ho vinto al Dopolavoro
buco di culo fa ventitré
vince sempre i bucardè! (gino groppi)
Il cuore è come una puttana: quando smette di battere, è finito.
Il paese del matrimonio è molto strano:
i forestieri vogliono andarci a stare,
e chi ci sta vuole emigrare.
In cielo c’è, in terra no,
le maritate un l’hanno,
le fanciulle l’hanno due,
Lorenzo l’ha davanti,
Carlo l’ha di dietro,
c’è il povero Pietro
che non l’ha né davanti né di dietro!
Alelè, alelè, indovina cos’è!
(la lettera elle)
Illusa è la moglie che nel marito crede, se lui nei calzon porta la fede.
L
L’allegria fa campare, la passione fa crepare.
L’allegria fa il viso bello.
L’amore de’ ragazzi poco dura.
L’amore è fatto come una nocciola: chi non la rompe non la mangia.
L’amore è il più tenace dei malanni, dura dai dieci ai novant’anni.
L’amore fa ballare anche gli asini.
L’amore vive d’eccessi.
L’avaro mangia poco, svelto e bieco,
perché l’andar di corpo è un grosso spreco.
La bellezza entra dalla bocca.
La donna tiene il segreto solo su cose che non sa.
La fava ingrossa!
La femmina è uno scaldino che si usa di sera.
La scurreggia del padrone non puzza.
La vanità è sorella gemella della bellezza.
La vedova piange il morto e ride al vivo.
La vita del cuore è l’amore.
Le basse per i mariti, le alte per cogliere i fichi.
Le donne di Montecastelli
hanno le gabbie e le manca l’uccelli;
e l’omini muoion di rabbia
hanno l’uccelli e gli manca la gabbia!
Le lacrime non piante sono le più dolorose.
Le quattro emme della donna: massaia in casa;
matrona in strada; modesta in chiesa, matta a letto.
L’età dilata il cuore a chi vive d’amore.
L’occhio e l’avarizia sono insaziabili.
L’uomo è buono fino a quando è ritto, la donna fin quando è a giacè!
L’uomo è tre volte fanciullo: quando nasce, quando si sposa, e quando invecchia.
L’uomo sulla cinquantina lascia la carne e imbocca la cantina.
Luna piena, o porta acqua o porta pena.
M
Matrimonio e maccheroni, se non son caldi, non sono buoni.
Meglio puttane che figli di puttane.
Moglie di marinaio: né vedova né sposa.
N
Naso di cane e culo di donna non furono mai caldi.
Né muli senza basto, né matrimonio senza contrasto.
Né nozze senza canto, né mortorio senza pianto.
Non c’è pianta senza fiore come non c’è donna senza amore.
Non toccare l’inchiostro che tinge, e non ti fidare della donna che piange.
P
Peggio per te se non t’imbianca il crino
o canta il prete o ride il becchino!
Per amore non si muore.
Per i Santi il freddo viene
a me non mi conviene
andare a letto sola
perché ho paura
a star sotto le lenzuola!
Per la caccia e per l’amore si parte a tutte l’ore.
Per la strada del poi-poi si va alla piazza del mai-mai.
Più ti inchini e più ti vedono il culo
Più un uccello è bello e peggio canta.
Portalo alla tu’ mamma!
Q
Quando amor bussa alla porta, non lasciarlo nella strada.
Quando il diavolo diventa vecchio, prende in mano il rosario.
Quando la vedova si rimarita
la penitenza non è finita.
Quando pigli moglie stai male il primo giorno
e poi non stai più bene.
Quando si sposa sono “stacci”, no “vagli”.
Quando ti ha dato il cuore, la donna povera non ti può dar nient’altro.
Quanto mi piace l’erba fatta a cuore!
Quella che sta su le sponde del mare:
d’amore si patisce e non si muore.
R
Ragazza baciata vale metà.
S
Se qualcuno ti fa bello bellino,
gira largo, il pericolo è vicino.
Se vuoi vedere una donna bella,
le scarpe sciolte e le calze a cacarella.
Sei un paraculo!
Sembri stato ‘culo a un cane!
Sulla fedeltà del cane si può contare fino alla morte,
quella della donna fino alla prima occasione.
T
Toccatelo che ti cresce!
Tre nuvole fanno pioggia, tre piogge una piena, tre feste da ballo una puttana.
Tutti dicon: Maremma, Maremma!
A me sembra una Maremma amara.
L’uccello che ci va perde la penna,
il giovin che ci va perde la dama.
Chi va ‘n Maremma e lassa l’acqua bona
perde la dama e più non la ritrova,
chi va ‘n Maremma e lassa l’acqua fresca
perde la donna e più non la ripesca.
Chi va ‘n Maremma e lassa la montagna
Perde la dama e altro non guadagna.
E a me trema il cor, quando ci vai,
per lo timor, se ci vedrem più mai”.
Tutti i peccati mortali sono femmina.
U
Usanza di Fucecchio, la capra a cercar il becco.
V
Vergini vanerelle, donne pazzerelle.
Wilma mi racconta una storiella per dimostrarmi che qualsiasi cosa facciano gli uomini (i politici?) essi sono sempre biasimati e criticati:
Mi raccontava la mia nonna che vicino al Rimaggio c’era un molino con grandi ruote di pietra al quale non solo i mezzadri nelle terre del Conte Bulgarini Pannocchieschi d’Elci portavano le granaglie e gli altri cereali a macinare, ma anche molti altri fittavoli vi arrivavano con i loro somarelli da ben più lontano, da Anqua, Solaio, Il Palazzo e Elci. Una volta, dopo aver macinato, un mezzadro con il figlioletto ritornavano a casa a Elci, passando per la via lunga, portando un misero sacchetto di farina in uno dei due corbelli caricati sul ciuco. Il padre aveva issato sul basto il suo figlioletto e così andavano per la via. Arrivati ad Anqua trovarono un gruppetto di contadini all’ombra della chiesa che gli dissero” Povero Gino, sei vecchio abbastanza per fare tutta la strada a piedi, fai scendere il tuo ragazzo che ha le gambe buone e monta tu sull’asino!” Il discorso era abbastanza sensato e Gino fece scendere il figlio e salì sull’asino. Certo, era molto meglio per lui! Arrivati al Palazzo trovarono un altro piccolo gruppo di donne che gli dissero”Oh Gino, ma perché fai andare a piedi il tuo bimbo? L’asino è forte, fallo salire anche lui in groppa” A Gino anche questo discorso sembrò sensato e così tutti e due montarono sul ciuco. Arrivati alle Galleraie, con buona soddisfazione, ecco un altro gruppo di contadini che si riposavano alla meriggia di un quercione che gli dissero”O Gino, hai solo questo asinello, tienilo bene e non lo sforzare, non ti pare di gravarlo un po’ troppo con voi sulla groppa e la farina nei corbelli?” Al che il povero Gino cominciò a pensare, pensare, come poter consentire al somarello paziente di riposarsi un po’. Alla fine prese la decisone: lui stesso davanti e il ragazzo dietro avrebbero preso in spalla il ciuco portandolo riposato fino alla stalla! E così fecero tra la meraviglia di tutti quelli che incontravano sulla polverosa strada del castello d’Elci. Naturalmente tutti compativano il povero Gino credendo che avesse dato di fuori al cervello.