venerdì, 30 ottobre 2009

Per i Santi il freddo viene

 

Per i Santi il freddo viene

a me non mi conviene

andare a letto sola

perché ho freddo

a star sotto le lenzuola!

 

Me l’ha cantata Rosina, una signora ultranovantenne, che abita a pochi passi da me, rispondendo al mio saluto di “Buongiorno!” e all’immancabile commento sul tempo che fa. Oggi un venticello pungente. Sono giorni per sistemare le tombe nei cimiteri. Quelle  dolorose, le più recenti, e quelle antiche, cariche di ricordi malinconici. Per prima cosa vado a pagare il “marmista” per l’installazione della pietra tombale di mia suocera, morta l’anno scorso. Certo, anche morire costa caro! Per fortuna io farò una bella fuocata della mia salma. Ma anche questo costerà, purtroppo. Però non lascerà obblighi a figli e discendenti. Inoltre queste lapidi son tutte anonime, al più una fotografia, spesso non rispondente all’età anagrafica, e perciò sconosciuta a chi passando si soffermerà a dare un’occhiata. Passeggiare nei cimiteri da’ una morbosa inquietudine, ma è anche consolatorio. Depongo un vaso di crisantemi sotto la lapide che ricorda l’uccisione di quattro partigiani da parte dei soldati tedeschi il 14 giugno 1944,  non le solite e innumerevoli vittime di rappresaglia che hanno bagnato di sangue la Toscana, ma di quattro combattenti, catturati con le armi in pugno dopo un cruento scontro con una colonna corazzata, nel quale molti soldati e un ufficiale della Wermacht furono uccisi! Tra loro due sardi e due rampolli della migliore nobiltà d’Italia, di cui il comandante, marchese Gianluca Spinola. Quel giorno fu una tragedia per il mio piccolo paese: 81 morti, dei quali 77 minatori. Il più grande eccidio di lavoratori. La loro colpa? Presidiare la miniera, fonte di sofferenza e speranza di vita! Difendere un lavoro disumano, insomma. Ma lavoro! Quando ascolto le retoriche decorazioni di nostri soldati caduti in paesi lontani, certamente per cause meno nobili, anche se condivisibili, e talvolta con gesti individuali di assoluto valore, penso alla dimenticanza delle Istituzioni in questi 65 anni di Repubblica Italiana fondata proprio sul sangue di questi eroi e di questi oscuri lavoratori.

Castelnuovo di Val di Cecina è un piccolo borgo tra i monti, ai margini, mal servito da strade decenti, senza ferrovia, porto, aeroporto, autostrada o superstrada. Costa fatica arrivarci. Ma si può fare. Anzi, in questi giorni sarà completato un eliporto diurno e notturno per il servizio del 118, perciò non ci saranno più scuse, nemmeno per la venerabile età di Giorgio Napolitano. Tutti mi hanno deluso, in particolare Ciampi, il cugino livornese, che mi aveva promesso di venire in occasione di una delle sue visite a Pisa o Livorno! Il mio babbo, insieme ad altri, fu tra gli allestitori del sacrario dei minatori e per molti anni uno dei curatori, come afferma un diploma di benemerenza rilasciatogli dall’Ass. Naz. Combattenti e Reduci: “…diploma di benemerenza a Renzo Groppi collaboratore disinteressato al mantenimento dell’area dove avvenne l’orrenda strage dei 77 minatori di Niccioleta….”. Adesso è il Sindaco del Comune che mantiene accesa la fiammella del ricordo. Forse, nella deriva morale dell’Italia, è bene che sia così. Che non venga nessuno. Le parole vuote e banali suonerebbero come offesa ai morti ed anche a ciò che ebbe a scrivere padre Ernesto Balducci, amico e compagno di molti di quei minatori: “…i minatori che non sono morti solo per restare fedeli ad una antica legge della vita stanno molto più in alto  non dico dell’Italia che ci ritroviamo,  ma anche della nostra Costituzione. Ne attendono un’altra che ci dia davvero una Repubblica fondata sul lavoro, sulla religione del lavoro di cui essi, i miei compagni di scuola, sono stati gli eroi umili, ma terribilmente seri”! Sarebbe un gesto di valore “universale” se il Presidente della Camera, l’onorevole Fini, come ha fatto in Israele baciando quella terra e chiedendo perdono alle vittime della Shoah e delle Leggi Razziali di Mussolini, venisse a baciare questa terra, un gesto che potenzialmente è in grado di compiere e che farebbe compiere un balzo in avanti all’intera coscienza nazionale! Forse è solo l’utopia di un vecchio poeta. Chi sa?

 

La bella morte

            A Gianluca Spinola


Volevi morir giovane

fare la bella morte

e tale fu la tua sorte.

 

Caduto in battaglia

falciato dalla mitraglia

tedesca sulla proda

del campo,

resta tra il palero

il freddo sasso

senza nome.

 

Oggi concedono ai soldati

morti talvolta per caso

tra le dune dei due fiumi

ancestrali

l’Oro degli eroi

e i funerali di Stato.

 

Di te, sconosciuto eroe

della redenta Italia,

nessuno s’è mai ricordato.

postato da: karl38cg alle ore 10:24 | Permalink | commenti (2)
Commenti
#1    31 Ottobre 2009 - 17:29
 
hai ripristinato il blog! meno male!
utente anonimo

#2    31 Ottobre 2009 - 17:32
 
Bella la poesia!
utente anonimo

Commenti

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