Alla Libera Età.
Il “giudizio” non m’ha abbandonato! Tutt’altro! Ogni quattro o cinque anni il mio dente ottavo inferiore sinistro trasverso incluso nella mandibola, me lo ricorda con forti dolori, un imponente gonfiore e tutte le altre fastidiose manifestazioni dell’immagine esteriore. Anche se non sono più un adolescente, ciò mi crea qualche imbarazzo! Ieri, ad esempio, non ho potuto rimandare un incontro con gli “studenti” della Università della Libera Eta’ di Pomarance, l’ultimo del loro Anno Accademico, perché avrebbero immediatamente pensato ad una “scusa” (come son soliti fare tanti personaggi della politica nostrana!) Ho dovuto lasciare l’auto abbastanza distante dall’aula e mi sono incamminato. Sulla rampa della COOP, dall’altro lato della strada, avanzava nella mia direzione una donna. Avevo la vaga impressione d’averla già conosciuta. Era proprio il tipo di donne che mi piacciono: sciolta nei movimenti, un trucco leggero, un vestito morbido e tenue, né svolazzante, né troppo aderente, solo quanto bastava, a seconda dell’incedere, a metter in risalto le forme della sua deliziosa femminilità, “charme” ho pensato, e in quel momento m’è salito alle labbra il suo nome, Irene. Mi veniva incontro radiosa ed io non so’ quanto avrei pagato, non dico per essere bello come lei, ma almeno per non apparirle deforme. Tuttavia quei cinque minuti di rapide e concatenate parole, sono stati più densi di mille incontri banali e ripetitivi d’ogni giorno. La poesia, in primo luogo. E il tuo libro? Non l’hai letto? No, impossibile trovarlo. Te ne manderò una copia! Cosa fai adesso? Scrivo. Tra poco sarà pronto “El poeta canta por todos…”. Ah! Bello, infatti i poeti cantano per tutti, anche quando non percepiamo le loro voci, un po’ come i concetti della matematica, che aleggiano intorno a noi, invisibili ed eterni…Sento che tu adesso sei immerso nella poesia spagnola, io, invece, leggo autori moderni americani…Naturalmente amo Neruda! Gli americani non li conosco, non c’è tempo per tutto! Anche Neruda l’ho lasciato alla mia giovinezza. Forse perché mi sono troppo presto abbeverato al “Canto generale”, addirittura scimmiottandone molti versi, quando credevo in Stalin e nella Rivoluzione d’Ottobre…le “canzoni d’amore” e i “versi del Capitano” sono arrivati troppo tardi, ormai avevo preso altre strade, ad esempio una regressione nel romanticismo e recentemente nel “poetismo” il “devitstil” praghese di Seifert, Holan, e compagni…E tu, scrivi? Si, il poetismo fu importante e la “poesia totale” la forma che forse sopravviverà. Io, non, ossia, scrivo su dei quaderni, per le mie nipoti. Per quando saranno grandi. Ma li leggeranno mai? Oggigiorno quasi nessuno legge la poesia. Purtroppo! Tantomeno la leggono coloro che la scrivono! Un paradosso. Davvero. Questo incontro imprevisto e le dolci e attente studentesse della terza o quarta età, ascoltando la mia “lezione” sul trascorrere d’un giorno qualunque, per un uomo qualunque, in un piccolo borgo del dominio fiorentino, nell’anno domini 1474, che ho concluso con l’ultima strofa di una ballata di Villon:
Così piangiamo il buon tempo andato,
tra noi, povere, stolte vecchiette,
giù in terra tutte rannicchiate,
come gomitoli strette strette,
di sterpi attorno a un focherello
che appena acceso già si spegne;
e fummo un tempo tanto belle!...
mi hanno rimandato ai poeti che davvero più amo, quelli, tanto per capirci, che metteremmo nei dieci libri da salvare nella non remota possibilità di una catastrofe globale sul nostro pianeta: “Le trecento poesie T’ang”; “Desiderio di Pace” di Tu Fu; “Poesie del Fiume Wang”. Sono libri editi da Einaudi e Scheiwiller che ho comprato tra il 1957 ed il 1961. Ora ne esisteranno di migliori, dal punto di vista delle traduzioni, immagino. Anche “Liriche Cinesi”, NUE, Einaudi, con la prefazione di Eugenio Montale, credo che lo salverei. Mi aveva colpito (e spaventato) il fatto che “Le Trecento poesie T’ang”, una antologia curata da un certo T’ang, l’Eremita dello stagno di Loto, come viene indicato, tra gli anni 1736 – 1796, siano il risultato di una scelta sull’opera completa “Ch’uan T’ang shih”, in novecento volumi comprendenti più di 2200 autori e sino a 48900 poemi! Io amo particolarmente le liriche di Wang Wei, Li Po, Po Chü-i. e, naturalmente, Tu Fu. Proprio con i versi di Tu Fu ho visto, nella loro malinconica sfiorita bellezza, le giovinezze lontane delle donne ieri incontrate ed anche di Irene:
“…ora raccoglie un fiore, non per metterlo/tra i capelli; poi taglia alcuni rami/di pino; l’aria è fredda/per la leggera veste flessuosa; eppure mentre fuori ella si attarda/la sera è illuminata/dalla sua bellezza”.