venerdì, 24 aprile 2009

25 APRILE 2009

 

Sul numero 84 del periodico della CGIL di fabbrica “Informazioni  Fnle/Cgil Larderello”, aprile 1983, anno VIII, scrissi una riflessione sul 25 Aprile che, accompagnata da quattro poesie, tre di Karl e una di Mario Tobino, ripropongo oggi, sia per mia memoria che per qualche frequentatore del blog LA VITA LARGA.

 

“Solo nei libri di storia è oggi possibile avere testimonianza dell’epos che segnò, con il Risorgimento l,’Unità d’Italia e che, pur nei limitatezza di alcune sue fondamentali realizzazioni, dette volto, libertà ed unità a un popolo ed a una nazione da secoli divisi, asserviti, depredati e imbarbariti. E sempre meno e più vecchi sono gli uomini che “celebrano” altre pagine della nostra storia nazionale, che rammentano i sacrifici del popolo: le bandiere si coprono di polvere e di muffa, i cippi e i monumenti di erbacce, il tempo cancella i nomi e gli epitaffi, la retorica e il vero dolore. Ed anche il ricordo, la riflessione critica, la carica ideale e morale, il valore che scaturiscono da avvenimenti a noi più vicini, che molti abbiamo vissuto in prima persona, come la RESISTENZA, si fanno apparentemente ogni giorno più freddi e lontani, meno partecipati.

 

Cresce intorno a noi una generazione nuova, in un’epoca caratterizzata da grandi sconvolgimenti sul piano del costume, da grandi trasformazioni tecnologiche, soprattutto nel campo dell’informazione, in una società consumistica che rende vecchio l’ieri e vicino il 2000, nella quale sembrano non trovare più posto le grandi tensioni, i fondamenti culturali per operare il rinnovamento dell’umanità. Certo, il 25 APRILE, la RESISTENZA AL NAZIFASCISMO, per mantenere il loro valore, non vanno imbalsamati, resi oggetto di culto acritico, di dogma. Vanno invece calati nella realtà del presente, nei problemi di questo nostro tempo, nelle contraddizioni che quotidianamente viviamo, ed anche nelle nostre speranze, nei nostri sogni.

 

Furono giorni di lotta e di sangue, di unità, di fede per una vita migliore che la barbarie del fascismo e del nazismo non era riuscita ad offuscare; furono giorni d’amore e di creatività, fu una sfida verso l’Uomo stesso, contro la sua parte meno umana che minacciava, con la guerra, il razzismo, l’oppressione, tutta l’umanità Ritornare alla Resistenza, celebrare il 25 Aprile, vuol dire sempre tendere al grande obiettivo per il quale le migliori forze del nostro popolo dettero la vita in quell’evento storico folgorante che fu “il secondo e più vero Risorgimento italiano”: la costruzione di una società libera, democratica, solidaristica, fondata sull’uguaglianza tra gli uomini, sul lavoro, sulla fine dello sfruttamento capitalistico; fondata sul rigore morale, sull’unità fra le grandi masse e sull’unità fra le componenti politiche quali espresse dalla nostra storia (marxiste, cattoliche, liberali e laiche);  fondata sul reale decentramento del potere e sulla partecipazione di tutti i cittadini alle scelte economiche e sociali, fondata sulla PACE e sul ripudio di tutte le guerre,  come scritto nel “patto” meraviglioso della nostra Costituzione.

 

Il nemico di allora, e sembrava impossibile, fu sconfitto. Lo spirito della Resistenza, come lo spirito di tutti i grandi moti rivoluzionari della storia, anche se non sempre è facile coglierne l’essenza, continua a vivere nel nostro paese, in Europa e nel mondo intero. E continua la sua lotta contro i superstiti difensori delle vecchie ingiustizie sociali e contro avversari, i nuovi avversari, che vogliono trasformare il progresso tecnico-scientifico in strumento di sopraffazione, che vogliono distorcere la scienza contro l’Umanità.

 

Noi ci impegniamo per la vittoria della ragione, delle classi popolari e degli ideali della Resistenza, ma sarà una lotta che esigerà in ogni momento sacrifici, coraggio, dedizione, tenacia, consapevolezza e crescita culturale. La sua stessa natura, gli ideali a cui guarda e si ispira, ci assicura, comunque, che essa non sarà la vittoria di una parte contro l’altra, ma dell’umanità intera contro ciò che di anti-umano, di anti-civile, di anti-razionale ancora sopravvive nelle vecchie strutture della nostra epoca, nelle ideologie dell’irrazionalità, nella fame e nella guerra, figlie dello sfruttamenti capitalistico e dell’imperialismo, nelle sofferenze fisiche e morali di ogni uomo privato della sua piena dignità, asservito e ricattato.

 

A questa lotta, a questa speranza, a questo elevato impegno guarda dunque il nostro 25 APRILE ed a questi valori, alla loro ricerca, alla loro difesa, dovremmo tutti saper indirizzare la nostra vita”.

 

 

 

 

 

25 Aprile

 

Buongiorno *****!

Buongiorno 25 Aprile!

Nostalgia dell’ieri,

speranza del domani,

accarezzata bellezza,

inatteso amore.

Sogno che mi stai              

nel cuore in silenzio,

sboccia sereno e senza

timore!

 

Cinque croci

 

Ai cinque partigiani  caduti in battaglia a Montalcinello , Siena,

per la Liberazione dell’Italia dai nazifascisti.

 

Il vento che s’ingolfa

in queste boscose forre

già odora della nuova primavera,

 

cinque croci

l’attendono tra le foglie

delle querce,  accartocciate

e fragili, al tumulto

della terra che si scioglie.

 

Il selvatico giardiniere

ha sparso i semi

con generoso amore

ed un profumo lieve

si leva di viole,

 

lontane le memorie

le lotte, la paura,

lontana quell’ansia indistinta

d’un mondo nuovo,

di eterna fratellanza e libertà,

 

c’è solo questa gran pace,

noi siamo altrove

e nessun rumore del mondo

ci affanna, nessuna pena

ci stringe,

siamo i dormienti sogni

dell’aurora dimenticata.

 

La bella morte

               

A Gianluca Spinola

 

Volevi morir giovane

fare la bella morte

e tale fu la tua sorte.

 

Caduto in battaglia

falciato dalla mitraglia

tedesca sulla proda

del campo,

resta tra il palero

il freddo sasso

senza nome.

Oggi concedono ai soldati

morti talvolta per caso

tra le dune dei due fiumi

ancestrali

l’oro degli eroi

 e i  funerali di Stato.

 

Di te, sconosciuto eroe

della redenta Italia,

nessuno s’è mai ricordato.

 

La morte

 

Fu un amore, amici,

che doveva finire;

credemmo che gli uomini fossero santi,

i cattivi uccisi da noi,

credemmo diventasse tutta festa e perdono,

le piante stormissero fanfare di verde,

la morte premio che brilla

come sul petto del bambino

la medaglia delle scuole elementari.

Con pena, con lunga ritrosia,

ci ricredemmo.

Rimane in noi il giglio di quell’amore.

postato da: karl38cg alle ore 15:09 | Permalink | commenti
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