domenica, 04 gennaio 2009

ALL’AQUILANTE!

 

Ieri una lunga lettera di Susan, dal Colorado! Una deliziosa madre di famiglia con due stupende bambine: Tessi e Cassie. C’è del mio sangue in lei, discendente di un comune antenato emigrato nell’800 negli Stati Uniti d’America, infine sangue ungherese e tedesco…di ceppo ebraico. Vedi come si intrecciano rapidamente i destini umani! Siamo stati insieme soltanto due giorni e fa piacere che si ricordi ancora di me. Insieme, un’altra lettera: di Susana, questa volta, una giovane sposa Andalusa. Mentre scrivo ascolto il cd che mi ha regalato: “Morada del corazòn” canzoni della comunità sefardita in Andalusia dei secoli XI-XII. Suggestivo. Non ho ancora sentito il giornale radio, questa mattina, ma so che laggiù, in quella martoriata e santa terra, infuria una guerra devastante e gravida di immani tragedie. Mi dico che non devo  dar sempre ragione agli israeliani perché ho troppi amici tra loro, anzi, più che amici, ma guardare anche le ragioni degli arabi palestinesi, nonostante i movimenti fondamentalisti che incendiano il mondo islamico, e non solo islamico, mi facciano paura. E’ la paura dell’assurdità della visione religiosa che proclama “santi” e degni del “paradiso” i propri eroi, cioè, il più delle volte, terroristi assassini o generali di eserciti  supertecnologici.  Certamente questo nostro mondo è gravido di minacce terribili. E sembra quasi assurdo che gli uomini, cioè una delle forme più evolute di vita che popolano la Terra, si ingegnino con ogni mezzo alla sua prematura distruzione. Prematura, è vero, perché sappiamo bene cosa avverrà tra cinque o quattro miliardi di anni solari. La morte cosmica del nostro piccolo sistema planetario. Un episodio trascurabilissimo e inavvertito se paragonato all’infinito e all’eternità della materia. Forse, in quel tempo, l’uomo rinsavito avrà trovato le forme della sua salvezza e del vero exodus verso altri mondi extragalattici. Mi piace pensarlo, anche se ne dubito molto. Ma sarebbe bene che fin dagli atti minimi di ognuno, nella quotidianità, tendessimo a questa grande méta.

Oggi è per me il ritorno all’Aquilante. Lassù, in quel piccolo borgo fuori mano, parleremo di poesia e di amicizia. La poesia ci stringe in un patto. Non temere, mia cara, il pensiero di te mi accompagnerà. L’acqua non ha ancora cancellato la carezza lieve del tuo bacio. In casa mi rimproverano: ma perché non fai una doccia? Puzzi! Attendo che da quel bacio sbocci un fiore. O che esso ne richiami altri, passionali e teneri. Come solo tu mi hai saputo dare. Noi parleremo sul tema: “la prima volta”. Ma qual’è la prima volta? Tutto non ha né inizio né fine, ogni cosa si trasforma, nell’eterno ritorno, si che l’ultimo bacio diviene il primo se l’intensità dell’amplesso è straordinaria, irripetibile. Ho un vago ricordo di un bacio scambiato con una ragazza quando avevo circa tredici anni. Forse era il primo bacio consapevole. Non ha lasciato traccia alcuna in me.. Laggiù si uccidono…ma non voglio udire il gorgoglio del sangue inghiottino da una terra assetata, chiamami pure qualunquista o, peggio,  cinico e senza cuore. In realtà sono soltanto fragile e indifeso. La poesia è la mia corazza., la ricerca della felicità il mio cammino.

postato da: karl38cg alle ore 11:01 | Permalink | commenti (1)
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