Premonizioni&Poesia
Oggi, una giornata di riposo. Il cellulare è spento! Finalmente. Premonizioni. Esco di primo mattino con il mio vecchio cane “Otto” per la consueta passeggiata “igienica”. Sempre lo stesso percorso. Prima nel campo incolto ad annusare la fresca rugiada e le tracce misteriose lasciate dalla notte, poi lungo un muro coperto d’edera, che Otto marca ripetutamente, infine si esce sulla strada principale del paese, stando bene attenti alle auto che in questo tratto viaggiano veloci. Vedo subito, di fronte al negozio di Marisa, la fioraia, una vecchia berlina nera decorata con grandi corone di fiori. E’ una “Balilla” degli anni ’30, e mi viene in mente che oggi sposa una ragazza che abita di fronte alla mia casa. Un po’eccentrica! Mi fermo a guardarla e mi sento chiamare “Carlo!”. Riconosco subito un vecchio compagno di scuola, anche se sono passati più di cinquant’anni! Attraverso la strada, ci abbracciamo, è proprio lui. Lo pensavo intensamente. Abita a San Vincenzo, una località sul mare, di fronte all’Elba. Parliamo, rievochiamo, come fanno sempre gli amici d’infanzia quando si ritrovano dopo tanto tempo senza vedersi. Ci facciamo fare una fotografia insieme. Spero che me la invii. Anche se con quella luce abbagliante, non sarò troppo fotogenico, penso. Passiamo in rassegna tutti i trenta allievi di quegli anni meravigliosi: uno ad uno, i vivi ed i morti. Ma, per fortuna, noi stiamo ancora abbastanza bene, ci siamo, siamo vivi. Non gli confesso che avevo sentito dire da qualcuno di cui non ricordo il nome, che anche lui, questo mio amico della “Balilla”, era morto! Si, lo credevo morto! Ora per me è come resuscitato.
Proseguo la passeggiata fino ad un giardinetto appartato dove in una tabella comunale si affiggono i manifesti. La guardo sempre per vedere chi è morto! Avevo notato una strana simmetria: quattro manifesti mortuari vi formavano una L rovesciata e i quattro nomi, tre donne ed un uomo, iniziavano per la lettera L: Lidiana, Liliana, Livia, Libero. Avevo pensato alla strana coincidenza dei quattro nomi che iniziavano per L e m’aspettavo che la successiva persona deceduta dovesse cominciare per L! Grande emozione: c’era un quinto annuncio mortuario: Libertà, ecco la quinta L!
D’altra parte anche ieri sera, proprio nello stesso istante, si incrociavano nell’etere due affettuose e mail! E stasera, aprendo la posta ecco due cose che attendevo: una fotografia e la bozza del libricino di poesie! Comincerò bene la nuova settimana. Grazie.
Riguardo alla poesia ripeto alcuni pensieri che ho appuntato qualche giorno fa: penso spesso alla mia poesia. La sua fedeltà nei miei confronti è sorprendente. Basterebbe questo a rendermela cara. Ma, più che un fine l’ho sempre considerata un mezzo, per arrivare ad una terra vergine, inesplorata, teatro delle ultime sfide della vita, rischiose come non mai, perché il confine tra la banalità e la creatività è molto incerto. Nel presente la poesia mi nutre e mi sorregge. Mi piacerebbe tuttavia ancora confrontarmi, tra poeti, cercare mezzi espressivi adeguati alle sfide dell’oggi, alla rivoluzione della comunicazione, cercare risposte alle domande della moderna solitudine, ai nuovi modi d’amare. E non intendo sottolineare, adesso, il ruolo liberatorio della poesia, per chi la scrive e per chi la legge. La ricerca della felicità, ossia della verità. Quale verità può esprimere la poesia? La coscienza di non mentire. E, pur nella soggettività, l’ardua sfida di far collimare, qualche volta, il sentire soggettivo con quello di un intero popolo, e dell’intero Mondo. Nei miei anni giovanili ho scritto degli operai, della gente umile e degli ideali del socialismo. Senza adeguarmi a vuoti rituali e glorificazioni. Sono stato poi attratto dalla durezza della vita e dalla dolce sensualità dell’amore, coi suoi struggenti desideri, che ho mantenuti freschi, con la stessa intensità di un adolescente, anche da vecchio. Perché, come una volta ho scritto,“l’amore alza barriere al nulla che ci avvolge”. Sono infine approdato al tentativo di ricostruire l’unità della vita partendo dalle piccole cose quotidiane, cercando di dar forma, il più delle volte, al nulla. Compresa la nota amara della disillusione di fronte al tempo che passa, cieco e sordo. Cercando immerso nella banalità di non essere banale. Parlo di poesia totale, non di una moda, una corrente, una tendenza. La vanità della vita mi porta a considerare inutili gli sforzi di fronte all’ineluttabilità della morte, se non attraverso la fedeltà alla poesia ed al suo valore universale. No, non ho paura del mio passato, perché non mi appartiene più. E non ho paura nemmeno del futuro, ancora ignoto. Ma non vorrei vivere nel futuro del mio passato! Cerco di godere, per quanto m’è concesso, della vita che ho. Fedele. E godo della felicità regalata da tanti nuovi e vecchi amici, sempre troppo buoni con me. Non mi par poco!
Vola…anima mia
Vola…anima mia
al vento leggero
degli aquiloni!
Destino capriccioso
dai filo, dai, dai…
lassù, che non s’annodi;
guidala alla donna
che attende sulla riva
del mare,
la vedrà brillare
come cangiante
luce,
la sentirà scendere
lieve
sopra l’eburneo seno
che palpita, la ristorerà
coi baci e coi fiori
fragranti,
mio sconosciuto amore
dai riccioli ribelli,
occhi sognanti,
vola…anima mia!
Alle donne di quarant’anni
A quarant’anni le donne son più belle
delle pallide vergini maliziose,
sono spose dalle carni sode, dagli
impetuosi ardori dopo anni quieti,
hanno pelle di seta, peluria ancor
ribelle e sguardi dolci e misteriosi.
A quarant’anni le donne sanno amare,
ti dicono parole ben più ardite
degli esangui sospiri, sanno come
e dove baciare, quei luoghi segreti
che ogni uom nasconde.
Quando non te lo aspetti ti s’apre la vita
con una giovane donna di quarant’anni,
tutto ella comprende di te, ed è
sorella, amante e amica!
Ho sempre amato le donne di quarant’anni,
mature stelle tra galassie nascenti,
acque tranquille, raccolti opulenti,
e fremiti, alle carezze più lievi.
categoria:anima, quarantanni, premonizioni






