LETTERA DALLA CINA di Anna Louise Strong
Non solo gli armadi, ma anche i bauli e le grosse sgangherate scatole di cartone ricoperte di polvere, possono contenere “scheletri”. Oh! Non soltanto scheletri orrendi e paurosi, ma anche scheletri di sentimenti, di passioni, d’amore! Proprio questi ultimi ho recentemente dissepolto e, stranamente, essi hanno magicamente riacquistato le antiche sembianze, vita pulsante, calore, idealità. Parlo delle “lettere ricevute dalla Cina” su carta riso di qualità, da parte della giornalista Anna Louise Strong, che, visto l’interesse con cui tali missive erano accolte in occidente, nei paesi di lingua inglese, pensò, dopo un breve periodo considerato “sperimentale”, durante il quale ella stessa ne batteva più copie alla macchina da scrivere, di ottenere una tiratura tipografica in 2000 copie. A partire dall’inizio dell’anno 1965, un gruppetto di quattro italiani (e, tra loro, una mia conoscenza, Manlio Dinucci, comunista pisano, dissidente approdato alla condivisione delle teorie di Mao Tse Toung e pubblicista delle edizioni delle opere di Mao per le Edizioni Oriente), si stabilì a Pechino prendendo contatti di collaborazione con Anna Louise per la traduzione e la diffusione in delle sue “lettere dalla Cina”, in Italia, dove cominciarono immediatamente ad arrivare perfettamente tradotte nella nostra lingua. Non possiedo le prime 20 lettere (in lingua inglese, raccolte in due volumi), e quelle che conservo partono dall’8 gennaio 1965 e terminano alla fine del 1969, cioè a pochi mesi dalla morte della giornalista. Un periodo drammatico nella storia del mondo, in particolare per l’intervento militare degli Stati Uniti d’America nel Vietnam. Personalmente ero molto interessato alla storia moderna della Cina ed alla sua letteratura, in particolare alla poesia. Ero abbonato alla rivista cinese illustrata a colori, in lingua italiana, “La Cina” ed avevo letto alcune opere che ancora oggi ritengo fondamentali: “Stella rossa sulla Cina” di Edgar Snow, e la biografia del medico canadese Norman Bethune : “Il bisturi e la spada”. Proprio a Norman Bethune, in occasione della sua morte, il presidente Mao dedicherà un bellissimo articolo. In Italia avevo avuto la fortuna di avere un amico, diciamo un compaesano, nella redazione delle Edizioni Oriente, che mi teneva aggiornato sulle edizioni delle opere di Mao, e di incontrare il pittore Bruno Caruso, e, quindi, di conoscere il suo eccezionale percorso artistico “militante”. I suoi “libri illustrati” sono dei veri capolavori! Caruso aveva sposato la causa del “popolo vietnamita” contro l’aggressione americana dando vita non solo a testimonianze d’arte, ma ad attivi movimenti di pace e di protesta che troveranno successivamente piena ragione negli atti del Tribunale Russell di Stoccolma.
Anna Louise Strong (24/11/1885 – 29/3/1970) è nata a Friend, Nebraska, nell’Ovest degli Stati Uniti d’America. Laureata in filosofia nel 1908 all’Università di Chicago, partecipò all’inizio del secolo XX a tutte le lotte sociali per ottenere migliori forme di democrazia, come il voto alle donne e la libertà di parola, e iniziò la carriera di giornalista scrivendo su un giornale sindacale. Nel 1921 si stabilì a Mosca dove visse per quasi trent’anni. Si sposò e collaborò all’organizzazione e alla redazione del Moscow Daily News. In questo lungo periodo scrisse centinaia di articoli sulla costruzione del socialismo nell’URSS e una quindicina di libri. Fra i più noti ricordiamo “Cambio mondo – Da un mondo all’altro” e “Spagna in armi – 1937”. Durante il conflitto mondiale divenne corrispondente di guerra e fu la sola giornalista autorizzata ad andare sul fronte polacco e scendere nelle trincee. Si recò in Cina, per la prima volta, nel 1925 stringendo amicizia con Zhou Enlai e vi ritornò più volte, in tutti i momenti cruciali delle storia contemporanea del popolo cinese. Era in Cina nel 1927, quando Chiang-Kai-shek tradì la rivoluzione; nel 1937 e nel 1940 quando tutte le forze progressiste di unità nazionale del paese si unirono per liberare la Cina dall’occupazione giapponese. Sposata, dopo il divorzio con un ufficiale sovietico, con il compagno Joel Shubin nel 1932, rimase vedova nel 1942. Nel 1946 visse tutto un inverno in una grotta a Yenan, la capitale assediata della Cina durante la Guerra di Liberazione. Fu allora che il Presidente Mao Tse-tung, con il quale Anna Louise rimarrà sempre in rapporti di familiarità, le accordò l’intervista conosciuta come “Colloquio con la giornalista americana Anna Louise Strong”, nel corso della quale usò per la prima volta la celebre immagine “tutti i reazionari sono tigri di carta”. Nel 1947, quando i comunisti dovettero evacuare Yenan, essa ritornò negli Stati Uniti. Nel 1948 era di nuovo a Mosca; si preparava a raggiungere la Manciuria liberata e a seguire l’avanzata dell’Esercito di Liberazione, quando fu arrestata come “spia” e ricondotta alla frontiera polacca. Rientrata negli Stati Uniti dichiarò che quest’accusa era falsa, ma non attaccò l’Unione Sovietica e continuò a lavorare per la causa del socialismo. Fu “riabilitata” nel 1955, poiché tutte le accuse rivoltele si erano rivelate senza fondamento. Dopo aver dovuto vincere molte difficoltà per ottenere un passaporto, causa le discriminazioni messe in atto contro i comunisti negli USA, ritornò per un breve soggiorno nell’URSS. Nel 1958 raggiunse la Cina e decisi di stabilirvisi. E’ morta nella stazione termale di Tsunghua, presso Canton, all’età di 85 anni lasciando come eredità una notevole produzione di scritti sociali, politici, propagandistici e letterari che hanno conservato, anche per l’eccezionalità della sua vicenda biografica, un notevole interesse.