domenica, 11 maggio 2008

KENNST DU DAS LAND?...

ITINERARIO POETICO NELLE COLLINE METALLIFERE TOSCANE

 

IX.

Solaio, Anqua.

 

 

      Uscendo da Castelnuovo, in direzione est, sulla strada provinciale per Siena, poco oltrepassate le ultime case moderne e signorili, conviene fermarsi ad ammirare il più bel panorama dell’antico borgo ed a scattare qualche fotografia, particolarmente suggestive quelle con la neve e notturne. Dopo un chilometro, un bivio a destra segnala "ponti medievali". Sono interessanti, soprattutto per far parte del sistema dei "mulini" che, disposti "in serie" sul corso del torrente e sui declivi della collina di Montalbano, assicuravano acqua fluente alle lavorazioni dei minerali (ferro, zolfo, allume, vetriolo) di cui era ricco il territorio nel medioevo. Nelle loro adiacenze alcuni “agriturismo” garantiscono vacanze attive di pesca, trekking ed equitazione. La strada provinciale si svolge dapprima sul fondo valle, poi si apre su orizzonti più ampi, contrassegnati da belle pasture punteggiate di querce secolari e cipressi.

      La "Rocca Sillana" si scorge in lontananza, sulla sinistra, a dominare il profondo canyon del torrente Pavone. Al primo cartello stradale "Solaio" si esce su una strada sterrata che si arrampica sul fianco boscoso di una collina raggiungendo, dopo pochi chilometri, la Fattoria di Solaio, ora elegante residence  turistico, già appartenuta ai conti Pannocchieschi d'Elci ed ai Nobili Mariscotti di Siena. Una signora gentile e còlta, ultima discendente indiretta dei Mariscotti, vi accoglierà con simpatia. Solaio è una méta ideale per curiosare nell'area di quella che fu la grande e potente Contea d'Elci che vi ebbe il dominio nei primi secoli dopo il Mille. Vi attendono un romitorio con sepolture barbariche, le esili tracce delle fondamenta del castello di Montalbano, una fattoria rinascimentale, Anqua, (cercate il custode e chiedete gentilmente di farvi visitare la "cucina"), con annesso borgo e piccolo dimenticato cimitero, nel quale vado di tanto in tanto a portare un fiore sulla tomba di una ragazza, troppo presto, tragicamente, uscita dalla mia vita. E qui mi sia concesso di inserire un personale ricordo, dei luoghi, degli avvenimenti, degli amori in quel tempo fiabesco della giovinezza, quando, garzone del mitico “zio Gino”, partivo con lui sull’Isomoto a rifornire i casolari e le sperdute borgate: di gas, pile per la radio, carburo, soda caustica ed altri prodotti della sua inesauribile “bottega”: (13)

 


Le strade erano sogni bianche visioni

di libertà ancora troppo ardita

e la vita pulsava semplice e antica.

Con te non avevo paura di andare

nel vento acque vorticose

attraversare bere a fonti segrete

ammansire i cani dei pastori

tremare alle brezze della sera

sulla moto rombante

incontro a sconosciute mete.

 

Ora mi pare tutto il mondo vuoto

né più risuonano voci nella memoria

ad evocare nomi volti suoni anni

affanni al primo apparir d’amore

in quei borghi sospesi

nei casolari sperduti

dove fanciulle donavano il sorriso.

 

Come hai potuto morire

tu creatura immortale quale a me

                               apparivi?

E chi salterà sui tavoli come un ghepardo?

Chi pizzicherà le corde del mandolino?

Chi ballerà con la sposa bevendo

di terre avare l’asprigno vino?

 

E chi dirà ora che anch’io

mi avvicino ai giorni estremi

ti ho amato come un bambino

mio quando piangevi di timidezza

ai pranzi rituali ti ho amato

garzone di bottega ladro malandrino

poeta amico uomo vero?

 

Con te non avevo paura di andare

con te la vita più lieve pareva.

 

In questa terra perdurano le memorie di una giovinetta bella e capricciosa, amante dei piaceri del mondo, poi accanita testimonianza di sofferenza e di espiazione nel nome di Cristo: Clarice Mariscotti, santificata nel XVII secolo col nome di Santa Giacinta e venerata il 30 gennaio insieme a Santa Martina.

 

Herr Jesus – du hast alle

Frauen, die du nur willst.

Was liegt an meinem Schalle,

ob du ihn nimmst und stillst.

Er verliert sich im Geräusche,

er zerrinnt wie nichts im Raum.

Was du hörst sind andre: täusche

Dich nicht: ich reiche kaum

Unten aus meinem Herzen

Bis in mein Gesicht, das singt.

Ich würde dich gerne schmerzen,

aber mir misslingt

der Wurf, sooft ich mein, Weh

werfe nach deinem Bilde;

es fällt von nahe milde

zurück und kalt wie Schnee. (14)

  

(continua)

postato da: karl38cg alle ore 10:07 | Permalink | commenti
categoria:solaio, anqua, santa giacinta, mariscotti