domenica, 11 maggio 2008

Baci.

 

“…sei come un giglio tra i fili d’erba. La tua statura somiglia a una palma, i tuoi seni somigliano a dei grappoli. I tuoi occhi splendono come colombe all’ombra del velo. Alzati, mia cara, vieni! L’inverno è passato, è venuto il tempo dei canti e la voce della tortora risuona. Il tuo grembo è un frutteto di melograni con frutti preziosi, henné e nardi: le tue labbra sono irrorate di miele, sotto la tua lingua c’è miele e latte”. Guardavo, nel tiepido vento di maggio, cadere i petali del lillà, li osservavo volteggiare e posarsi sull’asfalto, sentivo di cercare altro, ma non vedevo che petali sbiaditi fioccare e morire. Riflettevo su quanti tipi di baci ci sono in questo meraviglioso e triste mondo. A quali ricorre l’amore quando la fatale scintilla scocca tra gli occhi di un uomo e di una donna. E com’è quello di una donna verso un uomo?

C’è il primo bacio e c’è l’ultimo. Una infinità di baci. Anche quelli senza speranza, totalmente disperati. C’è il bacio che le labbra mandano direttamente al cuore. Baci colmi di desiderio e baci colmi d’appagamento. Baci…dolci e amari, della scoperta e dell’abitudine. Pigri o fuggenti. Non posso contare i petali che cadono, nemmeno i baci. E quelli della memoria lontana sono dolci. Quelli sognati, forse, i più dolci di tutti. Addio, Seifert, poeta amato. Potevo conoscerti vivo, ci siamo sfiorati, ma, allora pensavo soltanto a Lei. Oggi, in quest’irruenta e troppo luminosa primavera, medito sul diagramma della vita e lo dipingo come l’onda sinusoidale dell’alternatore elettrico, anche se esso produce energia, mentre la vita, da qualsiasi lato la si voglia considerare, non fa latro che produrre la morte. Dei baci, di tutto.

 

Il roseto, il destino.

 

All’improvviso sono sbocciate tutte

le rose. Tre specie: rosse dai larghi petali,

carnosi e resistenti; color peonie screziate

d’oriente che s’aprono all’alba come spose;

gialli bocciòli affusolati, desiderio di baci

verginali su labbra vermiglie,

e per gli occhi al cuore.

Presto tutto appassisce, i tumefatti petali

cadono, ma boccioli rinascono, flutti

del tempo si avvicendano nei tepori

delle stagioni, ignari dell’inverno,

e se pur un solo fiore manderà tardivo

un palpito, nulla potrà contro il gelo.

Così, in questo luminoso mattino

di maggio, mi soffermo sugli occhi

ridenti dei bambini che riempiono

di gioiose grida gli spazi già ombrosi

dei vecchi tigli, presenze  effimere, onde

d’acqua leggere, appena al largo,

riccioli bianchi, tra poco esauste e morenti

sul freddo lido.

postato da: karl38cg alle ore 11:43 | Permalink | commenti (3)
categoria:baci, seifert, cantico delle creature