Padre Groppi, Eluana, Barragan: la tolleranza e l’arroganza.
Quando alzo gli occhi dalla tastiera del mio PC li poso su un ritaglio di giornale incorniciato che mi procura sempre un’intima soddisfazione: l’immagine mostra un prete che si tiene le mani strette dietro alla nuca, in segno di resa, e alle sue spalle un agente che annota le generalità su un registro; immediatamente dietro a loro si ripete la stessa scena, qui è un giovane che tiene le mani dietro la nuca e l’agente che gli prende le generalità è al suo fianco. Siamo alla fine degli anni ’60. Il titolo, in neretto grande recita: “Padre Groppi contro la guerra in Vietnam”. La didascalia sotto l’immagine dice: “Padre James Groppi, noto per il suo impegno nella lotta per i diritti civili negli Stati del Sud e per la sua partecipazione alla protesta contro la guerra nel Vietnam, viene fermato dalla polizia di fronte alla Casa Bianca, nel corso della manifestazione di ieri, indetta per chiedere la cessazione dell’aggressione in Indocina. Padre Groppi tiene il capo fra le mani, come un prigioniero di guerra, così come fa Rennie Davis, uno dei dirigenti del movimento pacifista americano”. Penso a questo mio parente, figlio della prima ondata di emigranti paesani verso il Nord America, ed alla sua indefessa lotta per i diritti civili di ogni uomo, leggendo le penose cronache della vicenda di Eluana Englaro, che sta finalmente per concludersi, nonostante l’arroganza dogmatica, di una prepotenza dettata dalla posizione di potere, non solo sulle anime, ma sulle economie mondiali, dell’alta gerarchia della chiesa cattolica apostolica romana! Perché sia chiaro, anch’io, ateo, non ancora illuminato da una Fede religiosa, ho un profondo rispetto per le idee della religione, di ogni religione, ma mi rifiuto, con determinazione, alle pretese di volermi convertire con la forza contro la mia coscienza violando il principio fondamentale di libertà di cui ogni essere umano è portatore. Credo che si sarebbe rifiutato anche Padre Groppi, d’altra parte un cristiano, non un cattolico, quindi un prete con moglie e famiglia. Non ce lo potrà testimoniare perché morto di malattia nel 1985. Credo dunque nella immensa forza morale dei laici, rispettosi delle idee altrui e garanti delle libertà fondamentali per tutti, senza per questo loro impegno civile ambire a premi o onorificenze terrene e soprannaturali. La chiesa di Costantino legata indissolubilmente al potere temporale e al vitello d’oro della finanza e del capitale, mostra già i segni, le crepe, di un disfacimento storico in atto. Cosa nascerà in futuro dalle sue rovine non è dato immaginarlo. Spero soltanto che il suo trapasso sia veloce e indolore.
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