martedì, 17 marzo 2009

Lo spleen di Parigi

 

La targa marmorea accanto al portoncino d’ingresso sulla “Rue de la Grande Chaumière” – Atelier Gauguin & Modigliani- , nel cuore di Parigi, a due passi dal Giardino del Lussemburgo, un immobile costruito nel 1895 con i materiali ottenuti dalla demolizione di manufatti eretti per l’Esposizione Universale del 1889, nel quale ho abitato per alcuni giorni, immobile ancora in parte occupato da artisti che perpetuano la tradizione di questo quartiere, evocando lo spirito di un luogo carico di storia, m’ha ispirato una visita alla grande città alla ricerca di luoghi appartati capaci di suscitarmi emozioni creative. Al cimitero di Montparnasse ho reso omaggio alle tombe di Desnos, Baudelaire, Ionesco, Sartre, Duras, Beauvoir, Ivens,  Man Ray, Maupassant, Soutine, Saint-Saens…e nonostante che il mio poeta preferito sia Villon e lo scrittore Rabelais, mi ha spinto a tuffarmi nel mondo dei sentimenti e del distacco da una realtà sempre più aliena e incomprensibile. Perciò, più che il resoconto di una gita,  propongo due piccoli brani di Baudelaire  tratti dai poemetti in prosa raccolti sotto il titolo “Lo spleen di Parigi”, quella città  alla quale il poeta dedicò il gran verso riassuntivo dei suoi impulsi d’odio e d’amore: “Tu m’as donné ta boue et j’en ai fait de l’or…” (M’hai dato il tuo fango e l’ho tramutato in oro…).

 

Col cuore contento, son salito sulla montagna

Da dove si può contemplare la città nella sua ampiezza,

Ospedale, postriboli, purgatorio, inferno, galera,

 

Dove ogni enormità sboccia come un fiore.

Sai bene, o Satana, protettore della mia angoscia,

Che non ci andavo per spargere un vano pianto;

 

Ma come un vecchio libertino d’una vecchia amante,

Volevo ubriacarmi dell’enorme baldracca

Il cui fascino infernale continuamente mi ringiovanisce.

 

Sia che tu dorma ancora nelle lenzuola del mattino,

Greve, oscura, infreddolita, o sia che ti pavoneggi

Nei veli della sera ricamati d’oro fino,

 

Ti amo, o infame capitale! Cortigiane

E banditi, a questo modo voi offrite spesso dei piaceri

Che i volgari profani non intendono.

 

-         A chi vuoi più bene, enigmatico uomo, di’? a tuo padre, a tua madre, a tua sorella o a tuo fratello?

-         - Non ho né padre, né madre, né sorella, né fratello.

-         - Ai tuoi amici?

-         - Adoperate una parola di cui fino ad oggi ho ignorato il senso.

-         - Alla tua Patria?

-         - Non so sotto che latitudine è posta.

-         - Alla bellezza?

-            L’amerei volentieri, dea e immortale.

-         - All’oro?

-         - Lo odio come voi odiate Dio.

-         - Eh! ma  allora cosa ami, straordinario straniero?

-         - Amo le nuvole…, le nuvole che vanno…laggiù…laggiù…le meravigliose nuvole!

postato da: karl38cg alle ore 20:55 | Permalink | commenti (1)
categoria:parigi, baudelaire