KENNST DU DAS LAND?...
ITINERARIO POETICO NELLE COLLINE METALLIFERE TOSCANE
VII.
Bruciano
Un omaggio all’amico Franz von Wesendonk.
Oltrepassato il bivio per Sasso Pisano, dopo circa mille metri, in direzione Castelnuovo, prendiamo una strada sterrata a sinistra, che sale decisa la collina tra campi aperti e cipressi raggiungendo la Fattoria di Bruciano proprietà della famiglia von Wesendonk di Monaco di Baviera. Fino a pochi anni or sono vi avrebbe accolti il Dr. Franz, gentile e colto gentiluomo, adesso il suo corpo mortale riposa nella cripta della Cappella sul prato antistante l’edificio principale della Fattoria, ma la sua geniale presenza aleggia in ogni anfratto di quella terra tanto amata. Il luogo è suggestivo, per le memorie storiche che vanno dall'età del bronzo, agli etruschi, ai romani e al medioevo e per la Cappella di famiglia, costruita nel secolo XIX per custodire le spoglie mortali dei nobili proprietari. Su prato si scorgono numerosi reperti etruschi provenienti dall'area archeologica delle Terme del Bagnone, poco distante. Ma più che l'interesse storico e archeologico era stato per me l’interesse umano quello prevalente. Dai primi rustici balli contadini alla metà del secolo scorso, agli incontri con Franz e Margot e con alcuni dei loro figli. Ormai Franz non c’è più ed io sono stato uno dei fortunati ai quali egli ha raccontato la sua incredibile storia. Per più giorni abbiamo parlato, sorseggiando un buon vino bianco che, ben fresco, non dimenticavo mai di portare. Franz consentì di registrare dalla sua voce gli avvenimenti eccezionali della sua lunga vita, rifacendosi alle vicende della sua famiglia millenaria, delle quattro casate nobiliari che confluiscono nei Wesendonk, dei pozzi minerari etruschi scavati sul Poggio di Mutti, del musicista Richard Wagner e di un Re d'Italia, personaggi a lui legati da sentimentali avventure, della sua partecipazione nell’aviazione hitleriana, come Ufficiale, alle azioni di guerra sul fronte Est, fino alla resa, nel maggio 1945, presso la città di Plzen, in Boemia, alle armate americane del generale Patton. Prigioniero di guerra fu ceduto ai russi e dai sovietici internato in un campo di concentramento nell’estremo nord, scavato completamente sottoterra. Negli otto anni di prigionia ebbe modo di riflettere sul nazismo e sul comunismo, sulla guerra e sulla pace, sul destino dell’uomo. Alla morte di Stalin fu messo in libertà. Era un altro uomo. Venne ad abitare in Italia, alla Fattoria di Bruciano, alternando la sua attività di giurista a Monaco ai sei mesi in Toscana, integrandosi alla perfezione nel mondo rurale. Pacifista, ambientalista, comunista, amante dell’arte, scrittore, impenitente donnaiolo…Franz, fine parlatore, vi avrebbe stupito con le sue teorie sulle grandi questioni etiche, chi siamo? e dove andiamo? Sostate sotto gli ippocastani, tra le grandi pietre etrusche, volgete lo sguardo a oriente, alle sagome dei monti scuri all’orizzonte. Forse calerà la bruma della sera dal grande bosco che sovrasta la Fattoria; forse il sole inonderà d'oro i campi falciati e non vi sarete accorti che il tempo vi è scivolato via silenzioso e rapido: non vi rammaricate perché questo tempo riaffiorerà a lungo nei vostri ricordi e accompagnerà, fornendo visuali nuove, le vostre riflessioni sulla relatività dell'esistenza e sui destini che incessantemente si incrociano.
Mit gelben Birnen hänget
Und voll mit wilden Rosen
Das Land in den See,
Ihr holden Schwäne,
Und trunken von Küssen
Tunkt ihr das Haupt
Ins heilignüchterne Wasser.
Weh mir, wo nehm ich, wenn
Es Winter ist, die Blumen, und wo
Die Sonnenschein
Und Schatten der Erde?
Die Mauern stehn
Sprachlos und kalt, in Winde
Klirren die Fahnen. (9)