BUON ANNO 2009! (I)
da MARCO VALERIO MARZIALE (Bilbili,1 marzo 39 o 40 – circa l’anno 104 d.C.)
Lasciva est nobis
Pagina, vita proba.
Parola sporca ho,
vita pura. (I, 4)
Cornelio, tu deplori
I miei versi scollazzati
Che non potrebbero andare
Per le scuole: ma è un genere
Questo che senza cazzo
Come alla moglie un marito
Non darebbe sollazzo.
Come tu mi chiedessi
Una canzone erotica
Che di erotico non avesse
Neppure una parola.
Perché vestire gli ignudi
Florali e imporre a puttane
Il ritegno delle matrone?
La legge della poesia
Licenziosa è che priva
Di venereo prorire è cosa morta.
Laonde,
Deposto il severo ammanto,
Assolvi, ti prego,
Codeste mie belinate
E guardati dal castrare
La mia letteratura.
Che orrore, un Priapo gagliardo
Diventato Abelardo! (I, 35)
Intorno ai pulpiti di noi poeti,
alle nostre cattedre infeconde,
girano solo dei baci le ronde. (I, 76)
Il faccino e la bocca t’accarezza
Con la lingua, Manneia,
Il barboncino.
Mangiar merda
Che gioia per un cane! (I, 83)
Oh!| Che vita
Vivrei, larga,
Bellissima! (I, 103) (in omaggio al blog: la vita larga)
E sempre dici che me la darai,
Galla, quando ti prego,
E non me la dai mai.
Se il contrario tu fai
Di quel che dici, dimmi
Galla, ti prego,
Non te la darò mai. (II,25)
Zoilo, perché col tafanario
Ci fai sozzo tutto il calidario?
Per fare l’acqua sporca ancor di più,
Tuffati a testa in giù. (II,42)
Baci il cazzo, bevi la minerale,
Lesbia, non fai male.
Alla bocca, dove più bisogno c’è,
Fai il bidet. (II, 50)
La donna libera mi piace di più.
Se non ci arrivo, venga
Dopo queste, la serva: ma se
Abbia dorabile il fichino
Alle altre due non ci penso più. (III, 33)
Non sono un indovino:
Ma se duole
L’uccello allo schiavetto,
A te, Nevio, il culo,
mi viene un sospetto. (III,71)
Sertorio incomincia tutto,
Non finisce mai niente.
Quando chiava, chissà,
Verrà? (III, 79)
Tu sei per tutti, Chione, un’illibata,
l’inaudita purezza di una fica.
Ma quando vai al bagno non ti copri
La tua parte più sozza:
Metti lo slippino sulla bocca! ( III,87)
E dagli sempre con la mia vecchiezza,
Taide.
Il pompino è l’eterna giovinezza. (IV, 50)






