martedì, 30 dicembre 2008

BUON ANNO 2009!  (II)

da MARCO VALERIO MARZIALE (Bilbili,1 marzo 39 o 40 – circa l’anno 104 d.C.)

 

 

Sofronio Rufo, per tutta Roma

Una ragazza ho cercato

Che dica di no. Non l’ho trovata.

E’ empio, è turpe, è proibito

Dire di no? Nessuna lo dice.

Nessuna è casta? Oh tante!

Che cosa fa la casta? Non la da, però

Neppure dice no. (IV, 71)

 

In tutta Roma

In tutto il populo romano

Non havvi nessuno che possa provare

D’aver chiavato Taide

Pure concupitissima e

Da moltissimi pregatissima.

Mio Dio, Taide è così pudica?

No. La bocca è la sua fica. (IV, 84)

 

Tu che spaventi col membro gli uomini

E con la falce i cani,

Vegliami questi pochi acri

Di terreno appartato.

Lungi dal tuo frutteto

Ladri vecchiotti, ma

Un ragazzetto, una bella fanciulla

Con lunghi capelli, lasciali entrare. (VI, 16)

 

Tu vuoi, Lesbia, che sempre io l’abbia ritto

Per servirti, ma un cazzo non è un dito,

Credimi. Tu l’accarezzi e gli parli fitto fitto

Ma il tuo fare imperioso ti è nemico. (VI, 23)

 

Nessuna donna, Licoride, fu

Preferibile a te:

Nessuna a Glicera preferibil’è.

Lei sarà come te,

Tu non puoi essere com’è lei.

E’ il lavoro del Tempo: costei

Mi piace – mi piacevi, tu. (VI, 40)

 

Donna ricca sposare? No. Perché,

Mi domandate? Perché voglio

Sposare non venir sposato.

La moglie, Prisco, sia soggetta al marito:

E’ la sola uguaglianza possibile tra i due. (VIII, 12)

 

Di quante furono e sono la più bella,

Di quante furono e sono la più troia,

Io ti vorrei, Catulla, o meno bella

O meno troia. (VIII, 54)

 

Ah scellerata Cloe!

Sulle tombe di sette mariti

“OPERA MIA” pose.

Dirlo più chiaramente non si puoe. (IX, 15)

 

Artemidoro ha una

Ragazza, ma il campo

Ha venduto; Calliodoro,

Al posto della ragazza

Ha un campo. Aucto,

A chi dei due il migliore

Affare? Uno si slomba

Ad amare, l’altro ad arare. (IX, 21)

 

Mi chiedi, Galla, perché non t’impalmo?

Sei una letterata.

Troppi errori di lingua fa il mio uccello.  (XI, 19)

 

Lupesco ama Glicera la bona

Ch’è tutta sua e nessuno gliela suona.

Di non chiavarla gli par più di mille

Anni e ad Eliano a cui con trista

Faccia lo raccontava, spiegava

Che Glicera ha un male alle tonsille. (XI, 40)

 

Arrivo, in una notte, a farne quattro.

Ma, mi venga un’emottisi,

Se mai con Telesilla una ne faccio

In anni

Quattro. (XI, 97)

 

Fillide bella tutta quella notte

In tutti i modi possibili era stata

Con trasporto infinito mia

E io al mattino pensavo quale

Regalo le farò? Una libbra

Di profumo di Cosmo o di Nikèros?

Matasse splendide di lane andaluse?

Della zecca di Cesare dieci

Luigi d’oro? Ella mi cinse

Il collo e un folle bacio

Lungo come una stretta di colombi

Versandomi pigolò la sua preghiera:

Una damigianotta, di barbera. (XII, 65)

 

 

Così fresche ghirlande perché

Mi mandi, Cecilia? Io

Voglio le rose appassite da te. (XI, 89)

postato da: karl38cg alle ore 15:24 | Permalink | commenti
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