Prima di scorgere l’isola di Ferraglia, Pantagruele, Panurge e fra’ Giovanni salutano Editus e salpano dall’isola Sonante (Cap. VIII-XXVI, Libro V, Francois Rabelais: Gargantua e Pantagruele).
<…tornando al beveraggio, scorgemmo un vecchio Vescogallo dal capo verde, che se ne stava accovacciato, in compagnia d’un Suffragallo e di tre Onocrotali, allegrissimi uccelli, vale a dire un suffraganeo, e tre protonotari, e ronfava sotto una frasca. Presso di lui stava una graziosa Abbagallessa, che cantava lietamente, e noi ne prendevamo un piacere così grande da desiderare che le nostre membra si trasmutassero tutte in orecchie per non perdere nulla del suo canto e del tutto, senza possibilità di distinzione.
Panurge disse: - Questa bella Abbagallessa si rompe il capo a forza di cantare, e quel grosso villan Vescogallo intanto ronfa. Lo farei cantare ben io subito, corpo del diavolo!
E suonò una campana che pendeva sulla gabbia. Ma per quanto suonare facesse, il Vescogallo ronfava più forte e non si sognava di cantare.
- Per Dio! – disse Panurge, - vecchia busa, ti farò cantar io con un altro sistema.
E prese una grossa pietra, con l’intenzione di dargliela sulla mitra. Ma Editus esclamò:
- Caro il mio uomo, picchia, ferisci, ammazza e rovina tutti i re e principi del mondo, a tradimento, col veleno o in qualunque altro modo, fin che vorrai; tira giù gli angeli dal cielo: di tutto avrai perdono dal Pappagallo. Ma non toccare questi sacri uccelli, per poco che tu ami la vita, i comodi e i beni, sia tuoi che dei tuoi parenti o amici, vivi e trapassati, e anche quelli che nascessero da loro ne sentirebbero il danno!
- Meglio dunque, - disse Panurge, - bere ancora una volta e banchettare.
- Dice bene, - esclamò fra’ Giovanni, - perché, vedendo questi diavoli d’uccelli, non facciamo che blasfemare; mentre vuotando bottiglie e boccali non facciamo che lodare Dio. Andiamo dunque a bere di nuovo. Che gran parola!
Il quarto giorno, dopo bevuto (già lo capite), Editus ci diede congedo e ci disse: - Amici, voi noterete viaggiando come nel mondo ci sono più coglioni che uomini, ricordatelo bene! >.
Ripreso il viaggio discendemmo brevemente nell’isola di Ferraglia prima di entrare nell’isola del Trucco, una terra così magra che le sue ossa (cioè le rocce) le foran la pelle, e arenosa e sterile, malsana e sgradevole. Vi comprammo un sacco di cappelli e berretti da prestigiatore, atti cioè a gabbare il mondo, dalla cui vendita credo che non trarremo molto profitto; e penso che ancor meno ne ricaveranno ad usarli quelli che li compreranno da noi. Lasciammo indietro Procurazione e doppiammo Condannagione, che è un’isola tutta deserta. Passammo anche
- Di’ un po’, fratel Canticchiante, canterin canterante, dov’è la ganza”. Al che il Canticchiante iniziò a rispondere non più che in bisillabi.
(ma questa è una parte da descrivere tutta intera, prima del fatale incontro con
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