CANTARES
Quando m’è possibile e sono in città, cerco sempre, sui ripiani delle librerie, i testi di poesia. Noto sempre gli stessi, da molti anni. I giustamente troppo famosi, e forse è un bene. Ma anche tra i grandi poeti sono più le assenze che non le presenze: io cerco le cose che conosco, sempre quelle, i giardinieri dei miei sentimenti e della parola, gli amori della mia giovinezza, i lenitori dei miei mali, come Machado, Seifert, Seferis, Tu Fu, Li Po, Saba, Villon. Magari, se sono stranieri, in una versione nuova, oppure, se sono italiani, con una introduzione più estesa, una bibliografia più completa e una biografia più aggiornata. Probabilmente i gusti sono cambiati, cambia tutto rapidamente oggigiorno. Ad esempio, stamattina sono andato all’ufficio postale per comprare un francobollo da 0,60 €, un francobollo per affrancare una lettera spedita a Firenze. Avrei voluto un francobollo grazioso, dato che scrivevo ad una mia amica. Ma l’impiegata invece di darmi il francobollo richiesto ha messo la lettera sulla bilancia automatica ed ha stampato l’etichetta autoadesiva da 0,60 apponendola sulla lettera! Le ho chiesto il perché di tale comportamento, se magari non avessero il normale francobollo, no, erano ben forniti, ma aveva ricevuto una direttiva dalla Direzione delle Poste per un censimento dell’uso che si faceva di francobolli “filatelici”, dato che praticamente, questi francobolli non vengono quasi più utilizzati dagli utenti, e quelli inviati giacciono mesi, se non anni, negli Uffici, e di inoltrare la corrispondenza meccanicizzata! Forse le Poste hanno l’intenzione di non rifornire più questo piccolo Ufficio Postale? L’impiegata mi ha detto che nessuno li chiede, che i prodotti filatelici non si vendono più e che tutto è cambiato in questi ultimi anni! Proprio come avviene per la poesia. Anche l’amore per i francobolli, come per la poesia, faceva parte della mia giovinezza. Ahimè tanto lontana! Ricordo bene quando i centri storici delle città pullulavano di negozietti di francobolli! C’erano vecchietti gentili e pazienti, che perdevano tempo a spiegare ad una ragazzo cosa fossero quei rettangolini colorati e alla fine si mostravano felici di poter vendere per poche lire qualche bustina di francobolli usati delle colonie italiane, o del Territorio Libero di Trieste, oppure dei paesi dell’Est. Adesso soltanto nella grandi metropoli se ne trova ancora qualcuno. Gli altri sono scomparsi per sempre. Con loro tutto un mondo. Spero che ciò non avvenga per il mondo della poesia. Sono stato dunque felice quando Eugenio De Signoribus, poeta marchigiano appartato, ha ottenuto il Premio Viareggio con la raccolta dei suoi cinque libri 1976-2007. Ma subitamente, dal giornale
Giammai ho cercato la gloria
né di lasciare in memoria
di uomini la mia canzone;
amo quei mondi sottili,
così leggeri e gentili
come bolle di sapone.
Mi piace vederli tinti
col sole rosso, volare
nel cielo azzurro, tremare
all’improvviso e rompersi.
Viandante, le tue orme sono
il cammino, e niente più;
viandante, non c’è cammino,
se non andando avanti.
Andando nasce il cammino,
e girandosi si vede
il sentiero laggiù che mai
si tornerà a calcare.
Viandante, non c’è cammino
se non andando avanti.
Anche la mia tristezza è fatta di speranza. Cammino, solitario, ma vado avanti e andando avanti traccio il cammino. Non lascio la mia canzone, ma quella di Manuel Serrat “Cantares” e del mio poeta amato, che non voleva memoria:






