venerdì, 30 maggio 2008

MA SARA’ DAVVERO CAPACE IL CAPITALISMO DI SALVARE IL MONDO?

 

Al tavolo delle riunioni di un importante Organo di una Fondazione bancaria, da quando non svolgo più attività di rilievo, siedo sempre accanto ad una delle graziose impiegate addette alla verbalizzazione, molto vicino, in verità, alla Presidenza, in modo da non distrarmi troppo nella discussione dei punti previsti dall’ordine del giorno e, allo stesso tempo, poter scambiare qualche parola gentile con la “segretaria”. Ma ieri c’era la riunione congiunta con il Consiglio di Amministrazione e l’abituale ordine intorno al grande tavolo è risultato sconvolto. Mi sono trovato tra due amici di tendenza “moderata (un ex panificatore e un imprenditore ) e proprio di fronte a due leader di importanti imprese, un imprenditore e un dirigente in una Società Industriale. Avevamo convocato i responsabili  e gli esperti di alcune Società alle quali la Fondazione ha delegato la funzione di gestire una parte del patrimonio liquido. Riunione  della massima importanza e seguita attentamente da tutti i presenti perché, come è noto, dall’inizio dell’anno i mercati finanziari stanno attraversando notevoli turbolenze caratterizzate dalla crisi sul credito innescata dai mutui americani e amplificata dal clima recessivo dell’economia, stretta tra l’aumento dei prezzi delle materie prime e di molti prodotti agricoli, con pesanti ricadute sui consumatori e sull’inflazione. E’ stata anche evocata una crisi mondiale, del tipo di quella del 1929. Ma al momento il sistema bancario, benché ancora in piena crisi, anche di fiducia, è stato salvato dagli interventi delle massime autorità mondiali, soprattutto americane. Dunque non avremo una recessione globale e prolungata anche se negli USA ed in altri paesi più industrializzati del mondo si prevede una crescita “zero”. Tuttavia i paesi “ricchi”, alla fin fine, ce la faranno ad uscirne. Ma chi pagherà?  Il barile di petrolio vola sopra i 135 dollari, i prezzi dei cereali e del riso e di tutti i prodotti derivati e di largo consumo, si scaricheranno sui paesi più poveri del pianeta  e su centinaia di milioni di esseri umani, provocando milioni di morti per fame e malattie. Certo, questa volta, non si potranno dare colpe al “comunismo” ed  “ai comunisti”, che non esistono più. Semmai si potrebbe obiettare che tutta la politica della ricca Europa volta all’incentivazione della dismissione di primarie colture agroalimentari s’è rilevata uno spreco enorme di risorse economiche, e che l’uso distorto di riso e cereali e colza per usi combustibili-energetici, e per illuminare la facciata sfarzosa dell’Occidente, non è stata una scelta saggia…viene da pensare che dietro una grande vetrina illuminata ci sia una piccola vittima innocente rimasta senza il pugno di riso quotidiano…ma, non scendiamo nel patetico! Tuttavia m’è venuta spontanea una battuta, tra lo scherzo e il cianuro, rivolgendomi ai colleghi seduti di fronte e accanto a me: “Vi sembra che il Capitalismo abbia fatto un bel lavoro?” Nessuna risposta. 

postato da: karl38cg alle ore 21:47 | Permalink | commenti (1)
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