Il vestito di panno marrone
Il “paese” è al cimitero. Quanti morti ci saranno? Non è facile stabilirlo. Il primo cimitero era sul prato della chiesa e nell’orto del prete! Anche recentemente sono riaffiorate molte ossa. Si seppellivano i morti uno sopra l’altro e il suolo si alzava sempre più, fino a raggiungere l’arco di volta dell’antica porta medievale, la “Massetana”. Allora, dopo le leggi napoleoniche che vietavano di seppellire nelle chiese, il cimitero fu trasferito oltre San Rocco, dove poi ci fu l’ammazzatoio e il lavatoio pubblico. Ma fu dopo l’Unità d’Italia che avvenne il trasferimento dei cadaveri nell’attuale camposanto, al Pianaggello, distante un chilometro dal paese. Adesso le case sono state costruite lungo la strada rotabile, praticamente arrivando lassù! Con una certa approssimazione è possibile avere un’idea dei corpi sepolti in questo luogo. Circa cinquemilaseicento. La maggior parte giace in un mucchietto di ossa accatastate nell’ossario. Il campo comune delle inumazioni ne contiene circa seicento, con una rotazione di poco superiore ai vent’anni, il tempo occorrente per una buona mineralizzazione dei cadaveri. Ad esempio, mio padre, morto nel gennaio 1985 è stato esumato nel luglio 2009, cioè dopo ventiquattro anni…Adesso l’età media della vita è molto aumentata e, in particolare, muoiono raramente neonati o bambini piccoli. Ti ricordi gli “angiolini”? Quelle piccole casse bianche che venivano collocate in uno spazio riservato a destra del cancello d’ingresso? Ora non si vedono più! La rotazione delle sepolture avviene con tempi più lunghi. Si, però c’è da considerare che molte persone si fanno mettere nei fornetti, ossia nei “colombari”, dove rimangono per novantanove anni che possono essere prorogati. Ormai i fornetti perpetui sono rimasti una minoranza, come le cappelle gentilizie. Reperti storici di famiglie estinte! Per questo motivo i cimiteri diventano sempre più grandi. Sono i preti che hanno sempre lucrato sui riti funebri e sul culto dei morti, fregandosene dell’igiene! Come diceva Garibaldi. Ultimamente però molti si fanno “cremare” e le ceneri possono essere conservate in casa o disperse in luoghi delimitati dalle autorità comunali. Io ho solo la nonna paterna, Enélida, in un fornetto. Insieme a lei abbiamo messo una cassettina con qualche osso del mio nonno, Dario, morto venticinque anni prima. No, per la verità, ci sono anche le ossa di mio padre nell’ossario. Io invece non lascerò traccia: il fuoco purificatore farà il suo dovere! Nessuno dovrà ritirare le ceneri. Per cosa? E’ vero, le belle lapidi antiche ancora ci parlano. E anche i “sepolcri” in Santa Croce! E le tombe etrusche, le stele romane, le lastre sepolcrali sui pavimenti delle pievi e delle cattedrali ci danno il senso dello scorrere del tempo e dell’affievolirsi della memoria e della fama; ma a noi, comunissimi mortali, non ci rimane che la consolazione di qualche fugace pensiero in chi ci ha conosciuto, o amato. D’altra parte il tempo, divora tutte le cose, e tutto alla fine ritornerà alla terra e all’oblio fino a che, tra qualche miliardo di anni, anche il nostro pianeta morrà nel gran finale della morte del sole. Io, più che il culto dei morti ho il culto della vita! Amo le fresche carni e gli sguardi di queste giovani spose sedute vicino a noi, e delle quali possiamo addirittura avvertire il profumo mescolato all’ombra dei tigli…Pensa che quando il becchino mi ha chiesto se volevo essere presente all’esumazione del mio babbo, gli ho detto di no. Avrebbe fatto lui il suo lavoro! Inoltre non si sa mai per certo cosa si potrebbe vedere. Ci sono stati casi di cadaveri ancora in parte riconoscibili, capelli attaccati al cranio, volti mummificati…Mi raccontò una volta un uomo, amico del mio babbo, che mentre andavano a lavorare a Larderello entrarono nel camposanto dov’erano in corso lavori di sistemazione dei fornetti. Una bara era stata trovata aperta e il cadavere quasi intatto. Si trattava di un noto gerarca fascista, che in vita aveva assai abusato del suo potere, soprattutto verso gli umili. Il mio babbo si avvicinò alla salma e gli infilò un dito in bocca dicendogli “O mordi ora!” Ci volle un gran coraggio. A proposito di coraggio senti me: i miei genitori mi mandarono ad aiutare il becchino a scavare la bara del mio nonno materno, lo conoscevi bene anche te, Sinibaldo. Certo, e te gli assomigli moltissimo! Ebbene, quando si scoperchiò si fece un salto indietro! Il vestito di panno marrone era intatto e dentro c’era, perfetto, lo scheletro con un fiore all’occhiello! Ma l’episodio più raccapricciante fu quando si esumò la salma della sorella del mio babbo, era nata nel 1911 e morta a vent’anni. Ci avevano prestato un fornetto per quarant’anni e la bara era zingata, ma gli angoli erano sollevati. Si dovette estrarla per seppellire i resti in terra. Io ero ad aiutare il becchino. Prima di andare al cimitero avevo bevuto due bicchierini di grappa, come i soldati che andavano in trincea. La mia mamma mi aveva detto: “Mauro, ricorda di togliere i due orecchini d’oro alla zia, perché erano di gran valore!” Si cominciò a tirare fuori la bara facendola strusciare sul pavimento del loculo, piano, piano, ma quando la metà fu fuori, il fondo si aprì e un secchio di liquido nauseabondo cadde sul pavimento e sui nostri piedi! Quasi si svenne. Poi vennero le ossa e B cominciò a spezzarle per metterle in un’altra cassettina. Ad ogni osso che spezzava diceva: “perdonami anima benedetta!” E intanto ammucchiava le ossa. Gli orecchini non li vidi. Forse i liquidi acidi dei morti sono corrosivi e avranno liquefatto l’oro? Non lo so, Mauro, ma ho sentito dire che quando morì una fanciulla alle Casettine, fu rivestita d’oro. Eppure anche quell’oro, cinquant’anni dopo, non fu più trovato. Forse l’avranno rubato? Nessuno l’ha mai saputo. Domani parleremo di funghi e cinghiali! Promesso? Promesso!







