martedì, 20 maggio 2008

KENNST DU DAS LAND?...

ITINERARIO POETICO NELLE COLLINE METALLIFERE TOSCANE

XV.

Montecerboli

 

      Ritorniamo verso sud sulla regionale 439, direzione Massa Marittima, e superato il bivio per Siena, quando la strada comincia a risalire entrando in una stretta gola boscosa, lasciamo la macchina sulla sinistra in uno slargo prossimo ad un tabernacolo. A piedi imbocchiamo un sentiero chiuso da una sbarra metallica sul lato opposto al parcheggio, e dopo qualche centinaio di metri giungiamo alle antichissime terme di San Michele, un tempo molto famose per le proprietà curative nelle malattie reumatiche e della pelle. L'acqua non più incanalata e raccolta scorre per vie sotterranee ma il luogo è ancora oggi di una selvaggia bellezza. E' sovrastato dai ruderi del Convento di Spartacciano o "San Michele delle Formiche" da una leggenda che ancora vi si tramanda. Infatti allorché l’antica campana del Convento, pericolante di crollo, fu portata sul campanile di Pomarance, sciami di formiche alate, nel giorno di San Michele, sciamavano dal monte attratte dal suono dell’amica campana…per secoli e secoli!

Ripresa la strada 439 giungiamo a Montecerboli. Non facciamoci ingannare dalla modernità del villaggio disposto lungo la via carrozzabile, ma imboccando via Ginori scendiamo fino ai piedi del castello medievale che conserva ancora tratti delle mura, la porta e la chiesa dedicata a San Cerbone. Poco prima della porta chiediamo del signor Umberto Rossi pregandolo di farci visitare le sue collezioni antropologiche, testimonianza della vita paesana tra Otto e Novecento. Amorevolmente raccolte e custodite queste collezioni sono di eccezionale valore. Si può affermare che tutto il Cassero del castello sia ormai diventato un meraviglioso e vivo museo, con le sue chiese, il frantoio, il forno,la casa del calzolaio, la “camera degli sposi”. Lasciate un piccolo compenso per la manutenzione degli oggetti e per l'affabile cordialità con la quale sarete accolti. Non trascurate inoltre di meditare sulla “santità” del luogo. Infatti, benché poco conosciuto e forse dimenticato, proprio qui avvenne “il miracolo di San Attanasio”, miracolo che sventò la distruzione del Castello da parte di truppe di soldati di ventura invasori. Poi, sempre a piedi, andate alla chiesa nuova, ossia Santa Maria delle Grazie, per ammirare l'opera d'arte pittorica più importante dell'alta Val di Cecina, il trittico di Coppo di Marcovaldo eseguito sul finire del XIII secolo per la Pieve di San Giovanni a Morba, raffigurante la Madonna tra S. Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista, ma degnatevi anche di osservare l'opera d'arte del pittore locale Mario Bargelli che ha realizzato l'immane tentativo di decorazione  del grande edificio. Se Mario, moderno Michelangelo, sarà rintracciabile, vi potrà essere guida preziosa. Se, infine, vorrete pranzare a buon mercato, prima della visita a Larderello, fermatevi al Self-Service “Il Cervo”: la cordialità degli addetti e, se sono presenti, dei fondatori, Edda ed Ilvo, vi meraviglieranno piacevolmente.

 

Ich hab in kalten Wintergarten,

In dunkler hoffnungsarmer Zeit

Ganz aus dem Sinne dich geschlagen,

O Trugbild der Unsterblichkeit.

Nun, da der Sommer glüht und glänzet,

Nun seh ich, dass ich wohl getan;

Ich habe neu das Herz umkränzet.

Im Grabe aber ruht der Wahn.

Ich fahre auf dem klaren Strome,

Er rinnt mir kühlend durch die Hand;

Ich schau hinauf zum blauen Dome –

Und such kein besseres Vaterland.

Nun erst versteh ich, die da blühet,

O Lilie, deinen stillen Gruss,

Ich weiss, wie hell die Flamme glühet,

Dass ich gleich dir vergehen muss! (22)        (continua)